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Guidolin e Di Matteo esonerati

Spezia Frosinone

I due allenatori italiani sono stati esonerati a causa dei risultati pessimi in campionato.

Quant’e’ dura la Premier per gli allenatori italiani, nell’ultima giornata abbiamo perso due pezzi, Guidolin e Di Matteo sono stati esonerati rispettivamente da Swansea ed Aston Villa.

Guidolin ha pagato l’ultima sconfitta interna contro il Liverpool e gli appena 4 punti in classifica appena al di sopra della zona salvezza, mentre Di Matteo partito favorito in Championship si e’ ritrovato dopo undici giornate con una sola vittoria ma l’ultima sconfitta per 2-0 e’ stata fatale con i giocatori che sono usciti tra i fischi dei propri supporter.

Se due tecnici se ne vanno uno e’ gia’ arrivato, Cavasin si e’ accomodato sulla panchina del Leyton Orient in seconda divisione, chiamato dal proprietario italiano Becchetti che vuole puntare alla promozione in League One.

Mancini invece e’ in preallarme per la panchina della nazionale inglese, dopo il siluramento di Allardyce dovuto allo scandalo corruzione scoperto dal Telegraph.

 

 

 

Venti anni di Wenger

Venti anni di Wenger

Il 1996 calcistico vide la Juventus salire sul trono d’Europa e del Mondo, la Germania issarsi sul tetto dell’Europeo inglese con il golden gol di Bierhoff, Matthias Sammer vincere il Pallone d’oro, Milan e Manchester United aggiudicarsi il campionato italiano e inglese. La nostra attenzione si deve soffermare un attimo sulla Premier League.

La stagione successiva, la 1996/1997, vide un cambio tecnico alla guida dell’Arsenal: ad agosto lasciò la panchina, dopo un solo anno, Bruce Rioch che guidò i gunners al quinto posto in classifica, qualificandoli alla Coppa UEFA.

“WENGER WHO?”

Nel mese di settembre il club londinese, dopo i brevi “interregni” di Stewart Houston e Pat Rice, raggiunse l’accordo con un 47-enne allenatore di Strasburgo che la stagione precedente aveva allenato, dall’altra parte del Mondo, i giapponesi del Nagoya Grampust, vincendo sia la coppa che la supercoppa nazionale. Precedentemente, questo entraineur aveva guidato il Monaco per otto stagioni, vincendo un titolo nazionale, una coppa nazionale e disputando la finale di Coppa delle Coppe poi persa contro il Werder Brema a Lisbona il 6 maggio 1992. Quell’allenatore si chiamava Arsène Wenger.

Il 1° ottobre 1996 Wenger divenne il XXIV allenatore dell’Arsenal, il primo non britannico dalla sua fondazione (datata 1886), e ancora oggi è alla guida del club londinese. Un record invidiabile in un calcio moderno dove si esonerano allenatori come nulla.

Sotto la guida di Wenger, i gunners sono diventati una grande realtà europea e hanno vinto molti, ma non tantissimi, trofei: tre Premier League, sei Coppe d’Inghilterra e sei Charity Shield. In questi venti anni però non è mai arrivato un alloro continentale, anche se l’Arsenal ha raggiunto una volta la finale di Coppa UEFA e di Champions League, venendo sconfitto in entrambi i casi (contro il Galatasaray nel 2000 e contro il Barcellona sei anni  dopo).

L’Arsenal, grazie anche a Wenger, detiene il record di qualificazioni consecutive alla fase ad eliminazione diretta della “coppa dalla grandi orecchie” (ad oggi, tredici) e giocare all’”Emirates stadium” è sempre problematico per gli avversari, mentre per i tifosi l’emozione è davvero forte.

UN MITO VIVENTE IN INGHILTERRA E NEL MONDO

Il fatto di essere un coach straniero (il primo in allora 110 anni di storia) all’inizio gli pesò non poco ma i risultati furono subito dalla sua, diventando un idolo di tutta la tifoseria e grazie a lui l’Arsenal si è imposto come una delle più belle ed interessanti realtà calcistiche europee.

Il suo modo di allenare ha fatto il giro del Mondo e molte squadre hanno chiesto informazioni per poter strappare l’ingegnere di Strasburgo alla panchina dei gunners. L’ultima a bussare alla porta della società di Holloway, in ordine di tempo, è stata addirittura la Football Association per assegnarli la panchina della Nazionale dei “Tre leoni” dopo le dimissione di Sam Allardyce. Il tecnico francese si è detto lusingato e ci starebbe pensando, visto che il suo contratto con la squadra rosso-bianca scadrà il prossimo giugno. Lui ha detto, sibillinamente, di conoscere l’inno ma rispetterà il contratto in essere con il club e quindi se ne riparlerà, forse, dalla prossima estate.

Wenger oltre ad aver allenato dei grandissimi giocatori (da David Seaman a David Platt, da Tony Adams a Patrick Vieira, da Dennis Bergkamp a Martin Keown, da Freddie Ljungberg a Robert Pires, Thierry Henry e Robin van Persie solo per citarne qualcuno) ha anche avuto un grande fiuto nello scoprire i talenti. E anche qui la lista è lunga: da Fabregas a Walcott, da Weah ad Anelka anche qui per citare quelli che hanno fatto più strada. Arsène Wenger maestro di calcio ed esempio di dedizione al lavoro di allenatore.

E nessuno, nell’ottobre 1996, avrebbe pensato che il tecnico alsaziano sarebbe rimasto in sella così tanto, visto che fu accolto tra le scetticismo generale. Del resto lo scetticismo ci poteva stare: il primo allenatore proveniente dal “continente”, per di più francese, che andava ad allenare una delle squadre più conosciute d’Inghilterra.

I venti anni di Wenger sono divisibili in due momenti: pre-2006 e post-2006. In pratica, la finale persa contro il Barcellona allo “Stade de France” è lo spartiacque del club.

Wenger si fece ammirare per le vittorie ed il bel calcio espresso nei primi dieci anni, vincendo molto a livello nazionale. Negli ultimi dieci anni l’Arsenal ha vinto solo due FA Cup e due Charity, in Premier si è classificato tra il secondo ed il quarto posto, mentre in Champions ha raggiunto una volta la semifinale ma in quella competizione è una garanzia che entri tra le prime sedici. Il calcio inglese è cambiato con l’arrivo di grandissimi capitali esteri che ha visto l’Arsenal fare molto bene investendo poco rispetto al passato, anche se il brand della squadra risplende di luce propria.

E grazie a Wenger, l’Arsenal è uno dei club inglesi più seguiti ed ammirati. Fama e prestigio seppur vincendo poco, mica male eh.

Verrebbe da dire che Wenger sia un incompiuto, visto che in tutti questi anni sul Tamigi non ha mai vinto nulla lontano dall’Inghilterra, accontentandosi troppo spesso di piazze d’onore o comunque di allenare la classica squadra ostica da affrontare. Ma quello che conta è il rispetto che si è creato attorno al suo nome e al su modo di allenare e affrontare i match che contano.

I record sono fatti per essere battuti e chissà mai se il freddo Arsène riuscirà a battere il record del connazionale Guy Roux che è stato per quarantaquattro anni su una sola panchina, quella dell’Auxerre.

I tifosi dell’Arsenal, e tutti gli amanti del calcio sperano che possa rimanere anche di più di Roux.

Nainggolan-Roma, ecco il rinnovo

Nainggolan rinnova con la Roma

Finalmente ci siamo: Nainggolan sta per firmare il rinnovo che lo legherà alla società giallo-rossa fino al 2020 a 4 milioni a stagione. L’accordo è stato trovato, in questi giorni, dal suo procuratore e il presidente Pallotta.

LA DIFESA STA TORNANDO: dopo la sosta potrebbero tornare a disposizione sia Rudiger che Vermaelen: il tedesco giocherà una partita con la primavera e poi dovrebbe essero convocato il 26 ottobre per la difficile partita con il Sassuolo mentre il belga sarà a disposizione il 23 ottobre contro il Palermo anche se si cercherà di portarlo in panchina a Napoli il 15 (anticipo del sabato alle ore 15).
DZEKO, NESSUNO COME TE: Domenica sera il bosniaco è stato il migliore in campo non solo per il goal ma anche per le sue giocate e l’aiuto che ha dato ai compagni anche in difesa. Il centravanti ha segnato 5 goal in 7 partite ma è anche primo nella classifica di chi ha tirato di più in porta: infatti ha fatto già 40 tiri e nessuno ha fatto meglio di lui in Europa. La Roma sta veramente ritrovando il vero Edin e quel giocatore che ha fatto sognare per alcuni anni i tifosi del City.

Juve, fatturato in crescita

Calciomercato Juventus Tonali

Juventus continua la crescita fatturato da record a 388 milioni di euro.

LA Juve non si accontenta, anzi si riparte da 388 milioni che e’ il fatturato record registrato nella scorsa stagione, con Andrea Agnelli che scrive una lettera agli azionisti sentendosi orgoglioso, ma allo stesso tempo di non essere contento.

LA LETTERA

“Cari Campioni d’Italia, Il bilancio che sottoponiamo oggi alla Vostra approvazione è la testimonianza “sul campo”, espressione a noi molto cara, della profonda tenacia che ha contraddistinto la Juventus di questi ultimi sei anni. Il core business di questa società è e sarà sempre il calcio. La sua tradizione è la vittoria. La sua vocazione è la sostenibilità economico finanziaria in un comparto complesso, come quello in cui operiamo, caratterizzato dall’aleatorietà dei risultati sportivi e da un sistema di ricavi solo parzialmente governabile dalla singola società, in virtù delle peculiari regolamentazioni vigenti a livello nazionale ed internazionale.

Con grande orgoglio vi sottolineo in questa mia lettera gli storici risultati che la Vostra società ha saputo raccogliere negli ultimi sei anni sul fronte sportivo. Dagli anni bui, che hanno lasciato un patrimonio sia sportivo che economico inadeguato, questo management ha saputo ricostruire, grazie alla cultura del lavoro e ad una dedizione straordinaria, una squadra vincente e un club riconosciuto in tutto il mondo. Cinque scudetti consecutivi, tre Supercoppe italiane e due Coppe Italia formano un palmares eccezionale, che rimarrà alla storia per molti decenni. Una storia che le attuali generazioni di juventini, me compreso, hanno avuto il privilegio di vivere nello “Stadium” la casa di tutti i bianconeri. Una storia i cui nuovi capitoli dobbiamo ancora scrivere tutti insieme per rendere questo periodo davvero leggendario. Dieci trofei in sei anni hanno consentito alla Juventus di tornare a sedersi al tavolo dei grandi club europei, come testimonia il ranking Uefa per club all’inizio della stagione 2016/17 che ci vedeva al quinto posto, a ridosso dell’elite continentale. L’obiettivo di tutti è scalare questa classifica con la consapevolezza che per salire ogni gradino ulteriore saranno necessarie forza di volontà, capacità di programmazione e nuove vittorie a livello nazionale e internazionale.

Gli storici successi di questi anni sono stati accompagnati da un miglioramento molto rilevante di tutti i principali indicatori finanziari della Juventus. I presupposti che hanno convinto gli azionisti a sottoscrivere interamente l’aumento di capitale dell’ottobre del 2011 sono stati confermati e gli obiettivi addirittura superati. A distanza di cinque anni, possiamo dire che quelle risorse sono state utilizzate al meglio. Se il bilancio 2014-2015 segnava il ritorno all’utile e quindi il completamento di un turnaround che, anno su anno, ha saputo aumentare repentinamente il fatturato fino a riportare in utile il risultato netto, quello che siete chiamati ad approvare oggi rappresenta il consolidamento. Un fatturato di quasi 388 milioni, infatti, rappresenta il record storico nel bilancio della Juventus, che per il secondo anno consecutivo registra un utile netto di oltre 4 milioni di euro.

La Juventus è solida e ha buone prospettive di sviluppo ma dovrà continuare a sviluppare i suoi ricavi e a garantire efficienza nella gestione. Il futuro rappresenta nuove sfide, anche perché parte di questi ricavi sono oggi garantiti dalla costante partecipazione alla massima competizione europea per club, la Uefa Champions League. Ecco perché Juventus ha operato in seno all’ECA, European Club Association e nel dialogo con le grandi realtà del calcio internazionale affinché questa competizione fosse riformata. Dal 2018 saranno quattro i club italiani a partecipare stabilmente a questo torneo: una prospettiva che rende più stabile e meno aleatoria la programmazione anche della Juventus. Sarebbe sbagliato oggi pensare di aver completato il lavoro. Il calcio, con il susseguirsi impetuoso degli eventi, delle partite e delle stagioni, non permette a nessuno di gloriarsi e dormire sugli allori. La Juventus deve continuare a crescere, autofinanziandosi, come avvenuto nella recente campagna di rafforzamento della squadra e in tutti i nuovi progetti avviati in questi anni dalla società. I nuovi contratti di partnership con importanti aziende globali, due nomi su tutti, Jeep e adidas, confermano che il brand Juventus è ormai tornato tra i più importanti nel panorama dello sport industry.

Questa rinnovata riconoscibilità sta permettendo all’azienda di siglare importanti “regional partnerships”, che consentono la penetrazione su nuovi mercati. Negli ultimi mesi Juventus ha firmato, ad esempio, accordi in Messico, Nigeria, Azerbaigian e sta continuando un enorme lavoro di ricerca di nuove opportunità di business anche grazie alle Juventus Academy. Il processo di gestione in-house del licensing e del merchandising, accompagnato da una nuova strategia di sviluppo degli Juventus Store sta dando oggi i primi risultati e ci rende fiduciosi per il futuro, così come lo sviluppo della strategia digitale, nella quale Juventus rappresenta un’eccellenza a livello mondiale. Infine questa sarà la stagione nella quale vedrà la luce il nuovo sviluppo immobiliare sull’area dell’antica cascina della Continassa dove sorgeranno il nuovo Training Center e la nuova sede della società a pochi metri dallo Stadium.

Il nostro impegno rimane immutato ma penso sia giusto in questa sede ringraziare tutte le donne e tutti gli uomini della Juventus, che ogni giorno garantiscono dedizione, impegno e professionalità perché la Juventus sia la Juventus. Fino alla fine…Andrea Agnelli”.

Buone notizie per la Lazio e per Inzaghi

Lazio-Inter

L’allenatore biancoceleste si gode la sua Lazio

Buone notizie per Inzaghi, dopo la vittoria schiacciante di Udine: in questa giornata di campionato è stata la seconda squadra più giovane scesa in campo ( media 24 anni) e solo il Sassuolo ha fatto meglio (23,4). La squadra bianco-celeste è anche uno quelle che segna di più nel secondo tempo e, questi 13 punti, sono frutto anche di riprese più veloci e attive. Anche nei chilometri percorsi la truppa di Inzaghi ha fatto bene: infatti ne sono stati percorsi 108,528 mentre il Chievo, che guida questa curiosa classifica, è al comando con 109,165 km.

TUTTO FERMO PER BIGLIA – Dopo l’ennesimo stop per infortunio di Biglia ( carriera bloccata spesso da acciacchi e problemi muscolari), Lotito ha deciso, al momento, di non proporre il rinnovo al centrocampista all’argentino. IIl procuratore era atterrato a Roma per far mettere fine a questo tormentone ma il presidente ha deciso di non chiudere e non vuole dare più i 3 milioni promessi ma 2,5 + bonus. L’accordo non sarà preso facilmente perchè nessuno vuole mollare mentre il giocatore continua ad allenarsi a Formello e spera di essere disponibile dopo la sosta di novembre.