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Roma, Iturbe ai saluti. Garcia, dentro o fuori

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Momento delicato in casa Roma, risultati deludenti e contestazione per un Natale ad alta tensione. Il club corre ai ripari, si valutano possibili alternative al tecnico francese se dovesse essere esonero, in pole Bielsa, il tecnico piace al ds Sabatini. Sul fronte mercato arriva l’addio di Iturbe, l’argentino pronto ad accasarsi al Watford della famiglia Pozzo, prestito oneroso con diritto o obbligo di riscatto.

Oggi attesa la conferenza stampa di Garcia, l’allenatore francese sotto osservazione e nel mirino della critica, in attesa della sfida contro il Genoa c’è curiosità, cosa avrà da dire il mister giallorosso? Non ci resta che attendere.

ph: Rea/Komunicare

Juve pronta per il Carpi

Mandzukic

Juve in campo domani contro il Carpi, sarà in edizione Special con l’impiego dei due esterni d’attacco Cuadrado ed Alex Sandro fin dal primo minuto. Il Mister infatti vuol mettere subito pressione alla squadra allenata da Castori, con le due ali bianconere che cercheranno di creare superiorità numerica in attacco con i loro dribbling, ed anche con i cross che sono manna per Mandzukic.

Pertanto per domani possiamo ipotizzare uno schieramento con Buffon in porta, in difesa Barzagli, Bonucci, Chiellini, centrocampo a cinque con Cuadrado, Khedira, Marchisio, Pogba, Alex Sandro, mentre l’attacco sarà formato dalla coppia del momento cioè Dybala-Mandzukic.

L’impegno di domani non è comunque semplice, ma Allegri non vuol lasciare niente di intentato ed è deciso, giocatori compresi, ad ottenere l’ottava vittoria consecutiva in campionato, che permetterebbe di ridurre il gap con le squadre che la precedono.

Sul fronte mercato, al momento non si registrano trattative attive, ma l’unico reparto che ha bisogno realmente di un rinforzo e’ il centrocampo.

Infatti dopo le incertezze iniziali la difesa è ritornato il reparto impenetrabile degli anni precedenti, mentre l’attacco trascinato soprattutto da Dybala ha iniziato a segnare con regolarità dopo la carestia di inizio campionato.
Marotta e Paratici hanno individuato i possibili obiettivi, che corrispondono ai nomi di Gundogan e Rabiot.

Gundogan al momento risulta incedibile dal Borussia Dortmund, ma con l’offerta giusta la trattativa potrebbe decollare; il centrocampista tedesco sarebbe il tassello giusto da inserire, in modo da permettere a Marchisio di fare la mezz’ala, ruolo a lui molto più congeniale.

La squadra oggi effettuerà doppia seduta di allenamento, prevista inoltre la solita conferenza stampa pre-partita intorno alle dodici.

Inter vs Lazio, quanti affari…

Inter

L’asse Roma-Milano, più precisamente LazioInter, è da sempre canale preferenziale di calciomercato. Sono tanti, nella storia recente, gli affari che hanno portato diversi giocatori dalla maglia biancoceleste a quella nerazzurra: i più costosi, certamente, sono quelli con cui l’Inter ha strappato alla Lazio Christian Vieri, 90 miliardi di lire nel ‘99, ed Hernan Crespo, 45 milioni di euro nel 2002. Ma tra Lazio e Inter, oltre a una serie di evidenti ed ottimi rapporti di mercato, emerge anche una circostanza particolare: il fatto di guardare in casa biancoceleste a gennaio per rinforzare la rosa ed apportare eventuali correzioni è per l’Inter ormai solida consuetudine.

Non a caso, anche quest’anno, per il mercato invernale si fanno i nomi di Biglia e Candreva, che sarebbero nel mirino di Mancini, ma andando indietro di qualche anno si può notare come a gennaio Roma sia un mercato molto attenzionato dall’Inter in ogni sessione di mercato a gennaio. Sulla panchina nerazzurra c’era Alberto Zaccheroni, subentrato da poco ad Hector Cuper, quando nel gennaio 2004 l’Inter si assicurò Dejan Stankovic, battendo la concorrenza spietata di Luciano Moggi e della Juventus. Insieme ad Adriano, arrivato dal Parma pochi giorni dopo, Stankovic quell’anno fu decisivo per il raggiungimento del quarto posto, che allora permise all’Inter di qualificarsi per la successiva Champions League. Due anni dopo, sempre a gennaio fu il turno di un vero e proprio pallino proprio di Roberto Mancini: dopo una trattativa a tratti estenuante – Lotito, si sa, non è presidente che svende i propri gioielli – nella sessione invernale di mercato l’Inter acquistò dalla Lazio Cesar: per lui qualche presenza discreta nella stagione 2007/2008, ma in generale non una grande avventura in nerazzurro.

Dalla Lazio all’Inter, sempre a gennaio, ecco invece uno degli “eroi del Triplete”: anche in quel caso l’affare non fu semplice, anzi la vicenda fu complicatissima e condita da non pochi problemi, ma a gennaio l’allora tecnico dell’Inter José Mourinho si vide regalato Goran Pandev, che in quella indimenticabile stagione lasciò un bel segno fino a vincere la Champions League da titolare al Bernabeu. L’ultimo acquisto significativo in ordine cronologico porta il nome di Hernanes, stavolta voluto a tutti i costi da Walter Mazzarri e primo vero colpo di mercato di Thohir. Sempre a gennaio. Una lunga serie di affari invernali che, appunto, potrebbe vedere nei primi giorni del 2016 qualche altro nome aggiungersi alla lista.

La Coppa Italia torna ad essere ambita?

Lazio Lotito

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Diciamolo pure: era tanto che gli ottavi di finale di Coppa Italia non erano accattivanti come quest’anno. Merito delle tante sorprese, dei miracoli delle outsider e dei rumorosi crolli delle big, ma la formula complessiva della competizione resta da cestinare o, se vogliamo usare un eufemismo, da rivedere per larga parte.

Ogni volta che si parla dei problemi della nostra coppetta nazionale, il paragone più spontaneo è con la FA Cup. In realtà, per un fatto di cultura, storia e tradizione, la Coppa Italia non può essere considerata un’omologa della FA Cup, ma piuttosto dell’altra coppa inglese: la bistrattata Coppa di Lega, o Capital One Cup per ragioni di sponsor, ex Carling Cup, ex Worthington Cup, ex Coca Cola Cup, ex di tanti altri sponsor che si sono avvicendati nel nome della competizione dal 1982 in poi, nonostante la coppa esista dal 1961 con la formula dell’andata e ritorno (anche in finale) fino al ’67. Una competizione marginale che ha gli stessi benefit della coppa principale (qualificazione in Europa per la vincitrice) ma che interessa poco o niente, tanto che a gennaio si giocano le semifinali e a febbraio, massimo inizio marzo, si chiude baracca e burattini per non intralciare lo svolgimento della FA Cup, la vera coppa parallela al campionato.

Ecco, nella sua infinita saggezza la Lega di Serie A è andata in Inghilterra per copiare ed esportare la formula della coppa inglese meno considerata, quella che, per capirsi, viene considerata come una delle cause principali dei flop internazionali da chi ne caldeggia la soppressione. Format furbetto con le big che entrano in campo dagli ottavi (e qui siamo riusciti a peggiorare l’originale, dato che in Capital One entrano dai sedicesimi, un turno prima), giocano sempre in casa propria per ridurre al minimo i casi di giantkilling , tranne la semifinale andata e ritorno. Il risultato è l’unico che ci si può aspettare da un’organizzazione tanto fallace che strizza l’occhio ai soliti potenti: stadi vuoti, briciole di diritti tv, desolanti partite di mercoledì pomeriggio alle 14.30 con quattro gatti sugli spalti curiosi di vedere il debutto del ragazzino della primavera di turno. Roba da piangere se paragonata allo spettacolo della FA Cup, il vero modello da seguire nel calcio britannico ed europeo, appunto.

Un’istituzione del calcio dal 1872, la coppa d’Inghilterra deve il suo successo, oltre alla grande tradizione di più antica manifestazione tuttora disputata, al format: non esiste numero fisso di partecipanti, si iscrivono tutti i club, professionistici e non, che sono in grado di ospitare una partita ufficiale (quest’anno 736 club, in Coppa Italia 78!) e soprattutto non ci sono teste di serie, gli Arsenal e i Manchester entrano dai sessantaquattresimi di finale e possono incontrare la squadra di sesta serie così come il Chelsea, finire nell’abituale cornice degli stadi di Premier oppure nel fango di uno sgangherato stadio gremito in ogni ordine di posto. Una vera manifestazione nazionale, insomma, che avvicina i tifosi alla squadra locale, lima le differenze di rango: insomma una coppa incredibilmente romantica che infatti, oltre a regalare storie bellissime, porta sponsor, denaro, prestigio e una novantina di migliaia di tifosi alla finale ogni anno (60.000 all’Olimpico la scorsa stagione) e riempie gli stadi in quasi ogni turno (merito anche dei turni giocati il sabato, anziché in orari inaccessibili).

Se ne parla spesso e il sogno è quello di avere una coppa nazionale un po’ più simile alla coppa più bella d’Europa, piuttosto che alla caricatura della sua brutta copia, ma l’attuale struttura è confermata fino al 2018, quindi per ora non se ne parla. E dal 2018 potremmo sperare se non fosse per la dura e incomprensibile realtà: in ogni altro paese la coppa nazionale è organizzata dalla federazione, come logica vorrebbe, ma in Italia è organizzata dalla Lega di Serie A, un controsenso naturale. Questo paradosso porta con sé l’ineffabile certezza che non ci sarà mai l’intenzione di migliorare la formula di una coppa che in tal caso andrebbe a danneggiare gli interessi dell’aristocrazia pallonara: la Coppa continuerà a giocare alle 14 di mercoledì in stadi in cui risuonerà la eco delle urla del mister che ordina di scaldarsi al ragazzino del vivaio. E gli Alessandria e gli Spezia saranno solo storie da raccontare sempre più sporadicamente. Così è, in Italia, se vi pare.

Leicester, la favola e il Vardy che non ti aspetti

Ranieri

Ranieri

Era una bella giornata di sole, nel 2012 circa, quando mi recai nella fabbrica di fibra di carbonio per svolgere il mio consueto lavoro: produrre apparecchi ortopedici, un lavoro di pura fatica in cui alzavo oggetti pesanti per riporli sugli scaffali. Ebbene si,questo era il mio mestiere e durante il tempo libero militavo nel Fleetwood Town, società dilettantistica inglese. Sono passati esattamente 3 anni e gioco titolare nel Leicester City, capolista in Premier League, sono capocannoniere con 15 gol in 16 partite, e nell’ultimo match ho segnato e portato la mia squadra alla vittoria contro il Chelsea di Mourinho. Sto per caso sognando? I tifosi inglesi risponderebbero:” Absolutely No“.

Questa è la storia di Jamie Vardy ed è pura realtà. Il Leicester City, guidato da Massimo Ranieri, sta vivendo una vera e propria favola. Non male come riscatto da parte del tecnico romano che a Leicester non fu accolto in estate con grande entusiasmo, vuoi perché chiamato a rimpiazzare l’adorato Pearson, ma anche per quel soprannome di eterno indeciso ( cioè Tinkerman, retaggio dei tempi del Chelsea ) che per alcuni tifosi non deponeva proprio a favore delle sue abilità di stratega e comandante della panchina. Invece in 16 partite Ranieri ha dimostrato di avere la stoffa del grande allenatore, tanto che ora tutti si chiedono:” Can anyone stop the Tinkerman?”. I tifosi cominciano davvero a sognare, per ora alla qualificazione in Europa, ma andando avanti così, chi può dire quello che succederà da qui alla fine della stagione?

Il Leicester City Stadium griderebbe:” IMPOSSIBLE IS NOTHING“.