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Milan, Gigio Donnarumma ha fatto la sua scelta

CorSport, Gigio è un Diavolo

Gigio Donnarumma ha fatto la sua scelta. Più che mai, il portiere classe 1999, vuole far parte ed essere protagonista del nuovo Milan e nella storia di questo club. Gigio, infatti, ha finalmente deciso di rinnovare il suo contratto con il Milan, nonostante Raiola non sia dello stesso parere. Il suo procuratore vorrebbe costringere i rossoneri ad inserire delle clausole molto pesanti che garantirebbero al suo assistito di svincolarsi abbastanza facilmente nel caso in cui già questa prima stagione, gestita da Fassone e Mirabelli, non dovesse avere un esito completamente positivo.

L’annuncio

Forse già questa sera, subito dopo la sfida europea contro il Liechtenstein, potrebbe esserci una prima conferma: Donnarumma dovrebbe annunciare, in contemporanea con Casa Milan, il rinnovo scatenando l’entusiasmo dei tifosi rossoneri.

Fonte: CorriereDelloSport

 

Inter: mercato in fermento, in difesa i primi colpi di Ausilio

Inter

Inter, prima di comprare bisogna vendere

L’Inter non vuole commettere errori in questa sessione di mercato. La dirigenza nerazzurra ha intenzione di rinforzare la squadra reparto per reparto seguendo le direttive di Spalletti. Tuttavia ancor prima di comprare Ausilio dovrà pensare a sfoltire la rosa. Molti infatti sono i nomi ritenuti poco funzionali al progetto nerazzurro; l’Inter con le loro cessioni vorrebbe garantirsi un ulteriore tesoretto da investire in modo congruo per rinforzare il team da consegnare a Spalletti.

Tra i partenti figurano i nomi di: Andrea Ranocchia, Yuto Nagatomo, Marco Andreolli, Marcelo Brozovic, Ivan Perisic, Davide Santon e Jeison Murillo. Per quanto riguarda Perisic, il giocatore si è promesso al Manchester United ma attualmente tra l’offerta dei Reds e la domanda dell’Inter ballano 10mln. Brozovic piace molto in Russia allo Zenit di Mancini e allo Spartak Mosca. Ranocchia, dopo l’annata vissuta all’Hull City, non farà parte dei nerazzurri del futuro e verrà spedito altrove. Andreolli e Santon piacciono a molti club di Serie A, per Nagatomo la Sampdoria aveva fatto qualche sondaggio. Murillo invece piace a Spalletti ma dovrà convincere il tecnico durante il ritiro.

La difesa il primo reparto da puntellare

Il primo reparto che verrà rinforzato sul mercato è sicuramente quello difensivo. Per la retroguardia i nomi fatti sono davvero molti. Il primo che, salvo clamorose novità, dovrebbe arrivare è il terzino brasiliano Dalbert. Il giocatore ha rifiutato il PSG per vestire la casacca nerazzurra; ora tra Inter e Nizza ballano 3/4 milioni, la differenza verrà colmata a breve perchè Ausilio ha fretta di chiudere.

Altro nome sempre caldo è quello di Antonio Rudiger, richiesto espressamente da Spalletti. Il difensore tedesco piace molto dalle parti della Pinetina; tuttavia la Roma per ora chiede ancora troppo (35/40mln) e l’Inter non vuole partecipare a giochi al rialzo forte della volontà del calciatore. Tuttavia le alternative a Rudiger non mancano, Ausilio non vuole farsi trovare impreparato.

Tra i profili graditi ci sono anche quelli di Acerbi e Diakhaby. Il primo è in uscita dal Sassuolo e piace molto anche alla Roma. Con 12/15mln Ausilio potrebbe strapparlo ai neroverdi che hanno una patto col giocatore; in caso di offerta importante verrà lasciato andare. Per quanto riguarda Diakhaby, il giocatore piace molto sia a Spalletti (che l’ha affrontato con la Roma in Europa League) che alla dirigenza. L’unico problema è che la bottega del Lione è sempre molto cara ed Aulas raramente fa sconti a qualcuno. Un tentativo verrà comunque fatto.

Sulla fascia forte anche il nome di Rick Karsdorp. Il terzino del Feyenoord piace molto all’Inter che avrebbe offerto circa 15mln agli olandesi. Sul giocatore è molto forte anche la concorrenza della Roma pronta a sfidare i nerazzurri. Tante idee sul mercato, ora bisognerà fare chiarezza.

Alessandro Nesta: “Totti? Era fortissimo già a 8 anni. Juventus? Rifiutai perché…”

Le confessioni di Alessandro Nesta

Alessandro Nesta, ex stella del Milan e della nazionale italiana, rilascia una lunga intervista ai microfoni del Corriere dello Sport.

Ritorno al passato

“In primo luogo mi manca mia madre. Mio fratello. A Roma sono cresciuto, mi manca Roma, la sua anima, i suoi colori, la passeggiata al centro. Quando torno l’apprezzo ancora di più, rispetto a quando ci vivevo. Adesso sono più di dieci anni che sono fuori, ma quando torno mi sembra di non essere mai andato via. Abitavo a Cinecittà e prima non c’era la PlayStation, non c’era l’iPad, non c’erano le partite su Sky, in verità non c’era niente, perciò giocavamo a calcio sotto casa, partite che non finivano mai. C’era solo quello allora, non c’era tennis, tanto meno piscine per il nuoto, non c’era nessun altro sport e come tutti i bambini giocavo a calcio. Poi sono andato nella squadra del mio quartiere a Cinecittà, che era collegata alla Roma. Ma la mia famiglia era laziale e mio padre lo era in modo molto convinto, per usare un eufemismo. La Roma mi voleva e c’era stata un’offerta per andare in giallorosso. Ma scattò il veto biancazzurro di papà e così ho preferito aspettare la Lazio. Perché era così che doveva andare. Il tutto quando avevo 7 anni, poi feci un provino ed entrai a far parte della Lazio all’età di 8 anni. Con i soldi ho avuto l’opportunità di aiutare la mia famiglia ed è stata la prima cosa che ho fatto, sarò per sempre grato a mio padre”.

Su Totti

“Il primo incontro fu in un Lodigiani-Lazio. Avevamo otto anni. Ricordo che nella capitale, quando eravamo piccoli, Totti era già Totti, a otto anni. Perciò tutti già sapevano quanto fosse forte. Eravamo già capitani delle nostre squadre. Poi io allora giocavo a centrocampo. Lui era numero 10 già a otto anni e ricordo che in tutte e due le partite nelle quali ci siamo affrontati lui rompeva le scatole, calcisticamente. Era fortissimo. Ritiro? Credo che quel momento arrivi per ciascuno. E credo che anticipare tutti da parte del giocatore sia la cosa migliore da fare. Quando si sente che il corpo non va più come prima e c’è un po’ di perplessità da parte della società, allora è meglio anticipare tutti. Decidere da soli, non far decidere ad altri. Se l’avessi davanti gli farei i complimenti. Alla sua età è ancora competitivo, cosa rara”.

Il no alla Juventus

“Rifiutai la Juventus perché non volevo andare via dalla Lazio. Io non mi vedevo fuori da quella società, da quella squadra, non ero pronto a prendere la valigia e lasciare quello che era stata fino ad allora, almeno calcisticamente, la mia vita. Io avevo giocato solo lì e pensavo che avrei finito alla Lazio. Due anni prima ero stato richiesto dal Real Madrid e avevo rifiutato. Oggi se ci penso… Però il destino mi ha premiato e sono finito al Milan, quasi costretto. Ma oggi ringrazio Dio: ho vinto quello che ho vinto, sono stato meravigliosamente a Milano. Ma andare via dalla Lazio e da Roma è stato comunque come strappare delle radici, profonde”.

Su Ancelotti

“È il tecnico con cui mi sono trovato meglio.  L’ ho avuto otto anni e per me è stato un allenatore importantissimo. Ci ha fatto vivere bene il calcio e ci ha fatto vincere. È riuscito ad abbinare la qualità e i risultati, dandoci la serenità necessaria. Ho vissuto otto anni di Ancelotti al Milan in modo bellissimo”.

Su Cragnotti

“All’inizio il rapporto fu bellissimo, ma poi con me non si è comportato benissimo. Doveva vendere alcuni di noi, ci ha fatto passare per traditori e questo non l’ho accettato. Io avevo fatto tanto alla Lazio, avevo ricevuto anche tanto, e ne dovevo uscire in un altro modo. Non capisco perché il presidente con me sia stato sleale, perché non abbia detto la verità: che ci diedero via perché dovevano risanare i conti e non perché noi volevamo andarcene. L’ultimo anno l’ho vissuto male, perché per sette mesi non pagarono gli stipendi e i miei compagni venivano da me, che avevo ventiquattro anni e dovevo io rispondere a tutti i giocatori che non prendevano i soldi. Lui invece era in ufficio. Cragnotti poteva fare meglio, molto meglio”.

Gioie e Dolori

“Ricordo la Coppa Italia con la Lazio contro il Milan, prima non avevo vinto mai niente. Poi lo scudetto con la Lazio, chiaramente. In particolare per come è avvenuto, all’ultimo secondo. E’ stata una gioia immensa. E ancora le grandi vittorie con il Milan, anche quelle sono state importantissime. La Champions League a Manchester contro la Juventus. Importanti, per la mia vita di calciatore e di uomo. Ho avuto due grandissime delusioni che mi hanno ucciso. La prima è stata la finale dell’Europeo contro la Francia, dove all’ultimo secondo abbiamo preso il goal. Mi sono ripreso solo dopo cinque o sei mesi. La seconda ad Istanbul con il Milan, quando il Liverpool ci rimontò tre goal. Per quella ci ho messo, a tornare in me, sei/sette mesi, un mese in più”.

Il suo erede

“Spero che Romagnoli faccia una carriera importante. Io credo che un giocatore per affermarsi debba giocare la Champions League, debba fare i Mondiali, debba fare stagioni in vetta e poi credo che possa essere valutato per quello che è. Deve competere al top per essere classificato al top”.

Su Gascoigne

“Era un giocatore fantastico. Io non ho visto molti giocatori capaci di fare le cose che faceva lui. Aveva grande qualità, estro, potenza fisica. Poi, per il resto, era Gascoigne, era un giocherellone, un bambinone che spingeva sempre la macchina al massimo. Un ragazzo di grande cuore con i compagni, con tutti. Viveva la vita a duecento all’ora. Troppo veloce”.

Sulle esperienze all’estero

“A Montreal sono stato benissimo, c’è una comunità italiana di cinquecentomila persone, gente andata lì per lavorare e vivere tanti anni fa, con i valori di una volta, gente spettacolare. Calcio in evoluzione che comunque adesso sta diventando una realtà importante e credo che crescerà ancora perché qui, nel campionato USA, ci sono squadre che investono milioni e milioni e vedrà che sarà nel futuro un mercato competitivo. In India, invece, sono ancora in alto mare. Il campionato dura due mesi, hanno iniziato due anni fa e la strada dunque è lunga, per crescere. Lì ci sono stato due settimane. Mi ha chiamato Materazzi. Ho giocato quattro partite e poi mi sono stirato. Ero a casa, erano due anni che non giocavo e non ce la facevo più, sinceramente. Quando uno smette dopo un po’ dice: ‘e adesso che faccio?’. Materazzi mi ha chiamato, sono andato. In una trasferta, dovevamo raggiungere l’aeroporto, ma non c’era il pullman che si era rotto e abbiamo preso il taxi. Con noi c’era Elano, un giocatore brasiliano abbastanza famoso che è entrato nel taxi: si è seduto e ha visto che, tra sportello e sedile, c’era un serpente verde grandissimo. Allora si è lanciato urlando fuori dall’auto. E’ caduto sull’asfalto di faccia e si è sbucciato i gomiti. Era un posto un po’ particolare, l’India”.

Tra Miami e l’Italia

“Posso dire che sto benissimo. I miei figli stanno bene, mia moglie sta bene, la terza figlia è nata qua e mi trovo bene, faccio fatica ad andare via. In Italia devi arrivare pronto, perché tanta pazienza non c’è: o sei pronto o ti cacciano via, perciò, per la mia formazione personale, preferisco stare qui per adesso. Un domani. magari, sì”.

Su Ibrahimovic

“Ora si è fatto male e gli faccio un grande in bocca al lupo. Ibrahimovic non lo vorrei mai incontrare, anche a trentacinque anni. Ho avuto la fortuna di giocarci insieme: non ha punti deboli, ha gambe, fisicità, di testa di piedi, è un tecnico, forza fisica impressionante. Centravanti perfetto”.

Su Simeone

“Si vedeva che era predisposto per fare l’allenatore. Un pazzo scatenato per il lavoro, anche quando era libero, andava a correre, era molto attento all’aspetto tattico, un competitivo, un grandissimo che non voleva mai perdere. Simeone si vedeva, era quello che mostrava già doti di guida e di leadership”.

Fonte: ItaSportPress

Giro del Delfinato, tappa 8 diretta tv e info streaming

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Giro del Delfinato, tappa 8

Il Giro del Delfinato giunge oggi, domenica 11 giugno alla sua conclusione, con la tappa numero 8 Albertville – Plateau de Solaison. Si tratta di una tappa in linea, molto corta, solo 115 km da affrontare per i corridori. Sarà l’ultima tappa decisiva per fare la differenza e aggiudicarsi il giro del Delfinato.

La tappa 8 Albertville -Plateau de Solaison, partirà alle 11.35 con arrivo previsto tra le 14.41 e le ore 15.06.

Il favorito per la vittoria finale al momento è Richie Porte, ma occhio al duo Astana Aru-Fuglsang. I due hanno dimostrato di avere una buona intesa, di non voler primeggiare l’uno sull’altro, ma di agire da vera squadra, avvicinando gli avversari. Domani sia Fabio Aru sia Jakob Fuglsang potranno giocarsela per il podio finale.

Giro del Delfinato, come vederlo in diretta tv

Giro del Delfinato, diretta tv. Ebbene sì, per tutti gli appassionati di ciclismo e i vari tifosi delle squadre, sarà possibile seguire tutto il Giro del Delfinato in diretta tv. L’ottava e ultima tappa Albertville – Plateau de Solaison, sarà trasmessa sia da Eurosport, sia in chiaro su Rai Sport a partire dalle ore 13.30.

Per gli utenti interessati all’evento c’è la possibilità di seguire la diretta anche in streaming su Rai Play. Non resta dunque che attendere la partenza prevista per le ore 11.35 e godersi lo spettacolo a due ruote. Ricordiamo che il Giro del Delfinato terminerà proprio oggi, domenica 11 giugno.

Benevento in A anche grazie alle magie di Puscas

Puscas, stregoni in A grazie a te