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Milan in ansia per Romagnoli. Derby a rischio

Problema muscolare per il difensore rossonero

 

Milan in ansia per Alessio Romagnoli, durante il primo tempo il difensore si è toccato più volte nella zona dell’inguine, Ventura lo ha lasciato negli spogliatoi per il secondo tempo sostituendolo con Astori.

Oggi saranno effettuati gli esami del caso per valutare l’entità dell’infortunio, una sua assenza proprio nel match di domenica sarebbe letale, vista la solidità difensiva che il ragazzo offre ai rossoneri.

Montella in caso di assenza del centrale azzurro potrebbe sostituirlo con Zapata.

Pareggio tra Italia e Germania. Il palo dice no a Belotti

Coppa America

Buon test amichevole per gli azzurri di Ventura

Buona amichevole tra Italia e Germania a San Siroo, tra 2 squadre giovani e con tanta voglia di mettersi in mostra. Ventura sceglie il 3-4-3 con Rugani, Bonucci e Romagnoli in difesa, a centrocampo linea a 4 formata da Zappacosta, Parolo, De Rossi e Darmian mentre in attacco ci sono Eder, Belotti e Immobile.

PRIMO TEMPO- Prima frazione di gioco con la Germania che ha il possesso palla e l’Italia parte in contropiede. Immobile spreca tutto davanti a Leno mentre Zappacosta devia in angolo un tiro di Muller.

SECONDO TEMPO- Gli azzurri chiedono un rigore su Belotti mentre i tedeschi si vedono annullare un goal per fuorigioco millimetrico di Volland. Ma l’azione più pericolosa della partita è per gli azzurri: Belotti dribbla in area e tira ma la palla colpisce il palo. Dopo 3 minuti l’arbitro manda tutti negli spogliatoi.

ITALIA-GERMANIA 0-0
Italia (3-4-3)
: Buffon (1′ st Donnarumma); Rugani, Bonucci, Romagnoli (1′ st Astori); Zappacosta, Parolo, De Rossi, Darmian; Eder (23′ st Bernardeschi), Belotti (43′ st Sansone), Immobile (43′ st Zaza).
A disp: Perin, Izzo, De Sciglio, Antonelli, Verratti, Cataldi, Gagliardini, Bonaventura, Candreva, Lapadula, Insigne, Pavoletti. Ct. Ventura.
Germania (3-4-3): Leno; Howedes, Mustafi, Hummels (1′ st Tah); Rudy, Weigl (25′ st Goetze), Gundogan, Gerhardt, Kimmich, Mueller (15′ st Volland), Goretzka (15′ st Gnabry).
A disp: Ter Stegen, Henrichs, Hector, Meyer, Gomez. Ct. Loew.
Arbitro: Soares Dias
Marcatori: –
Ammoniti:
Tah, Gundogan (G)

F1, un campionato amaro per la Ferrari, tra ritiri e strategie sbagliate

Ferrari

F1: LA ROSSA FINORA NON HA MAI VINTO UN GP

A una gara dalla fine del campionato 2016, possiamo tirare le somme sulla stagione della Rossa. Sicuramente una stagione al di sotto delle aspettative della casa di Maranello. I troppi ritiri e le strategie sbagliate hanno condizionato il cammino dei due piloti ferraristi. In venti gran premi disputati, la Ferrari ha ottenuto dieci podi, ma zero vittorie. Quest’anno il gradino più alto è stato un vero e proprio tabù per la Rossa. Le previsioni del pre-campionato sono state deluse: si parlava di una monoposto pronta a lottare per la corsa mondiale.

Oggi invece siamo qui, a una gara dalla fine, e troviamo la Ferrari addirittura terza nella classifica costruttori, dietro alla Red Bull. La colpa del disastro stagionale è dei piloti o della pessima condizione della monoposto? Ciò che sembra ormai evidente agli occhi di tutti è che la Rossa non sia riuscita a raggiungere l’alto livello sviluppato dalla Mercedes in questi ultimi anni, che l’ha portata a vincere campionato e classifica costruttori. Mentre i due piloti Mercedes conquistavano vittorie, la Ferrari ha dovuto fare i conti con ben 7 ritiri, tra i quali ricordiamo quello di Vettel nel Gp di Soci, tamponato due volte dal pilota della Toro Rosso Daniil Kvjat, e quello di Raikkonen nel Gp di Austin a causa di un rimontaggio sbagliato della gomma. Sulle mancate vittorie della Rossa si è parlato anche di strategie sbagliate all’interno della scuderia, ma entrambi i piloti hanno dichiarato che, nonostante la stagione deludente, ci sono stati anche miglioramenti utilizzabili nel prossimo campionato. La storia della Ferrari ci racconta un passato ricco di successi, che non tarderanno certo a ripresentarsi. Nel frattempo, anche quest’anno il vincitore sarà uno dei due piloti Mercedes: non ci resta che aspettare l’ultima gara per scoprire chi tra Nico Rosberg e Lewis Hamilton riuscirà a spuntarla.

Balotelli a San Siro per tifare Italia

L’attaccante del Nizza al Meazza per assistere a Italia vs Germania

Con la maglia del Nizza sta dimostrando di avere i colpi da campione, Mario Balotelli sogna il ritorno in azzurro e in Francia a suon di gol sta cercando di riconquistare la maglia della nazionale

Ai microfoni di Premium Sport queste le parole di SuperMario:

Oggi comincia il riavvicinamento alla maglia azzurra?
“Oggi sono qua per l’evento Puma e ho la serata libera quindi andrò a San Siro perché sono un tifoso della Nazionale, lo sono sempre stato. Mi fa piacere vedere dal vivo come giocano i giocatori. Voglio capire la mentalità di questa squadra”.
Hai parlato con Ventura?
“Ancora no…”.
Cosa gli dirò se mi chiamerà?
“Non sono uno che parla, dovrò dimostrargli in campo il mio valore. Dovrò giocare come Mario sa giocare”.
Cosa fai se vinci il campionato col Nizza?
“Se vinco la Ligue 1 prendo un elicottero e volo sopra Nizza”.
Un retroscena di mercato?
“Prima del passaggio al Milan dovevo andare alla Juve ma poi ci furono alcuni problemi e non si realizzò il trasferimento. Ha ragione Mihajlovic, l’ultimo anno non sono esploso solo per problemi fisici”.
L’Italia ti manca?
“Amo Napoli e i napoletani, lì vive mia figlia ma per il momento tornare in Italia non rientra nei miei piani. Penso solo al Nizza e alla Francia”.
Nostalgia della maglia azzurra?
“Sì, sono sincero, quest’estate durante l’Europeo non riuscivo a guardare l’Italia perché ero nervoso. Faccio fatica a vedere soffrire una squadra alla quale tengo senza poterla aiutare. Da quando sono piccolo ho sempre sognato di giocare in Nazionale, se non sono lì vuol dire che non sto facendo abbastanza ma non ci sono problemi. Poi quando il CT mi reputerà pronto per essere convocato, ci andrò”.
Italia-Germania del 2012 punto più alto della carriera?
“Lo dicono tutti. E’ stato una serata da sogno, siamo andati in finale ed è stato bellissimo. Tutti però mi ricordano per questo ma io voglio cancellarla perché ho voglia di scrivere nuove pagine importanti”.
Juventus favorita per lo Scudetto?
“Non sto guardando la Serie A ma la Juve è da anni che è la squadra più forte in Italia”.
Le piacerebbe giocare nella Juve?
“Dovevo andarci prima di andare al Milan poi per altri motivi non ci sono andato. Ma adesso non sto pensando all’Italia ma alla Francia e al Nizza. In futuro si vedrà ma la Juve, così come il Milan, l’Inter e qualsiasi squadra italiana non rientra nei miei piani”.
Mihajlovic ha detto che con lui sarei esploso e che lo hanno fermato dei problemi fisici.
“E’ vero. Sinisa ha un carattere forte, con lui mi sono trovato bene. Al Milan, l’anno scorso, ho subito avuto la pubalgia e questa cosa mi ha bloccato durante la stagione. Io credevo in Mihajlovic, lui credeva in me e i suoi metodi di lavoro mi avrebbero portato in alto”.
Il derby di Milano con Milan e Inter in mano straniere.
“Il derby è sempre una partita a sé, che ci siano presidenti italiani o stranieri. Avere proprietà straniere può essere o un’innovazione o qualcosa che possa fare del male. Mi auguro che facciano il bene delle squadre”.
Nizza squadra ideale?
“SÌ, sto bene qui. Mi sono ambientato molto velocemente in questo posto stupendo. In squadra ci sono molti giovani, il mister è molto bravo e ho trovato tutto quanto a mio favore. Una promessa se dovessi vincere la Ligue 1? La strada è ancora molto lunga, dovremo lavorare molto ma se dovessimo vincere il campionato guiderò un elicottero sopra Nizza”.
Se pensa all’Inghilterra cosa le viene in mente?
“Penso al Manchester City. La vittoria della Premier League è stata fantastica e penso irripetibile. Liverpool? So che è a mezz’ora da Manchester ma non conosco molto. Il tifo di Nizza è meglio di quello del Liverpool, che non vuol dire che i tifosi sono migliori ma solo che il tifo è più caloroso. Il Liverpool avrebbe dovuto darmi un’altra possibilità? No, mi hanno fatto un piacere a vendermi”.

Milan-Inter, quando il ‘fenomeno’ Ronaldo…

L’Inter celebra l’arrivo del ‘fenomeno’ Ronaldo e pensa in grande. Il Milan di Don Fabio Capello punta a riscattare la stagione

E’ l’estate del 1997, un’estate rovente soprattutto sul fronte del calcio mercato. L’Inter, per 48 miliardi di vecchie lire, si assicura le prestazioni del più forte giocatore sulla faccia della Terra, ovvero Ronaldo, strappandolo al Barça. In più affida a Gigi Simoni uno squadrone con dichiarate velleità di vittoria, grazie anche a innesti del calibro di Simeone, Recoba, West e Zé Elias. Il Milan, reduce da una stagione tragicomica, la peggiore dell’era Berlusconi, punta ad un pronto riscatto, dragando il mercato, con l’arrivo di gente come Kluivert, Leonardo, Cruz, Bogarde e Ibou Ba. In panca, ritorna Fabio Capello, onusto di gloria dopo la vittoria della Liga alla corte della Casa Blanca.

Nel corso della stagione, però, l’Inter, trascinata dal Fenomeno, rispetta i pronostici e, assieme alla Juve, domina il campionato (facendo anche molto bene in Europa), mentre i rossoneri fin dal principio dimostrano di essere un’accozzaglia di individualità male assemblate, con don Fabio in totale ambasce. E così il campionato vede le due milanesi viaggiare a velocità differenti.

Il derby di ritorno, quindi, per il Milan è l’occasione di riscattare una stagione da film horror, sperando di alimentare le sue residue speranze d’Europa con un successo che avrebbe del clamoroso; per l’Inter, invece, è una tappa di avvicinamento al sogno scudetto, che manca ad Appiano da ben 9 anni. In più c’è da riscattare lo 0-5 subito in Coppa Italia a Gennaio, con Ronie in piena sbornia post Pallone d’Oro, e un Savicevic in serata di grazia, l’ultima di fatto regalata al pubblico rossonero.

Diciamo innanzitutto che i due protagonisti di questa serata non si sono mai amati. L’uno, brasiliano, attesissimo come il protagonista assoluto del prossimo Mondiale che si giocherà Oltralpe; l’altro, argentino, che ha fatto della “garra” il suo marchio di fabbrica, e che ai lustrini ha sempre preferito la sostanza, anche adesso come allenatore della squadra più cazzuta d’Europa. Ronaldo e Diego Simeone fanno esplodere quella sera la Milano nerazzurra, terremotando il Milan con un 3-0 impietoso. Due li segna “el cholo”, di testa e concludendo un contropiede mortifero, prendendosi persino il lusso di dribblare un Sebastiano Rossi che non vedeva l’ora di finire sotto la doccia. Ma fra le due reti dell’argentino, la perla di Ronie, con quel tocco di esterno al volo, su cross dello “sciuscià” Moriero; un gol fra i più belli della sua carriera, beffando l’estremo difensore rossonero con un pallonetto che è una sinfonia.

Per l’Inter, forse, è la serata più bella del suo campionato; e pazienza se poi i sogni si sarebbero infranti sul petto di Iuliano, che non ha dato il lasciapassare a Ronaldo in piena area di rigore. Il Milan invece, lo scudetto che avrebbe celebrato l’anno dopo sarebbe sorto dalle macerie di quella catastrofe, uno scudetto vinto con la rabbia dei piccoli, dopo avere perso con la tracotanza dei grandi.