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Pioli: “L’Inter per me è un punto di partenza e arrivo”

Il tecnico nerazzurro parla del presente e futuro

Stefano Pioli ha rilasciato una lunga intervista ai giornalisti di Top Calcio 24 toccando punti importanti del presente e del futuro. Ecco alcune sue impressioni: “Stiamo lavorando duramente per la partita di domenica a Crotone. Lunedì non meritavamo di perdere anche se non abbiamo giocato con la giusta attenzione. La sosta non ci ha aiutato ma non vogliamo inventare scuse. Gagliardini è un ottimo giocatore e ci ha dato una grossa mano ma anche Brozovic e Kondogbia stavano facendo bene prima del suo arrivo. La media punti è una cosa concreta e alla fine vedremo dove siamo arrivati.”

Pioli: ‘Mi sento da Inter e voglio restarci’

Pioli ha parlato anche delle voci di un possibile cambio sulla panchina nerazzurra:” L’Inter, per me, è un punto di partenza e spero di arrivo. Mi sento parte importante del progetto e spesso parlo con Ausilio e Gandini del futuro. Per arrivare al top bisogna avere pazienza e tempo ed è vero che qui ne hai poco perchè tifosi e società vogliono vincere. Per la Champions bisogna essere realisti e obiettivi, mancano ancora 8 partite e dobbiamo fare più punti possibili. Mi piace molto guardare le partite e ieri ho visto un po il Chelsea e anche Napoli-Juve. Crotone è un campo difficile e noi abbiamo spesso sofferto su questi tipi di terreno. Il derby si avvicina ma ne parleremo da lunedì mattina.”

Immobile, Biglia e De Vrij recuperano per Lazio-Napoli

Lazio-Napoli, la situazione infortunati in casa biancoceleste

I giocatori della Lazio, Lucas Biglia, Ciro Immobile e Stefan de Vrij verso il recupero. I tre usciti acciaccati dal derby di Coppa Italia potrebbero essere in campo domenica nel big match della 31° giornata Lazio-Napoli. Ad annunciarlo è il coordinatore dello staff medico biancoceleste, Fabio Rodia, è intervenuto ai microfoni di LazioStyle Radio.

Le parole di Rodia

Biglia ha dovuto abbandonare il campo durante il derby perché in seguito a uno scontro di gioco ha riportato un trauma elongativo a carico dell’adduttore sinistro, che è stato monitorato con esami diagnostici. Il giocatore è stato sottoposto alle cure specifiche, sta rispondendo bene; lui è integro a livello muscolare e molto disponibile al sacrificio sportivo. Lo stiamo monitorando e curando in maniera specifica. Verrà sottoposto nei prossimi giorni a un ulteriore controllo clinico e strumentale: sono ottimista riguardo un suo rapido recupero“.

Stefan de Vrij ha riportato un affaticamento all’adduttore sinistro, che si portava avanti da alcuni giorni -prosegue Rodia-. Abbiamo programmato un trattamento specifico per recuperarlo in tempi ragionevoli. Sta seguendo un percorso personalizzato che andrà avanti per qualche giorno. Con Immobile siamo stati un po’ in apprensione durante il derby perché dal suo ritorno dalla Nazionale aveva lamentato un affaticamento al retto femorale. Lo abbiamo gestito riservandogli un adeguato riposo. Tale programma è proseguito anche oggi, infatti non si è allenato con il gruppo, ma è pronto per il ritorno in campo“.

Marchetti è l’unica nota negativa. “Aveva ripreso gli allenamenti da alcuni giorni ma ieri ha riportato un trauma distorsivo importante a carico del ginocchio destro con lesione del legamento collaterale. Stiamo effettuando alcune indagini cliniche e valutando un eventuale ricorso a intervento chirurgico. Ci saranno alcune settimane di stop forzato“, conclude il medico della Lazio.

Fenomeno Moscardelli

Fenomenologia del Mosca

Fenomeno del web ma fenomeno anche in campo

Ci sono giocatori che rimangono nella storia per i loro gol, le loro giocate ed i loro trionfi. Ce ne sono poi altri che rimangono nella storia anche per aver regalato ai propri tifosi qualche gesto…bizzarro, in particolare riferito alle loro acconciature. Ed essendo i calciatori una qualcosa di nazional-popolare, molti giovani cercano di assomigliare ai loro beniamini se non proprio dal punto di vista tecnico, almeno provandoci, da quello estetico.

Davide Moscardelli è un calciatore che sta legando, da quattro anni a questa parte, la sua carriera al fatto di avere una barba lunga. Ma molto, molto lunga. Peccato che Moscardelli, classe 1980 e tantissima voglia di giocare e fare gol, non è soltanto una faccia con una barba lunga e selvaggia, ma è anche un giocatore che ha raggiunto la Serie A partendo dalla gavetta, diventando uno dei pochi calciatori italiani a segnare almeno un gol in tutte le serie calcistiche in cui ha giocato, dalla Promozione romana alla massima serie. E oggi che milita nell’Arezzo in Lega Pro non gli è ancora terminata quella voglia di segnare e di far vincere la squadra per cui gioca. E se gli amaranto oggi si stanno giocando tutte le carte a disposizione per raggiungere i play off promozione in Serie B (serie da dove mancano da dieci stagioni), il merito va sì alla rosa di mister Stefano Sottili, ma per buona parte al “Mosca”, numero 9 e capitano della squadra, che sta disputando una delle sue migliori stagioni in carriera.

Davide nato in Belgio, prodotto in Italia

Per quei pochi che non conoscono l’attaccante nato in Belgio ma romano de Roma, Moscardelli è un attaccante ambidestro “fisicato” che può fare la prima come la seconda punta ed i suoi numeri sono da buon uomo d’area (poco più di cinquecento presenze da pro, 151 reti). Un fatto ha sempre contraddistinto il “Mosca”: l’essere entrato nel cuore di ogni tifoso, anche di quello che tifa una squadra diversa rispetto a dove lui gioca.

E quando molti altri suoi colleghi alla sua età fanno altro, ecco apparire nel firmamento del calcio italiano questo ragazzone che nel suo piccolo è diventato un fenomeno non solo sui campi da calcio, ma anche sui social network.

Moscardelli da tre stagioni ha detto addio alla Serie A per giocare in Lega Pro, militando prima due anni a Lecce e ora ad Arezzo, ai margini però del calcio che conta. E sia con i salentini che con i toscani, ad oggi, il “Mosca” ha segnato oltre quaranta reti in un campionato.

Dopo aver giocato tra Promozione romana ed Eccellenza laziale, solo dopo l’esperienza a San Giovanni Valdarno il “Mosca” è passato subito in Serie B, serie in cui ha giocato per sette anni consecutivi tra Triestina, Rimini, Cesena e Piacenza. A 30 anni poi si materializzò il suo sogno: vestire la maglia di una squadra di Serie A. E fu il ChievoVerona a tesserarlo, voluto dal suo ex tecnico dei tempi del Piacenza Stefano Pioli. E Moscardelli, maglia numero 80 sulla schiena, partì con due gol nelle prime due partite: era la solita storia del ragazzo che ha sempre girato intorno al grande calcio, ma che non è mai sbocciato e che ha dovuto giocare lontano dall’”impero” per farsi notare .

Con i clivensi rimase due stagioni e mezzo, giocando molto ma segnando poco, complice anche il fatto dell’età, una serie di stop fisici e alla concorrenza in attacco (Pellissier, Théréau e Paloschi).

Sotto l’Arena segnò undici reti complessive per poi approdare, nel gennaio 2013, al Bologna. Dal numero 80 gialloblu, Moscardelli si prese per sei mesi la 9 e poi la numero 10, maglia in passato appartenuta ai vari Baggio, Signori e Gilardino. Insomma, un numero pesante da quelle parti. Per i primi sei mesi giocò nove partite con una rete in campionato, con la chicca di aver fatto anche il portiere gli ultimi secondi di partita contro l’Atalanta.

Bologna crocevia della carriera…e del suo look

Il mito della barba per Moscardelli nacque proprio a Bologna per caso, “per pigrizia”, come una volta ha raccontato. E per noi uomini a volte fare la barba è davvero un “disturbo”, una cosa che spesso procrastiniamo: nel gennaio 2013 Moscardelli promise che se fosse andato a giocare a Bologna se la sarebbe tagliata. Il giocatore andò sotto le Torri e rispettò il patto. I tifosi si mobilitarono affinché non lo facesse più: da allora sono passati quattro anni e la barba è sempre là, al suo posto. Più iconica che mai, curata con prodotti di aziende che fanno a gara per averlo come testimonial, con molti tifosi che, nel frattempo, hanno iniziato a farsi crescere la barba.

Visto che la Serie A non lo aveva visto protagonista, umilmente scese di due categorie accettando, nell’estate 2014, la proposta del Lecce che gli affidò le chiavi dell’attacco. Con Moscardelli in squadra, il Lecce arrivò sesto il primo anno e si fermò alla semifinale play off persa contro i rivali del Foggia la scorsa stagione. Nel complesso, Moscardelli segnò ventotto reti totali, non male per uno che si pensava fosse solo un fenomeno da baraccone. La sua permanenza nel Salento mise in risalto il suo essere guascone e saggio al tempo stesso: video virali, uomo social e testimonial di una campagna anti-omofobia.

La scorsa estate passò, ancora una volta da svincolato, da Lecce ad Arezzo, diventando il giocatore- simbolo: sarà forse un caso, ma della rosa aretina, su ventisette giocatori, altri diciassette hanno la barba. E con la squadra di Sottili, Moscardelli sta segnando gol fantastici, come quelli contro Prato (rovesciata), Carrarese (tiro al volo “alla van Basten”), Livorno (pallonetto da trenta metri) e Pistoiese (tiro al volo di sinistro a ridosso dell’area). Quattro gol da cineteca per uno dei giocatori italiani più sottovalutati della storia recente del nostro calcio, ma che ha sempre dimostrato di saperci fare con i piedi. Eh sì, signori: gol come quelli non si segnano per caso, ma sono cercati e soprattutto sono nel DNA di chi li ha segnati. E Davide Moscardelli l’arte di fare gol ce l’ha nel sangue, da sempre.

Arezzo promosso, addio barba?

Le persone con la barba hanno sempre suscitato timore e riverenza, mentre con lui la barba è diventato un simbolo di “figaggine”, semplicità, pazzia positiva unite a tanto amore e tanta passione per il gioco del calcio. Moscardelli è riuscito ad affermarsi ugualmente anche se non è diventato come il suo idolo Batistuta, ma tra tanti anni, tanti appassionati, nel sentire il nome “Davide Moscardelli”, ricorderanno senza dubbio le sue performance accarezzandosi il mento.

Formula 1, Vettel: “Melbourne è stato un weekend strepitoso, adesso però non fermiamoci e pensiamo a un gp per volta”

Il tedesco: “ il potenziale c’è, possiamo ancora migliorare”

La stagione 2017 è iniziata bene per la scuderia di Maranello con la vittoria di Vettel nel gran premio dell’Australia. Proprio oggi il tedesco ha parlato in conferenza stampa alla vigilia del Gp della Cina.

” È stato un gran weekend per il team – ha esordito Vettel – dopo il lavoro invernale per creare una nuova macchina con nuovi regolamenti è arrivata questa giornata speciale, il modo migliore di partire per i tifosi e per chi è rimasto a casa, una ricompensa per il lavoro fatto. In fabbrica ho trovato ragazzi contenti ma ancora più motivati a continuare così. È stato bello poter restituire a tutti i membri del team un po’ di gioia per tutto il lavoro che hanno fatto, ma ora dobbiamo voltare pagina “.

Una vittoria che ha senza dubbio caricato il quattro volte campione del mondo, che vuole ripetersi domenica. Il circuito di Shangai però è più impegnativo e non è da sottovalutare l’incognita meteo. “ È una pista totalmente diversa. Il GP di Cina è sempre pieno di sorprese: nel 2007 ero partito 17° o 18° e avevo chiuso al quarto posto, la pioggia ci aveva aiutato allora. Questa è una pista molto esigente per la macchina e le gomme, per noi piloti, a causa delle condizioni imprevedibili ”.

Un Sebastian Vettel soddisfatto e positivo si prepara ad affrontare la gara e l’intera stagione: “ Le vere aspettative che abbiamo sono quelle di cercare di fare un buon lavoro. Saranno importanti le condizioni giuste e un po’ di fortuna, così come un buon assetto. Se possiamo stare vicini alla Mercedes significa che siamo vicini al vertice: cerchiamo di dare il massimo e vedremo. Come squadra lavoriamo meglio, abbiamo migliorato dall’anno scorso e in Australia siamo andati bene, ma è solo una gara. Però il potenziale c’è e possiamo ancora migliorare ”

Inevitabile la domanda sulle condizioni della Mercedes, diretta rivale della Rossa. “ Per me la Mercedes è ancora la favorita – ha dichiarato Seb –  sappiamo di avere un bel pacchetto, dobbiamo continuare a fare molto per tenere il loro passo e mantenere la posizione attuale “.

Caressa: “Calciopoli? La Juve voleva far fuori me e Bergomi da Sky”

Covisoc

Caressa e Bergomi ‘vittime’ di calciopoli?

Il noto telecronista di Sky Fabio Caressa torna sull’argomento calciopoli e svela un particolare retroscena, queste le parole riportate dai principali siti web: “Sono stato testimone di quanto accaduto, pochi mesi prima che capitasse. C’erano stati degli arbitraggi contestati. In particolare c’è stato un Bologna-Juventus, vinto dalla Juventus per 2-0, in cui per due volte Cipriani fu palesemente atterrato in area e non fu fischiato il rigore. Poi arrivò l’intervista a fine partita e Cipriani disse non mi importa. Cipriani era della GEA. Dopo che noi affrontammo l’argomento in telecronaca, dicendo che i rigori non erano stati concessi, arrivò una telefonata della Juventus all’amministratore delegato di Sky che urlando al telefono chiedeva la rimozione mia e di Bergomi