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Trofeo Berlusconi, il Milan lancia Donnarumma

Donnarumma

Mihajlovic ha deciso, spazio a Donnarumma. Nel trofeo Tim occasionissima per il giovane portiere rossonero, visto il momento non certo brillande di Diego Lopez, il tecnico serbo ha deciso di concedere un’occasione al sedicenne numero 1. Contro l’Inter nel trofeo Tim spazio quindi a Donnarumma, non è da escludere un ruolo da titolare anche in campionato.

Donnarumma il nuovo Buffon? Il giovane portiere ha l’occasione giusta per mettersi in mostra, sfruttare il momento opaco di Diego Lopez per strappare una maglia da titolare e prendersi il Milan.

Champions League: Roma, tocca a te

Roma

Questa sera in Germania la Roma farà visita al Bayer Leverkusen. Non sono ammessi passi falsi, i giallorossi di Garcia sono chiamati a far risultato per non veder compromesso il cammino in Europa. Il tecnico francese punta sul 4-3-3 con Gervinho, Salah e Pjanic a comporre il tridente. In difesa spazio a Rudiger che farà coppia con Manolas. In mediana spazio a Florenzi, Nainggolan e De Rossi.

Le probabili formazioni

Bayer Leverkusen (4-2-3-1): Leno; Wendell, Papadopoulos, Tah, Donati; Kramer, Kampl; Bellarabi, Calhanoglu, Mehmedi; Kiessling. A disp.: Kresic, Hilbert, Ramalho, Frey, Mehmedi, Brandt. All.: Schmidt.

Roma (4-3-3): Szczesny; Torosidis, Manolas, Rudiger, Digne; Florenzi, De Rossi, Nainggolan; Salah, Pjanic, Gervinho. A disp.: De Sanctis, Castan, Maicon, Ucan, Dzeko, Vainquer, Falque, Iturbe. All.: Garcia.

No Biglia, no Lazio

Biglia

Senza Biglia non è Lazio e a Sassuolo arriva un’altra sconfitta esterna che spezza il rendimento positivo registrato prima della pausa dai biancocelesti. Si riparte giovedì contro il Rosenborg con diversi assenti: Keita è out per un trauma distorsivo, De Vrij stringe i denti e per il momento non si opera, avanti con le infiltrazioni ma ancora non verrà impiegato, Parolo in forte dubbio così come Djordjevic, più possibilità per il regista argentino.

Infortuni che contro il Sassuolo sono costati alla Lazio una prestazione da bollino rosso, con un poco lusinghiero record di 109 errori in fase di impostazione: logica conseguenza dell’assenza di Biglia e Parolo. Particolarmente imprecisi però anche Candreva e Felipe Anderson: 19 cross senza esito per il primo, 6 dribbling falliti su 6 il bottino del brasiliano. I numeri difficilmente mentono e Pioli lo sa.

Inter vs Juve, un pareggio da decifrare…

Inter_Juve

Zero a zero e palla al centro, o meglio a chi il giorno dopo prova a capire il vero significato del pareggio a reti bianche tra Inter e Juve. Quanto alla qualità, ci si aspettava indubbiamente qualcosa in più. Due tempi opposti, quasi speculari: nei primi 45’ l’Inter ha fatto la partita mentre la Juve attendeva timida, nella seconda frazione di gara i ruoli si sono scambiati con i bianconeri padroni del campo mentre i nerazzurri aspettavano senza più avere la forza di ripartire. Un legno a testa – quello di Kehdira oggettivamente più clamoroso -, qualche occasione per parte – forse un tantino più nitide quelle bianconere -, ma per un bilancio esaustivo non si può non partire da ciò che le due squadre volevano prima del fischio di inizio.

Se la Juventus sul campo può aver vinto ai punti, ragionando in centesimi si potrebbe dire 55-45, la partita e il risultato finale sorridono all’Inter, che resta là in alto e impedisce ai bianconeri di avvicinarsi e di riaffacciarsi prepotentemente nella zona alta della classifica. Già, perché la vittoria era fondamentale proprio per la Juventus: per i tre punti, certo, ma soprattutto per dare un messaggio forte ad un campionato che fino ad ora ha visto i bianconeri discontinui e in grossa difficoltà soprattutto nelle partite importanti, vedi Roma e Napoli. Tanto più che la Juventus si presentava a Milano con quasi tutti i titolari disponibili, dopo una prima parte di stagione con troppi infortuni.

L’Inter, da parte sua, aveva due risultati disponibili su tre: vincendo si sarebbe ovviamente proiettata con determinazione e credibilità nella lotta per il titolo, ma anche il pareggio era un risultato più che buono, alla luce appunto di una classifica che oggi può dirsi ampiamente soddisfacente. Se la Juventus, insomma, ha fatto vedere un Cuadrado e un po’ di gioco in più, dall’altra parte proprio la Juventus non ha centrato a San Siro la vittoria e in questo senso il pareggio per i bianconeri suona come mezza sconfitta. Roberto Mancini nel post partita si è mostrato infastidito per qualche critica di troppo ai suoi, un atteggiamento che deriva da un risultato che appunto all’Inter va bene, soprattutto in una partita sempre pericolosa come il Derby d’Italia. E’ un Mancini che in ogni caso dovrà lavorare non poco, perché l’Inter delle ultime tre partite – una sconfitta rovinosa contro la Fiorentina e due pareggi – non è propriamente da scudetto.

Un lavoro, quello del tecnico jesino, che deve necessariamente partire da Icardi e Kondogbia, a inizio stagione considerati i veri top player della squadra e oggi in evidente difficoltà.

Milan, Diego Lopez non è più una garanzia

lopez

Se è vero che il Milan ha trovato un grandissimo attaccante come Carlos Bacca, capace di segnare al terzo tocco di palla sabato contro il Torino, e che il centrocampo ha cominciato a girare con il rientro di Montolivo, c’è da segnalare la confusione totale che regna nel reparto difensivo: la retroguardia rossonera non dà garanzie né nell’impostazione né tantomeno nella vera e propria azione difensiva.

Il problema che si aggiunge alla lunga lista di Mihajlovic è che, a differenza dello scorso anno, Diego Lopez non riesce a garantire più la sicurezza che spinse Galliani a portarlo a Milano: il gol subito dal Torino sabato sera è uno dei tanti incassati a causa delle indecisioni dell’ex Real Madrid.

L’anno scorso lo stesso Adriano Galliani dichiarò: “È uno dei primi tre portieri del mondo” e le prestazioni gli diedero ragione. Quest’anno, invece, in 8 giornate lo spagnolo ha commesso diversi errori (dalla punizione di Insigne al rinvio sbagliato che ha portato al gol dell’Empoli) che stanno spingendo l’allenatore serbo a pensare di richiamare in causa Abbiati, “dodicesimo” d’esperienza.

 

Intanto, secondo quanto riportato da Tuttosport, a Torino, nel post-partita, sarebbero volate parole grosse fra il tecnico, Alex e Cerci.

Il brasiliano sarebbe stato accusato di aver calciato una punizione che il tecnico avrebbe voluto fosse battuto da Cerci. Episodio che ha provocato non solo la ramanzina al difensore ex PSG, ma anche allo stesso Cerci, reo di non essersi opposto al compagno di squadra.