Non solo Eriksen; quando il calcio diventa un dramma

A Copenaghen si sfiora il dramma; Eriksen a terra come Morosini e Renato Curi

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Eriksen
ERIKSEN ph: Fornelli

Da spettacolo a dramma; il calcio è anche questo

Il passo che da leggero e sicuro diviene incerto e goffo, poi di colpo la caduta, spesso faccia a terra, e l’agitarsi improvviso di compagni di squadra ed avversari, che gridano richiamando l’attenzione dei medici e si mettono le mani nei capelli…

Una scena che abbiamo già visto troppe volte sia in Italia sia sui campi del resto del mondo e che si è ripetuta ieri pomeriggio a Copenaghen, gelando il sangue degli spettatori presenti sugli spalti e di tutti coloro che assistevano alla gara davanti alla tv.

A Copenaghen Eriksen si accascia a terra; scene di un dramma già vissuto

Le ultime notizie hanno mandato segnali sempre più rassicuranti sulle condizioni fisiche di Christian Eriksen, danese campione d’Italia con l’Internazionale nella stagione appena conclusa, ma non sempre, purtroppo, gli esiti in casi come questo sono stati positivi e spesse volte alla paura del momento, che anche ieri ha attanagliato l’intero  mondo del calcio, è seguito il dramma e lo sgomento.

Renato Curi, Lionello Manfredonia e Piermario Morosini; i casi italiani

A chi non è più un ragazzino, come chi vi scrive, il primo caso che torna in mente è quello di Renato Curi; il calciatore marchigiano in forza al Perugia si accascia al 50’ della sfida contro la Juventus: un infarto gli stronca la vita a 24 anni lasciandolo esanime sul terreno di uno stadio che da quel giorno porta il suo nome.

Episodio analogo vede protagonista Lionello Manfredonia che dopo l’esordio con la maglia biancoceleste della Lazio, ed i successi mietuti con quella bianconera della Juventus, è tornato a Roma, tra mille polemiche, per vestire la casacca con la lupa sul petto; è forte tecnicamente, tatticamente e caratterialmente, e riesce con la sua grinta e determinazione a farsi apprezzare anche dai contestatori più incalliti, ma quel 30 dicembre 1989 a Bologna sembra doversi arrendere di fronte ad un avversario inaspettato quando, dopo un incrocio con Bruno Giordano, suo ex “gemello” laziale, crolla a terra in maniera innaturale e resta immobile vittima di un malore che gli spezza la carriera ma fortunatamente non gli toglie la vita grazie al pronto intervento del massaggiatore Giorgio Rossi che gli pratica la respirazione bocca a bocca, al dottor Alicicco ed al dottor Naccarella che in ambulanza non si perde d’animo e lo risveglia al quarto tentativo di defibrillazione. Cosa colpì Manfredonia non s´è mai capito con certezza; gli esami effettuati nei giorni successivi non riportarono tracce dell’infarto di cui si era parlato in un primo momento…

Decisamente meno fortunato il bergamasco Piermario Morosini. Ha solo 25 anni quando dopo ripetuti tentativi di mantenersi in piedi si accascia sul terreno di gioco durante la gara tra il suo Livorno ed il Pescara: è il 14 aprile del 2012 e l’ex centrocampista dell’Under 21 non si rialzerà più a causa di una crisi cardiaca dovuta ad una rara malattia ereditaria, la cardiomiopatia aritmogena; è l’ultimo, tristissimo, capitolo di una giovane vita già messa duramente alla prova dalla prematura scomparsa dei genitori e dal suicidio di un fratello. Stavolta il defibrillatore non viene utilizzato ed il medico del 118 di Pescara, unitamente ai responsabili sanitari dei due club, viene indagato per omicidio colposo.

Il dramma di Muamba, Ekeng e Foé

Quasi contemporaneo a quello di Morosini è il caso di Fabrice Muamba, che nel marzo del 2012 rimane vittima di un arresto cardiaco durante BoltonTottenham. Il calciatore sviene sul terreno di gioco ma grazie ai rapidi e tempestivi interventi dei medici a bordo campo il 23enne congolese riesce a cavarsela in circostanze quasi miracolose: il cuore di Muamba, incredibilmente, riprende a pulsare dopo un’ora e diciotto minuti!

Niente da fare invece, il 6 maggio del 2016 per Patrick Ekeng della Dinamo Bucarest che resta esanime a terra per un arresto cardiaco durante la gara contro il Vitorul Constanta, il camerunense aveva 26 anni.

Stessa nazionalità e purtroppo stessa sorte per Marc-Vivien Foé morto nel 2003 mentre con la sua rappresentativa affrontava la Colombia in una gara valevole per la Confederations Cup il 26 giugno del 2003. Per molti un defibrillatore sul posto avrebbe potuto salvagli la vita. Aveva 28 anni e giocava nel Manchester City, l’autopsia ha rivelato una cardiomiopatia ipertrofica, cioè un ventricolo sinistro molto più grande della norma.

Ancora vivo il ricordo drammatico di Puerta e Fehéer

Purtroppo non riuscì a salvarsi neppure Miklos Fehér, attaccante ungherese del Benfica, che a 24 anni, si è spento per un malore durante la partita con il Vitoria Guimaraes il 25 gennaio 2004. Entrato nel secondo tempo si piegò in avanti dopo aver ricevuto un’ammonizione nei minuti di recupero e svenne. I soccorsi con tanto di massaggio cardiaco furono immediati ma l’ambulanza intervenne soltanto dopo 14 lunghissimi minuti. Trasportato in ospedale Fehér fu dichiarato morto dopo alcune ore..

Chiudiamo questo triste elenco sperando di non doverlo mai aggiornare, con Antonio Puerta, mediano ventiduenne del Siviglia, scomparso il 28 agosto 2007 dopo aver perso conoscenza in campo nella partita Siviglia-Getafe di tre giorni prima. Soccorso immediatamente da compagni e medici, e trasportato all’ospedale, fu colpito da ripetuti attacchi cardiaci. L’autopsia ha confermò una cardiomiopatia ventricolare destra aritmogena, spesso causa di morte improvvisa tra i giovani ma che può essere diagnosticata in anticipo…