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Calciomercato Juventus: Hernanes ceduto all’Hebei

Anche Hernanes raggiunge la Cina, per lui pronto un contratto da 6,5 milioni a stagione

Manca solo l’ufficialità, Hernanes è stato ceduto dalla Juventus all’Hebei Fortune, squadra del campionato cinese in cui giocano Lavezzi e Gervinho.

Il club cinese supera al fotofinish il San Paolo, club brasiliano che era interessato al centrocampista brasiliano, nelle casse bianconere finiranno 9 milioni di euro più due di bonus, mentre al giocatore andranno 6,5 milioni all’anno per tre anni, contro i tre che percepiva attualmente alla Juventus.

Coppa d’Africa: Aboubakar fa esplodere una nazione

Il bomber del Besiktas, con un gol fantastico, regala ai Leoni Indomabili la quinta Coppa d’Africa della loro storia. Per gli eredi di Samuel Eto’o, una vittoria inattesa che terremota i pronostici.

Joel Matip e compagni staranno rosicando non poco. Snobbare la Coppa d’Africa… ma si può!!! Hugo Broos si regala il successo più bello della sua carriera, un percorso di oltre vent’anni, per giunta quando il pesante e oneroso ruolo di favorito era destinato ad altre compagini. Che hanno clamorosamente steccato, per vari motivi (gestionali, distrazioni di mercato, suicidi tattici e soprattutto presunzione…).

Il Camerun

Il Camerun, per una volta, partiva in sordina, con un collettivo ancora da valutare, privato di almeno sei/sette elementi di rilievo. Proprio questa è stata la forza del gruppo, tradotta in campo con un gioco compatto, poco spettacolare, ma molto pratico. Diremmo, europeo, figlio di quel credo calcistico di cui Broos è da sempre ambasciatore. E ci voleva lui, o uno come lui, per alimentare questo spirito, figlio dell’emergenza e della necessità.

Fatto fuori il Gabon del capriccioso Camacho già nella fase a gironi, il Camerun, con pragmatismo, ha regolato squadre come le favoritissime Senegal e Ghana, mantenendo sempre la porta inviolata. Merito di una fase difensiva pressochè perfetta, dove spicca per rendimento Ngadeu-Ngadjui, autore di un torneo strepitoso, corredato da due reti per giunta. Ma l’uomo in più è stato Christian Bassogog, ala dell’Aalborg, che sarà la prossima estate un giocatore da tenere d’occhio in chiave mercato. Sua la rete che ha messo in ghiaccio la semifinale con le “Black stars”, per poi giocare una finale generossisima, ma di alto tasso qualitativo.

Decide Aboubakar, giustiziere del Napoli in Champions quest’anno, che ha patito non poco la panchina in questo torneo, ma che si è fatto sempre trovare pronto al momento della battaglia. Il suo sombrero che ha introdotto il suo fendente nei minuti finali, fa esplodere lo stadio di Libreville. Un gol che chiude in maniera degna un’edizione della Coppa d’Africa fra le più soprendenti di sempre.

Cuper si congeda con l’ennesimo successo sfiorato, con Elneny, gioiellino dell’Arsenal, che avevo illuso i suoi per portare a casa l’ottavo successo nella manifestazione. Splendido il suo gol, ma altamente illusorio, perchè in campo aperto i “faraoni” hanno concesso troppi spazi al Camerun. Se nel primo tempo avevano saputo imbrigliare bene a bassi ritmi l’avversario, nella ripresa, volendo chiudere il match, si sono esposti troppo. Bassogog e Moukandjo hanno stragiocato nei secondi 45 minuti. Dopo il pari di Nkoulou si è capito che la coppa stava per prendere la strada di Yaoundè.

Era dal 2002, con un Camerun strepitoso, che i “Leoni indomabili” non portavano a casa il trofeo. Era una squadra di livello ben superiore, che chiuse un ciclo straordinario, corredato da un’altra Coppa d’Africa e da un clamoroso oro olimpico. Ma il successo di Libreville, proprio perchè inatteso, ha davvero un sapore particolare.

 

Sei Nazioni, dopo la prima Giornata

Sei Nazioni Rugby Franco Smith

La Scozia di uno strepitoso Stuart Hogg fa esplodere Murrayfield, mentre l’Inghilterra difende soffrendo il suo Grand Slam piegando una bella Francia. Per l’Italia, un tempo ben giocato prima del crollo.

 

 

Jim Telfer, storico allenatore della Tartan Army, disse: “Difendere i colori del proprio Paese è il massimo della vita, ma quando si indossa la maglia della Scozia, bisogna sapere che la si ha solo in prestito”. Di estremi di valore mondiale, la selezione col cardo cucito al petto ne ha avuti, alcuni da Hall of Fame del gioco, come Gavin Hastings e Andy Irvine. Stuart Hogg, “prendendo in prestito” la loro maglia, sta perpetuando questa grande tradizione, confermando all’esordio stagionale di questo Sei Nazioni di attraversare uno straordinario momento di forma. Come del resto tutto il movimento delle Highlands, con ben due club nei quarti di finale di Champions Cup. Contro l’Irlanda, forte di un pacchetto di mischia fra i primi tre a livello mondiale, la Scozia ha giocato un primo tempo sontuoso, giocando d’anticipo e costringendo Best e compagni a rinculare, perdendo irrimediabilmente terreno. Russell, apertura del Glasgow, era atteso ad una prova di livello, e, seppur a intermittenza, ha mantenuto le attese. Le tre mete scozzesi sono frutto della grande capacita dei “blues” di attaccare gli spazi anche in fase di possesso avversario, sfruttando la non brillante prova di Paddy Jackson nel primo tempo. Hogg, con una doppietta, ha marchiato pesantemente il suo primo tempo, incanalando la partita su binari favorevoli ai suoi. Nella ripresa, la forza fisica superiore degli irlandesi è uscita prepotentemente, e facendo leva sull’avanzamento costante dei suoi avanti (CJ Stander su tutti), oltre su una maggiore pulizia nell’impostazione di Jackson, la squadra di Schmidt è riuscita addirittura a portarsi in vantaggio. C’è voluto un Laidlaw perfetto al piede, sfruttando una mischia scozzese che ne aveva di più nei minuti finali della partita, per capovolgere la situazione, facendo scoppiare il delirio a Murrayfield. Per Vern Cotter un segnale importante.

Esce bene dal campo la Francia di Novès, che perde contro un Inghilterra molto più “abrasiva” nel tipo di gioco espresso. I “Bleus” giocano splendidamente alla mano, l’Inghilterra fa valere il suo pack, guadagnando metri e giocando un rugby più fisico. Ma sul piano della manovra i campioni in carica, reduci da 14 vittorie di fila, hanno stentato e parecchio. Eddie Jones, il coach inglese, ha tirato un sospiro di sollievo, ma ci vorrà un altra Inghilterra già dal prossimo impegno contro il Galles. L’ assenza dei due Vunipola e un Itoje al di sotto del suo standard hanno influito e non poco. La Francia, con un pacchetto di mischia che ha saputo tenere testa agli inglesi, e un triangolo allargato che ha a tratti ha dato spettacolo, con le splendide aperture di Lopez per Vatakawa e Nakaitaci. Il probabile esordio di La Croix, protagonista con LaRochelle in Top 14, potrebbe far aumentare il tassametro dello spettacolo offerto. A Saint Denis contro la Scozia sarà una grande occasione per un ulteriore salto di qualità.

E l’Italia? Agli azzurri resta il ricordo di un primo tempo ben giocato, con la sublimazione della prima meta dell’incontro. Purtroppo nella ripresa gli azzurri hanno perso la maniglia del match, risultando spesso fallosi e favorendo il ritorno di un Galles non brillante ma mantenuto in partita da un’Italia ancora immatura. Se nel primo tempo fisicamente abbiamo retto, nella ripresa siamo crollati quando avremmo potuto chiuderla. Il Galles, contro l’Inghilterra al Millennium, dovrà giocare un rugby migliore, dato che la squadra di Jones non commetterà i nostri stessi errori. O’Shea ha detto bene a fine gara, rimarcando il fatto di non aver giocato con la stessa intensità a causa di un black out mentale, che poi ha influito anche nel nostro modo di approcciare la ripresa. Contro un’Irlanda ferita, ci vorranno 80 minuti all’altezza.

Tutti pazzi di Conte il vincente

Inter

Crazy for Antonio Conte

Chi lo avrebbe detto: Antonio Conte re di Stamford Bridge. E pensare che a fine settembre 2016, dopo il pareggio contro lo Swansea e le sconfitte consecutive contro Liverpool ed Arsenal, e con un Chelsea lontano dal vertice, si vociferava di un possibile esonero del tecnico leccese dalla guida dei blues. Eppure da quel momento sono passate diciotto partite ed il club londinese ha totalizzato sedici vittorie (di cui tredici consecutive), un pareggio (contro il Liverpool settimana scorsa) ed una sconfitta contro il Tottenham (o meglio contro Dele Alli, autore della doppietta vincente): i blues si stanno avvicinando dopo due stagioni alla vittoria in campionato. Conte erede di Mourinho a Stamford Bridge? Molto probabile.

E come nel caso della prima Juventus di Conte (stagione 2001/2012), il fatto di non giocare le coppe europee ma solo il campionato e le coppe nazionali sono il fattore X in più di Hazard e soci.

Conte cuore e grinta

E Antonio Conte grazie alla sua grinta (oltre alla sua capacità di allenatore già vista ovunque è andato ad allenare) è riuscito a farsi amare anche in una piazza esigente come quella del Chelsea. E i supporter blues sabato, dopo la vittoria contro l’Arsenal per 3 a 1 (con 3 a 0 fino al 90′) hanno forse capito che questo è l’anno buono e l’ex CT azzurro il prossimo anno la loro squadra disputerà dopo un anno di attesa la Champions non solo dalla porta principale, ma come testa di serie nei gironi.

La partita contro i gunners è forse l’apice della garra contiana per due motivi: dopo il gol pazzesco di Eden Hazard, Conte che si è tuffato sui tifosi ai bordi del campo; dopo un errore di posizione di Kanté in area, il coach italiano ha strattonato il suo vice-, Angelo Alessio, perché non potendo prendersela con il suo giocatore, se l’è presa con il suo assistente.

Insomma, la garra di Conte in Inghilterra è apprezzata come lo era in Italia.

Alla fine del campionato mancano quattordici partite e la distanza sulle inseguitrici si porta a nove punti dal Tottehham e dieci dal Manchester City: maggio è lontano, ma il passo del Chelsea in questa stagione è davvero monstre.

Dova nasce questo “English” Conte? Innanzitutto il tecnico di Lecce si sta imponendo come uno dei migliori di tutto il panorama europeo; sta smentendo il fatto che con la difesa a tre non si fa strada (anche se sarebbe meglio vederlo all’opera in Europa); con il cambio modulo la squadra ha recuperato terreno sulle prime fino ad arrivare a scalzarle ed arrivare al record delle tredici vittorie consecutive e a mettere (quasi) la parola fine ai sogni di gloria delle avversarie.

E il destino ha voluto che lo zenith della “cazzimma” di Conte sia stato toccato proprio contro l’Arsenal, la squadra che lo scorso 24 settembre, dopo un pesante 3 a 0, stava rischiando di fargli interrompere il “matrimonio” con i blues.

Ma non c’è solo grinta: Conte ha la mentalità vincente e lo ha dimostrato alla Juventus (ma non in Europa), lo ha dimostrato agli scorsi Europei (chi pensava che la sua Italia “operaia” sarebbe arrivata a giocarsi la semifinale venendo eliminata ai rigori contro la Germania, dopo aver battuto Belgio e Spagna); lo sta dimostrando al Chelsea dopo la difficoltà delle prime partite. Conte ci mette passione, dedizione alla causa e tanto, tanto cinismo.

Si parla di “the Italian job”: dopo Claudio Ranieri, un altro Italian coach sta facendo un’impresa. E per un calcio italiano in difficoltà in Europa, ecco l’Europa che si accorge dei nostri tecnici.

Con buona pace della “perfida Albione”.

Juve-Inter, the day after. La polemica continua…

Juventus-Inter, polemiche infinite. Rizzoli era la figura giusta per arbitrare il match più chiacchierato del web?

 

Juventus-Inter the day after. Come era logico le polemiche sono impazzate per il web e nei titoli dei giornali alcune volte però quasi giusto per il gusto di buttarla in caciara che ai giorni nostri va maledettamente di moda.

Il derby d’Italia ha rispecchiato quello che oggi leggiamo nella classifica del nostro campionato di serie A. I campioni d’Italia pur se non giocano un calcio champagne sono di un altro pianeta. Allegri ha schierato la Juve con 5 punte e il miglior giocatore in campo dell’Inter è stato il portiere. La formazione di Pioli ha fatto tutto quello che poteva, ha giocato bene a centrocampo, ha chiuso spesso i bianconeri nella propria metà campo e ha tenuto palla con grande intelligenza ma nel calcio vince chi la butta dentro e senza San Handanovic il risultato sarebbe stato molto più rotondo. Se poi vogliamo vivere di vittimismo pensiamo ai quasi 2 rigori negati all’Inter e nascondiamo la testa sotto la sabbia. Pioli sta facendo un ottimo lavoro ma senza almeno 3 giocatori di spessore “internazionale” (campioni non comparse) non si potrà fare il salto di qualità necessario per lottare per lo scudetto. Sponda Juve, chiuso il capitolo sesto scudetto consecutivo, si guarda sempre più alla Champions League. I bianconeri che spadroneggiano in Italia troveranno pane per i loro denti in Europa e a meno di un miracolo questo gruppo non riuscirà a portare a casa la coppa dalle grandi orecchie.

Capitolo arbitri. Trovo vergognoso che il Sig. Rizzoli (da troppo tempo un mediocre fischietto) si trovi ad arbitrare una gara come Juventus Inter. Basta con gli arbitri che per “sudditanza psicologica” hanno paura di fischiare un rigore contro le squadre più blasonate, basta con i cartellini dati “a caso”, basta con “gestioni” superficiali di gare di questo livello affidate sempre ai soliti compagni di merende. Rizzoli non vede due rigori, i suoi assistenti pure e finiscono per assomigliare alle tre scimmiette di “non vedo non sento e non parlo”. La Juventus non ha bisogno di favoritismi in una gara che, molto probabilmente, avrebbe vinto ugualmemente sul campo.

Ieri nel Superbowl in Usa ad aiuto degli arbitri la tecnologia ha permesso di non sbagliare nulla con tanto di spiegazione per pubblico allo stadio e casa di ogni azione sospetta. Tutti zitti e nessuna protesta.

Ovviamente una cosa del genere nel calcio nostrano è utopia se no come potremo poi buttare tutto in caciara?