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Calciomercato Roma, piace Coric della Dinamo Zagabria

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Il croato avrebbe conquistato Monchi, che starebbe cercando di portarlo a Roma il prima possibile

Sarebbe il centrocampista Ante Coric il nuovo obiettivo di mercato della Roma. Secondo quanto riportato da calciomercato.it, il giovane croato, seguito da diversi club europei, avrebbe suscitato l’interesse dei giallorossi; che avrebbero offerto alla società di Zagabria, 12 milioni di euro per lasciarlo andare a Roma. La richiesta del club croato è però di tre milioni di euro in più. Il giovane in questa stagione ha collezionato tre reti in dodici presenze. Potrebbe approdare alla corte di Eusebio Di Francesco a Giugno; a meno che, non parta a Gennaio, uno tra Under o Gerson. In questo caso, Monchi, cercherebbe di portarlo all’Olimpico già per il mercato invernale. Nonostante la giovanissima età Coric, vanta già tre presenze con la nazionale maggiore.

Lazio, per la difesa c’è Gunter

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Il club biancoceleste avrebbe messo gli occhi sul ventitreenne di origine turca

Sarà una sfida tutta italiana, quella per aggiudicarsi le prestazioni di Koray Gunter. Il tedesco di origine turca, attualmente gioca nel Galatasaray e avrebbe suscitato l’interesse di Lazio, Udinese e Torino. Secondo “Fusball Transfers” il difensore piacerebbe molto a Igli Tare, che oltre a voler sistemare la difesa, che ieri contro l’Atalanta ha dimostrato di non essere al top; vorrebbe essere coperta nel caso la storia con De Vrij non vada a buon fine. ll ragazzo vorrebbe cambiare aria; nel club turco non ha lo spazio che gli serve per dimostrare che è un ottimo giocatore; ed una squadra come la Lazio, farebbe proprio al caso suo. Inzaghi potrebbe lanciarlo in uno dei campionati più belli del mondo e per Coric sarebbe una vetrina unica.

Benevento, Fabio Lucioni torna in campo

In attesa del verdetto finale, Lucioni potrà tornare in campo con i suoi compagni di squadra.

Fabio Lucioni, capitano del Benevento potrà tornare in campo già dalla prossima partita di campionato. E’ la società sannita stessa a comunicare la presenza del giocatore tramite un comunicato ufficiale. Ricordiamo che il giocatore era stato sospeso a causa dell’assunzione dell’anabolizzante “Clostebol”.

“Il Benevento Calcio comunica che il capitano Fabio Lucioni potrà scendere in campo regolarmente già dalla gara contro il Genoa in programma sabato 23 dicembre e per i successivi impegni contro Chievo Verona del 30 dicembre 2017 e Sampdoria del 6 gennaio 2018. Il Tribunale Nazionale Antidoping, infatti, ha deciso che la posizione di Fabio Lucioni andava trattata congiuntamente a quella del dott. Walter Giorgione, nei confronti del quale era stato disposto il rinvio del procedimento al 16 gennaio 2018 a seguito dell’istanza proposta dal legale della Società avv. Eduardo Chiacchio”

De Sciglio vs Bonucci: chi sposta davvero gli equilibri?

DE SCIGLIO-BONUCCI: UNO SCAMBIO VELENOSO ALL’APPARENZA

Dall’estate rovente al rigido inverno, il passo è breve. Quasi come l’attimo fuggente che ha sconvolto l’intero calciomercato nel pieno di luglio: “Bonucci-Milan: è fatta”. Pochi giorni dopo arriverà anche l’ufficialità del passaggio in bianconero di Mattia De Sciglio, corteggiato e voluto dal ‘suo mentore’ Massimiliano Allegri,  tra infiniti dubbi, critiche e pochissime certezze. Il buon inizio di stagione dei rossoneri sembrava confermare le grandi aspettative di cui erano stati addossati per l’onerosa campagna acquisti. Al contrario la Juventus, orfana di uno dei pilastri portanti della BBC, appariva assai più vulnerabile. E il 3 a 0 subito con il Barcellona non fece che inasprire le polemiche. Inoltre, come se non bastasse, in quell’occasione De Sciglio, dopo soli 40 minuti, fu costretto a lasciare il campo per infortunio. Episodio che gettò ulteriore benzina sul fuoco, ammiccato dallo “scambio” estivo tra difensori.

Ma quante cose sono cambiate da quel 12 settembre! La Juventus, infatti, ora appare più solida e cinica. Le critiche piano piano stanno venendo messe a tacere, gara dopo gara. Inoltre non subisce gol da sei giornate, Champions inclusa. La clamorosa debacle subita al Marassi contro la Sampdoria rappresenta ormai uno spartiacque, un lontano e brutto ricordo. Da quegli ultimi 10 minuti la Juventus non ha mai smesso di pedalare, di reagire. Bisognava voltare pagina ed è stato fatto. Il Diavolo, invece, è sprofondato nell’inferno. Cena di Natale annullata e ritiro fissato. Chi, in estate, si aspettava tutto questo? Men che meno Bonucci, spostatosi sotto l’ombra della Madonnina per guidare con la fascia da Capitano al braccio i rossoneri verso grandi traguardi. Ma si sa, i buoni propositi non sempre son facili da attuare, soprattutto quando è tutto il gruppo che non funziona.

DE SCIGLIO VS BONUCCI, SINGOLO VS GRUPPO

A differenza degli sport individuali, in cui emergono principalmente le doti e le qualità dei singoli atleti, il calcio valorizza un giocatore grazie al gruppo. E’ questo l’elemento imprescindibile senza cui Messi o Ronaldo non avrebbero vinto 5 Palloni d’Oro. Senza cui l’Inter non avrebbe vinto il Triplete, senza cui la Juventus non avrebbe dominato per 6 anni il palcoscenico italiano, senza cui il Milan non avrebbe vinto 7 Champions League, senza cui l’Italia non avrebbe 4 stelle sul petto. Entrando nel personale, il gruppo è quell’elemento che ha permesso a De Sciglio di realizzare il suo primo gol in Serie A, di ritrovare fiducia nei propri mezzi, di riconquistare serenità e di dimostrare il suo vero valore, quello che gli aveva permesso di esordire giovanissimo in prima squadra al Milan. Le sue parole dopo l’ottima prestazione con il Bologna, infatti, ne sono testamento: “Dopo un avvio difficile io sono rimasto tranquillo, consapevole che c’era tanto da lavorare. La fiducia che mi hanno dimostrato la società e i compagni ha fatto il resto”.

Per quanto riguarda Bonucci, invece, le cose stanno diversamente. L’ex bianconero è approdato al Milan con l’intento di “Spostare gli equilibri”, di far la differenza, di diventare leader, esempio e monito per i propri compagni grazie al suo carisma, al suo carattere e alla sua predisposizione nell’impostare il gioco dalla retroguardia. Evidentemente, però, Leonardo non ha fatto i conti con il contesto in cui andava ad inserirsi: cambio di proprietà e squadra quasi completamente rivoluzionata. Fattori che nemmeno moltissimi giornalisti hanno tenuto in considerazione, generando così grandissime aspettative tra tifosi e addetti ai lavori. Risultato? Flop totale. Di conseguenza i risultati negativi si sono riflessi sui singoli, su cui inizialmente ci si aspettava grandi cose.

Insomma, la rinascita di De Sciglio e l’appannatura di Bonucci, messo però troppe volte sul banco degli imputati ingiustamente, dimostrano nuovamente che il singolo ha bisogno di un gruppo solido e unito per dare il meglio di sé. E quando ciò accade le due parti si completano una con l’altra, generando armonia e bellezza. Infine, per dirla in modo ironico, possiamo affermare che è il gruppo a spostare gli equilibri.

 

 

 

 

 

 

Ilary Blasi: ”Il giorno prima di dire addio Francesco era molto cupo”

Francesco Totti

Ilary Blasi: ”Prima di dire addio alla Roma Francesco era nevrastenico”

Intervista dal Fatto Quotidiano, Ilary Blasi, moglie di Francesco Totti ha commentato l’addio al calcio dello storico capitano della Roma, soffermandosi anche su particolari aspetti della loro vita privata.

Una vita straordinariamente… normale

”La nostra quotidianità a volte è più banale di quanto uno possa pensare, tra ruoli, doveri, obblighi famigliari e desideri di fuga per una vacanza. Comprese le gioie di una famiglia che sta bene insieme. Ogni tanto devo tenere qualche accorgimento, ma nulla di più. Certo, cambia se esco con Francesco o meno. Se c’è lui si fermano le folle, è lui il catalizzatore, altrimenti il ristorante o il cinema non li vieta nessuno”.

28 maggio 2017, un giorno che passerà alla storia

”Quel giorno in campo ero semplicemente concentrata, sapevo quanto gli sarebbe costato, forse ne ero cosciente più di lui. Poi conosco la sua emotività, non fragilità, ma la capacità e il coraggio di esprimere le proprie emozioni. Il mio ruolo era quello di stare lì per sostenerlo.
La sera prima dell’ultima partita, poi, non è dimenticabile. Era impossibile restare in casa, lui nevrastenico, tra il cupo e il molto cupo, così siamo usciti in motorino e abbiamo raggiunto gli amici per bere un caffé insieme”.

Il rapporto con Spalletti

”Non mi pento di averlo definito ‘piccolo uomo’. Per fortuna sono sempre lucida quando parlo e consapevole di quello che dico”.