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Fiorentina leader del campionato. Le statistiche dicono che…

Giuseppe Rossi

GiuseppeRossi

L’ultima volta che la Fiorentina è stata sola al comando della serie A era l’autunno-inverno della stagione 1998/1999. Era la Viola del “mitra” di Gabriel Omar Batistuta, del maestro Manuel Rui Costa, delle pazzie di Edmundo, di “Spadino” Robbiati e con Giovanni Trapattoni in panchina, tornato in Italia dopo la seconda parentesi in Bundesliga con il Bayern Monaco.

A fine stagione il titolo andò al Milan, “Batigol” arrivò secondo nella classifica marcatori (che avrebbe potuto vincere se non si fosse fatto seriamente male contro il Milan in primavera), il “Franchi” fu imbattuto per 17 partite e solo il Parma tolse a quella bella Fiorentina la Coppa Italia. Dopo di allora, per i tifosi della Viola una sola Coppa nazionale, tante amarezze come la vergogna del fallimento e la risalita dalla C2, salvo la parentesi triennale di mister Vincenzo Montella che diede un po’ di colore ad un viola un po’ “scolorito”.

La Fiorentina che diciassette anni dopo vede le altre sfidanti dall’alto verso il basso è una squadra magari meno fantasiosa di quella di Cecchi Gori, ma è molto più concreta in tutti i reparti: da Ciprian Tătărușanu all’eterno Manuel Pasqual; da Gonzalo Rodríguez ad un ritrovato Davide Astori; da “Kuba” Błaszczykowski a Josip Iličič; da Borja Valero a Mario Suarez fino a Nikola Kalinic, Marcos Alonso, Babacar e Rossi.

Una squadra nel complesso buona ma che nessuno, visto anche il pessimo pre-campionato (Barcellona a parte), avrebbe scommesso un euro sul primato a questo punto del torneo. Ed invece grazie ad un’ottima campagna acquisti estiva (orchestrata dal direttore sportivo Daniele Pradè) ed un allenatore con esperienza internazionale (Paulo Sousa), la squadra dei della Valle alla seconda pausa del campionato ha segnato quattordici reti, incassandone solo quattro e, se non avesse perso contro il Torino alla seconda giornata, ora avrebbe fatto l’en plein dei punti a disposizione.

Il deus ex machina di questa Fiorentina siede in panchina e all’anagrafe fa Paulo Manuel Carvalho Sousa, per tutti semplicemente Paulo Sousa.

Arrivato tra l’astio dei tifosi viola (il portoghese militò due stagioni con l’odiata casacca della Juventus tra il 1994 ed il 1996), i quali espressero l’odio verso il nuovo mister con pesanti scritte sui muri, in poco tempo, con serietà ed impegno, ha fatto rimangiare a tutti (ma proprio a tutti) ciò che gli venne detto in estate.

Il tecnico ex Basilea ha tra le mani una nuova Fiorentina che non ha rinnovato con molti giocatori che hanno fatto bene con Montella (da Aquilani a Pizarro, da Vargas a Neto a Joaquin), creando un mix formato da giovani interessanti (Babacar, Kalinic e Bernardeschi), veterani della Serie A e gente con anni di esperienza internazionale (Błaszczykowski e Mario Suarez su tutti). Molto di questa Fiorentina è erede del buon lavoro fatto da Montella, ma Paulo Sousa lo ha plasmato a sua immagine e somiglianza: grinta, forza, visione di gioco con bel gioco annesso. E vista la presenza di molti squadri latini (sei italiani, quattro spagnoli, due uruguaiani, due argentini, un brasiliano ed un cileno), è una Fiorentina con il cuore caldo e i piedi fini.

Ovviamente il periodo d’oro della Fiorentina va a braccetto con la crisi di Juventus, Milan e il “non gioco” dell’Inter: delle tre grandi del campionato, la Viola ha già gli scalpi delle milanesi e tutti hanno paura di affrontare i ragazzi di Paulo Sousa. Una squadra che, sottovalutata senza dubbio, ha la propria forza nel gruppo: semplicità ma consapevolezza dei propri mezzi, organizzazione e concentrazione unite ad una grinta nel rettangolo di gioco che fa spavento.

Se il buongiorno si vede dal mattino, Montella a breve potrà essere già il passato di questa Fiorentina per fare il posto a questo allenatore che, alla soglia dei 45 anni, e dopo tante panchine in giro per l’Europa (dal Queens Park Rangers al Leicester, dagli ungheresi del Videoton agli israeliani del Maccabi Tel Aviv fino al Basilea, squadra con cui ha raggiunto, la scorsa stagione, gli ottavi di Champions League. Paulo Sousa si è fatto dalla gavetta e solo adesso si sta togliendo tante belle soddisfazioni.

Se si chiedesse al primo tifoso viola che passa per la strada e gli si chiedesse chi è giocatore più atteso, senza dubbio farebbe il nome di Giuseppe Rossi. L’attaccante italo-americano spera che questa sia la stagione del suo rilancio e del suo riscatto dopo un anno e mezzo di infermeria: a 27 anni, il numero x spera di lasciarsi alle spalle operazioni e riabilitazioni per fare spazio alla cosa che gli viene meglio, fare gol. E la sosta per le Nazionali non può che fare bene al ragazzo di Teaneck, così da potersi allenare con calma e ritornare magari titolare contro il Napoli.

Dopo la sosta (la Viola ha in giro per l’Europa dieci atleti, tra cui Astori con la Nazionale maggiore e Bernardeschi con l’Under21), i ragazzi di Paulo Sousa faranno visita, come detto, al Napoli di mister Maurizio Sarri che, proprio insieme alla squadra toscana, è la piacevole sorpresa di questo avvio di campionato. Al “San Paolo” ci saranno delle sfide affascinanti e per niente banali: Tatarusanu contro Reina; Mario Suarez e Błaszczykowski contro Allan ec Hamsik; Borja Valero contro Jorginho; Higuain e Callejon contro Kalinic e Ilicic.

Per entrambe le formazioni, domenica 18 alle ore 15 sarà la vera prova del nove per vedere se davvero sono da considerarsi come accreditabili per la vittoria di uno scudetto che, per entrambe, sarebbe il terzo della loro storia. Che in riva all’Arno manca da quarantasei anni però.

Sognare con costa nulla, a Firenze lo sanno e finché dura va bene così. Se poi tutto finisce a maggio come è adesso, meglio ancora.

Milan, buon test amichevole

Calciomercato Milan

Milan

Riparte il Milan con la vittoria in amichevole col Monza. Non uno di quei successi che accende la fantasia dei tifosi ma quantomeno utile a tranquillizzare parzialmente un ambiente caldissimo, come quello milanista in questi giorni. Tra le belle notizie nel 3-0, tutto maturato nel primo tempo, la prestazione di Poli da terzino destro, autore di due assist, e il ritorno al gol della coppia Luiz Adriano-Cerci, con in mezzo il raddoppio firmato da un volenteroso Nocerino.

Meno brillanti i rossoneri nella ripresa con il 4-4-2 che vedeva Luiz Adriano in coppia in attacco con Boateng, mentre Suso e Cerci presidiavano le fasce. Nessuno spunto degno di nota per il ghanese in prova fino a gennaio, unico brivido della ripresa un palo di Cerci. Ordinaria amministrazione dietro per Abbiati e Donnarumma: la difesa meglio nel secondo tempo con il giovane De Santis al posto di Mexes al fianco di Alex, con Poli e Zucchetti in fascia.

Milan, possibilità per Cerci?

Cerci

Che sia 4-3-1-2 o 4-4-2, l’unica certezza in casa Milan resta Giacomo Bonaventura, candidato principe per il ruolo di laterale sinistro. Il marchigiano ha già interpretato quel ruolo a Bergamo, “nascendo” e facendosi notare proprio come esterno. Meno chiara la situazione a destra, dove Mihajlovic dovrebbe scegliere tra un variopinto lotto di nomi: si passerebbe da una soluzione conservativa come Poli, a soluzioni più o meno offensive come Honda, Suso e Cerci. Il nativo di Velletri sembrerebbe il più idoneo ad un compito di questo tipo, in attesa di conoscere quelle che saranno le scelte del tecnico serbo.

Arrivato a gennaio dall’Atletico Madrid, in uno scambio che inizialmente aveva fatto gridare al miracolo, Cerci finora non è mai riuscito ad incidere in maglia rossonera: poche presenze, prestazioni insufficienti ed uno scarsissimo (per non dire nullo) apporto in zona gol. Possibile che il giocatore ammirato a Torino fino ad un anno e mezzo fa sia sparito definitivamente dai radar?

Un suo ritorno sulla corsia destra, e conseguente arretramento del raggio di azione, potrebbe aiutare il suo rilancio: come laterale di centrocampo Cerci avrebbe più spazio per provare a saltare l’avversario e servire gli attaccanti, un ritorno alle origini dove si chiederebbe più impegno che fantasia. Vedremo dunque, se il 4-4-2 potrebbe essere un’occasione di rilancio per l’esterno ex Toro o se continuerà invece a scaldare la panchina a bordocampo.

Juventus, guai alla caviglia per Pogba. Marchisio pronto per l’Inter

Paul Pogba ph: Fornelli/Keypress

Pogba

Le ultime due partite di qualificazione alla fase finale di Euro2016 vedranno ben quindici giocatori della Juventus in campo (cinque con quella italiana). A dire il vero saranno uno in meno, in quanto Paul Pogba ha lasciato anzitempo la Francia di Didier Deschamps per una distorsione di primo grado alla caviglia. Il centrocampista ha salutato il ritiro dei Bleus e non giocherà le due amichevoli contro Armenia e Danimarca (la Francia, essendo Paese organizzatore, è qualificato d’ufficio alla manifestazione). Le condizioni del “polpo” sono da valutare ma si spera che il numero 10 bianconero possa esserci e  partire dall’inizio contro l’Inter domenica prossima.

Per un Pogba che entra in infermeria, ecco un Marchisio che dall’infermeria ne esce dopo oltre un mese e contro la Beneamata partirà dall’inizio. Partirà ancora dalla panchina Kwadwo Asamoah, ancora non al top delle condizione ma Allegri sabato contro il Bologna lo ha fatto giocare dopo oltre cinque mesi di assenza per fargli riassaporare l’odore del campo.

Mentre inizia a muoversi in silenzio il mercato invernale, in casa Juventus sono da trattare alcuni rinnovi, come quello di Andrea Barzagli, mentre il Milan sembra avere chiesto alla Vecchia Signora informazioni sull’attuale direttore sportivo juventino, Fabio Paratici.

In casa Juventus oggi si festeggiano anche i 58 anni di una colonna storica della squadra tra il 1976 ed il 1989, Antonio Cabrini. Cresciuto calcisticamente nella natia Cremona, con i bianconeri ha  vinto sei scudetti, due Coppe Italia e tutte le coppe europee. Cabrini lasciò la Juventus nel 1989 per accasarsi al Bologna dopo 352 partite e trentacinque reti. In Nazionale ha vinto il titolo mondiale nel 1982 (sbagliando anche un rigore in finale) mentre nel 1978, dove fu nominato miglior giovane, fu quarto. Dopo alcune esperienza in panchina tra serie B e Lega Pro, da tre anni è l’allenatore della Nazionale femminile di calcio del nostro Paese.

Italia a Baku per il pass Europeo

Conte

Partiranno questo pomeriggio i 27 giocatori convocati da Antonio Conte per le ultime due gare di qualificazione all’Europeo 2016. La rosa, privata di Lorenzo Insigne, ancora vittima di problemi al ginocchio, decollerà alle 15:30 da Pisa verso Baku, dove sabato affronterà l’Azerbaigian.

Questa mattina sui campi di Coverciano il ct azzurro ha schierato la squadra con il 4-4-2 con Buffon in porta; Darmian, Bonucci, Chiellini e De Sciglio a comporre il quartetto di difesa; Candreva (in ballottaggio con Florenzi,) Pirlo, Parolo (favorito su Berolacci)  ed El Shaarawy a centrocampo; Eder e Pellè in attacco.

La vittoria contro gli Azeri garantirebbe l’accesso alle fasi finali del Campionato Europeo, in caso di pareggio o sconfitta bisognerà aspettare la gara contro la Norvegia di martedì.

Nel caso in cui, invece, l’ex allenatore bianconero dovesse optare per il tridente d’attacco,  gli undici rimarrebbero gli stessi con El Shaarawy spostato in avanti.