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Il mercato del Napoli minuto per minuto

Napoli-Nizza

GIACCHERINI RITROVA INSIGNE, DIREZIONE NAPOLI
Proprio così, il giocatore della nazionale italiana Emanuele Giaccherini sembra aver accettato i termini del contratto propostogli dal presidente Aurelio De Laurentiis. Il centrocampista ha accettato i termini del contratto triennale proposti dal club dopo la riunione di ieri pomeriggio tra il suo procuratore Valcareggi e il ds azzurro Giuntoli. Ora il Napoli è pronto a trattare con il Sunderland per definire il trasferimento, che dovrebbe costare poco meno di due milioni di euro, come riporta “Transfermarkt.it”.
Ottima notizia per i tifosi napoletani, visto che l’ex Juve è stato uno dei nazionali più in forma in questo europeo, dimostrando di essere decisivo in più occasioni. Proprio la duttilità di Giaccherini e il suo ottimo posizionamento sia dentro che fuori area, farebbe comodo a Mister Sarri.
Si potrebbe spaziare su come utilizzare al meglio il nuovo “scugniz”: per il reparto di centrocampo, si può definire un vice-Hamsik, ma più probabile vada a prendere posto su Jorginho o Allan, si avrebbe così una staffetta perfetta, dato il tasso qualitativo di questi elementi;
anche la fascia è un reparto adatto per Giaccherini, peccato però che i posti siano quasi esauriti: dovrebbe battere la concorrenza di Mertens, Callejon e del compagno di nazionale Lorenzo Insigne, soprattutto convincendo mister Sarri, che il trio Insigne-Higuain-Callejon non lo praticamente mai cambiato. Molto più probabile la staffetta a centrocampo quindi per “Giaccherinho”.
RESPINTI 60 MILIONI PER HIGUAIN
Per l’attacco a Napoli si trema: tutto dipenderà dalla volontà di Higuain, Napoli è ormai la sua casa, ma le notizie relative alla sua presunta volontà di partire già sono circolate, così come le presunte offerte per il Pipita: l’Arsenal ha offerto 60 milioni più il cartellino di un attaccante non da sottovalutare, Olivier Giroud, nazionale francese. Come riporta sempre “Transfermarkt.it ” pare che De Laurentiis abbia respinto l’offerta, ma i Gunners non si faranno scoraggiare così facilmente.
WITSEL, CANDREVA, ZIELINSKI PEREYRA
Quattro nomi per convincere il Pepita a restare, a credere nel Napoli, a non abbandonare il progetto di vittoria che da anni si era promesso con il club.
Per ora Candreva e Zielinski sembrano essere in stand-by sia per la volontà dei giocatori, sia per la pausa prima del rientro in preparazione nel caso di Antonio Candreva. Crescono invece le quotazioni per Witsel e Pereyra, il pressing dei partenopei sembra essere davvero serio, vista soprattutto l’allarme fuga di Higuain.

Lazio, mercato in standby

Simone Inzaghi

Il mercato della Lazio stenta a decollare, sembrava fatta per Adriano del Barcellona ma la fumata bianca stenta ad arrivare. L’esterno blaugrana si avvicina e allontana dai biancocelesti a giorni alterni, proprio delle ultime ore le parole dell’agente del calciatore che smentisce la volontà del suo assistito di chiedere la rescissione al Barcellona, cosa che potrebbe complicare ulteriormente l’arrivo nella capitale.

Keita sempre più separato in casa, l’Inter si è mossa, pronto un quinquennale per l’ex Barca, Lotito vuole 30 milioni per il giocatore, cifra forse sproporzionata per un giovane ancora non affermato. Braccio di ferro Lazio-Keita o trattativa con l’Inter per la cessione?

Bacca condiziona il mercato del Milan, già individuato il sostituto

Carlos Bacca verso l’addio, il centravanti colombiano sempre più lontano dai rossoneri, nel futuro la Premier League. Una cessione che sblocca il mercato dei rossoneri, i soldi della cessione serviranno per acquisire Musacchio e Zielinski, due tasselli fondamentali per il nuovo Milan di Montella.

Già individuato il sostituto di Bacca, è Pavoletti. L’attaccante del Genoa piace da tempo a Galliani e soci. Dopo Lapadula ecco Pavoletti, il Milan cambia volto. Montella ridisegna la squadra, per tornare vincenti necessaria una mini rivoluzione, in attesa di grandi colpi… made in Cina.

E’ derby di mercato per Benatia

Il Milan a sorpresa si inserisce nella trattativa per Benatia, cercando di portare il forte difensore in rossonero, forte del sicuro posto da titolare che la società offrirebbe al giocatore.
Marotta e’ tranquillo, c”e’ già l’accordo con la società e a meno di sorprese clamorose in settimana il centrale dovrebbe raggiungere Torino, con la formula del prestito con riscatto, ed una riduzione delle stipendio del 30% per un totale annuo di 2,8 milioni di euro.

Si attende a breve termine l’annuncio dell’acquisto del croato Pjaca, che ieri non ha giocato il preliminare di Champions con la Dinamo Zagabria, mancano gli ultimi dettagli ed Allegri avrà il sostituto di Cuadrado probabile partente verso Londra sponda Chelsea. In uscita Pereyra che è ad un passo dalla firma con il Napoli, trattativa che si chiuderà con un esborso della società di De Laurentiis di 18 milioni di euro bonus compresi.

Su Isla c’e’ la Fiorentina, mentre per Lemina c’e’ da seguire la pista inglese che porta a Stoke City e WBA, l’offerta inglese e’ di 15 milioni di euro bonus compresi, mentre la Juve chiede 20. Il Wolfsburg insiste per Zaza, l’offerta tedesca e’ di circa 30 milioni di euro, la trattativa e’ agevolata anche dal buon rapporto che c’e’ tra i due club, avendo in passato già concluso trattative come quella di Diego. Infine clamorose voci dall’Argentina parlano di una trattativa Juve –Higuain, che sarebbe acquistato nell’affare Pereyra-Napoli con conguaglio in denaro a favore dei partenopei di una trentina di milioni di euro.

Football Legend Dario Hubner

Se si apre un qualsiasi dizionario calcistico e si cerca la parola “top player“, il significato che appare è “calciatore forte tatticamente e tecnicamente che fa impazzire i tifosi della squadra in cui gioca e quelli delle squadre avversarie che se potessero lo acquisterebbero in men che non si dica”. Il top player, non si sa per quale motivo, deve essere assolutamente straniero. Deve essere forte fisicamente, dotato di una tecnica come pochi e capace di spaccare una partita in qualsiasi momento. Non un calciatore tra tanti, ma il Calciatore.

Il calcio italiano da qualche tempo non sforna più top player di carattere internazionale: un po’ per colpa della crisi del nostro calcio, un po’ perché è più cool investire su giocatori stranieri. Tutto comunque a scapito dei nostri giovani atleti che fanno fatica ad esprimersi.

A dire il vero un top player, anche se “di provincia”, l’Italia l’ha avuto ed è stato un attaccante dotato di un fiuto del gol importante e che ha segnato in ogni categoria cui ha giocato, vincendo la classifica marcatori di Serie A, Serie B e Serie C1. Ora è lontano dal mondo del calcio, un po’ per scelta personale un po’ perché, forse, non ha mai fatto breccia nel cuore degli addetti ai lavori. Ha fatto però breccia nel cuore di tutti i tifosi e di tutti coloro che amano il gioco del calcio. Il suo soprannome ne spiegava la forza, “tatanka”, il bisonte americano in lingua lakota. Tifose e tifosi, Dario Hubner.

Originario di Muggia, estremo oriente italiano e terra di confine, Dario Hubner è stato un giocatore, a suo modo, leggendario: attaccante potente, prestante ma non tecnicamente eccelso, ha segnato tantissime reti ma non ha mai giocato in nessuna squadra di vertice del nostro campionato e non ha mai vestito la maglia della Nazionale. Neanche per sbaglio.

Hubner ha segnato 300 reti in carriera dalla Serie A alla Prima categoria, ha giocato in provincia e in provincia è diventato un mito contemporaneo. Tecnicamente non eccelso, insieme a Igor Protti vanta un record curioso e quasi imbattibile allo stesso tempo: capocannoniere in Serie A, Serie B e Serie C. Se l’attaccante di Rimini lo ha fatto con il Bari (nel 1995/1996, capocannoniere insieme all’attaccante della Lazio e della Nazionale Giuseppe Signori) e tre volte consecutive con il “suo” Livorno (stagione 2002/2003 in B e nel 2001 e 2002 con gli amaranto in C1), “tatanka” Hubner ha vinto la classifica marcatori con le maglie di Piacenza, Cesena e Fano.

Ma se lo “zar”, coetaneo di Hubner, si è ritirato nel 2005/2006, l’attaccante triestino si è spinto fino ai 44 anni, dicendo “basta” cinque anni fa dopo una stagione con il Cavenago, squadra di Promozione lodigiana a pochissimi chilometri da casa sua.

Con Hubner la nostalgia di un calcio che (purtroppo) non c’è più tocca cime mai viste: uomo disponibile e cordiale, ha sempre giocato per divertirsi e per divertire, ha avuto l’onore di poter giocare per quattro stagioni in massima serie, avendo come compagni di squadra un giovane Andrea Pirlo, Filippo Galli, Roberto Baggio ed essere allenato da un maestro come Carlo Mazzone. Hubner calciatore eroe del calcio italiano degli anni Novanta, quello dove la nostra Serie A era il calcio più bello di tutto il globo.

Arrivato tardi in massima seria (30 anni), debuttò a san Siro contro l’Inter del debuttante Ronaldo: 2 a 1 per i nerazzurri con vantaggio bresciano proprio di Hubner. A fine stagione le reti dell’attaccante di Muggia furono sedici, ma le “rondinelle” retrocedettero in cadetteria.

Nel complesso, Hubner ha giocato cinque stagioni in Serie A con quattro squadre diverse (Brescia, Piacenza, Ancona, Perugia), andando sempre in doppia cifra e diventando capocannoniere della Serie A nella stagione 2001/2002 quando vinse la classifica marcatori con 24 reti, al pari di David Trezeguet. Il bomber francese aveva 25 anni, Hubner dieci in più; Trezeguet giocava nella Juventus che in estate aveva preso Buffon, Nedved e Thuram, Hubner nel Piacenza di mister Novellino e con Amauri, di Francesco e Caccia. Hubner divenne il capocannoniere più anziano della massima serie, record battuto da Luca Toni tredici dopo, con l’attaccante emiliano prossimo ai 38 anni. Per la cronaca, quella classifica marcatori vide dietro il bomber di Muggia gente del calibro di Vieri, del Piero, Shevchenko, Crespo, Montella e Baggio.

Hubner ha giocato a calcio complessivamente per ventiquattro stagioni, andando in doppia cifra in diciassette: dagli inizi con le giovanili delle Muggese e del Pievigina, per poi giocare con Pergolettese e Fano (club di C2 e C1), poi il salto di categoria con il Cesena.

In cadetteria giocò cinque stagioni consecutive, passando poi nell’estate 1997 al Brescia, in Serie A. In massima serie militò due stagioni (non consecutive) con le “rondinelle”, due con il Piacenza ed un’altra a metà tra Ancona e Perugia. In totale Hubner segnò in Serie A settantuno reti. E pensare che a quattordici anni faceva il garzone da un panettiere, diventando prima carpentiere e poi imbianchino: mica male eh!

Nell’estate 2004 accettò la super proposta dell’allora presidente del Mantova Fabrizio Lori, industriale nel ramo plastica, che per l’allora Serie C1 imbastì un attacco con “Paolino” Poggi. Quella fu la sua ultima stagione da “pro” e coincise con la sua terza promozione (dopo Fano e Brescia).

Dalla stagione successiva iniziò un pellegrinaggio in molte squadre dilettantistiche della bassa bresciana e del lodigiano, fino al ritiro a 44 anni. E’ uno dei pochissimi (se non l’unico) giocatore ad aver segnato dalla Serie A alla Prima categoria. Le sue ultime cartucce (da bomber) le “sparò” con il Chiari, il Rodengo Saiano, l’Orsa Corte Franca di Iseo, il Castelmella ed il Cavenago.

A dire il vero, Hubner la maglia di una grande squadra la indossò, anche se si trattò di una tournée estiva: era il luglio del 2002 ed il buon Dario, militante nel “Piace”, fu ingaggiato dal Milan per una serie di amichevoli. Alla fine non se ne fece nulla ed il giocatore fece ritorno in provincia con l’inizio della nuova stagione calcistica.

Hubner ora vive nella pianura cremasca lontano dai clamori del calcio moderno e fa la spola fra l’orto, il bar degli amici e gioca ancora tra amici disputando partite amichevoli, oltre al non smettere con le sigarette e con i “grappini” che lo hanno reso più umano di quanto non lo sia mai stato.

Il calcio italiano sembra si sia scordato di Dario Hubner, l’attaccante per nulla mediatico capace di vincere tre classifiche marcatori in tre serie calcistiche diverse. Di bomber di provincia il mondo del calcio ne è pieno, ma mai nessuno è stato come Dario Hubner, un unicum senza precedenti, senza eredi e senza eguali.

Favole come quelle di “tatanka” ora sarebbero impossibili, ma non guasterebbero in questo calcio mordi-e-fuggi di questo inizio di XXI secolo.