Home Blog Pagina 10410

Alberto Paloschi è un giocatore dello Swansea

Paloschi

Futuro inglese, anzi gallese per Alberto Paloschi: l’attaccante di Chiari è passato a titolo definitivo allo Swansea. Il classe 1990 ha firmato un importante contratto che lo legherà al club del “cigno di mare” per tre stagioni e mezzo. A volere fortemente l’ex Milan è stato Francesco Guidolin, tecnico dei gallesi da due settimane, che ha avuto “Paloschino” per due stagioni quando era a Parma.

Paloschi ha debuttato in Serie A con la maglia del Diavolo il 10 febbraio 2008, andando a segno dopo diciotto secondi dal suo ingresso in campo contro il Siena. Da allora, l’attaccante bresciano ha militato due stagioni e mezzo nel Parma, sei mesi al Genoa e dall’estate 2011 ha indossato la maglia numero 43 del Chievo Verona, segnando complessivamente 45 reti.

Alberto Paloschi è il terzo giocatore italiano a vestire la maglia del club gallese dopo Giorgio Chinaglia e Fabio Borini.

Calciomercato, le news in tempo reale

Regini

Lunedì alle ore 23 si chiuderanno le porte dell’AtaHotel di Milano e andrà in soffitta anche il mercato invernale 2016. Molte squadre (ma non tutte) si sono rinforzate e/o hanno sfoltito le rose a propria disposizione. Qualche colpo è stato fatto dal 4 gennaio ad oggi, ma il clou sarà senza dubbio dal tardo pomeriggio del 1° febbraio.

Vediamo oggi cosa hanno “combinato” le prime della classe

La capolista Napoli ha effettuato un colpo inatteso, portando sotto il Vesuvio dalla Sampdoria il difensore Vasco Regini. Classe 1990, il giocatore di Cesena arriva al Napoli con la formula del prestito fino al 30 giugno. Difensore centrale, Regini è uno dei pupilli di Maurizio Sarri che lo ha allenato all’Empoli, come Mirko Valdifiori e Elseid Hysaj. L’arrivo dell’ex Empoli libererà le cessioni (in prestito) di alcuni giovani: Sebastiano Luperto piace a molte squadre di Lega B mentre Jacopo Dezi è passato al Bari. Il primo acquisto del Napoli in ordine cronologico è stato Alberto Grassi, giunto dall’Atalanta ma che ora è ai box dopo un infortunio…non appena fatto il primo allenamento con la nuova squadra. Jonathan de Guzmán ufficiale al Carpi.

La Juventus seconda in classifica non segnala, e non segnalerà, nessun giocatore nuovo in rosa. Nessun giocatore dovrebbe lasciare Torino nel frattempo. Forte l’interesse bianconero per il (possibile) “cavallo di ritorno” Gianluca Lapadula, attaccante del Pescara e cresciuto nel settore giovanile torinese. Il capocannoniere attuale della cadetteria non si muoverà da Pescara almeno fino a giugno, così ha rassicurato il presidente del “Delfino”, Sebastiani.

Il Barcellona ha messo gli occhi su Paulo Dybala così come alcune squadre della Premier su Alvaro Morata. L’infortunio di Mandzukic (stop di un mese per il croato) non dovrebbe vedere l’acquisto di nessun altro giocatore al suo posto.

La Fiorentina sta vivendo uno psicodramma legato ad Emanuel Mammana: il difensore argentino classe 1996 era dato per certo in maglia viola, ma alcune problematiche potrebbero impedire al forte talento di Merlo di sbarcare sull’Arno. Si parla di incomprensioni tra i due club (River Plate e Fiorentina) per le ingenti spese di trasferimento del calciatore: nessuna delle due squadre vuole accollarsi le tasse, pari a circa 2 milioni. Se dovesse saltare Mammana, la Viola virerebbe su Sebastian de Maio del Genoa, giocatore non in esubero tra i rossoblù ma che potrebbe cambiare aria se dovesse arrivare un’offerta interessante.

In casa Fiorentina non si demorde, ma si guarda anche a rinforzare il centrocampo: la cessione di Mario Suarez al Watford potrebbe fare in modo che Luca Cigarini possa lasciare l’Atalanta ed essere a disposizione di Paulo Sousa entro o la massimo lunedì, ma la trattativa è difficile.

Piace anche Emmanuel Badu dell’Udinese, ma il club friulano non tratta il prestito ma solo la cessione, chiedendo una cifra vicina ai dieci milioni di euro per il giocatore ghanese.

L’Inter oggi ha presentato Eder: l’attaccante della Nazionale italiana ha firmato ieri sera e oggi era già ad Appiano Gentile per il primo allenamento e la prima conferenza stampa con la sua nuova squadra. Per l’ex sampdoriano maglia numero 23 e prestito biennale con obbligo di riscatto: il giocatore ha firmato fino al 2020. Potrebbe raggiungerlo anche Roberto Soriano, ma sul numero 21 della Samp se ne riparlerà in estate.

Potrebbero sorgere alcuni problemi per il riscatto di Alex Telles dal Galatasaray: il terzino brasiliano piace e sta facendo bene, ma se l’Inter non dovesse arrivare tra le prime tre (ergo, in Champions League), il numero 12 potrebbe non venir riscattato, quindi al club turco non andrebbero gli 8,5 milioni stabiliti in estate.

Chi invece saluterà Appiano, Champions o non Champions che sia, è Martín Montoya: il terzino spagnolo ha ampiamente deluso e dovrebbe firmare entro lunedì con il Betis Siviglia.

La Roma ieri ha presentato ieri Stephan el Shaarawy e in tarda serata è approdato a Trigoria Ervin Zukanović. Terzino sinistro ex Chievo, il giocatore ha firmato con la Roma che lo avrà in prestito fino al prossimo 30 giugno, ma dal 1° luglio lo potrà riscattare dalla Sampdoria.

Il nodo dei nodi è legato a Diego Perotti: le parti (giocatore e Roma) sono allineate da alcune settimane, ma il problema è il suo sostituto al Genoa. Non appena Preziosi perfezionerà un nuovo attaccante (molto vicino Antonio Floro Flores del Sassuolo), l’attaccante ex Siviglia raggiungerà l’ex compagno (di squadra e di reparto) Iago Falquè in maglia capitolina. La trattativa Perotti però sarà conclusa solo verso la fine del mercato.

Fermento ma non solo di mercato in casa Milan: la trattativa che porterebbe al closing (tanto atteso) con MrBee sembra naufragare del tutto, lasciando a secco il Milan che non potrà (forse) avere il 48% del broker cinese, ovvero 470 milioni di euro.

Per quanto concerne il mercato, il club di via Aldo Rossi ha rispedito al mittente l’importante offerta del Leicester di Claudio Ranieri per M’Baye Niang: 16 milioni sono ritenuti pochi per il giocatore francese, anche se il vero motivo potrebbe essere il fatto di non privarsi di una punta in vista del rush finale di campionato.

Il Milan segue da diversi mesi Diego Perotti: Galliani e Preziosi si sono incontrati ed hanno parlato del giocatore. Nonostante gli ottimi rapporti che intercorrono tra le due società, l’attaccante classe 1988 andrà (quasi sicuramente) alla Roma. Ma da qua alle 23 di lunedì qualcosa potrebbe muoversi.

Dovrebbe passare agli americani del DC United Antonio Nocerino.

La Lazio invece sta alla finestra e aspetterà queste ultime ore di mercato per cercare di rinforzarsi in una speranzosa corsa ad un posto in Europa League.

Paula Zanetti: “Pupi ha ancora voglia di giocare”

Calciomercato Inter Zanetti Icardi

Zanetti ha voglia di giocare ancora

Si parla di possibile addio, di un passaggio dal campo alla scrivania di Zanetti. La moglie Paula svela però la volontà di giocare ancora da parte del numero 4 dei nerazzurri. In ogni caso un presente e futuro in nerazzurro per l’argentino. Cosa accadrà?

Esclusiva, Accardi: “Nessun rinnovo per Embalo, Mbaye resta a Bologna”

MbayeIntervistato in esclusiva da SportPaper, l’agente Beppe Accardi ha fatto il punto su Carlos Embalo (ora al Brescia ma di proprietà del Palermo) e l’esterno difensivo Ibrahima Mbaye, agli ordini di Donadoni nel Bologna.

ESCLUSIVA – Zeman: “Tifo Napoli ma vedo la Juve favorita… Higuain mi ricorda Batistuta”

Zeman

Zeman

Dopo aver allenato quindici squadre tra Italia, Turchia e Serbia e aver fatto del suo 4-3-3 un dogma calcistico tra i più discussi degli ultimi trent’anni, Zdenek Zeman ha scelto la Svizzera, dove da giugno è alla guida del Lugano.

Gol e dichiarazioni “controcorrente” i comuni denominatori delle sue travagliate stagioni, nelle quali è stato più volte l’artefice del lancio di giovani talenti diventati, poi, grandi giocatori.

Con il campionato elvetico in pausa, SportPaper.it ha incontrato il “Boemo” per l’intervista esclusiva di seguito proposta.

– Mister, partiamo dalla sua esperienza in corso: come va questo primo anno a Lugano?

“Essendo nel Canton Ticino e, quindi, parlando tutti italiano, è difficile definire Lugano “città estera”. Mi trovo bene, la località è carina e si pone grande attenzione all’ordine e alla pulizia”.

– Com’è il livello della Super League svizzera?

“Discreto. Ci sono tre squadre importanti, Basilea, Young Boys e Grasshoppers, poi il Sion che sta facendo bene in Europa League. La Svizzera è avvantaggiata dal punto di vista delle strutture: gli Europei ospitati nel 2008 assieme all’Austria hanno spinto gli elvetici alla costruzione di stadi nuovi e impianti di grande livello, così è pieno di strutture molto belle”.

– Appena può, però, non perde mai occasione per tornare a Roma…

“Ho portato i ragazzi in ritiro qui perché allenarsi ad una temperatura sotto zero non è affatto facile. A Roma il clima è diverso, più adatto a svolgere gli allenamenti”.
Zeman

– Per lei che ne ha viste davvero tante, cos’è questa città?

“Beh, mi sono stabilito nella capitale nel ’94 e ho allenato Lazio e Roma, due delle squadre più importanti del calcio italiano. La considero la mia città. E poi da Roma è molto più comodo viaggiare rispetto al resto d’Italia”.

– Il modo di vivere il calcio da parte di laziali e romanisti danneggia le squadre? Troppa pressione su società, giocatori e allenatori?

“Per me è sempre meglio quando si vede che il calcio interessa alla gente, l’ho sempre considerato un fattore positivo. Anche per questo ho cercato di allenare il più possibile al sud, dove c’è più calore, più attenzione. Purtroppo, però, il tifo sta diventando violento e ciò genera tanti problemi”.

– Al momento entrambe le compagini non se la passano molto bene. Secondo lei Spalletti può guidare la risalita della Roma?

“Lo spero. Di solito quando si cambia allenatore si pensa di migliorare. Lui in passato ha fatto bene a Roma e spero che l’esperienza insegni…”.

– E la Lazio? I tifosi biancocelesti devono rassegnarsi all’idea di rimanere esclusi dalla lotta scudetto per ancora tanti anni?

“L’anno scorso sono andato a vedere spesso la Lazio nel girone di ritorno e devo dire che la qualità c’era. Sembrava davvero una squadra importante. Per lo scudetto è normale che ci voglia qualche investimento in più, fare un progetto. Ho l’impressione che si viva un po’ troppo alla giornata, ma magari sbaglio”.

– A proposito di città “calde”, è l’anno del Napoli?

“Mi auguro che lo sia, anche se la Juve è seriamente candidata al titolo vista la rimonta effettuata. I bianconeri sono riusciti a sostituire bene i grandi giocatori che sono andati via riprendendosi dopo un difficile avvio di stagione, e adesso rappresentano un pericolo per il Napoli. La squadra di Sarri mi piace: gioca un calcio offensivo che piace alla gente, che trascina”.

– Chi le ricorda Higuain?

“Non saprei, forse Batistuta, anche se Gabriel era più potente. Higuain è un centravanti importante che si crea le occasioni e le sfrutta, ma è anche assistito alla grande da giocatori che gliele preparano bene”.

– Facciamo un passo indietro. Mi dica i due giocatori più forti che lei abbia mai allenato. Gliene chiedo due perché sul primo credo di conoscere la risposta…

“Ne ho allenati troppi bravi, ma come sai Totti per me è il numero uno per le qualità che aveva. Per il resto mi vengono in mente Signori e Nesta. Penso che per lungo tempo Nesta sia stato il miglior difensore al mondo”.

– Il giocatore da cui si sarebbe aspettato molto di più.

“Non ce l’ho”.

– Il giocatore che più l’ha sorpresa in positivo.

“Ti dico gli ultimi due: Immobile e Verratti. Il centrocampista è uscito dalla Serie B ed è diventato il miglior giocatore del campionato francese; Ciro veniva da una storia non positiva, ma a Pescara e Torino ha fatto benissimo”.

– La partita che ricorda con maggior piacere.

“Roma 5-0 Milan del ’98”.

– La squadra più forte che abbia mai affrontato.

“Il Milan di Sacchi”.

– Il gol dei suoi che le ha dato più soddisfazione.

“Non mi ricordo. Tutte le mie squadre ne hanno fatti tanti, sarebbe difficile sceglierne uno”.

– Il giocatore che le sarebbe piaciuto allenare.

“Ce ne sono tanti bravi, poi bisognerebbe vedere se con me saprebbero fare quello che fanno con altri allenatori…”.

– Tornando all’attualità, c’è una squadra in Europa che lei definirebbe “Zemaniana”?

“No, non c’è”.

– Ha visto il Leicester di Ranieri? Per ora è lui la sorpresa più grande del calcio continentale. Pensa che resisterà in testa alla Premier League?

“Secondo me no perché gli inglesi hanno le loro abitudini, la loro storia e le loro squadre. Il Leicester è una bella sorpresa ma non penso che terrà fino alla fine”.

– Prima ha nominato Immobile e Verratti, ma secondo lei quel Lorenzo Insigne che ha avuto a Foggia e a Pescara può essere in grado di trascinare la Nazionale ai prossimi Europei?

“Sì. Già ai tempi del Foggia si vedeva che avrebbe potuto fare la differenza ad alti livelli. Lo considero veramente un giocatore importante”.

– È lui il talento più interessante del nostro Paese?

“È l’esterno più bravo che ci sia in italia”.

– Due sono i fatti che hanno attirato maggiore attenzione mediatica nelle ultime settimane. Cominciamo dal primo: la lite tra Sarri e Mancini al San Paolo. Lei da che parte sta?

“A fine partita ci possono sempre essere discussioni tra allenatori. Quello non è il mio modo di fare, ma capisco che la partita fosse importante per entrambi e ciò ha aumentato la tensione”.

– L’altro è l’apertura dell’inchiesta “Operazione Fuorigioco” riguardo la presunta evasione fiscale di alcuni personaggi del nostro pallone…

“La gente dà troppa importanza al calcio e di conseguenza le società pensano di poter fare tutto quello che vogliono. Ormai il mondo del calcio pensa di poter fare qualsiasi cosa, tanto “il calcio non può finire”, “il calcio non si può fermare”…

– Piccolo excursus. Conosco la sua passione per il tennis: un allenatore “offensivista” come lei preferisce Federer e il suo gioco d’attacco o l’eccellenza fisica di Djokovic?

“Per me sono due mostri, ma io sono cresciuto con un tennis molto più tecnico in cui lo spettacolo era maggiore. I tempi cambiano e non si potrebbe più giocare come una volta”.

– Dopo tutti questi anni e con tutte le squadre che ha allenato, cosa crede di aver lasciato al mondo del calcio?

“Spero e penso di aver lasciato qualcosa ai giocatori che ho avuto, qualcosa che li abbia aiutati a crescere e ad affermarsi. E poi spero di aver regalato qualche soddisfazione e qualche emozione ai tifosi e agli spettatori delle partite delle mie squadre”.

– E lei, il suo modo di vedere e di affrontare questo sport, da cosa è stato influenzato?

“Quando sono nato, mio zio giocava nella Juventus, squadra che poi ha anche allenato. A casa con mio nonno “facevamo calcio” tutto il giorno tra il giocare e il guardare le partite. Insomma, ho sempre vissuto con questo sport”.

– Molti le imputano il fatto di non aver mai curato adeguatamente la fase difensiva. Come risponde a questa critica?

“Rispondo che la curo e che le mie squadre non difendono meno delle altre, piuttosto difendono 40 metri più avanti prendendo qualche rischio. Poi il mio concetto è sempre quello di fare un gol più degli avversari, non subirne uno in meno”.

– Ha ancora obiettivi precisi da raggiungere?

“Non ho mai avuto obiettivi precisi. Faccio un lavoro che mi piace, che mi dà soddisfazione. Ovviamente uno cerca di fare il meglio possibile, ma bisogna vedere con cosa coincida questo “meglio possibile”. Può essere uno scudetto, può essere una salvezza. Per me raggiungere la salvezza con certe squadre equivale a vincere tre scudetti”.

– Rimpianti?

“Nessuno, pur sapendo che avrei potuto fare tante cose in più”.

– Cosa vuole fare una volta smesso di allenare?

“Non voglio smettere di fare l’allenatore”.