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Milan, questione di closing… ci siamo?

Milan, ecco il closing

Secondo l’Ansa, il closing finale tra Sine Europe e Fininvest sarà effettuato a fine mese: tra pochi giorni arriverà un’altra caparra di 100 milioni per rinviare ulteriormente la chiusura ( il closing doveva avvenire il 3 marzo ma tutto fu rinviato perchè il gruppo cinese non aveva trovato il denaro necessario). Fininvest ha avuto importanti rassicurazioni sul patrimonio dei vari gruppi che devono prendere le redini in mano del Milan ed ha accettato di chiudere più avanti. I soldi saranno presi da banche riconosciute in Cina e non ci sarebbero pericoli di bluff.

Lazio : futuro targato Inzaghi e Biglia

Inzaghi,  pronto il rinnovo del contratto

 

Secondo quanto riportato da “Leggo.it”(sezione Sport), Simone Inzaghi sarebbe pronto a firmare un contratto di 2 anni con opzione per il terzo: per lui ingaggio raddoppiato (circa 1 milione di euro), bonus esclusi. E con il tecnico ci saranno sicuramente Murgia e Lombardi, che esplosi in questa stagione si legheranno alla Lazio fino al 2022. Rinnovo da annunciare, per questioni di bilancio, sia per Biglia (scadenza 2018) che per Strakosha (a giugno sarebbe libero). L’argentino ha deciso di sposare il progetto Lazio ed ha trovato l’accordo a 2,7 milioni di euro, che possono diventare 3 con i bonus, record per la gestione Lotito. Il portiere albanese deve tutto al diesse Tare che nel 2013 lo portò a Roma. Le uniche “spine” si chiamano Keita e De Vrij, entrambi in scadenza 2018. La Lazio proverà a trattenerli altrimenti li cederà per fare cassa e reinvestire i soldi. Lo spagnolo (ieri sera volato a Barcellona per festeggiare il suo compleanno) è valutato 25 milioni di euro, mentre su De Vrij ci sono gli occhi di mezza Europa, Inter compresa, ma l’unico club disposto ad avvicinarsi ai 50 milioni chiesti da Lotito è il Manchester United. Intanto ancora una grana da parte del recidivo Keita Balde, che si è presentato in ritardo all’allenamento delle 15, di ritorno dalla propria festa di compleanno, svoltasi al Pacha di Barcellona ieri sera. Ennesimo comportamento al di fuori delle righe, uno sconforto per i tifosi della Lazio, che sentono sempre più lontano il talento senegalese,sembrerebbe far di tutto per farsi mandare via, irrispettoso nei confronti dei compagni e andando al di fuori della sobrietà in alcuni casi.

Napoli: riecco Milik, Pavoletti già via?

Serie A

Milik dal 1′ contro il Crotone. Pavoletti in partenza

 

Dopo l’amaro addio alla Champions firmato Sergio Ramos, il Napoli cerca di sfogarsi e pensare al campionato. Ad attenderli, per loro sfortuna, il Crotone di mister Nicola che farà di tutto per fermare l’assalto dei partenopei. In attacco per gli azzurri sono quasi certi della presenza di Arkadiusz Milik, secondo Maurizio Sarri sarebbe pronto a scendere in campo dal primo minuto, facendo rifiatare Dries Mertens, che ha saputo scalzare il posto a chiunque li davanti. Non solo davanti, ma anche in mediana dovrebbe rivedersi Rog, super ballottaggio fra Zielinski, Jorginho e Diawara infatti. In difesa uno tra Koulibaly e Albiol riprenderà fiato, lasciando spazio a Macksimovic. Pavoletti a Napoli? E chi lo ha visto? Pagato 18 milioni per prenderlo dal Genoa, De Laurentiis sarebbe ora pronto a rispedirlo al mittente in prestito nel prossimo calciomercato estivo. Preziosi gongola, perchè si ritroverà con 18 milioni in cassa e il bomber dello scorso anno con 20 gol.Capitolo difesa: il nodo da sciogliere è sempre quello di Koulibaly e il volere della società. Attorno al senegalese infatti ruota ancora il Chelsea di Abramovich, che su richiesta di Antonio Conte, è alla ricerca di un difensore centrale e l’Italia sembrerebbe essere la meta preferita dell’ex ct italiano. Prima De Vrij della Lazio, passando per Bonucci, ora invece si pensa a Koulibaly e la cifra è più o meno la stessa offerta agli altri: 60 milioni, chiesti dallo stesso De Laurentiis per far partire il suo centrale, come riporta il “Daily Star”.

De Laurentiis e la sindrome nordista

Napoli

LE RECENTI DICHIARAZIONI DEL PRESIDENTE DEL NAPOLI HANNO SCATENATO UN PUTIFERIO A LIVELLO MEDIATICO. QUANTO SERVIRA’ AL NAPOLI UN APPROCCIO MEDIATICO DEL GENERE?

 

A Napoli amano in maniera viscerale le frequenti reincarnazioni di Masaniello. Il potere costituito come uno spettro da esorcizzare, un nemico da combattere a priori. La stampa e i suoi alfieri, vil razza dannata.

Le dichiarazioni di De Laurentiis via etere, dopo l’onorevole uscita di scena in coppa lo scorso martedì, sono state subito giustamente stigmatizzate in diretta televisiva. Resosi conto di averci dato giù pesante, si è trincerato dietro alla trance agonistica, ma ormai la frittata era fatta.

L’aver citato un corrispondente della Gazzetta, reo secondo ADL di maltrattare a mezzo stampa il suo Napoli, non ha sicuramente contribuito ad alimentare quel senso di simpatia nei suoi confronti. Sentimento al quale lui anela, ma che è incapace di suscitare con certi atteggiamenti oggettivamente sconvenienti.

Il problema è che ADL sta facendo proseliti, basti pensare al tweet in cui si tacciava di filojuventinità mamma Rai, dopo la sconfitta in Coppa Italia la settimana scorsa.

La stampa del Nord che ama le maglie a strisce verticali contro gli oppressi del Centro-Sud, e il suo Napoli che a colpi di “cazzimma” riesce a tenere testa alle prepotenze dei padroni.

Il Napoli, sinceramente, non ha bisogno di tutto ciò, ma per crescere deve allargare il suo bagaglio in termini di cultura sportiva. La sconfitta come un dato incontrovertibile dello sport, ma anche della vita, come base su cui lavorare, non come appiglio per i soliti piagnistei.

Così ci si nasconde dietro un dito, troppo comodo…

Il percorso sportivo dei ragazzi di Sarri ha intrapreso una strada interessante, si può soltanto migliorare, perchè il telaio è ottimo. Alla base di un grande club però ci deve essere la capacità di assumersi le proprie responsabilità quando non si raccoglie in base alle previsioni. L’ammissione dei propri errori e mancanze come punto di partenza.

Champions League: Spagna e Germania sugli scudi

Champions League

LA LIGA E LA BUNDES SONO DA ANNI UN OTTIMO SERBATOIO DI SPLENDIDE REALTA’ A LIVELLO EUROPEO. CHE SIANO QUESTE DUE NAZIONI A CATALIZZARE I PRONOSTICI PER CARDIFF?

 

“Le imprese si raccontano, non si spiegano”. Con questo assioma si può chiosare in maniera lapidaria in merito alla partita del Camp Nou, una gara che sfugge alla logica più apparente, anche se nelle sue casualità un filo razionale c’è per forza, parafrasando un celebre detto di Johan Cruijff.

Il Barcellona sbertucciato a Parigi, da candidato serio a flop dell’anno, rischia ora di balzare prepotentemente in pole position nel borsino dei pronostici. E non stiamo a parlare di arbitri, di contatti più o meno marcati e altre amenità da moviolisti seriali.

Recuperare uno 0-4 in quella maniera, con un golletto velenoso sul groppone come aggiunta, è roba da prededestinati del gioco. E, se fosse ancora in vita il sociologo Emile Durkheim, un capitolo particolare sul suicidio “calcistico” lo dedicherebbe volentieri al PSG.

L’episodio cruciale di questa stagione è però antecedente alla partita, e riguarda l’ufficializzazione dell’addio di Luis Enrique alla guida del Barça; da quando ha fatto outing, i catalani sono sembrati molto più leggeri mentalmente. Con questo non vogliamo dire che prima giocassero “contro” il loro tecnico, ma quel senso di chiusura del cerchio in grande stile sta portando Messi e compagni a rendere con un fardello mentale decisamente più leggero.

Madrid ride a sua volta, con quel doppio 3-1 che Zidane vede (giustamente) come il frutto di un certo tipo di lavoro. La fortuna? Non scherziamo, signori! La squadra non è al top da un punto di vista fisico, ma ha sempre il colpo in canna e da 47 partite consecuitve non torna mai a casa a mani vuote dalle sue battute di caccia. Il ruolo di detentore non gli è mai stato stretto, ma questo Real non sempre troverà una squadra come il Napoli, ottima ma ancora da perfezionare nel suo percorso nel football d’élite.

Nella settimana che ha mandato in archivio la prima tranche degli ottavi di finale, ne esce bene il calcio tedesco, grazie al 5-1 in fotocopia del Bayern contro l’Arsenal e al 4-0 del Borussia Dortmund dinanzi al Benfica.

I “Gunners” hanno firmato il loro epitaffio dedicato ad Arsène Wenger con un secondo tempo increscioso, e i bavaresi quando sentono l’odore del sangue non riescono a placare la loro fame. La Champions manca da 4 anni, troppi per un club predestinato al successo e che non ha lesinato investimenti e programmazione per costruire una sorta di dinastia. Ancelotti ha già in mano il campionato, e per lui è quasi insolito, in quanto tecnico che nelle coppe ha costruito maggiormente la sua leggenda di allenatore. Il “verbo” introdotto da Van Gaal e Heynckes, e istituzionalizzato da Guardiola, vede in Carletto da Reggiolo il suo relatore massimo, con l’aggiunta di quel concetto di ripartenza (perchè dire contropiede fa meno chic…) ereditato da Arrigo Sacchi. Per chi scrive, il Bayern è la massima pretendente al trono di Cardiff.

La prossima settimana la Juve ha l’occasione di mettere il timbro di ceralacca sulla qualificazione contro un Porto troppo inferiore, idem l’Atletico di Simeone dinanzi a un Leverkusen imbarazzante in difesa e ormai con la testa alla prossima stagione.

Montecarlo e Leicester saranno invece teatro di due incontri fra outsider che ambiscono al ruolo di variabile impazzita. Il City sembra in fase di ripresa, dopo un inverno piuttosto deludente, ma il Monaco di Mbappé e Falcao ha dimostrato all'”Etihad” di avere i numeri davanti per far malissimo ad una retroguardia tutt’altro che impermeabile.

Occhio alle “Foxes” invece, non soltanto per le due vittorie scacciacrisi targate Shakespeare, ma perchè il Siviglia al momento di tirare fuori la sciabola tende a nicchiare, tronfia della propria qualità maggiore. E al “King Power” non crediamo che sarà una questione fra fiorettisti.