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Juventus a Siviglia con molti problemi

Allegri

Senza Higuain, Mandzukic unica punta

 

Nella partita più importante di questo inizio di stagione, Allegri si trova senza attacco, con il solo Mandzukic disponibile, ed il 3–5-2 che sarà accantonato ancora una volta a favore del 4-3-3. Non giocherà dal primo minuto Keane, il nuovo giovane talento della primavera bianconera, ma Allegri si affiderà ad un tridente composto da Cuadrado-Mandzukic e Alex Sandro.

In difesa assenti Barzagli, Benatia e Chiellini , spazio a Lichtsteiner, Bonucci, Rugani ed Evra, in mezzo al campo ci saranno invece Khedira, Marchisio e Pjanic, per una Juve forse più spregiudicata, per cercare una vittoria che la porterebbe al primo posto del girone.

La qualificazione non è comunque in bilico, visto che l’ultimo match la Juve lo giocherà in casa contro la Dinamo Zagabria, che è la cenerentola del girone.

Queste la parole di Allegri tratte da Sportmediaset:

Sulla partita di domani e sui tre attaccanti infortunati.
“Domani o si gioca con una punta più Cuadrado oppure col 4-3-3, semplice. Non è un’impresa, i giocatori che ho a disposizione sono in grado di fare una partita importante e vincere. Il Siviglia concede ma sta giocando un buon calcio, credo che sarà una bella gara. Affrontiamo una squadra molto forte sulle palle inattive perché ha molta fisicità”.

Sul possibile tridente.
“Possono giocare Cuadrado, Kean, Alex Sandro o addirittura Sturaro”.

Sul primo posto.

“Al momento arrivare primi o secondi non conta nulla, l’obiettivo è passare il girone. Sarà una partita complicata e difficile, poi abbiamo l’ultima partita che comunque dovremo vincere”.

Su Chiellini e Higuain.

“Cheillini ha recuperato, ma domani verrà in panchina. Sta meglio di sabato scorso. Per quanto riguarda Higuain, ha preso una botta. Ieri c’era il dubbio se potesse essere a disposizione o no, stamattina invece non era in grado. E’ una zona della coscia dove aveva già preso un colpo con l’Argentina, quindi rischiare poi di perderlo per un mese sarebbe stato troppo rischioso, anche perché abbiamo un mese importante, non è che domani finisce il periodo e dopo andiamo in vacanza. Abbiamo domani, poi abbiamo quattro partite di campionato importanti e poi abbiamo l’ultima partita di Champions. Domani i giocatori che scenderanno in campo hanno le caratteristiche giuste per giocare questa partita”.

Su Benatia e Pjanic.
“Benatia ha un problema al ginocchio e speriamo sia pronto per domenica. Pjanic sta bene, sabato l’ho tenuto a riposo perché ogni tanto fa bene rifiatare”.

Cosa cambia rispetto all’anno scorso?

“L’anno scorso eravamo già qualificati, quest’anno abbiamo due partite decisive per la qualificazione e domani sarà importante per il primo posto”.

Marchisio come sta?
“Marchisio gioca e anche Pjanic”.

Come farà a togliere Mandzukic quando rientreranno Dybala e Higuain?

“Magari troveremo il sistema di farli giocare tutti e tre (sorride, ndr). Nell’arco della stagione tutti giocheranno e tutti si devono mattere a disposizione. E’ un giocatore importante, lo è stato l’anno scorso e lo è quest’anno”.

 

A Lipsia hanno…messo le ali?

Il Lipsia ha messo le ali…

Lipsia è una città della Sassonia che fino al 2 ottobre 1990 faceva parte della Germania democratica, legata in passato ai musicisti Bach e Wagner. Nel 1900 lì venne fondata la Federcalcio tedesca e la città ha più o meno masticato calcio durante il corso del Novecento. Da sabato sera, per la prima volta, la squadra cittadina, il RasenBallsport Lipsia, è in vetta alla Bundesliga grazie alla sconfitta per 1 a 0 del Bayern Monaco a Dortmund.

Il Lipsia ha compiuto una doppia impresa in due partite: la prima, il 6 novembre con la vittoria per 3 a 1 contro il Mainz con cui aveva raggiunto in vetta il Bayern e la seconda venerdì sera, sconfiggendo 2 a 3 il Bayer Leverkusen recuperando il 2 a 0 iniziale. I sassoni hanno ora tre punti di vantaggio sui campioni di Germania da quattro stagioni consecutive e tra un mese esatto ci sarà lo scontro diretto all’Allianz Arena: chissà come saranno i rapporti di forza tra la squadra di Ralph Hasenhüttl e quella di Carletto Ancelotti allora, ma intanto a Lipsia si sta facendo festa.

Da quando esiste la Bundesliga “unita”, il RB Lipsia è la quinta squadra della ex RDT a giocare in massima serie dopo Dynamo Dresda, Hansa Rostock, Lokomotive Lipsia ed Energie Cottbus: i primi ora sono in Zweite Liga, i secondi in 3. Liga, il Lokomotiv è fallito nel 2003 e, come l’Energie, milita in Regionalliga, quarta serie. L’Energie Cottbus è retrocesso in Zweite Liga nel 2009 e proprio quell’anno nacque il sodalizio biancorosso.

Dalla parti di Lipsia si può parlare di un vero miracolo sportivo, in quanto il club dei tori è alla prima partecipazione nella massima serie tedesca, ma non è una squadra sprovveduta, visto che alle sue spalle (monetariamente parlando) c’è la Red Bull. Eh si, la nota azienda austriaca di bevande energetiche è il “patron” del club e, grazie ad ingenti investimenti, dalla quinta divisione è arrivata al primo posto in classifica in Bundesliga, sfruttando al meglio la “Red Bull Arena” (ex Stadio Centrale), ristrutturata per il Mondiale di dieci fa e da allora poco utilizzato, se non per la partita di addio di Michael Ballack di tre anni fa.

La Red Bull ha fatto dei ragionamenti (economici) anni fa su come e dove investire in Germania e la scelta cadde nei territori della ex Repubblica Democratica Tedesca. Si decise di investire sul SSV Markranstädt, club allora di quinta divisione, cambiandogli il nome.

La Red Bull da anni ha interessi nello sport, dalla Formula 1 allo sport estremo: dalla Scuderia Red Bull (vincitrice di quattro titoli mondiali costruttori e piloti consecutivi con Sebastian Vettel ) alla Toro Rosso all’impresa del base jumper austriaco Felix Baumgartner al particolare Red Bull Flugtag (un evento dove veri temerari si lanciano con dei trabicoli da un pontile a mo’ di aeroplani) oltre a molte sponsorizzazioni di eventi sportivi.

Il discorso calcistico in casa Red Bull era iniziato già nel 2005 quando prese possesso dell’allora Austria Salisburgo, cambiandogli denominazione (Red Bull Salisburgo), stemma e colori sociali. E da allora il club ha vinto sette titoli (uno con in panchina Giovanni Trapattoni), quattro Coppe nazionali e nella stagione 2013/20014 ha raggiunto gli ottavi di Europa League, suo miglior risultato europeo di sempre (anche se con il vecchio nome e la vecchia dirigenza si spinse fino alla finale di Coppa UEFA nel 1994 perdendo contro l’Inter).

Da allora la Red Bull ha messo il naso (anzi, le corna) anche in MLS con i New York Red Bull, nel campionato brasiliano con il Red Bull Brasil (Serie D) e in Africa con l’Accademy Red Bull Ghana, ora in mano al Feyenoord. E da sette anni l’azienda dei due tori rossi che si scornano si è gettata nel calcio tedesco ma è stata molto contestata anche se è un progetto molto interessante. I tradizionalisti sono fermamente contrari perché vedono nel RB Lipsia un progetto di plastica che potrebbe portare ad uno scossone negativo nel calcio tedesco. Ma intanto Kaiser e compagni, almeno per una settimana, vedranno tutte le avversarie dall’alto verso il basso. Da qua a maggio il campionato è ancora lungo, ma i presupposti per fare bene ci sono. Eccome.

La Germania però è severa anche nel calcio e non ammette sponsorizzazioni nel nome delle squadre, a meno che l’azienda sponsorizzatrice non sia tra le fondatrici della squadra, come avvenuto nel 1904 tra l’azienda farmaceutica Bayer ed alcuni suoi dipendenti che volevano istituire una polisportiva aziendale.

Ma visto che “fatta la legge trovato l’inganno”, la Red Bull non appare direttamente nel nome del club, ma indirettamente: la R e la B del nome del club non significano Red Bull ma RasenBallsport, che in tedesco significa “squadra dello sport su prato”. Inoltre è stata creata anche una nuova dirigenza ad hoc.

Eppure non è la prima volta che in Germania ci sono squadre di calcio che possono godere di ingenti fondi da parte di grandi aziende: da SAP con l’Hoffenheim all’Audi con l’Ingolstadt, dalla già citata Bayer con il Leverkusen alla Volkswagen con il Wolfsburg. Ma in questi casi si parla solo di sponsorship, non di proprietà.

Però attenzione, fermiamoci un attimo: in campo scendono i giocatori, giocatori in carne ossa e visto che nel calcio chi vince ha sempre ragione, in casa RB non si è primi per caso, a questo punto. Un conto è essere una delle grandi del calcio tedesco, un conto è essere una matricola con il potenziale economico da top team. Venerdì sera ha rimontato due gol a Leverkusen (la scorsa stagione il Bayer aveva eliminato la Lazio nei play off di Champions, per la classifica avulsa è stato eliminato dalla Roma ed è stato eliminato poi negli ottavi di UEFA Europa League quindi non una squadretta), ha finora vinto otto partite (di cui una contro il Borussia Dortmund), pareggiate tre (ad esempio contro Hoffenheim e Colonia) e alla voce “sconfitte” è ancora a zero, con 23 gol fatti e solo nove subiti. Il Bayern Monaco ha segnato un gol più e subito due reti in meno, ma nel calcio contano le vittorie e i bavaresi sono fermi a sette. Quindi, di cosa stiamo parlando?

La rosa a disposizione di Hasenhüttl è molto giovane ed il settore giovanile si muove bene nella ricerca di nuovi talenti. I top scorer della squadra sono lo svedese Emil Forsberg ed il tedesco Tim Werner con cinque reti, mentre stanno facendo un bel torneo, tra gli altri, il giovane centrocampista guineiano Keita, l’attaccante tedesco Davie Selke e il centrocampista scozzese Oliver Burke arrivato in estate dal Nottingham Forest. E lo stadio, da cattedrale nel deserto, è sempre pieno.

Peccato il grande ostracismo delle avversarie e delle loro tifoserie: inqualificabile il gesto dei supporter della Dinamo Dresda che, in occasione del match agostano di Coppa di Germania, lanciarono una testa di toro mozzata verso il settore dello stadio che ospitava i “colleghi” del RB. Va bene essere contro, ma a tutto c’è un limite.

Nel calcio, come detto, chi vince ha sempre ragione. Per ora dalle parti della Red Bull Arena ci si gode il momento e tocca ora alle avversarie recuperare terreno.

Di sicuro i manager della Red Bull non sono sprovveduti ma soprattutto i tifosi sperano che questo magic moment non finisca mai.

Verstappen, il baby talento della Formula 1

UN PILOTA GIOVANE MA CON UNA GRANDE PERSONALITÀ

Nato da una famiglia che vanta generazioni di piloti – il padre Jos Verstappen, nella Formula Uno, la madre Sophie Kumpen, nei kart – il piccolo Max non poteva che eccellere in questo campo. D’altronde si sa, “la mela non cade mai lontano dall’albero”! Entrato da subito in contatto con la “vita” di pista, ha iniziato a collezionare successi sin dalla tenera età. Nel 2003, a soli 6 anni, fa il suo esordio nelle competizioni di go kart, da lì gli basteranno pochi anni per iniziare a riportare le prime vittorie. Dal 2006 al 2008 vince il Rotax Challenge belga Minimax, e siamo solo all’inizio. Nel 2010 fa il suo ingresso nel campionato internazionale, dove, nonostante il cambio di categoria, i successi non tardano ad arrivare: vince gli europei KF2 e KZ e successivamente, all’età di 15 anni, il mondiale KZ. Abbandonati i kart, la sua carriera è proiettata verso le monoposto. Comincia guidando una Formula 2.0, per poi passare alla Formula 3.5, grazie alla quale, nel 2014, entra a far parte del Red Bull Junior team. La strada è ormai spianata, le qualità del baby talento sono ormai note: la carriera di Verstappen sta per ricevere uno slancio fondamentale.

È il 2014 quando Max entra ufficialmente nel mondo della Formula Uno, e, se avete fatto bene i calcoli, una cosa certamente non vi sarà sfuggita. L’olandese fa il suo esordio a soli 17 anni, battendo così il record detenuto fino a qual momento da Vettel. Corre il suo primo Gran Premio il 15 marzo 2015. La prima stagione in Formula Uno, alla guida della Toro Rosso, è caratterizzata da un andamento altalenante, ciononostante il ragazzo dimostra appieno le sue qualità agonistiche. Come non ricordare l’episodio avvenuto a Montecarlo: Verstappen, a causa di un eccesso di foga sfociato in un tentativo di sorpasso troppo aggressivo, impatta il posteriore di Grosjean e si scaraventa contro le barriere, distruggendo la sua monoposto. Nel 2016, al secondo anno in Formula Uno, più o meno a metà stagione, arriva una svolta per l’olandese: il baby talento viene scelto dalla Red Bull per prendere il posto di un altro pilota, Danii Kvjat. Con la nuova monoposto riesce subito ad ottenere un grandissimo record. Vincendo il Gran Premio di Spagna alla sua seconda apparizione con la Red Bull diventa il più giovane pilota a vincere un Gp in Formula Uno. Grazie al buon feeling con la macchina, Max è riuscito a collezionare finora ben sette podi.

Ma oltre che per le sue ottime capacità di guida, Verstappen è diventato un personaggio molto chiacchierato nel mondo delle quattro ruote a causa del suo carattere. Infatti, durante questa stagione si è reso protagonista di alcune vicende di cui si è a lungo parlato. Tra tutti, a dare più da discutere è l’episodio del Gran Premio del Messico, quando Verstappen, in terza posizione, taglia una “chicane” per non farsi superare da Vettel e conquista il terzo gradino del podio. L’irruenza dell’olandese ha aperto un dibattito sulla sua personalità e sul suo modo di guidare. C’è chi lo definisce un pilota arrogante e noncurante del regolamento, ma Max si difende dalle accuse appigliandosi al suo carattere competitivo; in effetti, il ragazzino non ha per nulla paura di combattere con i “grandi” della Formula Uno. Dimostrazione di ciò è l’ultimo Gp di Interlagos, in cui, malgrado l’incessante pioggia brasiliana, Verstappen si rende protagonista di una gara strepitosa che gli consegna il terzo posto. La sua guida al limite, il suo spirito combattivo, ci regalano emozioni che ultimamente si erano un po’ affievolite in Formula Uno. C’è chi lo paragona al grande Senna, chi al pluricampione Schumacher, ma tutti hanno capito che questo ragazzo ha talento da vendere.

Sentiremo ancora parlare di lui e delle sue imprese, in fondo ha solo 19 anni ed è agli inizi della sua carriera. Da baby talento a campione, il percorso è ancora lungo, ma Max Verstappen è sulla buona strada.

ph: Scali/Komunicare

Berlusconi ringrazia i tifosi del Milan

Aubameyang

L’ormai ex presidente rossonero Berlusconi ha voluto ringraziare i ragazzi della curva sud per la bellissima coreografia di ieri sera al derby.

Ecco la lettera scritta dal cavaliere:

“Grazie, grazie, grazie. È stato bellissimo, emozionante e sorprendente. Arrivare a San Siro per una occasione importante come il derby di Milano, essere attorniato da tanti tifosi rossoneri che mi applaudivano e mi ringraziavano ma soprattutto, improvvisamente, vedere la splendida coreografia realizzata dai ragazzi della Curva Sud. Ancora grazie, grazie, grazie.

I tifosi Milanisti degli altri settori dello Stadio hanno a lungo applaudito e fotografato questo bellissimo spettacolo. Le televisioni lo hanno mostrato all’Italia e al mondo.

Ecco, l’Italia, l’Europa, il Mondo: nella vostra coreografia mozzafiato non avete dimenticato nessuna delle emozioni che abbiamo condiviso, dei sacrifici che abbiamo fatto e dei grandissimi trofei che abbiamo vinto ovunque e comunque. Una coreografia che avete pensato e mi avete dedicato, ma che giro a tutti voi, ragazzi della Curva e tifosi rossoneri. Io ho la soddisfazione di aver contribuito alle vostre emozioni, voi mi avete commosso fino alle lacrime. Insieme, con il Milan e per il Milan. Per sempre”.

Con tanto affetto, con i colori rossoneri nel cuore, il vostro Presidente.

Silvio Berlusconi

Roma in campo a Trigoria per dimenticare Bergamo. Nainggolan, che succede?

Roma in campo a Trigoria, problemi con Nainggolan?

Dopo la sconfitta di Bergamo la Roma è tornata al lavoro a Trigoria ricevendo una buona notizia dall’Infermeria: Vermaelen è tornato ad allenarsi in gruppo,dopo i problemi di pubalgia che lo hanno fuori causa dall’inizio del campionato.

‘DZEKO è L’ATTACCANTE PERFETTO’– Il tecnico giallorosso Spalletti ha lasciato un intervista ad un portale bosniaco dove ha parlato di Dzeko e Pjanic. Sull’attaccante ha detto che è la punta centrale che tutti vorrebbero: alto, veloce, potente e con buona tecnica. A volte manca della giusta cattiveria davanti alla porta ma, con il lavoro sporco che fa, più capitare di arrivare stanco alla conclusione. E’ felice che sia rimasto, nonostante non abbia disputato una buona stagione, e che i compagni gli vogliono bene ed esultano molto quando segna, soprattutto De Rossi. Invece Pjanic è un top player ma ora anche un magazziniere giallorosso è più forte di lui perchè gioca con la Juventus ed è quindi un nemico sportivo.
NAINGGOLAN SMENTISCE TUTTO– Dopo la sostituzione di ieri, si era parlato di un Nainggolan nervoso che aveva litigato con lo staff di Spalletti, non tanto per il cambio ma per le indicazioni che davano sulla panchina. Il belga ha smentito tutto e non ha parlato di problemi con il mister toscano. Nel frattempo si parla di possibile addio già a gennaio, voci smentite, ma nel calcio mai dire mai.