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Fantacalcio, al via una nuova giornata da fantallenatori

Tutti in campo col Fantacalcio, una nuova giornata da vivere da protagonisti per i fantallenatori

Turno spalmato in 3 giorni, quindi massima attenzione ai cambi dell’ultimo minuti, quasi impossibili da decifrare.

ATALANTA – BOLOGNA

Rientra Gomez che potrebbe aiutare Petagna a tornare al gol. In formissima Conti e Spinazzola, meno bene Kurtic e Toloi.

Emiliani in fase calante, ci si aggrappa a Verdi e Dzemaili, ma con poca fiducia. Evitate Destro e Taider. Si a Viviani, spesso pericoloso su palla da fermo.

FIORENTINA – INTER

Stangata per Kalinic (out 2 settimane). Bernardeschi l’uomo in più, ben supportato da Chiesa e Borja Valero. No a Babacar e Tello.

Le incursioni di Candreva e Perisic saranno pericolose, ma bene anche Joao Mario. Partita senza lode per il duo in mezzo al campo. In difesa molto bene D’Ambrosio a destra.

SASSUOLO – NAPOLI

Pellegrini è l’uomo del momento, a lui aggiungiamo Defrel e Lirola come migliori. No a Berardi troppo abulico. Out anche Cannavaro in difesa.

La rincorsa al secondo posto non accetta passi falsi, Sarri conferma il trio “leggero”. Mertens ha il posto assicurato. Ottimi anche gli impieghi di Hamsik e Callejon. Nella retroguardia Koulibaly sta tornando a livelli top.

CHIEVO – TORINO

Tegola Meggiorini (stagione finita). In attacco Inglese è la nostra scelta. Birsa l’altro buono. No a Castro e Cesar. Si a Izco impiegato da terzino destro.

Partendo da Belotti, si nota una discordanza di rendimento con i compagni. Baselli e Zappacosta appaiono gli uomini più in fiducia. No a Ljajic e Acquah. In difesa bene anche Moretti, sempre preciso e pulito.

LAZIO – PALERMO

Biancocelesti in leggero calo fisio-logico. Immobile potrebbe tornare al gol, magari su suggerimento di Keità. A centrocampo Biglia il migliore. Nella retroguardia De Vrij per il voto sicuro.

Non cambiano i discorsi in casa rosanero. Poche idee e vaghe, affidate ai piedi di Nestorovski e Chocev. In difesa evitate assolutamente Gonzalez.

MILAN – EMPOLI

Rossoneri difficile da decifrare, ma comunque in lotta per l’Europa. Le iniziative più pericolose passano da Deulofeu,bravo a pescare gli inserimenti di Pasalic e Kucka. Male Suso.

Attacco che rasenta lo 0 in trasferta. Non sarà diverso in quel di San Siro. Il ritorno di Levan potrebbe far bene, magari confermando un buon El Kaddouri. Fiducia al giovane Tello.

SAMPDORIA – CROTONE

Non dovrebbe cambiare nulla negli 11 titolari, con Schick e Fernandes uomini del momento. Voti onesti da Torreira e Skriniar.

Calabresi in buona forma, tenteranno il colpaccio anche in trasferta. La coppia Falcinelli/Trotta racchiude in sé tutto il potenziale offensivo. Prestazioni decenti da Martella e Crisetig. No a Stoian e Rosi.

UDINESE – CAGLIARI

Ottimo ruolino di marcia per Zapata, che stavolta avrà l’aiuto di Jankto e Badu. Non troppo fiduciosi sull’impiego di Thereau e De Paul.

Mister Rastelli deve rinunciare a Ionita per squalifica. In attacco Borriello è il preferito, lasciando fuori Sau e Tachtsidis. In difesa citiamo Pisacane, ci attendiamo una prestazione sufficiente.

JUVENTUS – GENOA

Non mancheranno i cambi di rito, anche se in attacco la coperta è corta. Per questo Dybala e Mandzukic sono i nostri preferiti. Molto bene anche Marchisio e l’ex Rincon. Per la spinta sulle fasce ci affidiamo a Lichsteiner.

Il ritorno di Juric ha ridato sicuramente energia al Grifone. In avanti Simeone proverà a lottare ma senza successo. Noi vediamo meglio la corsa di Palladino,Laxalt e Lazovic. Teniamo fuori Burdisso, volenteroso ma a rischio cartellino.

PESCARA – ROMA

Abruzzesi pieno di ex, a partire da Caprari che sarà uno dei più pericolosi. Perseveriamo nella fiducia a Coulibaly e Benali. Davanti a Fiorillo, consigliamo di evitare l’intero reparto difensivo.

C’ è un secondo posto ancora da difendere. Sarà opportuno puntare su Perotti e Dzeko più di tutti. Buona prestazione anche da Strootman e Mario Rui. Terrei fuori Salah e Manolas.

Nedved commenta il sorteggio Champions: “Attenzione al Monaco”

nedved

Il dirigente bianconero predica calma

L’urna di Nyon sorride ai bianconeri, ma Nedved non vuol sentir parlare di finale e predica calma. Queste le parole del dirigente bianconero sul Monaco: “È una squadra pericolosa. Sono molto giovani e non hanno nulla da perdere e quindi sarà una sfida difficile”.

Nedved su Allegri

Nedved ha parlato anche del futuro di Allegri: “È stato un genio con il 4-2-3-1. Noi vogliamo tenerlo, lui deve essere convinto e contento di continuare la sua esperienza in bianconero”

Calciomercato Milan, Musacchio e De Vrij per la difesa

Mateo Musacchio

Fassone, Montella e Mirabelli a caccia di difensori

Nel Milan si sta vivendo “la procellosa e trepida Gioia d’un gran disegno”, sono giorni di grande lavoro e di grande studio tra Vincenzo Montella, Marco Fassone e Massimiliano Mirabelli, giorni in cui aumenta il feeling e il rapporto tra le parti e si programmano gli affari. Vediamo con l’ausilio della rassegna stampa di MilanNews cosa si muove sul versante calciomercato Milan e quali colpi ha in canna la nuova triade rossonera.

Il Corriere dello Sport titola “Montella indica Keita e De Vrij”. Tra gli obiettivi rossoneri, ci sono i due giocatori della Lazio, che sarebbero stati richiesti in prima persona dal tecnico milanista, il primo sarebbe l’alternativa a Deulofeu che sembra sempre più in procinto di vestire di nuovo la maglia del Barcellona.

Tuttosport, invece rivela che il Tottenham avrebbe messo gli occhi su Mateo Musacchio, centrale del Villarreal, il quale però avrebbe già dato la sua priorità al Milan. L’operazione avrebbe un costo di 15 milioni di euro più bonus al club spagnolo e non escluderebbe quella per De Vrij

Calciomercato Milan, capitolo Kolinasic

Come recita invece PianetaMilan il continuo slittamento del closing ha fatto perdere al Milan diverse occasioni di mercato“, una su tutte Kolasinac che si era promesso a Mirabelli ma che ora sembra ad un passo dall’Arsenal di Wenger. “Il forte terzino dello Schalke 04 – prosegue il sito esperto in vicende rossonere -, infatti, aveva dato il suo benestare a trasferirsi a Milano, poi l’attesa. Più lunga del previsto”.

“Pur in scadenza di contratto, Kolasinac ha sempre giocato titolare in questa stagione. Lo Schalke, pur di non rinunciare al suo terzino ha accettato la possibilità di vederlo andar via gratis a giugno. E così sarà. Il giocatore (al nono assist stagionale) non è però l’unico osservato speciale di Mirabelli e Montella”….occhio a Mendy

Fassone programma il pareggio di bilancio

Sempre attingendo alla rassegna da stampa da segnalare che Repubblica da conto del fatto che oggi Fassone per conto del Milan consegnerà alla Uefa il piano finanziario relativo al voluntary agreement: i rossoneri si impegneranno infatti a rimettere a posto i conti nelle prossime quattro stagioni, per non incorrere in sanzioni Uefa e, allo stesso tempo, investire per rinforzare la rosa.

Bonucci: “Il Triplete? Questione di testa”

Diretta tv Monaco-Juventus

Bonucci a Sky Sport

Il giorno dopo il trionfo di Barcellona c’è solo tempo per i sorrisi in casa Juventus. “Credo che la Juventus abbia dato un segnale di grande forza eliminando il Barcellona, sia nei confronti delle 3 squadre rimaste in corsa che soprattutto verso noi stessi – ha detto Bonucci a Sky sportQuesto passaggio del turno infonde tanta sicurezza nei nostri mezzi, perché ottenere una qualificazione del genere, senza soffrire, contro una delle migliori squadre del mondo, non può che convincerci ancora di più che ora possiamo vincere la Champions“.

Obiettivo Triplete

Nessun favorito per il difensore bianconero: “Non credo ci sia un vero e proprio favorito in questo momento – continua – anche perché una volta che si arriva in semifinale si è sempre al limite: non si può più sbagliare e un singolo errore rischia di compromettere tutto quello di buono che si è fatto fino a oggi. Insomma, ora arriverà il difficile, il Barcellona per noi deve essere solo un nuovo punto di partenza. E’ vero abbiamo ottime possibilità di arrivare a Cardiff e alzare la Champions, ma come ho già detto ora è tutto un gioco mentale. Dobbiamo rimanere con i piedi per terra senza farci esaltare da questa prestazione e come abbiamo detto ieri sera nello spogliatoio restare con la testa dentro il carro armato per continuare ad andare avanti“.

Con il Barcellona doppia impresa

Eliminare il Barcellona è stata una doppia impresa:Sia all’andata che al ritorno: allo Stadium abbiamo fatto una grande fase offensiva, cosa che alla fine ha fatto la differenza. A Barcellona invece siamo andati consapevoli di poter fare la partita che alla fine abbiamo fatto, ovvero concedendo poco e provando a ripartire. Purtroppo siamo stati poco lucidi a livello di passaggio finale ma abbiamo fatto una straordinaria prestazione difensiva“.

Bonucci e la maglia di Messi

Alla fine ha scambiato la maglia con Messi… “E’ un cimelio importante per la mia collezione, mi ha fatto sorridere questa mattina vedere il video con Chiellini che secondo alcuni mi stava riprendendo per la richiesta fatta durante la partita ma in realtà mi stava semplicemente dicendo di stare attento perché avevamo appena preso una punizione a favore al 90º e quindi mi è passato vicino dandomi una pacca sulla spalla per caricarmi. Entrambi viviamo di adrenalina, tutto è stato riportato come se fosse una ripresa da parte di Giorgio perché ho chiesto la maglia a Messi ma non è stato assolutamente così“.

Gli avversari della Seminifinale

Cristiano Ronaldo, Mbappé o Griezmann? In vista del sorteggio delle semifinali, Bonucci parla poi anche dei possibile avversari che potrebbe trovarsi davanti: “Cristiano Ronaldo non lo scopriamo adesso, sono anni che dimostra insieme a Messi di poter meritare il Pallone d’Oro è uno dei migliori al mondo mentre Mbappé è la grande sorpresa; gioca bene e non ha paura di gustarsi la partita, il Monaco è preparato a livello tattico, ha giocatori giovani e di qualità. E poi hanno dalla loro parte una grande spensieratezza, come sta dimostrando lo stesso Mbappé che sta facendo tanti gol pesanti e di certo diventerà uno dei migliori attaccanti del mondo nei prossimi vent’anni. Griezmann è un altro talento che è cresciuto molto negli ultimi anni e in fase realizzativa con Simeone è migliorato molto sia a livello tattico sia mentale. In lui è aumentata la consapevolezza dei suoi mezzi e oggi è uno di quei pochi nelle squadre europee che può fare la differenza“.

La profezia di Bonucci

In un video si vede Bonucci anticipare con grande sicurezza l’esito del quarto di finale contro il Barcellona. Una vera e propria profezia, che Bonucci ha già ripetuto (anche se l’ha tenuta segreta) per le semifinali. Lo stesso difensore della Juve spiega a Sky come è nata: “Eravamo nella sala dove si montano i video e le schede tecniche dei giocatori avversari e ho voluto fare questo video consapevole di quello che stavo dicendo. Secondo il mio parere il Barcellona negli ultimi mesi non era più la squadra che tutti abbiamo ammirato, mentre al contrario dentro di noi stava crescendo una nuova consapevolezza, che poi ci ha portato a poter realizzare questa impresa“. Che lui stesso aveva predetto.

Le Grandi Incompiute: l’Ungheria del 1954

Nándor Hidegkuti_Ungheria

Le Incompiute: Ungheria 1954

Inizia una nuova rubrica su SportPaper: le Nazionali incompiute, quelle squadre che potevano vincere un titolo mondiale, ma che non ci sono riuscite. La prima ad essere analizzata è la Nazionale dell’Ungheria del 1954, la Squadra d’oro, magiaramente detta Aranycsapat.

Ungheria e Austria maestre di calcio negli anni Trenta-Quaranta

Negli anni Cinquanta c’era una Nazionale che ha avuto la possibilità di vincere un clamoroso campionato del Mondo dopo una serie di trentadue partite consecutive senza sconfitte (durato 1487 giorni). Era una squadra completa in ogni reparto, una Nazionale che ha scritto la storia del calcio di allora e che ancora oggi, per chi non sapesse delle sue gesta, è ricordata come una squadra fortissima, bellissima ma…incompiuta. Il motivo: poteva vincere il Mondiale organizzato in Svizzera nel 1954, ma perse in finale contro la Germania Ovest. Vinceva 2 a 0 dopo otto minuti di gioco, venne sconfitta 2 a 3. Il sogno della Nazionale magiara di alzare la Coppa Rimet si infranse al “Wankdorfstadion” di Berna in una partita passata alla storia con il nome di “miracolo di Berna”: una Nazionale non irresistibile come quella della Germania federale aveva sconfitto la Nazionale più forte dell’epoca compiendo un vero e proprio miracolo.

Il calcio ungherese, insieme a quello austriaco, è stato considerato il top tra gli anni Trenta-Quaranta, tanto che la Nazionale austriaca conquistò un quarto posto a Italia ’34 ed un argento a Berlino 36 e nelle prime tre edizioni della Coppa Internazionale (una sorta di Campionato europeo) ottenne un primo e due secondi posti. La Nazionale ungherese perse contro l’Italia la finale di Francia 1938 e vinse la medaglia d’oro a Helsinki 1952 senza faticare minimamente.

Tra la fine degli anni Quaranta e l’inizio degli anni Cinquanta del secolo scorso, la Nazionale magiara si impose come una squadra innovativa negli schemi e nel modo di giocare.

Il guru di quella Nazionale era Gusztav Sebes che prese il “potere” nel 1949 dopo una onesta carriera di centrocampista tra Ungheria e Francia, una volta appese le scarpe al chiodo, diventò in poco tempo sindacalista, vice-ministro dello sport (era influente il rapporto Stato-sport nei Paesi dell’allora blocco comunista europeo) e presidente del Comitato olimpico nazionale. Un uomo nei gangli del potere.

L’Ungheria era un paese comunista e, come tutti gli Stati comunisti dell’epoca, aveva un legame con l’esercito. E la squadra dell’esercito era la Honvéd di Budapest, foriera di giocatori importanti che scrissero la storia del calcio nazionale, europeo e mondiale in quel decennio. A dare i migliori giocatori ci pensò anche un’altra squadra di Budapest, il MTK. In questo ultimo club, Sebes giocò per ben tredici anni consecutivi. La Honvéd toccò l’apice dei suoi successi proprio all’inizio degli anni Cinquanta (vincendo quattro titoli), ponendosi come uno dei team più forti del Mondo. Un primo posto virtuale visto che gli anni d’oro del calcio ungherese si ebbero prima dell’istituzione delle coppe europee e il Pallone d’oro fu istituito nel 1956: nella prima edizione, Ferenc Puskás si piazzò al quarto posto ad un solo punto da Raymond Kopa. Tra i primi dieci ci furono complessivamente tre ungheresi (Puskás, Kocsis e Bozsik). A parte la vittoria di Patrick Albert nel 1967 (che non militò nella Aranycsapat), ancora oggi il terzo posto di Puskás nell’edizione del 1960 è il risultato più alto per un giocatore ungherese.

Gusztáv Sebes ebbe tra le mani una nidiata di giocatori che si imposero nel Paese magiaro come talenti da ammirare e da analizzare.

Sebes aveva studiato il modo di fare di due allenatori che anni prima avevano cambiato il calcio: Vittorio Pozzo (CT della Nazionale italiana bi-campione del Mondo e vincitrice della medaglia d’oro alle Olimpiadi di Berlino del 1936), e Hugo Meisl, tecnico della miglior Austria di sempre e ribattezzata, non a caso, Wunderteam. La Nazionale austriaca con lui in panchina e Matthias Sindelar in campo fu la favorita per vincere il Mondiale italiano del 1934, concluso al secondo posto perdendo contro l’Italia di Pozzo. Il calcio di quell’Austria fu, per i tempi, spettacolare ed incisivo.

Preciso, maniacale e “spugna” nell’apprendere le idee altrui, Sebes ebbe una concezione particolare di calcio e del concetto di allenatore. Fu l’ideatore del “calcio socialista”, un tipo di calcio che negli anni Settanta divenne il “calcio totale”: un giocatore si muoveva nel suo ruolo principale ma doveva saperne svolgere contemporaneamente altri nove. Il modulo utilizzato da Gusztáv Sebes era particolare in quanto prendeva spunto da un modulo che andava in voga negli anni precedenti (il Sistema), ma cambiandogli impostazione: da WM a doppia M con un avanzamento delle mezz’ale ed un arretramento del centravanti. Un 4-2-4 con i centrali di centrocampo che difendevano molto e i quattro giocatori avanzati con libertà di avanzare e tornare.

Se oggi la Nazionale magiara è numero 27 nel ranking FIFA e la scorsa estate ha fatto bene agli Europei qualificandosi dopo 44 anni e arrivando agli ottavi di finale, allora la Nazionale verde-bianco-rossa era virtualmente al primo posto di quel ranking tra il 1950 ed il 1954.

Il mito di quella Nazionale iniziò i 4 giugno 1950 con la vittoria per 5 a 2 contro la Nazionale polacca in amichevole e si interruppe solo con la bruciante sconfitta contro la Germania Ovest nella finale mondiale di Svizzera 1954 del 4 luglio. La Nazionale ungherese disputò 32 partite (solo undici ufficiali), riportando ventinove vittorie, tre pareggi e nessuna sconfitta, con l’aggiunta di 149 reti segnate e trentatre subite. Una striscia che poche altre Selezioni nazionali hanno poi fatto da allora.

Durante questa lunga striscia, Kocics e soci vinsero anche la medaglia d’oro alle Olimpiadi di Helsinki nel 1952. Nella manifestazione olimpica, l’Ungheria affrontò (e batté) Romania, Italia, Turchia, Svezia e in finale ebbe la meglio sull’altrettanto forte Jugoslavia. Nacque allora il mito della Aranycsapat, la Squadra d’oro. Del resto, come non poteva essere chiamata una squadra di quella caratura? Due anni dopo ci sarebbero stati i Mondiali svizzeri: molti pensavano che la Coppa Rimet sarebbe approdata a Budapest.

La partita perfetta: Inghilterra vs Ungheria 3-6, 25 novembre 1953

Il 2 agosto 1952 l’Ungheria vinse il torneo olimpico finlandese contro la Jugoslavia. La squadra del  CT Gusztáv Sebes segnò venti reti in cinque partite, subendone solo due. Come detto, la Nazionale ungherese, con quei numeri, era la candidata numero uno alla vittoria dei Mondiali svizzeri.

Eppure in Inghilterra non la pensavano cosi: loro si reputavano i “maestri del calcio” e nessuno doveva essere più forti di loro. Nonostante il pessimo (primo) mondiale brasiliano della Nazionale d’Oltremanica, gli inglesi si ritenevano sempre la Nazionale più forte di tutto il Mondo, nonostante il pessimo Mondiale brasiliano di tre anni prima.

Come porre fine alla discussione? Semplice, organizzando una partita amichevole.

E fu proprio il Presidente della Football Association, Stanley Rous, a chiedere a Sebes di far giocare le due squadre nel tempio di Wembley, il mitico stadio di Londra teatro della Nazionale dei Tre leoni.

Prima dell’importante amichevole, la Ungheria aveva sconfitto 3 a 0 l’Italia 17 maggio 1953 nella partita di inaugurazione dello stadio “Olimpico” il 17 ottobre 1953. La Nazionale ungherese arrivò al match con ottime credenziali di vittoria.

Il match si disputò il 25 novembre 1953: da una parte la Nazionale di Stanley Matthews contro quella di Nándor Hidegkuti. Gli inglesi in casa avevano una tradizione quasi centenaria di vittorie casalinghe contro squadre non dello UK, ma il primato fu abbattuto proprio dai magiari che si imposero per 6 a 3 con tre reti di Hidegkuti, due di Puskás e una di Bozsik. Lo smacco fu incredibile: mai l’Inghilterra aveva perso in quella maniera. E meno male che la data di novembre era stata scelta per favorire gli inglesi stessi.

E si decise di rigiocarla, per dare un’altra possibilità agli inglesi di far vedere chi fossero in realtà. E la rivincita andò ancora peggio: il 23 maggio 1954 l’Ungheria si impose a Budapest per 7 a 1 con doppiette di Lantos,  Puskás, Kocsis e reti di Mihály Tóth e di Hidegkuti.

Le due vittorie contro l’Inghilterra sono state merito di un collettivo incredibile che giocava con semplicità e molta efficacia.  Ma la doppia vittoria ha un padre: Gusztáv Sebes.

Il tecnico ungherese si disse che studiò per filo e per segno l’Inghilterra, il campo e la palla da gioco. E per prepararsi al meglio si fece dare tre palloni che si usavano in Inghilterra, così da fare capire ai propri giocatori che tipo di sfera si usava da quelle parti, e ampliò le misure del campo per farle uguali a quelle di Wembley.

Tre settimane dopo sarebbe iniziato il Mondiale svizzero: chi avrebbe perso in finale contro l’Ungheria? Chi sarebbe stata la Nazionale umana a perdere contro quella degli alieni?

A un passo dal Paradiso: Svizzera 1954

Il 16 giugno 1954 iniziarono i quinti campionati del Mondo di calcio. Dopo l’edizione brasiliana, e a distanza di sedici anni da quella francese, il Mondiale tornava in Europa. La scelta della Svizzera, Nazione allora non tra le migliori interpreti di quello sport, fu dettata dalla celebrazione per i 50 anni di nascita della FIFA, la Federcalcio mondiale, oltre al fatto che, a distanza di nove anni dalla fine del conflitto, era l’unico Paese europeo che poteva ospitare la manifestazione. La Svizzera era anche neutrale nello scacchiere della Guerra fredda fra i due blocchi (idem per i Mondiali svedesi di quattro anni dopo). I Mondiali svizzeri furono i primi ad avere una copertura televisiva, vennero introdotti i numeri di maglia e le sedici squadre partecipanti furono divise in quattro gironi da quattro, dove ai quarti si qualificavano le prime due classificate. Vi presero parte le due Nazionali che fino a quel momento si erano spartite le precedenti edizioni (Uruguay e Italia), il Brasile con la maglia verde-oro e non più bianca (vedere il Maracanazo), l’Austria e quella inglese, accreditate per la vittoria. Vi prese parte anche per la prima volta la Germania ovest, al suo secondo torneo internazionale dopo la fine della guerra.

La squadra da battere era l’Ungheria, punto e basta. E i magiari rispettarono i pronostici arrivando il 4 luglio in finale. Ed ogni partita giocata dalla Selezione di Gusztáv Sebes fu epica.

Nelle tre partite del girone eliminatorio affrontò le debuttanti Corea del Sud, Turchia e Germania ovest. I risultati furono devastanti: 9 a 0 contro gli asiatici, 7 a 0 contro i turchi e ben 8 a 3 alla Germania federale.

Nei quarti il tabellone mise di fronte gli ungheresi e il Brasile. Due scuole di calcio e possesso palla diverso che lottarono per entrare tra le top 4 d’Europa. La partita fu vinta dagli ungheresi per 4 a 2, con gol di Hidegkuti, Lantos e doppietta di Kocsis per gli europei e Djalma Santos e Julinho per i verde-oro.

La partita fu bella, intensa e combattuta. E violenta fuori dal campo: non a caso fu chiamata “la Battaglia di Berna”, una partita bella, ma molto fallosa e con litigi tra i giocatori anche dopo la fine della partita.

In semifinale caddero anche i campioni del mondo uscenti dell’Uruguay: 4 a 2 ai supplementari, con doppietta nei supplementari del solito Kocsis.

Come anticipato, quale sarebbe stata la Nazionale “umana” a sfidare gli extraterrestri? A Berna arrivò a sorpresa la Germania ovest del CT Sepp Herberger ed una squadra nel complesso buona con i top player Fritz Walter e Helmut Rahn. Durante il loro percorso affrontarono nel girone proprio l’Ungheria perdendo addirittura per 8 a 3, ma nella fase ad eliminazione diretta sconfisse Jugoslavia ed Austria nettamente. Visto il precedente giocato due settimane prima, si pensava che la finale sarebbe stata una passeggiata (anche grazie al fatto che sarebbe tornato titolare, dopo due partite, Ferenc Puskás) e l’Ungheria avrebbe ereditato la Coppa Rimet dagli uruguaiani.

La finale di Svizzera 1954 fu chiamata il “miracolo di Berna”. Il motivo? A vincere la partita furono i tedeschi occidentali.

Il miracolo avvenne quando l’Ungheria dopo otto minuti di gioco era già sul 2 a 0: per la quinta volta in cinque partite giocate, l’Ungheria era avanti di due reti nei primi dieci minuti di gioco. Ma i tedeschi ci credettero e, grazie al fatto di avere la mente sgombra dai pensieri (al massimo avrebbero perso con una squadra nettamente più forte di tutto il Mondo) ed avere giocatori combattivi, vinsero per 3 a 2 con reti di Morlock e doppietta di Rahn. Al minuto 86′ all’Ungheria fu annullato il gol del pareggio, regolare per di più. I magiari si consolarono con la vittoria della classifica marcatori di Kocsis con undici reti: da allora nessun altro giocatore ungherese (nelle successive sei edizioni cui prese parte su quindici giocati) segnò così tanto in un torneo iridato. La Germania giocò con il “braccino” le tre partite del girone eliminatorio per poi giocare in grande spolvero a partire dai quarti di finale. La Germania era tornata a far parlare di sé non più dal punto di vista politico e sociale, ma sportivo.

Sulla sconfitta dei magiari pesarono anche alcuni errori tattici di Sebes, sopratutto l’impiego di Ferenc Puskás che giocò la finale con una caviglia dolorante e inoltre tutta la squadra sembrava debole e affaticata psicologicamente, visto che aveva giocato tutte le partite fino a quel momento dando il 101% in campo. Ma come si faceva a non far giocatore l’allora giocatore più forte del Mondo? Sicuramente l’Aranycsapat aveva preso sottogamba l’avversario e nel calcio, si sa, mai prendere sottogamba qualcuno.

Tempo dopo però si parlò di quella mitica finale non tanto per il livello tecnico-tattico, ma per alcuni sospetti che circolarono intorno ad essa: si disse che l’Ungheria avrebbe venduto la partita. La direzione arbitrale dell’inglese Ling fu molto contestata, ma il clamore più grande arrivò dal fatto che si disse che la Nazionale tedesca avesse assunto delle sostanze dopanti per affrontare (e poi battere) l’Ungheria. E molti giornali dell’epoca notarono che i magiari erano fisicamente a terra, mentre i tedeschi dell’ovest attaccarono tutta la partita e non cedettero fisicamente.

Le voci non furono mai accertate, ma ancora oggi quella partita, nonostante la memorabilità, è ancora avvolta nel mistero.

Terminò così l’epopea della S quadra d’oro ungherese.

I giocatori del miracolo Ungheria

Nella Aranycsapat giocarono complessivamente, tra il 1950 ed il 1954, settantasette giocatori.

Il più famoso fu senza dubbio Ferenc Puskás. Classe 1925, era un attaccante e si fece notare con la maglia della Honved di Budapest. Fu il perno dell’attacco ungherese e divenne celebre, dopo l’esperienza nella Squadra d’oro, per la sua militanza nel Real Madrid. Con le merengues giocò otto stagioni, vincendo cinque titoli nazionali consecutivi, una Coppa di Spagna, tre Coppe dei Campioni consecutive e la prima edizione della Coppa Intercontinentale. E’ ancora oggi l’unico calciatore ad aver segnato un poker in una finale di Coppa dei Campioni (nella finale contro l’Eintracht Francoforte nel 1960). Con l’Ungheria giocò 85 partite segnando ottantaquattro reti. Giocò quattro partite con la nazionale spagnola dopo di che divenne un globetrotter della panchina, allenando dall’Ungheria al Canada, dalla Spagna agli Stati uniti d’America, in Grecia portò in finale di Coppa dei Campioni il Panathīnaïkos nel 1971, dal Cile all’Arabia saudita, dall’Egitto al Paraguay, all’Australia prima di chiudere la carriera di tecnico con la guida della Nazionale ungherese.

Molto forte, soprattutto di testa, fu Sándor Kocsis. Nativo anche lui di Budapest, si fece notare come un vero uomo d’area. Morì (forse suicida) nel 1979 a soli 49 anni, ma da calciatore fu idolo di ben quattro tifoserie: Ferencváros, Honvéd, YF Zurigo e Barcellona. Vinse sette titoli nazionali (due in Spagna) e due Coppe di Spagna. Vinse anche la classifica marcatori dello sfortunato mondiale svizzero.

Il simbolo di quella squadra: Nándor Hidegkuti

Sarebbe troppo facile nominare Ferenc Puskás come il giocatore più forte, ed iconico, di quella super squadra. Eppure nella rosa dell’Aranycsapat c’era un giocatore che è stato importante in quanto Sebes inventò per lui il ruolo dell’attaccante-non attaccante, Nándor Hidegkuti.

Cresciuto nelle formazioni minori di Budapest, finita la guerra fu tesserato dal MTK Budapest dove ne divenne la stella ed il giocatore più forte di sempre, vincendo tre titoli nazionali.

Ai tempi era difficile che un giocatore potesse ricoprire contemporaneamente il ruolo di ala-fantasista-attaccante. E ne beneficiò il calcio ungherese e nella partita perfetta di Wembley siglò una tripletta nel 6 a 3 finale.

Se come calciatore fu un giocatore incredibile, anche da allenatore non fu da meno: si sedette sulle panchine italiane di Fiorentina. Roma e Mantova allenando complessivamente da noi tre stagioni, portando la Fiorentina a diventare la prima squadra italiana a vincere una coppa europea, alzando al cielo di Firenze la prima Coppa delle Coppe, il 27 maggio 1961. Con la Viola vinse la Coppa Italia l’anno prima. Fu uno dei pochi con lo scoppio della Rivoluzione ungherese a tornare nel suo Paese.

Cosa rimane oggi di quella fantastica Ungheria

La delusione in casa ungherese per aver perso un Mondiale già vinto fu tanta. Una squadra tecnicamente inferiore aveva sconfitto la squadra più forte di quell’epoca e tra le più forti della storia del calcio mondiale.

Non appena la squadra atterrò a Budapest venne accolta da tifosi inferociti che manifestarono la loro rabbia: sicuri di vincere, la sconfitta fu pesante moralmente e psicologicamente. Anche Gusztáv Sebes visse sulla sua pelle la brutta sconfitta di Berna: gli venne prima messA sotto sopra casa e due anni dopo fu esonerato dalla guida della Nazionale. Fu esonerato in un anno cruciale della Repubblica socialista ungherese nel 1956: il 23 ottobre iniziò la Rivoluzione che durò dodici giorni, portò oltre 2,6 mila vittime tra gli ungheresi e vide l’invasione sovietica dei carri armati.

Durante la rivolta successe un qualcosa di clamoroso: la Honvéd giocò in trasferta in Spagna il primo turno della Coppa dei Campioni e non tornò in Ungheria vista la situazione politica vigente nel Paese. La partita di ritorno contro il Bilbao fu giocata a Bruxelles. La squadra non poté tornare  in Ungheria, passata sotto il controllo totale sovietico, e si mise a fare delle tournée in Europa e nel Mondo. Al termine della tournée qualche giocatore tornò in Ungheria (Bozsik, Budai, Lóránt e Grosics), mentre Ferenc Puskás riparò in Spagna e fu acquistato dal Real Madrid, Sándor Kocsis riparò in Svizzera e giocò nello Young Fellows di Zurigo per poi andare al Barcellona, dove chiuse la carriera. Zoltán Czibor si accasò alla Roma ma non giocò nessuna partita e andò al Barcellona rimanendovi tre stagioni. Passò al Basilea e poi all’Austria Vienna. Tornò in Ungheria solo con la fine del regime comunista.

Chi invece non scappò fu Hidegkuti: non lasciò il suo MTK Budapest dove chiuse la carriera nel 1958 e partecipò anche ai Mondiali svedesi di quell’anno dove l’Ungheria, non più Aranycsapat, fece molto male. Alla sua memoria, lo stadio del MTK porta il suo nome.

Può una sola partita, può una sola sconfitta, seppur bruciante, portare alla fine di un’epoca d’oro di una Nazionale? Si, in quanto da lì la Nazionale verde-bianco-rossa partecipò a soli sei Mondiali e dal Mondiale messicano del 1986 che non vi prese più parte.

Dopo il buon Europeo francese, qualcosa in terra magiara si sta muovendo e qualche buon giocatore sta emergendo. Ma prima che nascerà un’altra grande Ungheria dovranno passare ancora tanti anni e non è detto che un domani ci sarà una nuova Aranycsapat.

A oggi rimane il ricordo di una squadra (alla fine) incompiuta che ha giocato il più bel calcio dell’epoca e composta da uomini che giocavano divertendosi con l’unica idea di fare gol.

Ma forse è stato il destino di quella squadra, la prima Nazionale incompiuta della storia del calcio mondiale.

 

La rosa della Nazionale ungherese al campionato del Mondo di Svizzera 1954

Portieri: Gyula Grosics, Sándor Gellér, Géza Gulyás;

Difensori: Jenő Buzánszky, Gyula Lóránt, Mihály Lantos, Béla Kárpáti, Pál Várhidi;

Centrocampisti: József Bozsik, József Zakariás, Zoltán Czibor, Imre Kovács, Ferenc Szojka, László Budai, Lajos Csordás;

Attaccanti: József Tóth, Sándor Kocsis, Nándor Hidegkuti, Ferenc Puskás, Ferenc Machos, Péter Palotás, Mihály TóthNándor Hidegkuti;