Verso Inter – Torino: quando al Meazza volò una farfalla granata

Il Torino vince a Milano con un gran goal di Meroni

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Calcio e mito

Tutti gli sport devono gran parte del loro successo a quegli atleti che più degli altri , grazie alle loro imprese, ai risultati raggiunti o ad un particolare ascendente esercitato sul pubblico, ne alimentano giorno dopo giorno ed anno dopo anno, il mito; ed il calcio non fa eccezione, anzi…

Tra questi un ruolo particolare, ricco di fascino intriso di malinconia, spetta a quegli atleti, calciatori nel nostro caso, che troppo presto ci hanno lasciato, facendo magari soltanto immaginare quanto avrebbero potuto darci in termini di prestazioni agonistiche e pregevoli gesti tecnici, o che pur tracciando un percorso breve sono comunque riusciti a lasciare negli occhi di chi li ha visti giocare immagini indimenticabili, giunte fino a noi per mezzo di qualche “ampex” scolorito ma soprattutto attraverso i nostalgici racconti dei nostri “vecchi”.

Il volo della “farfalla”

E’ il 12 marzo 1967 quando il Torino, una buona squadra ma ancora “prigioniera” del mito di quella straordinaria ed invincibile armata scomparsa diciotto anni prima sulla collina di Superga, arriva a Milano per affrontare l’Inter euro mondiale di Helenio Herrena, una formazione granitica ed imbattuta in casa da tre anni; le speranze granata sono tutte riposte nei piedi ma soprattutto nella sfrontata fantasia di Gigi Meroni, il “Best italiano”, il “calciatore beat” che va a spasso per la città sabauda portando al guinzaglio una gallina, che gioca con la maglia fuori dai pantaloncini ed i calzettoni abbassati; un dribblomane che sa mettersi anche al servizio della squadra, il classico calciatore estroso che però da qualche tempo riesce a lasciare fuori dal rettangolo verde la sregolatezza, mentre in campo incanta con le sue serpentine; non segna molto, ma lui, fondamentalmente, per i dettami tattici dell’epoca è un’ala, ed i gol deve farli fare agli altri, mestiere che gli riesce benissimo.

Quella domenica però “sente” di dover fare qualcosa di eccezionale, più del solito, e così, al 17’ del primo tempo il numero 7 granata stoppa la palla sul vertice sinistro dell’area di rigore, punta deciso Giacinto Facchetti, già un totem della difesa nerazzurra, e superatolo con una finta estrae dal cilindro un pallonetto a giro che s’incastona con incredibile precisione all’incrocio dei pali dalla parte opposta, lasciando di stucco il portiere nerazzurro Sarti, e tutto il pubblico assiepato sugli spalti. Il Toro alla fine vinse per 2-1 e per Meroni sembrarono aprirsi addirittura le porte dell’”odiata” Juventus, affare poi saltato a furor di popolo.

Il precoce addio

E’ forse il momento più alto della sua carriera, purtroppo anche uno degli ultimi; meno di un anno dopo il destino, mai come in questo caso cinico e baro, lo “convoca” per la Nazionale delle stelle, e la “farfalla granata”, travolto da un’automobile proprio di fronte al “suo” stadio, a soli 24 anni chiude definitivamente le ali.