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Juventus, con Allegri sarà Adieu

Marcus McGuane

Allegri sarebbe tentato dall’esperienza al PSG, mercoledì la giornata decisiva

La debacle di Cardiff potrebbe aver rotto l’equilibrio dirigenza allenatore, Allegri dopo le parole dolci spese nel mese scorso nei confronti della Juventus adesso starebbe pensando di cambiare aria.

Mercoledi prossimo è previsto l’incontro tra società e tecnico nella sede bianconera a Torino, Allegri chiede aumento di ingaggio ed almeno due acquisti che possano permettere di vincere la Champions. Marotta e Paratici sembrerebbero essere pronti a mettere sul piatto 8 milioni di euro, ma da Parigi sponda PSG sarebbe pronta l’offerta monstre di 10 milioni di euro per il tecnico toscano.

I POSSIBILI SCENARI Se Allegri dovesse accettare di rimanere, potrebbero arrivare Iniesta dal Barcellona e Douglas Costa dal Bayern Monaco, per il brasiliano il club tedesco chiede almeno 30 milioni di euro.

In caso di risposta negativa da parte di Allegri le piste da seguire per la panchina sono due, una porta a Paulo Sousa, l’altra a Di Francesco. L’allenatore portoghese è libero contrattualmente e potrebbe portare in dote Bernardeschi, mentre per Di Francesco ci sarebbe da pagare la clausola rescissoria di tre milioni. La Roma in caso di passaggio dell’allenatore del Sassuolo a Torino, si tufferebbe su Emery, che è in ottimi rapporti con il nuovo Ds Monchi.

Per Paulo Sousa sarebbe un ritorno, da calciatore vinse l’ultima Champions bianconera quella del ’96, per quanto riguarda Di Francesco si era parlato a Torino di lui come possibile sostituto di Conte tre anni fa.

Cosa manca a questa Juve?

La sconfitta di Cardiff ha riportato sulla terra una Juve evidentemente ancora incompleta

Morihei Ueshiba, fondatore dell’Aikido – nobile arte marziale giapponese, per i profani – affermava che la chiave del successo è il fallimento. Ora, definire fallimentare un percorso in cui la Juve è inciampata a un centimentro dal traguardo è sicuramente irriguardoso. Ma i temi che l’epilogo europeo di Cardiff ha suggerito sono molteplici, e alcuni meritano di essere analizzati in maniera approfondita, forse per rendere meno amara e più metabolizzabile la sconfitta col Real, forse per spingere certi soloni a vedere i novanta minuti di sabato sera senza l’oppiaceo del tifo contro, e così via.

Iniziamo a dire che la partita secca presenta crismi a livello di scansione decisamente diversi rispetto a un turno ad eliminazione diretta. Nei 180 minuti, la Juve in Europa vanta pochi eguali, perchè Allegri è bravo ad incartare e incanalare le partite a suo piacimento, lavorando su un lungo e metodico logoramento dell’avversario. La sfida col Barcellona ne è un esempio, e la Juve ha mostrato in quel frangente il suo lato migliore. Lo Stadium ricopre in tal senso un ruolo tutt’altro che secondario, e si sa che in ogni rappresentazione, sacra o pagana che sia, il pathos del tempio rende il rituale molto più pervasivo.

La partita secca invece suggerisce l’assioma che espose Johan Cruijff a suo tempo, ovvero che le coincidenze sono figlie della logica. Gli episodi che hanno spostato l’inerzia della finale sono stati il frutto di un continuo lavorìo da parte delle merengues, che nel primo tempo hanno giocato a ritmi blandi mantenendo il controllo, ma nella ripresa hanno fatto tracimare il loro talento in maniera brutale. E la Juve, inebetita, non ha fatto in tempo ad arginare l’ondata.

Occorre un diverso approccio nei 90 minuti secchi, perchè l’asticella in Europa si alza di parecchio, e il Real – come il Barcellona e il Bayern – sono i minimi comuni denominatori per poter saggiare davvero le proprie qualità.

Un altro tema che ha contraddistinto la prestazione così diseguale della Juve l’altro ieri è stata la totale discrepanza fra primo e secondo tempo. Se nei primi 45 minuti i bianconeri hanno giocato con ritmo maggiore, pur perdendo tanti palloni – ahi ahi ahi Dybala – incredibilmente nella ripresa sono scesi in campo praticamente sedati dal pareggio illusorio di Mandzukic. Perchè li ha illusi di poter giocare col medesimo approccio, quando nelle menti dei giocatori il sentirsi così vicini alla meta ha funto da detonatore di endorfine invece che di andrenalina da sprigionare in dosi da cavallo.

Ecco forse il vero differenziale, il Real queste partite le ha nel DNA, la Juve non del tutto, e questo spiega il gran numero di finali perse, alcune in maniera clamorosa – Amburgo, Dortmund – quando i bianconeri partivano come logici favoriti. La forza mentale permette di inibire le paure, e la Juve pensava che con questo Real ci fosse meno divario rispetto al Barcellona di due anni fa. In verità, i tre gol di scarto non rendono giustizia e non sono il bilancino veritiero per quanto riguarda i valori delle due squadre, ma lo sviluppo della partita – secca, appunto – non poteva che produrre una goleada. La paura di farcela, un ossimoro che a conti fatti ha attanagliato le gambe dei ragazzi di Allegri – e Allegri stesso – nel momento più importante, quando il Real Madrid invece ha messo sul campo tutto il suo pedigree e si è portato a casa il dodicesimo (!!!!) titolo europeo per club.

Breve postilla – chi scrive ha letto strali sul giuoco del calcio in merito agli episodi di Torino, come se la colpa fosse da additare allo sport e a chi lo vive con amore viscerale. Trattasi in realtà di imbecille(i) che si è (sono) nutrito(i) di timori ormai ben sedimentati nei nostri animi con una bravata che poteva costare carissima. Ma incolpare il calcio – che ha ben altri fii da espiare –  è sbagliato e fuorviante, perchè al contrario, una grande passione, se vissuta in maniera sana, è il giusto coadiuvante per continuare a sorridere.

Hala Madrid. Chapeau – comunque – Juve.

Calciomercato Serie B: Spezia idea Mandorlini

Lo Spezia pensa di ricomporre la coppia Bonato-Mandorlini

Dopo l’addio a Di Carlo, a Spezia si apre un nuovo corso, l’idea sarebbe quella di riproporre l’accoppiata vincente di Verona, Bonito Ds e Mandorlini allenatore, l’accordo potrebbe essere trovato nelle prossime ore.

Il Foggia e Mazzeo hanno deciso di continuare il percorso insieme, trovato l’accordo per il rinnovo del contratto che scadrà nel giugno del 2019, l’Atalanta ha deciso di riprendersi Valzania dal Cittadella dopo l’ottimo campionato trascorso in veneto, per lui si aprono le porte della Serie A.

Ammari dovrebbe lasciare l’Entella dopo i mille problemi fisici della scorsa stagione, a Terni sono ore di passione, Ferrero sembra deciso all’acquisto del club, che dovrà per forza di cose avvenire prima del 15 giugno, causa scadenza pagamento stipendi e contributi.

La Salernitana ha nel mirino Adejo e Signori del Vicenza, ma deve superare la concorrenza del Venezia, infine il Cittadella deve decidere se rinnovare il contratto di Arrighini, mentre Vido rientrerà al Milan per poi essere di nuovo girato in prestito.

 

 

 

Schick: la Roma sorpassa tutti ⬇

Patrik Schick: i giallorossi sono in testa

Sono tante le squadre in fila per Patrik Schick. L’Inter lo segue da tempo, ma sulle sue tracce ci sarebbero anche Juventus, Milan, Napoli e Roma.

Proprio i giallorossi sarebbero, secondo la Domenica Sportiva, in vantaggio sulle altre squadre. Con Salah in partenza, la Roma vuole investire su un giocatore importante, dato che quest’anno disputerà la Champions League, e il blucerchiato sembrerebbe avere il profilo giusto. I giallorossi lo vorrebbero sin da subito, mentre la Sampdoria vorrebbe tenerlo con sé anche per il prossimo anno.

Inter-Spalletti: è il giorno della firma. Oggi ufficiale il tecnico

Luciano Spalletti

Luciano Spalletti pronto a firmare per i neroazzurri. Decisivo l’incontro con Ausilio

Chiuso il capitolo Roma per Luciano Spalletti si apre subito quello neroazzurro.
Il tecnico toscano, dopo la sua seconda avventura in giallorosso, firmerà già in giornata dopo aver trovato l’accordo con Suning.

Nonostante il grande lavoro fatto Spalletti lascia la Capitale non certo nel miglior modo possibile; scaricato di fatto dai suoi ormai ex tifosi che non gli hanno mai perdonato il trattamento riservato a Totti. C’è di buono che all’Inter il tecnico di Certaldo non avrà leggende da gestire e potrà lavorare nel modo più sereno possibile.

L’accordo tra le parti era già stato raggiunto nello scorso weekend in un incontro avvenuto a Firenze: Ausilio e Gardini hanno proposto a Spalletti un biennale che verrà ufficializzato già in giornata.

4 milioni a stagione per l’ex Zenit con l’opzione per il terzo anno, Suning si riserva tuttavia una clausola di rescissione sulla falsariga di quelle già inserite nei contratti di De Boer e Pioli.

Dopo la firma l’incontro con Suning e le richieste di mercato

Un tramite fondamentale per la trattativa è stato sicuramente Walter Sabatini. L’ex Direttore Sportivo della Roma che ha lavorato proprio con Spalletti nella Capitale e che, per rilanciare l’Inter, ha puntato tutto sul toscano.

Forse già nel prossimo fine settimana l’allenatore volerà in Cina, direzione Nanchino, per incontrare di persona la famiglia Zhang ed effettuare ufficialmente le prime richieste di mercato.

Rassegnatosi a perdere Perisic per rientrare nei parametri del FFP, Spalletti ha già chiesto alla dirigenza neroazzurra alcuni nomi per rinforzare la squadra. Nomi che l’ex Roma farà anche alla proprietà: si parla di Rudiger (40 milioni la richiesta, 30 per ora l’offerta) e Nainggolan (valore 50 milioni).

Spalletti ha però pronte anche due alternative ai due giallorossi: si tratta di Dalbert (difensore del Nizza) e Krychowiak (centrocampista del Psg).