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Incidente in moto per Valentino Rossi, è in osservazione

Paura per il dottore, costretto alle cure presso l’Ospedale di Rimini

Paura per Valentino Rossi, incidente in moto per il Dottore. Il pilota della Yamaha costretto alle cure presso l’ospedale di Rimini, incidente in Motocross per il pilota di Tavullia durante una sessione di allenamento.

Secondo le ultime notizie, Rossi è ancora in osservazione all’ospedale dove rimarrà per tutta la notte. Ha riportato un trauma toracico e addominale. La situazione al momento non desta preoccupazione ma si attendono ulteriori comunicati. Le prime notizie infatti parlavano dapprima di una frattura costale, poi di una nuova botta alla spalla. Se ne saprà di più domani dopo una risonanza.

Football Legend, Franco Baresi. Una vita col Milan…

Franco Baresi cuore rossonero

“Piscinin” è un termine dialettale milanese usato per indicare un bambino, in quanto significa “piccino”. Nel calcio, il termine “piscinin” è legato ad uno dei giocatori più forti del Mondo. Uno che ha vinto tutto, uno che ha scritto pagine indelebili della storia del nostro calcio, uno che è stato la quintessenza dell’essere una bandiera. Uno cui hanno ritirato la maglia e nessun altro, neanche il suo erede naturale, potrà utilizzarla. Stiamo parlando di Franchino Baresi detto Franco, il più forte difensore italiano di sempre,

Come si diceva, Franco Baresi bandiera del Milan. Eppure il ragazzo di Travagliato, Bassa bresciana occidentale, non aveva cominciato al meglio la propria carriera di calciatore, venendo scartato dall’Inter a quattordici anni in favore del fratello Giuseppe (di due anni più giovane), che militò in nerazzurro per quindici anni consecutivi, di cui molte da capitano.

Però Franco, a differenza di Beppe, è stato un’altra cosa: venti anni consecutivi al Milan, due anni in Serie B, 6 scudetti, 3 Coppe dei Campioni, 2 Coppe Intercontinentali, 3 Supercoppe europee e 4 Supercoppe italiane e trentatré reti che per un centrale di difesa sono davvero tante.

Libero di professione, difensore energico e dalla grinta senza eguali, è stato un giocatore leggendario che è stato apprezzato anche dai tifosi delle squadre avversarie. E non a caso Franco Baresi è a pieno titolo un Football Legend a tutto tondo.

Come e dove nasce la bandiera Baresi? Da uno scarto dell’Inter. Poco dopo, il giovane Franco entrò nelle giovanili del Milan e si fece notare per l’eleganza dei movimenti e l’attitudine a difendere meglio di tutti gli altri nonostante la giovane età.

Baresi II (come appariva sulle “figu” degli anni Settanta-Ottanta) iniziò la sua avventura con i “grandi” del Milan nell’estate del 1977 con la chiamata di Liedholm.

Baresi debuttò in prima squadra il 23 aprile 1978 contro il Verona al “Bentegodi”. Vittoria per 1-2 e lui si fece apprezzare per la grinta e la determinazione in campo, appoggiato da Rivera, uno che ha scritto la storia del Milan. La stagione successiva giocò ben 30 partite e a fine stagione vinse lo scudetto della stella. Debuttò anche in Europa, giocando in Coppa Uefa contro Lokomotiva Košice, Levski Sofia e Manchester City.

Nelle stagioni 1980/19881 e 1982/1983, per motivi diversi, il Milan giocò le sue due (e finora uniche) stagioni in Serie B e per un Collovati che lasciò Milanello, ecco un Baresi che decise di non lasciare nonostante le offerte di altri club, tra cui l’Inter del fratello Beppe. I tifosi, che non dimenticano mai le cose che fanno i propri giocatori, decisero di erigere Baresi a loro idolo incontrastato e da lì sbocciò un amore che terminò solo il 1° giugno 1997. Baresi nuovo Rivera? Forse di più, anzi molto di più visto che il giorno del suo ritiro è stato il giocatore rossonero con più presenze, superando proprio Rivera. E pensare che la stagione che portò al Mundial spagnolo saltò quattro mesi di campionato per curare una brutta setticemia e rischiò anche di dire addio al calcio.

Baresi visse (da protagonista) il caos societario e tecnico del Milan tra il 1980 e il 1985, fino all’arrivo alla presidenza di Silvio Berlusconi. E l’arrivo del magnate meneghino coincise con la nascita del Grande Milan, quello che tornò a vincere lo scudetto dopo nove anni di attesa e che vinse in sole tre stagioni due Coppe dei Campioni, due Supercoppe europee e due Coppe Intercontinentali consecutive, consacrando il Milan come la squadra più forte di sempre. Baresi, capitano incontrastato, alzò tutte le coppe europee del biennio 1989-1990. Se Berlusconi fu l’artefice dei successi milanisti dal punto di vista economico, Arrigo Sacchi con la sua “zona” fu l’artefice del successo tecnico. Con l’allenatore di Fusignano Baresi affrontò un matrimonio con tanti alti e tanti bassi E nel 1991, con il passaggio di Sacchi alla guida della Nazionale, tra i due non mancarono frecciatine. Al suo posto arrivò Fabio Capello e il Milan divenne ancora più forte. Baresi fu il trascinatore di quello che fu chiamato “Milan degli Invincibili”: quattro titoli in cinque anni (tre consecutivi), una vittoria in Champions League (con Baresi squalificato) e altre due finali perse contro Olympique e Ajax.

L’addio di Capello avvenne nella stagione 1995/1996 e la stagione successiva fu l’ultima da calciatore di Baresi.

La carriera di Baresi non è stata tutta rose e fiori e di lui si ricordano due momenti negativi: non aver mai vinto il Pallone d’oro e le lacrime di Pasadena.

A oggi, il premio di France Football lo hanno vinto solo tre difensori: due volte Franz Beckenbauer, una volta ciascuno Matthias Sammer e Fabio Cannavaro. Molti tifosi su questo fatto storcono il naso perché se sul capitano del Bayern Monaco e della Nazionale italiana al Mondiale 2006 non si può dire nulla, lo stesso non si può dire sull’ex giocatore dell’Inter allora in forza al Borussia Dortmund. E tutti a dire: se lo ha vinto Sammer, perché non lo ha mai vinto Franco Baresi? E questo lo dicono non solo i tifosi milanisti (che potrebbero essere tacciati di faziosità), ma tutti i tifosi di calcio del Mondo a tutte le latitudini del Mondo. Il miglior piazzamento dell’ex numero 6 bresciano è il secondo posto nell’edizione 1989 che vide per il secondo anno consecutivo un podio tutto milanista: Baresi dietro a Marco van Basten (staccato di 49 punti) e davanti a Frank Rijkaard. L’assegnazione del Pallone d’oro, nelle sue fin qui LXI edizioni, ha sempre diviso l’opinione tra tifosi ed addetti ai lavori. Fatto sta che molti (se non tantissimi) credono che non averlo dato a Baresi sia stato un peccato mortale, anche se il giocatore non ha mai dato peso al fatto di non averlo mai vinto.

Invece i tifosi italiani hanno pianto con Baresi quel caldo pomeriggio di Pasadena del 17 luglio 1994, finale di Usa ’94: 0-0 dopo i tempi regolamentari, 0-0 dopo i tempi supplementari e per la prima volta un Mondiale sarebbe stato assegnato ai calci di rigore.

Iniziò l’Italia proprio con capitan Baresi: palla alta sopra la traversa. Il numero 6 azzurro iniziò a disperarsi per il grave errore commesso e il giocatore fu un fiume in piena dopo il terzo rigore fallito da Baggio che consegnò la Coppa al Brasile.

Baresi fu leggendario in quella partita per due motivi: prese la palla e decise di calciare il primo rigore (grande segno di personalità e responsabilità) e per il fatto che lui il 23 giugno precedente si fosse infortunato al menisco contro la Norvegia e per lui il Mondiale avrebbe potuto finire. Sarebbe, visto che il difensore fece un recupero record e tornò titolare proprio in finale. Una cosa non da tutti ma solo per le vere leggende e la sua partita fu intensa e una delle migliori in azzurro.

In azzurro disputò 81 partite segnando una sola rete: debuttò il 4 dicembre 1982 contro la Romania a Firenze ed il suo unico gol lo segnò contro l’Urss il 20 febbraio 1988. Prese parte a tre Mondiali (’82, ’90, ’94) e all’Europeo tedesco del 1988.

L’addio alla Nazionale gli diede tempo di concentrarsi solo ed esclusivamente sul suo Milan ed il 1° giugno 1997, ultima giornata di campionato, Baresi decise di ritirarsi dal calcio giocato. A oggi, il “piscinin” è secondo nella classifica dei giocatori con più presenze dietro a Maldini: 902 contro 719.

Baresi è stato il primo calciatore cui venne ritirata la maglia al momento del suo addio dal calcio giocato, un gesto meritato anche se molti non hanno mai apprezzato questa scelta perché in questo modo nessun altro potrà sognare di giocare con quel numero un domani.

Come detto, Baresi non ha mai vinto il Pallone d’oro ufficiale ma il Presidente Berlusconi, a margine del suo match di addio al calcio giocato, lo premiò con una “copia” del premio di France Football come risarcimento.

Dopo il ritiro si è gettato nell’agone calcistico prima come direttore sportivo del Fulham, poi come allenatore, prima della Primavera (2002-2006) e poi fino al 2008 della formazione Berretti. A oggi è inserito nei quadri dirigenziali con incarichi nell’area marketing del Diavolo.

E’ sempre difficile parlare di eredi, ma in casa Milan a oggi il settore giovanile rossonero non ha più proposto un nuovo Baresi. La colpa non è di nessuno, semplicemente perché non ci sarà mai più un altro giocatore come Franco Baresi. Il capitano rossonero rientra a pieno titolo nelle leggende del calcio proprio perché inavvicinabile come classe, intelligenza tecnica, leadership e tattica.

Se per strada si fermassero dieci tifosi milanisti a caso e si chiedesse loro cosa è stato Franco Baresi, undici direbbero che quel ragazzino bocciato ad un provino dell’Inter è un giocatore che non avrà mai eredi, ma solo allievi o giocatori che giocano nel suo ruolo e mai al suo pari. Tralasciando il fatto che gli stessi “intervistati” si arrabbierebbero molto pensando alla situazione vigente nel Milan, con difensori non all’altezza e una fascia di capitano che non ha un erede designato e che gira di braccio sinistro in braccio sinistro.

Franco Baresi è stato uno dei calciatori più umani della storia per la semplicità fuori e dentro il rettangolo di gioco ed un esempio per tanti giovani. Le sue celeberrime lacrime a Pasadena hanno fatto storia. Sintomo che davvero sotto il sole cocente della California il calcio italiano avrebbe potuto compiere un miracolo sportivo.

Eppure quanto brucia al tifoso medio non aver visto Baresi alzare al cielo del “Meazza” anche un solo Pallone d’oro. Pazienza, il calcio italiano si ricorda più di lui per le sue prestazioni e i suoi comportamenti in campo (chi non ricorda il braccio alzato per segnalare il fuorigioco avversario all’arbitro?) piuttosto di altri che hanno vinto l’ambito premio e che ora sono finiti nel dimenticatoio.

Franco Baresi era, è e sarà sempre un mito. Per tutti, nessuno escluso.

Juventus, Dybala: “Con il Real partiamo alla pari”

Dybala

Dybala è intervenuto al Samsung District a margine dell’evento di presentazione del nuovo Gear S3

Paulo Dybala oggi era in trasferta a Milano, dove presso il Samsung District ha partecipato all’evento di presentazione del nuovo Gear S3.

Il Campione bianconero ha incontrato i numerosissimi tifosi intervenuti presso la Smart-Home, firmando autografi, ed anche prestandosi per gli immancabili selfie.

Dybala ha risposto, inoltre ad alcune domane vertenti il campionato e sulla prossima finale di Champions League che si giocherà fra 10 giorni a Cardiff.

Sul Bologna:

“Andiamo a Bologna per vincere, anche se non conta più per la classifica. Una buona partita sabato ci darà una ulteriore carica per Cardiff. Poi, ovviamente, da domenica avremo testa e gambe solo per la Finale.

Sulla sfida di Champions contro il Real Madrid: “Siamo tranquilli, abbiamo grande voglia, mancano ancora 10 giorni ma abbiamo già cominciato a lavorare molto bene. Berlino? Fui invitato, andai volentieri e a fine partita Claudio Marchisio mi disse che avremmo dovuto presto giocarne un’altra insieme. Gli risposi che ero alla Juve per quel motivo.

Come vivono l’attesa l’argentino ed i suoi compagni: “Come viviamo l’attesa? Senza nervosismo, dobbiamo impostarla come abbiamo giocato le altre partite di Champions finora. Tutti sanno che partiamo alla pari, non solo noi. E tutti noi siamo legatissimi al progetto Juventus e a questo gruppo. Questo accade perché ci crediamo fino in fondo.

Sul Real Madrid in particolare: Real? Come detto, partiamo alla pari: non dovremo confrontarci con un solo grande campione, ma con una squadra. Daremo il meglio, e se loro sono forti noi abbiamo una grande difesa: finora ognuno di noi ha fatto il massimo per aiutare la squadra, e ora ci manca solo un obiettivo”.

Fonte intervista: tuttojuve

Simone Longarini lascia la Ternana

Ternana

La Ternana senza proprietario

Come un fulmine a ciel sereno, o quasi, l’Amministratore Unico della Ternana Calcio Simone Longarini in una lettera aperta dal sito ufficiale del sodalizio rossoverde ha comunicato che lui, e la sua famiglia, proprietari delle Fere da 14 anni, hanno deciso di disimpegnarsi dall’avventura chiamando all’appello, con una scadenza ravvicinatissima, il 30 Giugno, chi è in grado di rilevate le quote.

C’è da ricordare che proprio, oggi come riporta il sito Sporterni le quote societarie della Ternana Calcio non sono più sotto sequestro e sono tornate nella disponibilità della Famiglia Longarini. Si tratta del 51% delle quote (pari al 29,20% delle quote totali della Ternana Calcio) della Sviluppo Editoriale s.r.l. (proprietaria a sua volta del 57% delle azioni totali della Ternana Calcio mentre il restante 43% è detenuto da Edoardo Longarini)

Ecco il testo completo della lettera di Simone Longarini

“Cari Ternani,
in questi anni la mia famiglia ha sostenuto Terni e la Ternana Calcio sempre ed incondizionatamente senza ambire ad alcun ritorno collaterale se non ai risultati sportivi ed all’affetto della Città.

L’impegno economico richiesto ad un azionista di una Società di calcio è molto gravoso e per diverse ragioni non è più sostenibile dalla mia famiglia (nella situazione attuale molto complicata anche per motivi personali), ma soprattutto in un contesto congiunturale del Paese e locale, sia economicamente che amministrativamente, difficile.

Purtroppo è arrivato il momento che avrei sperato non arrivasse mai e, con immenso dispiacere, sono costretto a comunicare la decisione della mia famiglia di non potere proseguire nel dispendioso sostegno alla Ternana Calcio.
Ho volutamente atteso il termine della competizione sportiva per comunicare tale decisione in quanto non ho voluto deconcentrare nessuno dall’obiettivo della permanenza per il sesto anno consecutivo nel campionato di serie B.

Quest’anno l’obiettivo appariva lontano e per questo siamo stati chiamati ad effettuare a gennaio ulteriori spese per rafforzare la squadra. Questi sforzi, unitamente all’affetto dei veri tifosi, ci hanno consentito di raggiungere l’agognata salvezza, mai così difficile come quest’anno e per questo ancor di più amata.

Questa è la comunicazione più difficile della mia vita e la faccio con inenarrabile difficoltà ma preferisco essere chiaro con una scomoda verità che furbo con una bella bugia; purtroppo non ci è più possibile proseguire.

L’appello agli investitori

Siamo alla ricerca di investitori interessati a rilevare la Società e che quindi dimostrino di avere la capacità economica e finanziaria di sostenere annualmente, come fatto da noi, le necessità della Ternana Calcio. A solo titolo esemplificativo (e d’altronde i bilanci pubblici lo dimostrano) la stagione meno onerosa delle ultime 5 è costata al socio oltre €. 5.000.000,00.

Chiunque dia prova di avere i necessari requisiti di solidità economica potrà verificare i documenti sociali presso lo studio dell’Avvocato Massimo Proietti di Terni ma lo dovrà fare a strettissimo giro , poiché entro il 15 Giugno la Ternana Calcio deve essere in grado di fornire le necessarie garanzie per l’iscrizione al prossimo campionato di Serie B.
Ad oggi i nostri tentativi di trovare un successore (esperiti negli ultimi 6 mesi in maniera silente e nella riservatezza dovuta dalla pendenza del campionato) non hanno avuto successo.

Ho scritto queste poche righe con la morte nel cuore, esse rappresentano per me una grande sconfitta personale e professionale, ma sono con Giugno chvinto che le difficoltà vadano affrontate a viso aperto e sopratutto in maniera chiara e trasparente; l’unica considerazione che attenua la mia disperazione è l’essere riuscito a mantenere la categoria, condizione necessaria ed imprenscindibile perché qualcuno si faccia avanti. Mio malgrado è questo il momento e purtroppo non è più rinviabile.

Mi congedo con immensa tristezza. Sempre Forza Fere” Firmato: Simone Longarini

Play-off Lega Pro: Tabellone completo e dirette Tv su Raisport

Si è svolto oggi pomeriggio il sorteggio dei quarti di finale di Lega Pro. Da ricordare che è stato effettuato un sorteggio libero, senza teste di serie e non ci sarà nessun tipo di vantaggio legato al piazzamento in campionato. Di seguito gli accoppiamenti delle gare di andata e ritorno dei quarti di finale dei play-Off di Lega Pro, inoltre sono stati decisi anche gli orari in cui si disputeranno le stesse, nonché la trasmissione in diretta su Rai Sport per due di esse.