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Juve, obiettivo derby

Juventus-Lazio

Juventus Stadium

I bianconeri della Juve sono rientrati ieri in tarda mattinata da Monaco e nel pomeriggio si sono messi subito all’opera per preparare al meglio il match contro il Torino di domenica.

JUVE, UN DERBY DA VINCERE

Bisogna mettersi alle spalle subito la sfortunata prova contro il Bayern e ripartire immediatamente perché il campionato incombe, la pressione del Napoli è costante e bisogna vincere per tenerlo a distanza.

Prima cosa occorre ritrovare subito il morale che ieri al rientro sembrava ai minimi storici, ed anche recuperare qualcuno degli infortunati, ma non sarà semplice. Mancheranno sicuramente Marchisio e Chiellini, e Dybala è ancora fermo per un problema di affaticamento.

Saranno da valutare inoltre le condizioni dei titolari di mercoledì sera vedi Mandzukic e Khedira che sono quelli che per motivazioni diverse sono da preservare, il primo perché è reduce da un infortunio ed il secondo per la fragilità della sua muscolatura.

Per il match contro la squadra di Ventura ci saranno alcuni cambiamenti probabili, con il ritorno alla difesa a tre e l’impiego probabile dal primo minuto di Zaza. Si va quindi verso una formazione che vedrà Buffon in porta, difesa con Barzagli, Bonucci e Rugani, a centrocampo Cuadrado, Khedira, Hernanes, Pogba ed Evra, mentre la coppia d’attacco sarà composta da Zaza e Morata.

Si tenterà comunque fino all’ultimo il recupero di Dybala, così come per Mandzukic che nonostante non abbia giocato mercoledì tutto il match è comunque a rischio nuovo infortunio. Oggi prevista doppia seduta a Vinovo con lavoro tecnico tattico, domani altra doppia seduta con alle dodici la conferenza stampa pre partita in cui Allegri ci darà qualche indicazione sui titolari che giocheranno domenica.

Lazio, Pioli: “Non mi dimetto”

PioliIl giorno dopo la clamorosa debacle in Europa League tempo di bilanci in casa Lazio e di riflessioni. Cosa fare per uscire dalla crisi e invertire la rotta? C’è una stagione da completare e onorare e un futuro da disegnare.

PIOLI NON SI DIMETTE

Il tecnico Pioli torna a parlare e afferma: “No, non mi dimetto. Sarebbe molto più facile in questo momento andare a casa. E invece sto qui, mi prendo le mie responsabilità, sono io il primo responsabile ma abbiamo il campionato e ci mancherebbe che andassi a casa adesso. Ora ci dobbiamo buttare sul campionato, possiamo ancora fare qualcosa di positivo”.

Inter, Icardi last-minute

Icardi
Domani sera all’Olimpico la Roma ospiterà l’Inter di Mancini. Nerazzurri alla ricerca del colpo esterno per poter avvicinare i giallorossi e puntare al terzo posto valido per l’accesso alla prossima Champions League. Gara ostica contro i giallorossi di Spalletti, squadra in grande spolvero che sogna il secondo posto.

ICARDI TRA I CONVOCATI?

Mancini pronto a lanciare il 4-2-3-1 con Perisic, Ljajic ed Eder a comporre il trio offensivo. Ma attenzione a Icardi. Il capitano nerazzurro potrebbe esser a sorpresa tra i convocati, un posticino in panchina e la speranza di poter dare il suo contributo. Esercizi con il pallone ieri ad Appiano per il capitano interista, una convocazione last-minute all’orizzonte?
Roma (4-2-3-1): Szczesny; Florenzi, Zukanovic, Manolas, Digne; Pjanic, Nainggolan; Salah, Perotti, El Shaarawy; Dzeko
A disp.: De Sanctis, Rüdiger, Emerson, Torosidis, Castan, Maicon, Keita, Strootman, Vainqueur, De Rossi, Iago Falque, Totti. All.: Spalletti
Inter (4-2-3-1): Handanovic; Nagatomo, Miranda, Juan Jesus, D’Ambrosio; Brozovic, Medel; Biabiany, Ljajic, Perisic; Eder.
A disp.: Carrizo, Berni, Santon, Murillo, Telles, Gnoukouri, Felipe Melo, Kondogbia, Manaj, Icardi. All.: Mancini

Biglia: “Una vergogna”. Lazio, come ripartire?

Biglia

Brucia la sconfitta e l’eliminazione dall’Europa League in casa Lazio, una sconfitta clamorosa, un 3 a 0 netto da digerire e… da dimenticare. Come ripartire? Difficile dare una risposta a questa domanda. Una stagione fallimentare, risultati deludenti in campionato e in Europa e un rapporto tifosi-società ai minimi storici.

LAZIO AL TAPPETO

Contro lo Sparta Praga la serata più triste della stagione, uno 0-3 duro da digerire, partita chiusa dopo soli 12′, una gara nata male e finita peggio. Pochi tifosi presenti all’Olimpico ma fischi assordanti, squadra e società nel mirino dei supporters che non si riconoscono più in questa Lazio.

BIGLIA: “Una Vergogna”

A fine partita dure le parole del capitano Biglia: “E’ una vergogna. E’ una vergogna quello che abbiamo fatto. Non abbiamo dimostrato e non abbiamo imparato niente. Speriamo che questo ci serva da esperienza. – le parole riportate da mediaset – Dopo la partita d’andata non avevamo raggiunto nessun vantaggio. Oggi dovevamo fare qualcosa di più e non l’abbiamo fatto”.

Football Legend: Bruno Conti

Conti Bruno

Il baseball è uno sport che negli States vale come in Italia il gioco del calcio. Qua da noi però le mazze e le palline hanno poco seguito in quanto sono diffuse in poche città e a macchia di leopardo, dove però ci sono realtà consolidate apprezzate anche a livello europeo. Una di queste città è Nettuno, 50 mila abitanti con vista mar Tirreno. Qui, a 70 chilometri a sud di Roma, il baseball è seguito da sempre più del calcio, tanto che la locale squadra, il Nettuno Baseball Club, è la squadra più titolata del Paese, con diciassette titoli nazionali, ha vinto ben sei Coppe dei Campioni ed è una delle più quotate a livello continentale.

BRUNO CONTI, DAL BASEBALL AL CALCIO

Nettuno è conosciuta anche per aver dato i natali ad un calciatore che…poteva fare il giocatore di baseball: Bruno Conti. Eh sì, proprio il Bruno Conti mundial in Spagna e core della Roma scudettata doveva intraprendere una fulgida carriera non solo nella locale squadra di baseball, ma anche in America. Ed invece Conti si diede al calcio diventando un mito non solo per la Roma, ma anche per il calcio nazionale.

16 ANNI IN GIALLOROSSO

Ala sinistra pura, Conti, oltre ad essere un tifoso della Roma, nella Roma vi giocò per sedici stagioni debuttando in massima serie a diciotto anni contro il Torino il 10 febbraio 1974, ella stagione in cui la Lazio vinse il suo primo scudetto. Lo fece debuttare in massima serie Nils Liedholm. Il “barone” in quell’ala sinistra piccola ma coriacea vedeva del talento, ma per lui non c’era spazio e per questo motivo giocò due stagioni (non consecutive) in Serie B con la maglia del Genoa, dove divenne un calciatore con tutti i crisi e pronto a giocare da titolare con la maglia della squadra per cui tifava da bambino. Dalla stagione 1979/1980 al maggio 1991, 254 presenze ed 33 reti in campionato con ben cinque Coppe Italia alzate al cielo (primatista ancora oggi con una sola maglia) e lo storico scudetto del 1983 che riportò il titolo sull’altra sponda del Tevere dopo ben quarantuno anni di attesa. Era la Roma del “presidentissimo” Dino Viola con ancora Liedholm in panchina ed in campo gente del calibro di Tancredi, di Bartolomei, Pruzzo, Ancelotti, Prohaska ed il “divino” Falcão. La stessa Roma che arrivò l’anno successivo in finale di Coppa dei Campioni, venendo sconfitta dal Liverpool Beffa delle beffe, sconfitta ai rigori proprio sotto la Curva Sud, in quanto la finale si disputò allo stadio “Olimpico”. E Bruno Conti sbagliò il secondo tiro dal dischetto.

A 36 ANNI L’ADDIO AL CALCIO

Conti si ritirò a 36 anni al termine della (sua travagliata) stagione 1990/1991, quella che vide la Roma ancora sconfitta in finale, ancora all’Olimpico, il derby di Coppa Uefa contro l’Inter.

Ma il giorno dopo la finale, il 23 maggio, ci fu la grande festa di addio al calcio giocato di uno dei simboli della Roma.

CAMPIONE DEL MONDO ’82

La pagina più importante della vita (calcistica) di Bruno Conti è stata scritta al Campionato del Mondo di calcio di Spagna 1982. Il Mondo non solo celebrò il terzo titolo per la Nazionale italiana, ma anche la forza e la grinta di quel numero 7 alto 169 cm autore di prestazioni superbe. E nella finale contro la Germania Ovest del 11 luglio, c’è lo zampino di Conti: si è procurato il rigore poi sbagliato da Cabrini; da un suo movimento è nata l’azione per il 2 a 1 di Tardelli e “Spillo” Altobelli ha chiuso la disputa mettendo in rete la palla servitagli in mezzo dal ragazzo di Nettuno.

Bruno Conti eroe e trascinatore di una Nazionale “distratta” nella fase a gironi, ma che è poi riuscita ad alzare la testa e a battere i quotati tedeschi, dopo aver eliminato nell’ordine il Brasile di Zico e Falcão e l’Argentina di Maradona e Passarella (in una seconda fase a girone), oltre alla Polonia di Boniek e Lato in semifinale.

E la coppa alzata al cielo del “Bernabeu” è stato il coronamento di una carriera mai sopra le righe ma frutto di impegno, determinazione e dedizione al gioco del calcio.

Prese parte anche allo sfortunato Mondiale messicano di quattro anni dopo, giocando le quattro partite disputate dall’Italia.

Dopo il suo ritiro dal calcio ha intrapreso un importante carriera dirigenziale che lo ha portato prima dietro una scrivania come responsabile del settore giovanile romanista e per le ultime dieci giornate di campionato è stato anche allenatore della “Lupa”, subentrando al dimissionario del Neri. Con la Roma ottenne la qualificazione alla Coppa Uefa e la spinse fino alla finale di Coppa Italia dove venne sconfitta (ancora una volta all’Olimpico) dall’Inter. Ad oggi è ancora in società con il ruolo di responsabile del settore giovanile.

Di gente come Bruno Conti il calcio italiano è in astinenza e chissà come sarebbe la Roma di oggi con lui in rosa. Una cosa è certa: fascia sinistra, assist di sinistro e gol di sinistro. Perché il piede destro Conti lo usava solo per camminare.