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Clamoroso, Simeone: “Inter? Non si sa mai…”

Simeone

Simeone strizza l’occhio all’Inter

In tv a QSVS arriva una bomba di mercato che interessa il futuro dell’Inter. A Milano arrivato Diego Pablo Simeone, intercettato da un giornalista della tv avrebbe risposto così alla domanda se fosse arrivato a Milano per l’Inter:“Non si sa mai”. Nuovi contatti col club nerazzurro appena affidato a Stefano Pioli o semplice vacanza quella dell’argentino? In casa Inter non c’è mai pace…

Roma e Lazio pensano in grande. In arrivo un derby che vale oro…

LE DUE SQUADRE DELLA CAPITALE STANNO PUNTANDO IN ALTO, CON DUE PROGETTI SORTI SU BASI DIFFERENTI. MA ENTRAMBI AMBIZIOSI.

Il 4 Dicembre sono attese al crocevia della loro prima parte di stagione, il Derby che darà risposte molto importanti sul loro ruolo in questo campionato

Da una parte la Roma di Spalletti, con un Dzeko finalmente all’altezza, e un parco giocatori dalla cintola in giù che in Italia non vanta nessuno (Juve a parte), dall’altra la Lazio di Simone Inzaghi, sopravvissuto all’ordalia estiva, quando tutti lo davano già come ex, che sta sviluppando un progetto tecnico che può essere visto come elongazione del suo lavoro fatto con la Primavera.

Eppure a Roma, dove si viaggia anche calcisticamente su ritmi vertiginosi, si ragiona già in ottica mercato, perchè le ambizioni vanno di pari passo con gli investimenti. E’ il calcio 2.0 signori, fateci presto l’abitudine.

Le voci di un possibile scambio Dzeko-Bacca, con un Milan vicinissimo al closing – fissato al 2 Dicembre – sembra stuzzicare di più Montella che Spalletti; il bomber bosniaco, dopo un anno di ambientamento fisiologico per lui (in Bundes e Premier il primo anno ha dovuto “ruscare” parecchio…), è il principale terminale di un gioco bello e divertente, che ha proiettato la Roma al secondo posto, candidandosi come anti – Juve per eccellenza. Certamente Edin risulta, come tipologia di attaccante, ben più funzionale del colombiano per il tecnico rossonero. Resta da vedere se vale lo stesso a Trigoria. Sinceramente abbiamo più di un dubbio.

Per contro, la Lazio ragiona già in chiave Coppa d’Africa, che la priverà allo sbocciare del 2017, di uno dei suoi giocatori più in forma, Balde Keita. Ma quello che conforta, al di là dei possibili nuovi arrivi, è la grande capacità di Inzaghino di mettere in campo una squadra dai molteplici aspetti, adattandosi all’avversario e alle circostanze. Il sogno per qualunque presidente, che si è trovato in casa un tecnico da svezzare assieme ad un parco giocatori molto interessante. L’approdo di Cataldi in Nazionale è l’ultimo risultato tangibile del lavoro svolto a Formello.

Ad attendere le due squadre, alla ripresa delle ostilità, ci sono la lanciatissima Atalanta per la Roma (che intanto sonda Papu Gomez come vice Salah il prossimo mercato…) e l’ottimo Genoa di Juric all’Olimpico per i biancoazzurri. Due test che daranno ottime indicazioni, soprattutto al campionato.

Galliani dice addio: “Ultime tre settimane in rossonero”

Galliani

Lo storico ad del Milan Galliani dice addio

Il dirigente rossonero getta la spugna e a Milan TV annuncia: “Credo che siano le ultime tre settimane di Milan per me, non saprei che altro ruolo fare. Non c’è possibilità che resti. Quello che abbiamo fatto insieme rimane, la storia sarà meglio della cronaca”. Una storia ricca di successi, al fianco di Silvio Berlusconi. Come tutte le belle storie esiste una fine, Galliani e il club rossonero si salutano, il dirigente diventerà come annunciato un ‘tifoso’ doc.

Napoli, senti Reina: “Presto giocheremo una finale Champions”

Pepe Reina

Sicuramente un leader del Napoli, il numero 1 dei partenopei Reina suona la carica

L’estremo difensore della formazione di Sarri punta in grande, queste le parole riportate da sportmediaset: “Napoli è una città particolare, quando la conisci te ne innamori. La squadra? E’ forte, presto ci giocheremo una finale di Champions

Ti te dominet Milan

Inter Milan

“BAUSCIA” CONTRO “CASCIAVIT”, “MUTURETA” CONTRO “TRANVEE”… LE DUE ANIME DI MILANO SI AFFRONTANO PER LA STRACITTADINA PIU’ GLAMOUR DEL NOSTRO CALCIO.

La storia del Derby di Milano è quella di una città che accoglie fra le sue spire due realtà calcistiche da sempre in controtendenza. Già i natali dell’Inter sono avvolti in quella cappa di mistero, che da sempre contraddistingue il calcio delle origini. Si può dire che siano quasi coniugi, più che cugini, per via di quella sorta di pseudo-matrimonio celebrato nel 1908, quando alcuni dissidenti milanisti rappresentarono la costola da cui nacque la consorte nerazzurra. L’Adamo ed Eva del calcio.

La prima funzione ufficiale avvenne però su suolo straniero, a Chiasso, il 18 Ottobre di quell’anno, e vinse il Milan per 2-1. Da quel rito eseguito in terra elvetica, le due anime di Milano si sono fuse in un “unicum” che ha successivamente segnato la storia del calcio mondiale, dato che il capoluogo lombardo può vantare, unico caso in Europa, due squadre che si sono laureate negli anni regine del football sia continentale che mondiale.

Da una parte l’Inter, appartenente in origine a quella Milano altolocata, borghese, “bauscia”, che raggiungeva San Siro con mezzi propri (da lì il soprannome “muturèta” per dileggio…); dall’altra il Milan, rappresentante della classe operaia, i “casciavìt”, che allo stadio andavano invece coi mezzi pubblici, perlopiù in tram… Una suddivisione di classe poi andata scemandosi dagli anni ’70 in poi, con le due squadre ormai nell’élite del calcio mondiale, ma che ha vissuto di dualismi, come se fosse una realtà congenita da perpetuare in eterno.

Mazzola contro Rivera, il Milan degli olandesi contro l’Inter dei tedeschi, Sacchi contro Trapattoni, zonaroli e italianisti….

A celebrare il tutto, il “Meazza”, teatro dedicato al figlio prediletto della Milano calcistica, che si fregiò di due titoli mondiali con la nazionale azzurra più vincente di sempre, quella di Vittorio Pozzo. Che fu alfiere dell’Inter (ai tempi si chiamava Ambrosiana per ordini superiori) e che, con vergogna, ogni derby significava per lui l’espiazione di quel peccato mortale che fu l’indossare, a fine carriera, la maglia rossonera.

I contorni romantici di un tempo, con le due squadre ormai in orbita cinese, sono decisamente sfumati; ma nel raccontare questa partita si cade spesso, grazie alle grandi firme del passato che l’hanno omaggiata, da Gianni Brera a Beppe Viola, nella grande letteratura sportiva.
A Icardi, Banega, Lapadula e Locatelli il compito di raccontare un altro capitolo di quella meravigliosa bega famigliare e di classe nata più di 100 anni fa…