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Calciomercato Inter: i nerazzurri fanno shopping in italia

Spalletti

L’Inter cerca rinforzi in Italia

L’Inter ha messo nel mirino alcuni giocatori della nostra Serie A.
Un obiettivo milita nella Fiorentina: Federico Bernardeschi, a cui i viola hanno proposto un rinnovo. Pantaleo Corvino, dg dei viola, ha spiegato la situazione durante la conferenza stampa per la presentazione di Pioli:

“Con Federico siamo stati chiari in tempi non sospetti: abbiamo fatto una proposta economica anche sopra le nostre possibilità, l’abbiamo fatta con sacrificio ma con la volontà di valorizzare un calciatore simbolo. Ci aspettiamo da tempo una risposta che non sta ancora arrivando, ma ce l’aspettiamo in tempi non molto lunghi. Al suo procuratore lo abbiamo ribadito questo. Siamo fiduciosi perché lui ha sempre detto di voler rimanere ma adesso deve rispondere coi fatti

Un’Inter cacio e pepe

Gli altri principali obiettivi nerazzurri militano nella Roma. Del resto, dopo gli arrivi si Sabatini e Spalletti si poteva già intravedere un processo di “romanizzazione” dell’Inter. Oltre a Frederic Massara, attuale ds della Roma, l’Inter vuole anche Rudiger, Strootman e Nainggolan.

La situazione del belga in particolare è molto delicata. Il centrocampista ha rilasciato alcune dichiarazioni piuttosto decise nei confronti della sua società: “io ho promesso e ho mantenuto, ora tocca agli altri”.

“La Gazzetta dello Sport” ha parlato della situazione del belga:

“Radja, nonostante il mancato adeguamento, ha continuato a dare tutto se stesso per la squadra e per il club e ora si aspetta che sia la Roma a fare qualcosa per lui. Per di più, nell’ordine delle cose che dovevano già essersi concretizzate. Di fatto Nainggolan oggi guadagna circa 4 milioni di euro (bonus facili inclusi), la promessa era di portare quell’accordo a circa 5 a stagione, contro i 6 che gli aveva offerto ad esempio il Chelsea un anno fa. Gli inglesi torneranno alla carica, come lo United e, appunto, l’Inter”

La Roma deve stare quindi attenta se vuole trattenere i propri campioni: l’Inter sta alla finestra.

Calciomercato serie B: il punto sulle panchine. Longo verso Empoli

Diverse squadre di Serie B sono ancora senza guida tecnica, Longo oggetto dei desideri

Diverse panchine sono ancora libere, anche se il quadro sembra delinearsi, entro fine settimana le tessere del puzzle saranno messe ai loro posti.

Longo è il nome più chiacchierato, lo cercano Empoli e Frosinone,  ma a quanto pare il club toscano sembra aver mosso i passi decisivi, i ciociari sembrano invece vicinissimi a Oddo ex Pescara.

La panchina della Pro Vercelli se dovesse partire Longo dovrebbe essere occupata dall’ex allenatore del Latina Vivarini, che nonostante le mille difficoltà societarie ha concluso un campionato dignitoso.

Il Bari sembra vicino a Bucchi che lascerà Perugia, l’Avellino oggi ha ufficializzato il rinnovo di Novellino, mentre a Novara il Presidente De Salvo deve scegliere tra Di Carlo che sembra favorito e Tramezzani.

Restano scoperte le panchine di Ternana e Palermo, che causa i guai societari ancora non sono in grado di poter scegliere la nuova guida tecnica.

Napoli, Mertens è sicuro: “lotteremo per lo Scudetto”

Serie A

Napoli, Mertens vuole vincere

Dries Mertens è stato l’assoluto protagonista della stagione del Napoli. 28 gol e 9 assist per il folletto belga che però non è riuscito a portare i suoi a vincere qualche trofeo. Le ambizioni tuttavia non mancano all’esterno di Sarri; il rinnovo contrattuale con gli azzurri va proprio in quella direzione. Mertens vuole vince e vuole farlo farlo con la maglia del Napoli. Le sue dichiarazioni, alla vigilia del match che lo vedrà impegnato contro la Repubblica Ceca, ne sono una prova.

“Juve più ricca ma lotteremo per lo scudetto”

Il belga ha le idee molto chiare: “Quest’anno la Juve è stata molto forte, ma l’anno prossimo potremo lottare, ne sono sicuro. Dobbiamo avere continuità. Negli ultimi sei mesi abbiamo fatto più punti di tutti e dobbiamo continuare così. La Juve ha qualità e più soldi di noi. Se un attaccante fa 36 gol e te lo compra la rivale diretta è difficile. Ora il presidente ha rinnovato quasi tutti, e questo è l’importante”.

Il giocatore ha parlato poi del suo rendimento e del suo futuro ruolo nel Napoli; “Sono felice di esser stato il calciatore con la media voto più alta, ma il calcio è uno sport di squadra e l’anno prossimo dobbiamo iniziare a vincere, lottare per qualcosa di bello. E secondo me ci sta .Ho segnato tanto, è vero, e nemmeno io me lo aspettavo. Sapevo che potevo far bene, e avevo fiducia in me. Ho ripagato la fiducia del mister, che è stato molto contento. Mi è piaciuto un sacco il ruolo di prima punta, ho firmato un contratto a Napoli dove continuerò a giocare così, poi vedremo”.

Le ultime parole hanno riguardato il rinnovo con gli azzurri e il suo curioso soprannome; “Cosa mi ha spinto a rinnovare? “Mi hanno sempre trattato benissimo, sono molto contento a Napoli e so cosa mi aspetta restando lì. Perché andar via se sono contento?  I tifosi mi chiamano Ciro perché mi piace Napoli ed esco tanto, vado a mangiare spesso in città. Ci sto davvero bene”.

 

Maria Sensi contro la gestione americana, nel mirino Pallotta

Roma, Maria Sensi polemizza

In occasione del novantesimo anniversario della nascita della Roma è intervenuta sulle frequenze di Radio Radio, la vedova del presidente Franco Sensi, Maria:

Voglio vedere quali tifosi della Roma andranno alla festa dei 90 anni oggi. Voglio vedere chi sono i tifosi della Roma e quelli della parrocchietta. La proprietà americana è stata quella che ha fatto delle maglie bianconere che nessuno ha comprato. Forse riescono a distribuirle a Boston. Loro non sanno niente della Roma, dei colori e di quando è nata. Ci hanno tolto tutto, il logo, la passione e la data di nascita. Se la Roma è andata in Champions League lo deve alla famiglia Sensi perché ci sono andati grazie ai nostri giocatori”. La moglie dell’ex presidente giallorosso conclude: “La data di nascita del club è stata spostata al 7 giugno per far sparire la famiglia Sensi, si dovrebbero vergognare. La Roma è stato il cioccolatino che serviva alla città di Roma, altrimenti non l’avremmo ceduta. La città di Roma non è amministrata dal Sindaco ma da persone più grandi”.

Football Legend Franz Beckenbauer

Legenda della Germania, Franz Beckenbauer

Kaiser” è una parola tedesca che trae origine dal latino caesar, “imperatore”. La storia della Germania moderna, quella nata nel 1871 dopo la vittoria della guerra franco-prussiana, ha visto due “kaiser”: Guglielmo II Hohenzollern e Franz Beckenbauer. Il primo è stato imperatore tra il 1888 ed il 1918, ha portato la Germania a diventare una potenza militare e a combattere (e perdere) la Prima guerra mondiale, il secondo di professione è stato uno dei più forti calciatori del Mondo. Visto che la rubrica “Football Legend” non tratta tematiche di storia pura ma di storia “calcistica”, oggi parliamo di Franz Beckenbauer, il “kaiser” del calcio.

Nativo di Giesing, zona industriale a vocazione operaia di Monaco di Baviera, Franz Beckenbauer…non doveva fare il calciatore. Il padre non voleva che intraprendesse una professione che, a suo avviso, non lo avrebbe portato da nessun parte mentre sarebbe stato meglio che il figlio facesse l’assicuratore, l’impiegato o il libero professionista. Del resto, non aveva tutti i torti: negli anni Cinquanta, la Germania federale si stava leccando le ferite post secondo conflitto mondiale, era in ripresa economica ma il calcio a quelle latitudini non era come quello di oggi, tecnicamente e. soprattutto, remunerativamente. Ma il giovane Franz voleva fare quel “mestiere” e iniziò a dare i primi calci nella squadra del Monaco 1906 dall’età di 6 anni, con madre e fratello maggiore ad incoraggiarlo. Il suo idolo era Fritz Walter, attaccante del Kaiserslautern e trascinatore della Germania ovest alla vittoria di Svizzera ’54.

Nel 1958 il Monaco 1906 disputò un torneo giovanile e in finale Beckenbauer e compagni affrontarono i pari età del Monaco 1860, la squadra più importante della capitale bavarese (allora il Bayern Monaco era una squadra che vivacchiava nella Oberliga Süd senza grandi pretese). La partita fu caratterizzata nel finale da una rissa tra giocatori, dirigenti e genitori con Beckenbauer in mezzo a farsi rispettare e a sedare gli animi. Si prese uno schiaffo da un avversario: Beckenbauer passò, insieme a tanti altri compagni di squadra, al Bayern Monaco invece che al “1860” con cui praticamente era già in parola. E proprio quel gesto fu uno sliding door della storia calcistica: fra il 1958 ed il 1977, come per Gianni Rivera accennato settimana scorsa, si celebrò un matrimonio che legò Beckenbauer al club ed il Bayern al forte difensore di Giesing.

Grazie all’approdo del futuro “kaiser” e di una nidiata di giocatori importanti (da Sepp Meier a Paul Breitner, da Gerd Muller a Uli Hoeness, da Franz Roth a Hans-Georg Schwarzenbeck), il Bayern Monaco, da squadra di secondo livello, divenne il club più forte di Germania ed una istituzione a livello europeo.

All’età di 19 anni, Franz Beckenbauer debuttò con la maglia del Bayern Monaco (allora in Regionalliga, l’allora serie cadetta teutonica) in casa contro il St Pauli. Era il 6 giugno 1964: lasciò il club solo nel 1977. Con i bavaresi, il “kaiser” vinse quattro titoli nazionali, quattro Coppe nazionali, una Coppa delle Coppe, tre Coppe dei Campioni (consecutive) e una Coppa Intercontinentale.

La fama di Beckenbauer è stata strettamente legata proprio alla carriera nel Bayern Monaco: 575 presenze, settantasei reti, capitano indiscusso e primo (e finora unico) calciatore a vincere da capitano la Coppa dei Campioni tre volte di fila, aprendo un ciclo contro Atletico Madrid (doppia sfida), Leeds United e Saint Etienne. In Coppa Intercontinentale, la vittoria arrivò solo nel 1976 contro il Cruzeiro, dopo la rinuncia del 1974 (in favore dei colchoneros) e dopo il “buco” dell’anno successivo, quando la manifestazione non venne disputata.

Nel 1976 arrivò per Beckenbauer la definitiva consacrazione mondiale: nonostante la finale persa all’Europeo, ecco per lui il secondo Pallone d’oro. Il prestigioso premio di France Football a oggi lo hanno vinto solo tre difensori (lui, Matthias Sammer nel 1996 e Fabio Cannavaro nel 2006), ma solo il “kaiser” lo ha vinto due volte: la prima volta, nel 1972, guidò il podio tutto tedesco (davanti a Muller e Netzer), quattro anni dopo superando l’olandese Rob Rensenbrik. Beckenbauer si piazzò anche due volte secondo (1974 e 1975) ed una volta terzo, nel 1966.

In Nazionale il “kaiser” debuttò contro la Svezia il 26 settembre 1965 e fu sin da subito seguito dall’allora CT teutonico Helmut Schön, che gli affidò le chiavi della difesa tedesca. La scelta fu ripagata e Beckenbauer disputò 103 partite con 14 reti segnate e quel palmares che lo rende a tutti gli effetti uno dei grandi calciatori tedeschi di sempre.

Proprio Schön lo spostò dalla mediana al centro-difesa, dandogli anche compiti di manovra. E a Inghilterra 1966, a 21 anni, segnò quattro reti in sei partite: un predestinato con le stigmate del campione. Peccato che la corsa della Germania ovest si interruppe in finale contro i padroni di casa: 4-2 con tripletta di Hurst, tra cui il celebre “gol-non gol” del momentaneo 3-2.

Il decennio 1966-1976 vide sempre la Germania protagonista: vice-Campione del Mondo nel Mondiale 1966, terza classificata nel Mondiale 1970, campione d’Europa nel 1972, campione del Mondo nel 1974 e vice-Campione d’Europa nel 1976 dietro la sorprendente Cecoslovacchia di Antonín Panenka. .

I due momenti top per Beckenbauer in Nazionale furono l’aver terminato la semifinale con l’Italia del Mondiale 1970 con il braccio fasciato al collo per una lussazione alla spalla (non volle uscire dal campo lasciando la squadra in inferiorità numerica) e la finale del Mondiale casalingo di quattro anni dopo contro la grande Olanda del Calcio-totale, di Rinus Michels e di Johan Cruijff.

Nel 1977, a 32 anni, dopo aver vinto tutto ciò che si poteva alzare al cielo, scarico di stimoli, Franz Beckenbauer fece ciò che molti suoi colleghi erano soliti fare in quegli anni: cimentarsi nella NASL, il massimo campionato statunitense di allora. Essendo lui uno dei giocatori più forti dell’epoca, approdò nella squadra più forte di quel campionato, i New York Cosmos. Con la franchigia atlantica disputò cinque campionati (giocando con gente del calibro di Pelé, Carlos Alberto, Giorgio Chinaglia e Johan Neeskens) vincendone tre consecutivi, giocando in tutto 105 partite e segnando diciannove reti. Una buona media per un difensore centrale in un campionato mediamente scarso ma ricco per gli emolumenti.

Nel 1980 ritornò ancora in Bundesliga vestendo i colori dell’Amburgo, portandolo alla vittoria del campionato la stagione successiva. Il club anseatico vinse la successiva Coppa dei Campioni, ma Beckenbauer non alzò la cielo la sua quarta Coppa dei Campioni perché nel frattempo era ritornato negli States a giocare ancora nei Cosmos. Nel 1983, a 37 anni decise di ritirarsi.

Cosa poteva fare uno come il “kaiser” se non l’allenatore? E come prima panchina ebbe un incarico molto importante: CT della Nazionale tedesca dell’Ovest al posto di Derwall dopo il pessimo Europeo francese del 1984. Due anni dopo guidò la stessa Germania alla finale mondiale messicana persa contro l’Argentina di Maradona all’Azteca.

La sua rivincita avvenne quattro anni dopo (dopo il terzo posto nell’Europeo casalingo del 1988), con la vittoria del terzo Mondiale per la Germania in finale contro l’Albiceleste. La vittoria del Mondiale italiano consegnò Beckenbauer alla storia: divenne il secondo a vincere un Mondiale prima da calciatore e poi da allenatore (prima di lui Mario Zagallo, in campo nel 1958 e nel 1962 ed in panchina nel 1970 con il Brasile).

Al termine del Mondiale italiano, Beckenbauer si dimise per passare all’Olympique Marsiglia, emergente club di Ligue 1. L’esperienza fu negativa, visto che a fine dicembre fu esonerato. Dopo tre anni e mezzo di inattività tornò in due momenti alla “casa madre” (il suo amato Bayern Monaco), vincendo nel 1994 la Bundesliga e due anni dopo la Coppa Uefa in finale contro il Bordeaux di un promettente Zinedine Zidane. A fine stagione decise di chiudere la sua carriera da allenatore. E cosa poteva fare uno che è stato un grande calciatore ed un grande tecnico? Diventare un dirigente. E in quale squadra se non nel “suo” Bayern Monaco? Prima ne fu vice-Presidente (1991) e poi dal 1994 al 2009 (esclusa la parentesi come tecnico) Presidente. Durante la sua presidenza, il club vinse otto titoli nazionali, sei Coppe di Germania, cinque Coppe di Lega, una Champions League, una Coppa Intercontinentale e una Supercoppa europea.

E quale poteva essere la giusta ricompensa per un uomo di questo calibro, dopo essere diventato Presidente onorario del Bayern? Dal 1º gennaio 2007 al 30 marzo 2011 fu vicepresidente della FIFA, la Federcalcio mondiale.

Ma se la sua vita tra campo e scrivania è stata ricca di successi, alla FIFA ci sono state più ombre che gioie, in quanto indagato per una presunta storia di compravendita di voti per l’assegnazione del Mondiale tedesco del 2006 (di cui fu a capo del comitato organizzativo) e per l’assegnazione dei tanto contestati campionati del Mondo di Russia 2018 e Qatar 2022. Ovviamente queste ultime vicende non rendono onore ad uno dei grandi del calcio e perciò è meglio raccontare cosa è stato Franz Beckenbauer da calciatore, quello che a noi interessa di più.

Ci interessa sapere che nell’estate 1966 il “kaiser” era ai dettagli con l’Inter per un suo passaggio in nerazzurro. Eh si, non tutti sanno che Beckenbauer era praticamente un giocatore interista. I due volte campioni d’Europa e del Mondo avevano già l’accordo con il giocatore e con il club (che economicamente era lontanissimo parente del Bayern di oggi). Peccato che l’eliminazione dell’Italia dal Mondiale inglese per mano della modesta Corea del Nord fece bloccare le frontiere e non poté arrivare più nessun giocatore straniero fino all’estate 1980.

Parlare oggi di Franz Beckenbauer significa affrontare un argomento spinoso, soprattutto per quanto riguarda il suo erede. Ci hanno provato in molti a diventare dei nuovi Beckenbauer e solo in due si sono avvicinati: Gaetano Scirea e Franco Baresi. Due che, tanto per intenderci, potevano vincere almeno un Pallone d’oro.

Leader nato e campione indiscusso, Beckenbauer era dotato di classe innata, imbattibile nell’uno-contro-uno e ciliegina sulla torta di una generazione di calciatori che hanno fatto tornare grande la Germania tra gli anni Sessanta e Settanta, permettendole di diventare ancora oggi una delle Nazionali più temute da affrontare.

Ecco cosa è stato Franz Beckenbauer: un vincente, uno che ha ridisegnato il suo ruolo in campo, uno che ancora oggi quando si parla di un difensore efficace si dice “alla Beckenbauer” non a caso.

Quintessenza dell’essere “tedesco”, sarebbe stato bello vederlo giocare in Italia, ma per colpa (anche) di Pak Doo-Ik ciò non è accaduto.