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Football Legend: Roberto Baggio

Roberto Baggio, il più amato dagli italiani

Classifiche: una delle cose più difficili da stilare nella vita. Cosa ancora più difficile se si tratta di stilare classifiche sui migliori calciatori, anche italiani. La difficoltà sta nell’essere obiettivi e non essere troppo di parte nel trovare i dieci calciatori più forti.

Di parte o meno, in ogni classifica non potrà mai mancare Roberto Baggio.

Il giocatore vicentino classe 1967 è riconosciuto come il calciatore italiano più forte di sempre: fantasista, seconda punta, “esterno alto in un attacco a tre”, intuitivo, dribblatore per vocazione, campione per antonomasia. Di Baggio, a distanza di dodici anni dal suo ritiro, si ricordano ancora oggi i virtuosismi (dalla rabona-assit in Inter-Venezia per Zamorano al gol scartando Van der Saar dopo aver stoppato la palla al volo contro la Juventus, per esempio), le sue giocate balistiche (vedasi alla voce “calci piazzati”), una tecnica senza eguali, un finalizzatore fatto e finito, il punto di riferimento in attacco, i fraseggi con i compagni che invitava al gol. Unica pecca, anzi due: i tanti infortuni che lo hanno colpito ed un carattere non proprio facile da gestire. Non perché fosse cattivo, ma perché troppo spigoloso, mite e “sulle sue”.

BAGGIO, SIMBOLO DEL CALCIO ITALIANO

Roberto Baggio è stato il giocatore italiano più celebre (e celebrato) nel Mondo tra la l’inizio degli anni Novanta e l’inizio degli anni Duemila: il codino, la fascia da capitano con i simboli buddisti, le punizioni, l’88,5% di realizzazione nei calci di rigore, le curve che lo idolatravano, il Pallone d’oro, i conflitti con quasi tutti gli allenatori che ha avuto (da Eriksson a Lippi, da Capello a Sacchi ad Ulivieri). Un giocatore a tutto tondo. Poteva vincere di più, ha vinto ugualmente molto.

NEL 1986 IL DEBUTTO IN SERIE A

Roberto Baggio è stato sulla cresta dell’onda dal 1986, anno in cui debuttò in Serie A con la Fiorentina, fino al termine della stagione 2003/2004, anno del suo ritiro dal calcio giocato con la maglia del Brescia. In quei diciotto anni, Baggio scrisse bellissime pagine di calcio: dall’esordio nel Vicenza all’esplosione nella Fiorentina, dalla consacrazione nella Juventus agli alti (pochi) e bassi (tanti) con le milanesi, alla doppia rinascita in provincia (con Bologna e Brescia).

Baggio debuttò nel Vicenza, nell’allora Serie C1, ad appena quindici anni, aveva già le stigmate del predestinato e fu tra gli artefici, due anni dopo, del ritorno dei veneti in Serie B. Al termine della stagione 1985/1986, il giocatore subì un grave infortunio al ginocchio destro: due giorni prima aveva firmato con la Fiorentina. Una vera beffa, ma invece il presidente viola di allora, Pier Cesare Baretti, decide di aspettare il ritorno in campo del giocatore, confermandone il suo tesseramento.

L’anno dopo riuscì a debuttare in Serie A: era il 21 settembre 1986 (avversaria la Sampdoria), mentre la prima rete arrivò solo il 10 maggio successivo contro il Napoli. Baggio rimase a Firenze cinque stagioni, dove si affermò come giocatore, segnando 55 reti in 136 partite e trascinando i viola verso i piani alti del campionato e  a giocare la finale Uefa 1990 contro la Juventus in un emozionante doppia sfida.

NEL 1990 PASSA DALLA FIORENTINA ALLA JUVE

L’estate 1990, oltre ad essere quella del Mondiale italiano, è diventata celebre per il passaggio dello stesso Baggio dalla Fiorentina alla Juventus. Tutta la Firenze calcistica si mobilitò affinché il suo numero 10 non passasse agli acerrimi rivali juventini, ma il club gigliato lo cedette per circa 25 miliardi di lire.

Il 6 aprile 1991, giorno della partita di ritorno in riva all’Arno, Baggio fece una partita molto fiacca e si rifiutò di calciare un calcio di rigore. Dal dischetto il suo sostituto (Luigi de Agostini) fallì e la Juventus perse la partita 1 a 0. Baggio fu sostituito un po’ tra i fischi ed un po’ tra gli applausi (il leit motif di tutta quella partita), ma non appena indossò il giaccone e uscì verso gli spogliatoio, qualcuno lanciò in campo una sciarpa della Fiorentina e lui, senza battere ciglio, si piegò e se la mise al collo. Un gesto che in pochi forse avrebbero fatto, ma lui ha fatto in maniera impeccabile.

NEL 1990 IL MONDIALE CON L’ITALIA DI VICINI

In mezzo al passaggio alla Vecchia Signora, ci fu, come detto, il Mondiale di Italia ’90. Dopo 56 anni, l’Italia si apprestava ad ospitare la massima manifestazione calcistica e Baggio, insieme ad una rosa di campioni (da Zenga a Baresi, da Bergomi a Berti, da Vialli a Giannini) fu convocato dall’allora Commissario Tecnico Azeglio Vicini per rappresentare gli azzurri. L’Italia si classificò al terzo posto e Baggio siglò due reti: la prima contro la Cecoslovacchia (nella seconda giornata) e la seconda nella finale per il terzo posto contro l’Inghilterra. Il Mondiale per Baggio è stata un’ottima vetrina ed ancora oggi la rete contro la Cecoslovacchia è considerata come una delle più belle reti della storia del calcio.

UNO SCUDETTO E IL PALLONE D’ORO CON LA JUVE

Baggio con la maglia bianconera, come si diceva, esplose: uno scudetto, una coppa Italia, una Coppa Uefa ed il Pallone d’oro 1993 davanti all’interista Dennis Bergkamp. Nello stesso mese vinse anche il FIFA World Player, primo italiano a riuscirci.

Nelle cinque stagioni a Torino, Baggio giocò 200 partite segnando 115 reti, diventando un idolo per la curva “Scirea”. A Torino ebbe tre allenatori (Maifredi, Trapattoni, Lippi), ma solo con Lippi ebbe dei seri problemi personali, uno dei crucci che ebbe con tanti altri lungo la sua carriera.

NEL 1994 PROTAGONISTA A USA 94

Ma è al Mondiale 1994 che Baggio lasciò davvero il segno, nel bene e nel male: dopo tre partite in cui né lui né gli azzurri convinsero (contro la Norvegia, causa espulsione di Pagliuca, fu sostituito dopo 21′), Baggio salì in cattedra dagli ottavi di finale contro la Nigeria, che eliminò grazie ad una sua doppietta. Nei quarti segnò una bella rete contro la Spagna, mentre in semifinale piegò la Bulgaria con una splendida doppietta e l’Italia, a distanza di tre Mondiali, si qualificò per la finale. A Pasadena, gli azzurri affrontarono il Brasile di Bebeto e Romario. La partita terminò 0 a 0 ai supplementari, con un Baggio non in condizione. Per la prima volta, la finale di un Mondiale veniva assegnata ai rigori: per il Brasile sbagliò Marcio Santos mentre per gli azzurri sbagliarono Baresi e Donadoni. L’ultimo rigore per tenere in corsa gli azzurri lo calciò il numero 10: palla alta e brasiliani campioni del Mondo. Fu uno psicodramma, non solo perché Baggio di rigori ne sbagliò pochi in carriera, ma perché sbagliò proprio nella partita più importante della sua carriera.

La stagione post Usa ’94 è stata l’ultima in maglia bianconera: un infortunio che lo tenne ai box per molti mesi, l’esplosione di Alessandro del Piero ed il conflitto con Lippi, sancirono l’addio a fine stagione del “divin codino”. Nel dicembre 1994 si classificò al secondo posto nella classifica del Pallone d’oro dietro al bulgaro Hristo Stoičkov: se l’Italia avesse vinto il Mondiale, sicuramente Baggio avrebbe rivinto il premio.

Nell’estate 1995 passò al Milan. Con i rossoneri giocò due stagioni senza particolari squilli, complici anche un paio di infortuni. Con i rossoneri vinse il suo secondo scudetto ma, come nel caso della Juventus, il suo apporto non fu determinante. Ebbe screzi anche con Fabio Capello che non lo vedeva nei suoi schemi e nell’estate 1997 decise di ripartire dalla provincia, da Bologna. Prima di andare sotto le due Torri, Baggio dovette rinunciare al passaggio al Parma, non voluto né da Carlo Ancelotti né da Enrico Chiesa.

Nella città emiliana Baggio venne accolto come un messia, con la speranza di poter riportare in alto la squadra rossoblù. Il miracolo si compì a metà: in trenta partite di campionato, Baggio segnò la bellezza di 22 reti (una alla Juventus in casa), il club di Gazzoni Frascara si qualificò per la Coppa Intertoto ed il giocatore fu convocato da Cesare Maldini per Francia ’98. L’unico inconveniente? Il rapporto conflittuale con Renzo Ulivieri, tanto da spingere l’attaccante vicentino a lasciare il ritiro dopo aver saputo che contro la Juventus non avrebbe giocato. Per “colpa” (anche) del tecnico toscano, dopo il Mondiale francese passò all’Inter di Massimo Moratti, da sempre amante del “codino”. Codino tagliato durante l’esperienza bolognese.

Maldini, come detto, lo convocò per il Mondiale, ma il suo ruolo sarebbe stato quello di riserva. “Riserva” di quel giocatore che sancì (tatticamente) il suo addio alla Juventus, Alessandro del Piero. I due giocatori arrivarono al Mondiale in condizioni diverse: lo juventino era reduce da un infortunio e la sua convocazione è stata in bilico mentre il numero 10 del Bologna arrivò all’appuntamento molto carico di voglia di fare bene e senza infortuni alle spalle. Ed i risultati furono tutti dalla sua: per del Piero zero reti in quattro partite, due reti in quattro partite per Baggio. Con la rete al Cile, Baggio divenne il primo calciatore italiano a segnare almeno una rete in tre mondiali consecutivi. L’Italia venne eliminata nei quarti dai padroni di casa della Francia, ancora una volta ai rigori.

L’estate successiva a quel Mondiale ci fu un altro cambio di casacca per Roberto Baggio: destinazione Inter, accanto a gente come Ronaldo, Zamorano e Zanetti. Per lui stravedeva il presidente Massimo Moratti, il quale spera che l’Inter potesse vincere il tanto agognato scudetto. Ma anche in nerazzurro furono più ombre che luci, soprattutto quando nel 1999 venne ingaggiato Lippi. Nel primo anno nell’Inter ci furono ben quattro allenatori e la squadra non si qualificò per l’Europa, mentre con il tecnico viareggino arrivò il quarto posto che valse la partecipazione alla Champions League. Baggio contribuì alla partecipazione segnando due reti contro il Parma nello spareggio “secco” per accedere alla coppa europea più prestigiosa.

Ma la scelta era tra lui e Lippi: il club proseguì con l’ex tecnico juventino, mentre Baggio, a 33 anni, iniziò un ‘altra avventura in provincia, nel neopromosso Brescia di “Carletto” Mazzone.

Nella città lombarda venne accolto con ancora più calore rispetto a Bologna e tra le “rondinelle” ringiovanì: in quattro stagioni, segnò 46 reti, portando il piccolo Brescia  addirittura a giocarsi l’Europa: 7° posto il primo anno (il migliore nei quarant’anni precedenti in massima serie per i lombardi) e qualificazione alla Coppa Intertoto. L’anno successivo arrivò fino alla finale (dopo aver eliminato nell’ordine gli ungheresi del Tatabánya ed i cechi del Chmel Blšany) della stessa coppa, dove sfidò il Paris Saint Germain. Davanti ad un “Rigamonti” stracolmo per il match di ritorno, il Brescia si giocò il posto in Coppa Uefa, ma quel Brescia molto “operaio” fu eliminato dal club francese solo perché Nicholas Anelka e compagni avevano più esperienza delle “rondinelle”. Baggio segnò anche il gol del pareggio, ma fu inutile ai fine della vittoria.

Trapattoni pensò di convocarlo per il Mondiale 2002: per la prima volta un giocatore del Brescia poteva essere convocato in una manifestazione iridata. L’anno prima, Baggio fu anche il primo giocatore bresciano ad entrare nella classifica del Pallone d’oro: il Brescia, con l’attaccante di Caldogno, ebbe una notorietà senza precedenti.

Ma la stagione che avrebbe portato al Mondiale vide Baggio subire ben tre infortuni: due distorsioni ravvicinate e la rottura del legamento crociato anteriore del ginocchio sinistro con lesione del menisco interno. Dopo appena 77 giorni dal terzo, e più grave infortunio, Baggio miracolosamente riuscì a tornare a giocare. Al termine di quel campionato segnò comunque 11 reti in dodici partite, ma per il numero 10 del Brescia non ci fu la tanto sospirata convocazione per Corea e Giappone.

Nell’estate 2003, le “rondinelle” si qualificarono per la seconda volta all’Intertoto, ma vennero subito eliminati al terzo turno dal più quotato Villarreal.

La stagione 2003/2004 fu la sua ultima stagione, dopo di che si sarebbe ritirato: il 14 marzo, contro il Parma, siglò la sua duecentesima rete in Serie A e alla 33a giornata, contro la Lazio, siglò la sua ultima rete, la numero 205.

Una settimana dopo, a san Siro, il 16 maggio, si giocò l’ultima partita di Baggio: avversario il Milan e all’85° Gianni de Biasi lo sostituì, prendendosi l’ennesima standing ovation della carriera. Il destino volle che la sua ultima partita fu tra la squadre che gli diede di meno e quella che gli diede di più. Da quel momento, il Brescia ritirò la maglia numero 10.

Diciotto giorni prima ci fu anche il suo addio alla Nazionale: a Genova, il 28 aprile l’Italia giocò un’amichevole contro la Spagna. La partita, terminata 1 a 1, fu tributo per salutare anche il quarto marcatore della storia della Nazionale che a distanza di cinque anni, giocava una partita in Nazionale. Il clou è stato il suo cambio per un giovane Fabrizio Miccoli: lo stadio “Ferraris” si alzò in piedi per tributargli un’altra standing ovation che commosse lo stesso giocatore.

Da allora e per sei anni Baggio è stato fuori dal calcio. “Scelta personale”, si direbbe, ma nel 2010 l’ex “Raffaello” decise di rimettersi in discussione accettando la nomina a Presidente del Settore tecnico della Federazione, mentre due anni dopo conseguì il patentino di allenatore. Nel gennaio 2013 decise di dimettersi da ogni incarico per una serie di incomprensioni con i vertici federali.

Oggi Baggio si gode la “pensione” e tutti ce lo immaginiamo a cacciare bestiamo nella Pampa argentina, ma tutti non dimenticheremo mai cosa ha dato Baggio al nostro calcio. Anzi, come cantava Cesare Cremonini “da quando Baggio non gioca più […] non è più domenica”.

I NUMERI DI ROBERTO BAGGIO

Totale presenze in Serie A: 452

Totale reti in Serie A: 205

Totale presenze in C1: 36

Totale reti in C1: 16

Vicenza (1982-1985) 47 presenze, 16 reti

Fiorentina (1985-1990) 136 presenze, 55 reti

Juventus (1990-1995) 200 presenze 115 reti

Milan: (1995-1997) 67 presenze 19 reti

Bologna (1997/1998) 33 presenze 23 reti

Inter (1998-2000) 59 presenze 17 reti

Brescia (2000-2004) 101 presenze 46 reti

Prima rete in Serie A

10 maggio 1987, Napoli

Ultima rete in Serie A

9 maggio 2004, Lazio

Palmares squadre: 2 scudetti (Juventus 1994/1995; Milan 1995/1996); 1 Coppa Italia (Juventus, 1992/1993)

Roberto Baggio in Nazionale:

56 presenze e 27 gol (1988-2004): 35° posto; 4° posto

Mondiali: secondo posto 1994, terzo posto 1990, quarti di finale 1998

Europei: nessuna convocazione

Prima presenza

16 novembre 1988, Italia-Paesi Bassi (amichevole )

Prima rete

22 aprile 1989, Italia-Uruguay (amichevole)

Ultima presenza

28 aprile 2004, Italia-Spagna (amichevole)

Ultima rete

23 giugno 1998, Italia-Austria (Mondiale 1998)

Premi individuali

Pallone d’oro 1993 (2° classificato 1994, 23° 1995, 25° 2001)

FIFA World Player 1993 (3° 1994)

Hall of Fame del calcio italiano: Giocatore (2001), Leggenda (2015)

Juventus: Pjanic out contro il Palermo

Il bosniaco ancora non sembra aver recuperato dalla botta subita contro il Cagliari, contro il Palermo possibile panchina

 

Continuano gli allenamenti a Vinovo, Pjanic ancora non appare recuperato, ed in vista Porto, Allegri non vuole rischiarlo. Contro il Palermo ci saranno diversi cambi, la difesa sarà composta da Dani Alves, Bonucci, Benatia ed Asamoah, con Rugani a riposo in quanto sarà impiegato ad Oporto. A centrocampo Marchisio dovrebbe giocare dal primo minuto, mentre al posto di Manduzkic ci sarà Pjaca.

La Juventus sul suo sito internet, ha ragguagliato sulla seduta di allenamento avvenuta ieri, di seguito il comunicato:

“Mattinata di lavoro sotto il sole di Vinovo per i Bianconeri, in vista del match che li vedrà protagonisti venerdì sera alle 20.45 allo Juventus Stadium contro il Palermo. Una seduta incentrata sulla tecnica e sulla tattica con il pallone, quella che ha visto impegnato oggi il gruppo di mister Allegri, per preparare al meglio la sfida di campionato contro i rosanero. Domani, vigilia della partita, il tecnico bianconero incontrerà i giornalisti al Media Center di Vinovo: l’appuntamento con la conferenza stampa è previsto per le ore 12.”

Napoli, De Laurentiis sbotta: “Ai nostri è mancata la cazzimma”

Aurelio De Laurentiis

Il Presidente napoletano non ha preso di certo bene la sconfitta contro il Real, attacca giocatori e tecnico

Perdere a Madrid ci può ampiamente stare, sopratutto per un Napoli che deve imparare a crescere ad alti livelli, la partita avrebbe potuto prendere una piega diversa se Mertens avesse segnato il 2-3. De Laurentiis intervistato ai microfoni di Sportmediaset ha rilasciato parole al veleno cverso giocatori e tecnico, ecco di seguito un estratto:

Verso i giocatori:“Ai nostri è mancata la cazzimma napoletana. L’unico che l’ha avuto è stato proprio un napoletano (Insigne, ndr); gli altri non c’erano. Per come si è messa la partita potevamo perdere 5-0, ci è andata di lusso.

Contro il tecnico Sarri: Non voglio entrare nel merito delle scelte, preferisco tenerle per me per non creare in confusione. Ma bisognava trovare delle alternative prima e non alla vigilia del match. Ora abbiamo una rosa di 26 calciatori e non corta come ai tempi di Mazzarri. In certe partite bisogna adottare una tattica di gioco diversa. Queste sconfitte sono salutari, ci fanno crescere”.

Napoli sconfitto dal Real Madrid, ai partenopei non basta Insigne (3-1)

Napoli-Nizza

Il Napoli cade al Bernabeu, niente da fare per gli uomini di Sarri

Insigne illude il popolo napoletano, al Santiago Bernabeu Napoli in vantaggio ad inizio gara con Insigne che beffa Navas con un tiro a giro da fuori area. Un gol che fa sognare i partenopei. Benzema spegne i sogni di gloria trovando di testa il pari. Nel secondo tempo prima Kroos, poi Casemiro con un missile da fuori area gelano gli azzurri portando il risultato sul 3 a 1 che chiuderà la gara.

IL TABELLINO

REAL MADRID-NAPOLI 3-1
Real Madrid (4-3-3)
: Navas 5; Carvajal 6,5, Varane 6,5, Ramos 6 (25′ st Pepe 6), Marcelo 6,5; Modric 7, Casemiro 7,5, Kroos 7,5; Rodriguez 6 (31′ st Vazquez 6), Benzema 7 (36′ st Morata sv), Cristiano Ronaldo 6,5. A disp.: Casilla, Nacho, Isco, Kovacic. All.: Zidane 6,5.
Napoli (4-3-3): Reina 6; Hysaj 5, Albiol 5,5, Koulibaly 4,5, Ghoulam 5; Zielinski 4,5 (29′ st Allan 6), Diawara 6, Hamsik 6 (38′ st Milik sv); Callejon 6, Mertens 5, Insigne 6,5. A disp.: Rafael, Maggio, Maskimovic, Giaccherini, Jorginho. All.: Sarri 5,5.
Arbitro: Skomina (Slovenia)
Marcatori: 8′ Insigne (N), 18′ Benzema (R), 4′ st Kroos (R), 9′ st Casemiro (R)
Ammoniti: Ramos, Modric (R); Zielinski, Mertens (N)
Espulsi: nessuno

Esclusiva – Crudeli: “Maldini? Non ci si improvvisa dirigenti…”

Tiziano Crudeli certissimo del Closing, bisogna investire con oculatezza

Il Milan di Vincenzo Montella sta lentamente risalendo la china dopo un periodo negativo, caratterizzato da tre sconfitte di fila in campionato e dall’eliminazione dalla Coppa Italia. Gli infortuni che hanno falcidiato soprattutto il comparto difensivo dei rossoneri hanno avuto una certa rilevanza, pari alla latitanza in zona gol degli attaccanti. In più c’è la questione relativa al closing, ormai imminente, che non può non aver avuto una certa influenza su tutto l’ambiente, soprattutto quando regnava un certo scetticismo dopo il clamoroso rinvio dello scorso Dicembre.

Ne parliamo con Tiziano Crudeli, giornalista che, al di là del cuore che pulsa sangue rossonero, ci aiuta a fare una disamina attenta su quanto succede in Casa Milan nelle ultime settimane. Di seguito le parole rilasciate ai microfoni di sportpaper.it

La settimana scorsa è stato indetto un Consiglio di Amministrazione in seduta straordinaria, dal quale è emersa finalmente la data fatidica del tanto sospirato closing. Dal prossimo 1 Marzo (con proroga massima per il 3), il Milan passerà in mani cinesi. Quali orizzonti si prospettano per il club rossonero?

“Innanzitutto prima vorrei vedere i fatti, anche se sono sicuro che il closing si farà. Mi auguro che la nuova proprietà (la Sino Europe ndr) riporti il Milan ai livelli che gli competono. In primis compiendo un’opera di rafforzamento della rosa, per poter essere competitivi ai massimi livelli. Non sarà facile, perchè i ritocchi da fare saranno più ingenti rispetto ad altre squadre che possono contare su un parco giocatori di maggior livello. Montella, fortunatamente, dispone di giovani promettenti grazie al lavoro svolto da Filippo Galli nella cura del settore giovanile, e questo per il futuro del Milan sarà sicuramente importante. Ma se il Milan vuole dare vita ad un nuovo ciclo vincente deve investire con criterio, ma su giocatori di spessore”.

Che ruolo potrebbe ricoprire Silvio Berlusconi, una volta insediatasi la nuova proprietà?

“Le indiscrezioni che emergono sono fra le più disparate, ma a livello di certezze direi che non ve ne sono ancora. Sicuramente rivestirà un ruolo importante. Stiamo parlando d’altro canto di una figura che ha permesso al Milan, per trent’anni, di recitare un ruolo da protagonista assoluto nel panorama calcistico mondiale. Personalmente sarei molto contento nel vederlo ancora in prima linea”.

La Sino Europe, al di là degli investimenti che avrebbe intenzione di fare già la prossima estate, non farebbe bene anche a capire cosa significhi presiedere un club di questa importanza, con una sua filosofia esportata in tutto il mondo? Viene in mente anche la vicenda che ha visto coinvolto Paolo Maldini lo scorso autunno. Non poteva essere gestita meglio?

“Beh, chi investe nel calcio lo fa per poter ottenere un indotto, e questo è un ragionamento di natura prettamente imprenditoriale. Lo stesso Berlusconi, attraverso i successi ottenuti con il Milan, ne ha tratto un enorme vantaggio, sia come uomo d’affari ma soprattutto per quanto riguarda la sua carriera politica. Su Maldini, occorre fare un distinguo fra il calciatore e l’uomo. Nel primo caso, è stato un autentica leggenda e questo glielo riconosciamo tutti. Ma quando si vestono altri panni, come quelli del dirigente, non si può improvvisare pensando di partire subito dalla cima. Occorre ripartire da zero, per poi costruirsi una nuova carriera e un nuovo percorso”.

Per quanto riguarda il prossimo mercato, stanno iniziando a circolare i primi nomi di una certa rilevanza, come Keita o Cahlanoglu. La futura proprietà pare abbia intenzione di investire una cifra intorno ai 130 milioni di Euro per rinforzare la squadra.

“Se ci sarà il closing, e credo proprio che ci sarà, allora potremo fare un discorso più attendibile. Ora come ora è tutto ancora abbastanza prematuro. Certamente la squadra va rinforzata e la futura proprietà si adopererà al riguardo. L’importante è farlo con un certo criterio e una certa oculatezza. Spendere cifre enormi tanto per spendere non avrebbe senso. L’importante è mettere in condizione il tecnico di poter allenare una rosa ancora più competitiva”.