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Milan, il riscatto di Mihajlovic

Coronavirus Mihajlovic

Mihajlovic

Torna a respirare il Milan e con la vittoria risicata sul Sassuolo si raffredda la temperatura della panchina di Mihajlovic. Il suo Milan è ancora un mistero, la coperta è sempre corta e la squadra sempre poco equilibrata. Difficile capire come sarebbe finita ieri senza il discusso rigore con espulsione alla mezzora però qualcosa di buono, oltre, e non è poco, ai tre punti, si è comunque visto: l’ottimo ingresso in campo di Bertolacci, quello decisivo di Luiz Adriano (che alla fine della fiera ha consegnato già 4 punti fondamentali al Milan in questa stagione nei momenti più delicati), la prestazione di Romagnoli, la solita vena di Bacca, la leadership tecnica di Bonaventura in una squadra a coefficiente quasi zero per quanto riguarda carisma e trascinatori, il debutto del 16enne Donnarumma (al di là del gol subito, più merito dello spauracchio Berardi che demerito suo). Di quest’ultimo punto si è parlato tanto negli ultimi giorni: la decisione di Miha è di quelle coraggiose, impossibile dire se giusta o sbagliata nel breve termine, ma sicuramente ha avuto il coraggio di giocarsi il futuro con i propri uomini e con le proprie decisioni, senza guardare alle carte di identità né tantomeno ai diktat presidenziali (Mexes, il trequartista, le due punte…). Intanto, passata la bufera, siamo certi tornerà stabilmente Diego Lopez tra i pali, come è giusto che sia per un portiere come lo spagnolo che è un valore assoluto non del Milan ma di tutta la Serie A.

A livello tattico, però, cosa rimane da una partita come quella di ieri che ha evidenziato come la squadra ci sia, segua l’allenatore, ma è ancora prigioniera dei propri limiti caratteriali prima ancora che tecnici? Il modulo migliore potrebbe essere il 4-4-2 con le due punte Bacca e Luiz Adriano, accettando però di soffrire l’attitudine troppo offensiva degli esterni e in questo momento è un rischio che va ponderato con attenzione. Nel frattempo arriva il Chievo mercoledì e il Milan deve fare risultato assolutamente per dare serenità, convinzione e qualche certezza a una squadra terrorizzata dai risultati e spesso in balia degli eventi anche quando gioca bene: in più ci sono i tre punti e con un altro bottino pieno la classifica si accorcia sensibilmente e Sinisa lo sa.

Mondiali di rugby: è finale Oceanica

Risultati Rugby Top 10

Rugby

Si sono concluse le semifinali dei campionati del mondo di Rugby 2015. Il SudAfrica mette paura alla Nuova Zelanda. Gli All Blacks vincono per 20-18. Partita di grande intensità fisica con gli Springbocks capaci di chiudere la prima frazione in vantaggio per 12-7 grazie a 4 piazzati di un perfetto Pollard. I neozelandesi vanno in tilt, e nei primi 9 minuti del secondo tempo devono scontare un giallo rifilato a Kaino per un placcaggio pericoloso. Nonostante ciò riescono ad accorciare le distanze al 46’ con un drop di Carter, ed a capovolgere il risultato grazie alla meta di Barrett, trasformata per il 12-17. Il Sudafrica resta in scia e di piede si arriva al 18-20 al minuto 69. Negli ultimi 5 minuti gli All Black riescono nell’ intento di imbrigliare il SudAfrica nella loro metà campo con touche, ricicli e raggruppamenti. Nuova finale per la Nuova Zelanda, alla caccia della terza vittoria mondiale.

Proverà a far lo stesso l’ Australia. I Wallabies battono una grande Argentina con il punteggio di 29-15 al termine di una partita spettacolare. I Pumas non vanno mai in meta ma ci mettono il cuore per 80 minuti. I 15 punti arrivano tutti dai calci piazzati di Sanchez, motivo per il quale le mete di Simmonds e Ashley-Cooper (3), riescono a tenere a debita distanza gli indomiti sud-americani, che escono da Twickenham a testa alta sotto gli occhi dell’ attento tifoso Diego Armando Maradona.

Sarà dunque finale oceanica, la quarta nella storia del rugby.

Vola la Roma di Garcia

Garcia

Un vecchio adagio afferma che sbagliare è umano ma perseverare è diabolico. Chissà forse tutti, dalla squadra ai tifosi, nell’ambiente giallorosso hanno fatto loro questo detto e in questa stagione se lo stanno ripetendo come un mantra. In annate neanche troppo lontane, una vittoria a Firenze condita dal primato solitario in classifica, avrebbero scatenato chiunque; stavolta, invece, a Roma si sta mantenendo un profilo basso, consapevoli del fatto che in un torneo senza padrone sarà chi sbaglierà di meno ad arrivare primo al traguardo. La vittoria del Franchi, contro una Fiorentina mai doma e che probabilmente dirà la sua fino alla fine, può avere contraccolpi psicologici notevoli per la compagine capitolina reduce dall’incredibile pareggio di Champions contro il Bayer Leverkusen.

Quella di domenica sera è stata la vittoria di un gruppo che si sta sempre più compattando e, per la prima volta dopo venti anni, si sta tirando fuori dai guai senza aggrapparsi a Francesco Totti. Il Capitano sta lavorando per tornare il più presto possibile in campo e dare il suo contributo ma stavolta sa che potrà anche non affrettare i tempi perché i suoi compagni sono maturati. Primo fra tutti, naturalmente, l’erede designato, Miralem Pjanic. Il fuoriclasse bosniaco ha ormai preso definitivamente in mano la squadra come dimostrano i numeri che l’ex giocatore del Lione sta sfoggiando: 4 gol e 5 assist nelle prime nove giornate di campionato. Indipendentemente dal modulo e dalla posizione in cui gioca, il numero 15 giallorosso calamita il gioco romanista con una sicurezza ed una tranquillità mai viste finora. Se Pjanic è la mente, Gervinho sta tornando ad essere il braccio.

Ripudiato in estate, l’attaccante della Costa d’Avorio sta facendo ricredere tutti a suon di prestazioni e di marcature: il gol del raddoppio di ieri, ma non solo quello, sono l’emblema della rinascita del pupillo di Garcia. Dovesse continuare su questo trend sarà difficile tirarlo fuori. Ma non sono solo Pjanic e Gervinho, è tutta la Roma che è cresciuta sebbene qualche pausa difensiva, e di natura mentale, i giallorossi ancora la hanno. La squadra perfetta però non esiste e De Rossi e compagni saranno sicuramente lì, a fine torneo, a giocarsi il titolo. Soprattutto perché tutti, giocatori, allenatore e tifosi, aspettano il regalo che febbraio dovrebbe portare a Trigoria ovvero il ritorno in campo di Kevin Strootman. In tutto questo contesto non va dimenticato il ruolo che sta avendo Rudi Garcia. L’allenatore francese non ha mai vacillato nemmeno di fronte alle critiche che gli sono piovute addosso: è assolutamente consapevole del fatto che in difesa qualcosa manchi ma, con un Castan ancora non al meglio, sta facendo di necessità virtù affidandosi ai suoi fedelissimi.

Quest’anno, inoltre, ha abiurato il suo prediletto 4-3-3 per dare spazio, a volte, ad un 4-2-3-1 oppure ad un 4-1-4-1 come quello visto contro la Fiorentina. Quando si hanno a disposizione due frecce come Salah e Gervinho ed un giocatore straordinario come Dzeko che, con due tocchi, stoppa il pallone e innesca i compagni sulle fasce tutto diventa più semplice. Ora, il prossimo compito dell’ex tecnico del Lille, sarà quello di far piovere più palloni possibile per Edin Dzeko il quale si batte per la squadra ma vorrebbe scaraventare qualche sfera in più in fondo al sacco. Nuova coscienza dei propri mezzi, un profilo basso ed un nuovo Garcia: sono le armi di una Roma che quest’anno vuole recitare un ruolo da protagonista fino alla fine consapevole del fatto che, mai come in questa stagione, i numeri per poter festeggiare a maggio ci sono tutti…

Juve, ecco il vero Dybala

Dybala

Bella vittoria ottenuta ieri dalla Juve contro l’Atalanta, ma le notizie migliori vengono da Dybala che è risultato di gran lunga il migliore in campo, oltre al gol ha dato l’assist del raddoppio e si è procurato il rigore poi sbagliato da Pogba. Ha agito sulla trequarti dando imprevedibilità all’attacco bianconero, effettuando nove tiri di cui quattro in porta, nove cross, con una percentuale dei passaggi del 89,1%.

Ben vengano quindi le critiche se  poi i risultati sono questi, ottima anche la prova del resto della squadra, con Mandzukic finalmente in rete, ottima prova della difesa, anche se Padoin sulla destra ha sofferto e non poco nel primo tempo le discese di Drame’ a cui ha dovuto mettere una pezza Bonucci con i suoi raddoppi. Bisogna anche dire che i bergamaschi ieri hanno praticamente giocato solo un tempo, e l’attacco non ha effettuato un tiro in porta, da segnalare solo una traversa colpita con cross, ma era solo una casualità.

Ottima anche la prova del rientrante Asamoah, che si è piazzato sul centro sinistra del campo sostituendo Pereyra infortunato, così da permettere a Pogba di agire più avanzato. Sufficienza stiracchiata nonostante il gol per Mandzukic, che in area di rigore durante il match si è visto poche volte, agendo maggiormente sulla sinistra ed anche sulla trequarti, riuscendo così  a dare meno imprevedibilità all’attacco bianconero.

Infine, da menzionare l’infortunio muscolare a Pereyra, che lo terrà fuori dal campo per almeno venti giorni. Concludiamo dicendo: ben vengano le critiche an eh da parte della dirigenza se queste sono le conseguenze.

Hamilton Campione del Mondo

Hamilton
Hamilton - ph KeyPress

Hamilton

Il tormentato GP di Austin regala il terzo titolo in carriera a Lewis Hamilton, che raggiunge leggende dell’ automobilismo come Brabham, Stewart, Lauda, Senna e Piquet. Il britannico ha preceduto Nico Rosberg e Sebastian Vettel. Straordinaria la rimonta del ferrarista, partito dalla 13esima posizione. La gara non è stata condizionata dalla pioggia, finalmente assente, ma in ogni caso i piloti hanno dovuto affrontare un tracciato umido, che andava via via asciugandosi. Dal 15esimo al 19esimo giro i pneumatici di Hamilton si sono velocemente deteriorati, tant’ è che il campione perde la prima e la seconda posizione a vantaggio di Ricciardo e Rosberg.

Lewis va ai box e l’asciutto inizia a far capolino. Le due Mercedes si prendono prima e terza posizione ai danni delle Red Bull, mentre Raikkonen fa un fuoripista che lo costringerà poi al ritiro. Vettel intanto risale fino alla quinta posizione, prima di superare Kvyat. Al 28esimo giro entra la Safety car ed il tedesco ne approfitta per montare le gomme medie, alla ripartenza con un gran sorpasso supera Ricciardo, poi Kvyat sbaglia ed ecco ancora la Safety. Vettel ne approfitta per superare anche Verstappen, prendendosi la terza piazza, ma ormai le Mercedes sono lontane. Hamilton tallona Rosberg, che va lungo. Il britannico passa, è già campione ad Austin grazie al decimo successo stagionale!

TOP TEN

1- Lewis Hamilton (GBR, Mercedes)
2 – Nico Rosberg (GER, Mercedes) a 2,8 secondi
3 – Sebastian Vettel (GER, Ferrari) a 3,3
4 – Max Verstappen (FIN, Toro Rosso) a 22,3
5 – Sergio Perez (MEX, Force India) a 24,4
6 – Jenson Button (GBR, McLaren) a 28
7 – Carlos Sainz jr (ESP, Toro Rosso) a 30,6
8 – Pastor Maldonado (VEN, Lotus) a 32,2
9 – Felipe Nasr (BRA, Sauber) a 40,2
10 – Daniel Ricciardo (AUS, Red Bull) a 53,3