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Allenatori vincenti si nasce…

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Quando si parla di allenatori vincenti non si può non pensare a Carlo Ancelotti e Josè Mourinho; due dei più titolati della storia del calcio. Il buon Carletto si candida ad essere l’allenatore che in assoluto ha fatto meglio, sia in campo internazionale che in campo nazionale: nel suo Palmarès ci si può perdere date le innumerevoli competizioni vinte tra campionati (1 Italiano, 1 inglese, 1 francese), Coppe nazionali (1 italiana, 1 inglese, 1 spagnola) Super Coppe 1 italiana e 3 europee), Mondiali per Club (1 con il Milan) e Champions League (2 con il Milan e 1 con il Real Madrid). Numeri che sarebbero ancor più straordinari sommati alle conquiste ottenute ai tempi in cui correva sui prati della Serie A in calzoncini bianchi e in maglia rossonera; titoli che arriverebbero a quota 29. Traguardi ambiti da tutti quelli che sognano di fare questo mestiere, un mestiere difficile, problematico e stressante ma che se portato avanti con voglia e talento, un grande talento, può portare a vivere – come disse lo stesso Ancelotti riferendosi alla seconda Champions League vinta con il Milan contro il Liverpool ad Atene nel 2007 – la vittoria più bella di sempre.

L’altro “conquistatore” per così dire è Josè Mourinho; poco affine al campo da gioco in versione giocatore, solo qualche comparsa da difensore nelle giovanili del União Leiria e del Belenenses e poi due stagione tra le fila del Sesimbra, sempre in Portogallo. Alla giovane età di 24 anni appende gli scarpini al chiodo e inizia la carriera di allenatore, scelta che si è poi dimostrata la più giusta. Josè inizia al Victoria Setubal nel 1987 e l’anno seguente, chiamato a fare da secondo a Joao Alves al Estrela Amadora; avventura che lo porterà a vincere laCoppa di Portogallo del 1990. I successivi anni lo portano allo Sporting Lisbona, dove fece addirittura il preparatore dei portieri, poi al Porto e al Barcellona come vice di Robson con cui vince Coppa di Spagna, Coppa delle Coppe e Supercoppa si Spagna. Per Mourinho sono state esperienze molto utili e dal 2001, alla guida del Porto, inizia la sua ascesa verso l’olimpo dei migliori: tra il 2001 e il 2014 ha messo in bacheca ben 20 trofei. Lo Special One, come si definisce lo stesso Josè, come tutti sanno ha fatto rotta anche nel nostro campionato portando l’Inter in cima al mondo conquistando uno splendido Triplete con Campionato, Coppa Italia e Champions League. Un anno, il 2010, culminato quel magico 22 maggio con la Coppa dalle grandi orecchie sollevata al cielo, che forse nemmeno lo Special One potrà ripetere.

La Roma sfida la Sampdoria, obiettivo la vittoria

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Roma in campo questa sera a Marassi contro la Sampdoria dell’ex Mihajlovic, obiettivo dei giallorossi la vittoria per dimenticare la Champions e per non permettere alla Juve di allungare in classifica. I giallorossi affrontano una delle formazioni rivelazione del campionato, una sfida certamente non facile per i ragazzi di Garcia. Il tecnico francese punta sul tridente Ljajic, Totti e Destro.

Le probabili formazioni:

Sampdoria (4-3-3): Romero; De Silvestri, Silvestre, Romagnoli, Regini; Soriano, Palombo, Obiang; Gabbiadini, Okaka, Eder
A disp.: Da Costa, Massolo, Fornasier, Gastaldello, Duncan, Marchionni, Mesbah, Sansone, Bergessio, Rizzo, Fedato, Wszolek. All.: Mihajlovic

Roma (4-3-3): De Sanctis; Torosidis, Astori, Yanga-Mbiwa, Holebas; Pjanic, De Rossi, Nainggolan; Ljajic, Totti, Destro
A disp.: Skorupski, Lobont, Cole, Calabresi, Emanuelson, Somma, Paredes, Uçan, Sanabria, Florenzi, Gervinho, Iturbe. All.: Garcia

L’Inter attacca la Juve: “Retrocessa in B insieme alla sua reputazione”

Agnelli

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Le parole di Agnelli tornato alla carica dichiarando illegittimo lo scudetto assegnato all’Inter nel 2006 non sono state gradite dalla dirigenza interista. Duro comunicato stampa da parte del club di Thohir per rispondere alle parole di Agnelli.

Questo il comunicato del club nerazzurro: “Prendiamo atto dell’ennesimo tentativo del Presidente Agnelli di mistificare i fatti e cambiare la storia – si legge in un comunicato -. Il 2006 è stato un anno disastroso, in cui lo scudetto è stato assegnato legittimamente all’Inter dalla FIGC, e la Juve è stata retrocessa in serie B insieme alla sua reputazione”.

I numeri di Barcellona – Real Madrid

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Stasera, alle 18.00, nel bellissimo palcoscenico del Santiago Bernabèu andrà in scena una delle sfide più celebri e leggendarie del calcio mondiale; El Clasico, il super derby tra le due squadre più vincenti del calcio spagnolo, Barcellona e Real Madrid. Le due compagini sono da sempre, si potrebbe dire dal giorno della loro fondazione, rivali ed avversarie. La rivalità iniziò nel lontano 1902, giorno della prima sfida tra i Castigliani e I Catalani terminata 1-3 per i blaugrana. La rivalità si è poi alimentata nel corso degli anni fino a culminare in una vera e propria faida nei primi anni 40, esattamente nel 1943, dopo la semifinale del Generalismo che terminò con la vittoria del Barcellona per 3-0 nella partita di andata e con un clamoroso 11-1 per il Real in quella di ritorno; una partita caratterizzata da sospette pressioni sui giocatori blaugrana. Dal primo match sono passati oltre 112 anni e quello di stasera sarà il derby numero 261, tra campionato, Coppe di Spagna e Supercoppe; con 107 vittorie per il Barcellona, 95 per il Real Madrid e 58 pareggi. L’ultimo ha visto trionfare i blancos (2-1) nella finale della Copa del Rey.

Una sfida che ne racchiude altre; una delle più belle degli ultimi anni è quella a suon di gol tra Cristiano Ronaldo e Lionel Messi. Il portoghese ha siglato 13 gol totali mentre la pulce argentina ne ha fatti addirittura 21 superando anche Alfredo Di Stefano a quota 18 con la camiseta blanca. Un’altra sfida, invece, è legata alle presenze: in testa in questa particolare classifica (tra i calciatori in campo) c’è Xavi che ha timbrato 40 cartellini, poco più indietro il portiere del Real Madrid, Iker Casillas con 35 presenze. Numeri che rendono ancora più intrigante questo confronto; una gara da guardare assolutamente, magari assaporando le tipiche Tortillas di Barcellona e i Churros di Madrid, nel segno della sportività, e che vinca la migliore.

Juve, la storia nel mirino. Agnelli sogna lo scudetto…

Agnelli

Agnelli

Non è mai bello perdere, questo è lapalissiano, ma è ancora più brutto perdere giocando meglio della squadra avversaria e tirando in porta con una frequenza altissima. È quello che è accaduto alla Juventus nella partita scorsa contro l’Olympiakos in Champions League. Una quantità enorme di occasioni da gol (almeno 5 nette) non realizzate per una dose ampia di sfortuna ma anche perché il portiere avversario, Roberto, sconosciuto ai più, ha compiuto la prestazione della vita con parate degne del caro vecchio Buffon. Ma Allegri e Agnelli non si preoccupano, anzi. Il primo studia la formazione da schierare contro il Palermo domenica e si gode il rinnovo quinquennale di Paul Pogba fino al 2019. Il secondo pensa al fatturato societario e a sua detta, come riportato da Sportmediaset, è nella top10 mondiale con 300 milioni, ma di molto inferiore alle prime società Europee.

Nell’ambiente bianconero si crede molto nel campionato, “il quarto scudetto consecutivo ci porterebbe nella storia” – dice Agnelli durante l’assemblea degli azionisti – ma credono molto anche nel passaggio del turno in Champions League. Tutto possibile, in campionato a dar filo da torcere ai bianconeri c’è solo la Roma di Garcia, umiliata dal Bayer Monaco di Guardiala e che, quindi, potrebbe accusare il colpo; in Champions è ancora tutto aperto e il prossimo 4 novembre Allegri e i suoi avranno subito l’occasione, affrontando nuovamente i greci, di dimostrare che quella di due giorni fa è stata solo una partita sfortunata portandosi avanti in classifica.
Da troppo tempo la Juventus in Europa non è la stessa che domina la Serie A, il gioco non è lo stesso, non ha la stessa fama di vittoria e da Conte ad Allegri, oltre il posizionamento più arretrato di Pogba, non si è visto nulla di diverso. Non è, evidentemente, ancora competitiva come si credeva; l’Europa non è come l’Italia, in diversi campi ultimamente ma soprattutto in quello calcistico. Che sia il fenomenale Bayern di Robben, che già nella stagione 2012-2013 sconfisse proprio la Juventus con un doppio 2-0, o l’Olympiakos di Kasami non c’è scusa che tenga, le italiane sono ancora molto inferiori.