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Milan, Balotelli per dimenticare il derby

Balotelli

Non è mai facile digerire una sconfitta, figurarsi se questa arriva in un derby e rappresenta la seconda sconfitta in appena tre giornate di campionato.

Ieri sera i rossoneri hanno perso 1 a 0 contro l’Inter, ma solo sul campo perché dal punto di vista del gioco è stato un buon Milan. Montolivo e compagni hanno messo in difficoltà in più occasioni la difesa interista. E solo la sfortuna ha negato la rete a Mario Balotelli (entrato al posto di Bacca nella ripresa) in ben due occasioni.

E pensare che il Milan di ieri sera è stato il miglior Milan visto finora: difesa ben piazzata, centrocampo che chiude e riparte ed un attacco che sembra anni giocare insieme. E i Mihajlovic boys escono dal “derby della Madonnina” con zero punti: al netto delle occasioni e della prestazione, il pareggio sarebbe stato più che giusto per ma invece la classifica recita tre punti dopo 270 minuti di gioco.

I due peggiori in campo in casa sono stati senza dubbio Keisuke Honda e Luiz Adriano: il giapponese è stato provato trequartista ma ha fatto molta fatica e ha commesso troppi errori, mentre l’ex Shakhtar Donetsk ha avuto tra i piedi almeno tre palle d’oro e le ha sprecate malamente. E non è la prima volta in stagione che il numero 9 sbaglia sotto porta palle facili.

Dalle parti di Milanello il morale è basso: tre punti in tre partite e Inter che si porta già in testa solitaria a 9 punti e tante squadre che incominciano ad essere sopra ai rossoneri in classifica. Per il tecnico serbo c’è ancora molto da lavorare, ma il tempo è dalla sua in quanto mancano ancora 35 partite alla fine ed il Milan quest’anno non disputando le coppe europee ha settimane intere per preparare le sfide con calma e con più fiato in corpo.

Nonostante la bruciante sconfitta, i rossoneri si coccolano il ritorno in campo di Mario Balotelli: subentrato ad uno spento Bacca al minuto 62, l’attaccante ex Liverpool è stato molto propositivo davanti, è parso subito sul pezzo, ha preso botte e fischi (dagli spalti) per tutta la partita e Handanovic ha fatto gli straordinari nel parare i suoi tiri. E quel palo grida ancora vendetta.
E’ presto dire se Balotelli è tornato ad essere il micidiale “SuperMario” dei tempi che furono, ma se il buongiorno si vede dal mattino, quest’anno avrà modo di farsi volere bene da tutta la tifoseria rossonera.

Il Milan ospiterà sabato sera il Palermo al “Meazza”. I rosanero di mister Iachini ieri hanno pareggiato 2 a 2 contro il Carpi.

ph: Scali/Komunicare

La Lazio si gode Matri. Cosa fare con Keita?

Lazio-Juventus

Keita

Sotto il nubifragio di una domenica ricca di insidie, la Lazio rialza la testa e batte l’Udinese grazie alla doppietta del debuttante Alessandro Matri. L’ex centravanti del Milan entra nel secondo tempo al posto di Candreva, si mette nella posizione di vertice offensivo causando l’allargamento di Keita Baldé e insacca due palloni nell’area piccola da vero bomber. Quello che, insomma, alla Lazio è mancato nel drammatico agosto all’insegna delle sconfitte.

In attesa del ritorno di Filip Djordjevic e Miro Klose e con l’Europa League già alle porte, i biancocelesti hanno trovato la prima punta che cercavano e adesso Stefano Pioli si interroga sulla posizione in cui schierare Keita, ragazzo dal grande talento e dal rendimento poco costante. Lo spagnolo in Primavera segnava tanto, ma logicamente le difese che affrontava non sono paragonabili a quelle di Serie A o degli altri maggiori campionati europei. Al di là del gol segnato all’andata contro il Leverkusen (dopo averne sbagliati due piuttosto facili), il numero 14 della Lazio è apparso spaesato nel ruolo di centravanti tendendo ad allargarsi per poi puntare l’area di rigore palla al piede.

Come mostrato due stagioni fa, quando esplose in prima squadra accendendo l’interesse di alcuni top club che giocano la Champions, Keita è un esterno offensivo, una validissima alternativa a Candreva e Felipe Anderson, il classico giocatore rapido che prende palla sulla sinistra, si accentra, tira e corre ad esultare sotto la curva. L’emergenza-infortuni ha costretto il suo allenatore a schierarlo nel ruolo di terminale avanzato, ma le sue caratteristiche non sono quelle dell’ariete, per quello ci sono Klose, Djordjevic e, ora, Matri.

Il 4-2-3-1, modulo sul quale Pioli sembra voler puntare considerando il ritorno di Mauri e l’acquisto del trequartista Morrison, prevede la presenza stabile di un numero 9, uno che sia in grado di premiare con sponde e spizzate gli inserimenti dei tre alle sue spalle o di ribadire in rete i loro assist. Nel 4-2-3-1, dunque, Keita dovrebbe giocare largo, lasciando a Matri (per adesso) il posto là davanti. E poi, in fondo, se il “Mitra” segna così, che problema c’è?

Eurobasket 2015: L’Italia torna super! Azzurri ai quarti brillando

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La kermesse continentale si sposta a Lille e si comincia a fare sul serio. I padroni di casa liquidano la Turchia giocando un quarto super ed amministrando la seconda metà di gara. Anche Spagna e Grecia passeggiano. Entrambe però saranno l’ una dinanzi all’ altra nel quarto di finale piu’ interessante. Avanza senza patemi anche la Serbia, che già nei gironi aveva impressionato. Ma le sorprese non sono mancate.

Fuori Slovenia e Croazia, rispettivamente eliminate da Lettonia e Repubblica Ceca, autentiche rivelazioni di questi Europei. Veniamo a noi. Come già raccontato nell’ articolo riguardante la fase a gironi, l’ Italia è arrivata a questi ottavi di finale con piu’ luci che ombre, ma comunque con tantissimi interrogativi. La squadra guidata da coach Pianigiani è tornata ad impressionare, battendo Israele con il punteggio di 52 a 82. Sugli scudi un sempre piu’ convincente Alessandro Gentile, autore di 27 punti. Ciò che impressiona del figlio d’ arte (papà Ferdinando fu autore di uno dei miracoli sportivi piu’ entusiasmante della storia del basket italico) è la spavalderia con cui scende in campo. Le sue penetrazioni non conoscono paure, ne’ timore degli avversari, blasonati e non. Il match contro Israele finalmente si è rivelato tranquillo, senza pathos sulla sirena e senza rimonte impossibili.

Gli azzurri ad inizio terzo quarto hanno scavato il solco definitivo, consentendo a Pianigiani di far rifiatare i sempre presenti Gallinari e Belinelli, e dare spazio ai vari Polonara, Melli e Della Valle, autore di 2 bombe da 3 da top player. Unica nota stonata l’ infortunio alla caviglia che ha costretto Andrea Bargnani a chiamarsi fuori dopo solo 11 minuti. Il mago, grazie ai due giorni totali di riposo prima dei quarti, dovrebbe recuperare e scendere in campo regolarmente contro la Lituania mercoledi’ alle 21. Ancora nulla da fare invece per capitan Gigi Datome, Pianigiani esclude al 100 % un suo rientro nel prossimo match.

EUROBASKET – OTTAVI DI FINALE

Francia – Turchia 76-53

Lettonia – Slovenia 73-66

Spagna – Polonia 80-66

Grecia – Belgio 75-54

Serbia – Finlandia 94-81

Croazia – Rep.Ceca 59-80

Israele – Italia 52-82

Lituania – Georgia 85-81

Serie A, i top e flop della terza giornata

Matri

In attesa della chiusura della terza giornata con Sampdoria-Bologna, rinviata ad oggi causa maltempo, SportPaper ha individuato per voi i migliori e i peggiori dell’ultimo turno della nostra Serie A. In una domenica piena di gol sono soprattutto gli attaccanti a rendersi protagonisti, anche se non tutti in positivo.

Mancini e il ritorno dell’Inter

Mancini

Come sempre, è nel mezzo che bisogna frugare per riuscire ad analizzare lucidamente. Gli estremi, di solito, sono ingannevoli. Tra l’Inter che ha vinto il derby e conduce il campionato a punteggio pieno soltanto perché è fortunata e l’Inter che ha già ipotecato lo scudetto – per capirci – c’è una vasta terra di mezzo costellata di motivi, ragioni, elementi concreti che possono spiegare la metamorfosi dei nerazzurri rispetto alle disastrose stagioni del recente passato. Il derby, in questo senso, è stato un ottimo banco di prova e valutazione. Ha vinto l’Inter, avrebbe potuto vincere il Milan. Ma non è questo il punto.L’Inter, oggi, è ancora un cantiere che però presenta basi apparentemente solide. Basi, appunto, che non bastano per vincere ma sono necessarie per provarci. Non si può non partire da Kondogbia, per spiegare come il vero derby l’Inter l’abbia vinto in estate, non durante le amichevoli estive bensì a Montecarlo, quando Ausilio e Fassone hanno strappato il gigante francese alla concorrenza proprio del Milan. Ecco, lo stesso derby di ieri sera con Kondogbia in rossonero, probabilmente, sarebbe stata un’altra partita. Il giovane francese ha commesso qualche errore, certo, ma è significativo il fatto che abbia dato il meglio di sé nel momento di maggior difficoltà dell’Inter: sono questi i particolari che fanno di un giocatore un leader.

I nerazzurri, nell’ultima mezz’ora, hanno pensato solo a difendere in un modo che se lo facesse Trapattoni si griderebbe allo scandalo. Ma è significativo che nell’ultima mezz’ora il Milan si sia reso pericoloso più che altro con conclusioni dalla distanza: tradotto, quando difende l’Inter è una squadra compatta come non si vedeva da tempo. Vincere aiuta, ovviamente, ed è così che oggi Roberto Mancini sorride dall’alto di scelte al momento vincenti. Felipe Melo, per esempio, non è un fenomeno ma nel derby ha dimostrato di saper giocare a certi livelli e in determinati contesti. Murillo è il classico marcatore sudamericano, veloce, aggressivo, di quei difensori che attaccano sempre l’attaccante. Perfino Medel, adattato difensore, non è franato seppur messo molto in difficoltà dalla qualità di Luiz Adriano e Bacca. Jovetic stesso, incostante negli anni di Manchester, pare rigenerato e pronto per prendere in mano l’attacco di una squadra come l’Inter.

Da Perisic, invece, ci si aspettava qualcosina in più sotto l’aspetto del coraggio di tentare la giocata, ma è folle giudicare un giocatore dopo mezza partita. Per tutto questo, l’Inter non è da scudetto alla luce dei 9 punti in 3 partite, ma è da scudetto per il modo in cui questa squadra è stata costruita. Mancini ha avuto tutto ciò che ha richiesto: fortunato, dice qualcuno, coraggioso, dicono altri, perché troppe dopo questo mercato il Mancio non avrebbe alcun alibi di fronte a eventuali fallimenti. Guardando altrove, inoltre, la Juventus si riprenderà sicuramente ma potrebbe non essere la solita armata invincibile ammirata negli anni scorsi. Il Milan ha giocato un bel derby ma sembra un pochino indietro rispetto all’Inter, il Napoli fatica ad assimilare i dettami di Sarri. La Roma va forte, ma insomma la concorrenza non sembra essere allucinante. Anche per questo, l’Inter può e deve crederci.