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Cagliari: Rastelli ad un passo dall’esonero, Oddo in pole per la sostituzione

Cagliari

Il tecnico del Cagliari ad un passo dall’esonero, fatale la sconfitta contro il Genoa

Massimo Rastelli ad un passo dall’esonero, il Presidente Giulini e la dirigenza rossoblu hanno deciso di finire qui l’esperienza con l’ex tecnico dell’Avellino. La sconfitta casalinga contro il Genoa è stata la classica goccia che ha fatto traboccare il vaso, pesano anche le quattro sconfitte consecutive in cui l’attacco ha messo a segno solamente due reti nell’ultimo match.

Nella scorsa stagione ricordiamo che Rastelli è riuscito a traghettare il Cagliari ad un undicesimo posto finale, quest’anno pesa probabilmente la pessima campagna acquisti estiva che sembra aver indebolito i rossoblu.

Per la sostituzione di Rastelli due sono i nomi su cui Giulini punta, Iachini ed Oddo, con quest’ultimo che è il favorito dopo l’incontro avvenuto ieri sera a Milano in cui secondo La Gazzetta dello Sport sembra essere stata trovata un’intesa di massima.

Si attende a questo punto solo l’annuncio ufficiale dell’esonero.

Albertini su Montella: “Ha bisogno di fiducia”

Albertini difende Montella e Bonucci

Demetrio Albertini, ex giocatore del Milan, a margine del Forum Sport e Business del Gruppo 24 Ore, concede alibi a Vincenzo Montella e Leonardo Bonucci, al centro della critica per gli scarsi risultati del Milan in campionato. Queste le sue dichiarazioni:

“Montella è in discussione per i risultati, ma ha cambiato tantissimi giocatori che vanno inseriti e valutati. Il suo è un compito difficile. Bonucci ha perso i punti di riferimento sia nelle modalità di allenamento che nelle modalità di gioco e quindi spetterà a lui riuscire a percepire questo cambiamento e adattarsi con tutte le sue qualità e il suo carisma. Certo, tre sconfitte di fila pesano”.

“Il derby – aggiunge l’ex rossonero – è stato meraviglioso, ricco di emozioni. L’Inter finora non mi ha entusiasmato, ma ha colto i punti. La forza di questo campionato è l’equilibrio. Stiamo vedendo dei grandi giocatori che non si vedevano da tanti anni. Juventus e Napoli sono le due squadre che qualitativamente hanno qualcosa in più degli altri e andranno fino alla fine a giocarsi lo scudetto”.

Guardiola elogia il Napoli: “Gioca benissimo. Sarri è il nuovo Sacchi”

Pep Guardiola

La bellezza del Napoli

In attesa del match di domani sera tra Manchester City e Napoli sono molte le ipotesi che si stanno facendo in queste ore. Il Napoli ha un gioco che incanta, e sta incantando, tutto il mondo del calcio mentre il City di Guardiola è una squadra che non demorde mai e cerca sempre di vincere lottando fino alla fine con un gioco altrettanto buono. Proprio il tecnico spagnolo, come riporta la Gazzetta dello Sport, ha detto la sua su questa importante sfida: “Mi piace vedere il Napoli, mi piace il suo tipo di calcio, mi piace la bellezza del suo spartito. Certe volte seguendo le partite del Napoli di fronte alla tv mi scappa un “woow” di ammirazione. Loro giocano in modo diverso rispetto alla Premier e dobbiamo in qualche modo adattarci”.

Obbiettivo: fare il possibile

“Il pressing del Napoli è molto alto e questo consente di portare diversi giocatori al tiro. In attacco c’è un campione come Mertens: è riuscito a sostituire un centravanti del valore di Higuain. Callejon è bravissimo negli inserimenti. a difesa è aggressiva. Il portiere ha esperienza sconfinata ed è un leader”.

Su Sarri: “Sono convinto – continua Guardiola – che lascerà una traccia profonda nel calcio italiano e la lascerà anche nei giocatori. Il football italiano ha avuto un rivoluzionario: Arrigo Sacchi. Poi c’è stato Antonio Conte, con la sua Juventus e ora Sarri, un uomo che sta segnando un’epoca”.

Milan, senti Salvini: “Siamo ridicoli”

Squadra ridicola

La sconfitta, e la prestazione, di ieri nel derby contro l’Inter non è stata gradita da moltissime personalità dello sport e della tv legate ai colori del Milan. Anche la politica italiana rossonera ha accusato il colpo. Matteo Salvini, leader della Lega Nord e tifosissimo del Milan ha detto la sua a Radio Uno: “Abbiamo una squadra ridicola, con un allenatore ancora più ridicolo. Nel primo tempo ha sbagliato totalmente formazione, non ha ancora capito con che modulo giocare e schiera calciatori non in forma, come Bonucci”.

L’errore di Berlusconi

Su un possibile esonero di Montella: “Al suo posto prenderei la qualunque. Ancelotti? No, ha uno stipendio di 12 milioni di euro all’anno. Sarri? Berlusconi ha fatto un errore clamoroso non prendendo Sarri, che sarà di sinistra e non elegantissimo, ma deve allenare una squadra”.

 

Argentina e il miracolo firmato Leo Messi

Lionel Messi

Il miracolo di Leo

E’ passata una settimana dal match di Quito: Argentina batte Ecuador 3-1 e Albiceleste che stacca il pass per Russia 2018 direttamente senza passare dalle forche caudine del play off. Nella frase precedente c’è però un errore (voluto): non è l’Argentina ad aver vinto 3-1, ma Lionel Messi ad aver battuto la Nazionale tricolor. “Ma non si gioca in undici a calcio?” direbbe il lettore poco attento. Certamente, ma se la squadra di Sampaoli parteciperà al suo diciassettesimo campionato del Mondo lo deve solo e solamente al suo capitano. Messi ha segnato la sua terza tripletta in maglia bianco-celeste, la sessantunesima rete in 122 caps.

In una partita da dentro e fuori contro un avversario già eliminato dalla road to Russia 2018, Messi si è trasformato in…Messi e ha scacciato l’incubo di non partecipare alla kermesse e di dover vedere la kermesse dal divano di casa insieme ad altri 43 milioni di argentini.

E invece Messi si è caricato sulle spalle i dieci compagni, Sampaoli e tutto il popolo argentino con una prova superlativa (da vero Messi) ha conquistato il terzo posto nella classifica delle qualificazione CONMEBOL e staccando il “biglietto” insieme a Brasile, Uruguay e Colombia. La quinta (sudamericana a partecipare al Mondiale russa potrebbe essere il Perù, ma solo se batterà nei play off la vincente della zona oceanica, la Nuova Zelanda. A giocarsi il play off ci sarebbe potuta stare l’Argentina, ma Messi ha deciso di no. L’asso di Rosario ha capito che era ora di trascinare la sua squadra alla vittoria e lo ha deciso proprio nella finale del Estadio Olímpico Atahualpa (perché per l’Albiceleste il match di Quito valeva davvero quanto una finale mondiale) e lo ha fatto come solo lui sa fare: tre gol senza appello, da campionissimo, da fenomeno del calcio

La scorsa stagione si diceva che Messi fosse sul viale del tramonto, in fase discendente. Meno male: a oggi, tra Nazionale e club, la “pulce” ha segnato già quattordici reti e quando non ha segnato o ha fatto un assist o è stato uno dei migliori in campo.

Messi è così: quando il gioco si fa duro, i duri iniziano a giocare. E lui stesso ha capito, ai 2.850 metri metri di altezza dello stadio di Quito, che se l’Argentina non si fosse qualificata non avrebbe (magari) più preso parte ad un Mondiale con la possibilità di non poter vincere mai quella Coppa del Mondo che lo affiancherebbe nel mito di Diego Armando Maradona.

Lo stesso Messi aveva detto che non poteva esserci un Mondiale senza l’Argentina e grazie a lui la Nazionale di Sampaoli prenderà l’aereo per l’est Europa.

Messi ha sempre dovuto combattere (e combatterà ancora) contro l’etichetta di chi lo vedeva solo decisivo nel club e non nel Nazionale. Cosa che non fu per Maradona, trascinatore del Napoli e dell’Argentina alla vittoria di Messico ’86.

Messi martedì notte ha fatto un miracolo, ha condotto il suo popolo ad un Mondiale preso per i capelli, ha segnato 21 reti nelle qualificazioni mondiali fa quando gioca in Nazionale, diventando recordman di reti. E delle diciannove reti albiceleste, sette le ha segnate il solo Messi, il 37%.

Per un Messi miracoloso, ecco una Nazionale argentina che deve fare autoanalisi e capire cosa l’ha spinta a segnare solo diciannove reti in diciotto partite (settimo attacco su dieci totali) e capire dove si è sbagliato. In Russia non saranno ammesse brutte figure, visto che la Seleccion si presenta da vice-campione uscente.

Di tempo ce n’è a disposizione e l’Argentina ha la fortuna di avere un bacino di giovani giocatori da far giocare nella Nazionale dei grandi. Tra questi i “nostri” Icardi e Dybala. Su quest’ultimo si stanno facendo molti paragoni come “el nuevo Messi”.

Ci si può arrivare ad assomigliare a Messi, ma questo Messi è irraggiungibile. Ieri, oggi e domani. Gli argentini lo sanno e se lo godono in pieno.