Domenica sera a Reykjavík, capitale dell’Islanda, si è giocata la partita tra la locale selezione di calcio e quella del Kazakistan, valevole per il l’ottava giornata di qualificazione ai prossimi Campionati europei di calcio che si terranno, per la terza volta, in Francia. Lo stadio islandese, il “Laugardalsvöllur”, ha visto sfidarsi due squadre da sempre ai margini (geografici e calcistici) d’Europa, con la Nazionale della ex Repubblica sovietica collocata addirittura in territorio asiatico ma che gioca in Europa sotto l’egida della UEFA. Fin qui nulla di strano tra due squadre rappresentanti due Paesi distanti 6 mila chilometri e sei fusi orari di differenza. La partita, per la cronaca, è terminata 0 a 0 sotto una pioggia torrenziale.
Ed invece il match disputato nel piccolo (e impronunciabile) impianto è entrato nella storia calcistica del Paese scandinavo: il pareggio ha permesso all’Islanda di qualificarsi, con due turni di anticipo, al prossimo Europeo francese. All’ennesimo tentativo la Nazionale soprannominata “i nostri ragazzi” è riuscita a qualificarsi per la prima volta ad un evento internazionale. Nata nel 1947, la selezione scandinava ha sempre giocato ai margini del calcio europeo e mondiale, anche perché questo sport non è seguitissimo tra la popolazione, viste anche le difficile condizioni climatiche del Paese.
L’Islanda sarà la Nazione più piccola a prendere parte alla massima competizione europea per Nazioni patrocinata dalla UEFA: il Paese scandinavo conta circa 371 mila abitanti, come se città come Bari (con qualche migliaia di abitanti in meno) o Catania (con sessanta mila in più) si fossero qualificate al prossimo Europeo.
Si parla di “miracolo islandese”, “squadra simpatia” e molti altri aggettivi si stanno sprecando per la new entry nell’elite calcistica continentale. Molti non sanno però che la selezione scandinava il 15 ed 19 novembre 2013 ebbe la possibilità di disputare, per la prima volta, i play off di qualificazione ai Mondiali brasiliani dell’anno successivo. L’avversario fu la Croazia, che batté con fatica la selezione guidata da Lars Laberback: quella fu l’”avvisaglia” dell’ascesa del movimento calcistico islandese. Da Nazionale materasso con cui fare “sei-punti-sei “nelle qualificazioni, la selezione calcistica islandese si era trasformata in una squadra ostica, preparata, giovane e che gioca con il coltello tra i denti.
Pochissimi elementi della rosa rossoblu’ crociata militano nella Úrvalsdeild (la massima serie islandese), mentre molti giocano “nel continente”: da Emil Hallfreðsson, 31enne centrocampista che indossa la maglia numero 10 dell’Hellas Verona dove milita da sei stagioni, a Gylfi Sigurðsson, il giocatore islandese più forte dei questi anni Duemila e che milita in Premier League nello Swansea City, da Birkir Bjarnason, acquisto estivo del Basilea, al miglior marcatore attualmente in maglia rossoblù, Kolbeinn Sigþórsson, che gioca i colori del Nantes, Ligue 1 francese.
Fino alla partita di domenica sera, dell’Islanda calcistica si sapevano solo quattro cose: la partita del 24 aprile del 1996 che vide per la prima volta nella storia del calcio, un amichevole, un figlio dare il cambio in campo al proprio padre (Eiður Guðjohnsen per il padre Arnór); l’eruzione del vulcano Eyjafjöll del 2010 che ha messo in ginocchio i trasporti aerei da e per l’Europa e tra le cui vittime ci fu il Barcellona di Pep Guardiola che fece il tragitto Catalogna-Milano in pullman; le strane esultanze dello Stjarnan FC dopo un gol (dalla “battuta di pesca” al “robot”, dal parto di un…pallone alla “bicicletta umana” alla canoa); la diatriba social dei tifosi del Pescara contro la Federcalcio islandese dopo che il loro centrocampista e beniamino Birkir Bjarnason era stato convocato da Lagerback per la partita contro la Repubblica ceca facendogli saltare la finale di ritorno play off contro il Pescara, vinta poi dai felsinei.
Da domenica sera invece tutta Europa conosce il calcio islandese che da Paese freddo (climaticamente) e conosciuto solo per i geyser, è diventato la Patria di una generazione di calciatori non più giovanissimi (l’età media è di 28 anni) che con programmazione, calma ed una giusta preparazione ha portato la squadra di “Lasse” Lagerback a qualificarsi alla manifestazione continentale prima di mostri sacri del calcio continentale come Germania, Spagna, Portogallo, Italia e Paesi Bassi.
E l’Islanda non ha avuto un girone facile: Sigurðsson e compagni sono stati inseriti nel girone A con Paesi Bassi, Turchia, Repubblica ceca, Lettonia e Kazakistan. Si pensava che la lotta per la qualificazione si sarebbe giocata tra Olanda e Turchi con la Repubblica ceca terza incomodo, ed invece domenica la matricola e i cechi si sono qualificati direttamente a Francia 2016, mentre la Turchia probabilmente arriverà terza, con la speranza di essere la migliore terza e qualificarsi direttamente anche lei, altrimenti si giocherà i play off con le altre otto terze classificate.
E gli Oranje, campioni d’Europa nel 1988 e terzi classificati in Brasile? La squadra di Danny Blind ha perso due volte su due con l’Islanda (13 ottobre 2 a 0 con doppietta di Gylfi Sigurðsson ed il 3 settembre scorso, con vittoria all’”Amsterdam Arena” con la zampata del centrocampista dello Swansea City). Chi lo avrebbe detto al momento del sorteggio che l’Olanda rischia di vedere l’Europeo (se non vincono in Kazakistan ed in casa con i cechi e sperando in due passi falsi della Turchia contro la Repubblica ceca e gli islandesi già qualificati) in televisione, mentre gli scandinavi calcheranno l’erba francese? E’ il gioco del calcio, bellezza.
A 180′ dalla fine delle qualificazioni, l’Islanda ha 19 punti, frutto di sei vittorie, un pareggio ed una sconfitta contro la Repubblica: roba da matti al momento del sorteggio dei gironi il 23 febbraio 2014.
L’Islanda, senza nulla togliere al suo valore di squadra compatta e robusta, ha beneficiato della riforma degli Europei voluta da Michel Platini, presidente della Uefa, che ha voluto ampliare le squadra qualificate da 16 a 24, dando la possibilità anche a molte Nazionali di avere la possibilità di sognare la qualificazione alla massima competizione europea. Un po’ come lo stesso Platini ha voluto per i gironi di Champions League.
Dove nasce la forza di questa Islanda? Innanzitutto il merito va al governo nazionale ed al tecnico svedese Lars Lagerback: le istituzioni islandesi sono da almeno tredici anni all’avanguardia nel cercare di togliere i giovani bere alcol e fumare, piaghe che prendevano sempre più piede tra i giovani. Tutto questo unito anche alla costruzione di nuovi impianti calcistici: allora ce n’era uno solo ora ben undici, tanti altri in erba sintetica e campi di calcetto a profusione. Con un occhio di riguardo ai formatori e agli allenatori che devono essere tutti in possesso di tesserini di alto livello.
Il buon vecchio Lars (classe 1948) sono oltre venticinque anni che è in sella: dalla Under 21 svedese alla selezioni “B” fino a quella maggiore, in coppia con il sodale Tommy Söderberg, portandola a qualificarsi per due Europei ed due Mondiali. Dopo la parentesi con le “Super eagles” nigeriane, dal 2011 “Lasse” allena l’Islanda con l’intenzione di farla diventare una squadra forte e competitiva: è mancata solo l’esperienza ai suoi per superare la Croazia e volare in Brasile, mentre ore c’è riuscito portandola in Francia, addirittura con due partite di anticipo.
All’arrivo di Lagerback l’Islanda era nei bassifondi del ranking Fifa, mentre ora è a ridosso delle top 20, a poca distanza dall’Italia, attualmente sedicesima.
Ma il bello di questa isola, che come tutti sapranno ha sofferto moltissimo della crisi economica, è che non solo il calcio va bene, ma vanno bene anche la solida nazionale di pallamano e quella di pallacanestro, che sta disputando per la prima volta l’Europeo, mettendo in difficoltà l’Italia che solo nel finale, con la reazione e l’esperienza dei vari Belinelli, Bargnani e Gallinari, ha avuto la meglio sugli islandesi.
Anche in Italia la notizia della qualificazione dell’Islanda ai prossimi Europei di calcio è stata presa con un sorriso, anche se molti non ricorderanno (o fanno finta) che la Nazionale italiana il 18 agosto 2004 perse 2-0 contro la Nazionale allora allenata da Logi Olafsson. Al “Laugardalsvöllur” ci fu il sold out per la prima volta degli Azzurri nella terra dei ghiacci.
E’ proprio una generazione sportiva d’oro quella islandese.
Continua a sognare allora, Reykjavík.





