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Ufficiale: Colantuono nuovo allenatore del Bari

Bari

Colantuono oggi dirigera’ il primo allenamento.

E’ ufficiale Colantuono e’ il nuovo allenatore del bari, dopo aver rescisso il contratto che lo legava all’Udinese ha raggiunto ieri la citta’ pugliese.

Di Seguito il comunicato ufficiale della societa’:

“F.C. Bari 1908 comunica di aver affidato la conduzione tecnica della prima squadra a Stefano Colantuono sulla base di un accordo fino al 30 giugno 2017 con opzione di rinnovo per il 2018.

Il tecnico dirigerà il primo allenamento domani alle ore 14.30. Sarà coadiuvato dall’allenatore in 2° Roberto Beni, dal preparatore atletico Giambattista Venturati, dal preparatore dei portieri Mariano Coccia e dai collaboratori tecnici Michele Armenise, Giovanni Loseto e Salvo Acella.

Data e ora della conferenza stampa di presentazione di Colantuono saranno comunicate nella giornata di domani.”

Avanti Atalanta

L’Atalanta vince e convince, Gasperini gongola

La dodicesima giornata ci ha lasciato in eredità tante reti: dal 5 a 1 del Torino al Cagliari al poker dell’Empoli a Pescara ai tre 3 a 0 con Inter, Roma e Atalanta hanno avuto la meglio su Crotone, Bologna e Sassuolo. Soffermiamoci su questi ultimi tre risultati: l’Inter targata (ancora per poco) Vecchi è tornata a vincere grazie a Perisic e ad un doppio Icardi contro un Crotone mai domo ma molto inferiore tecnicamente; Salah da solo ha abbattuto il Bologna, mentre i bergamaschi hanno espugnato il “Mapei Stadium” con una facilità disarmante e rispetto alle altre due è l’unica ad aver vinto fuori casa.

Soffermiamoci sulla squadra di Gianpiero Gasperini: la vittoria contro il Sassuolo è sesta nelle ultime sette partite che spedisce gli orobici al quarto posto con 19 punti, in coabitazione con un’altra sorpresa (ma più abituata ad essere nelle zone alte), la Lazio di Simone Inzaghi. Se alla prima giornata i nerazzurri avessero battuto i capitolini sarebbero ora quarti, ma con i se e con i ma non si gioca a calcio e dalle parti dell'”Atleti azzurri d’Italia” non si vedeva un avvio di campionato di questi tipo dalla stagione 2000/2001 con in panchina Giovanni Vavassori ed in campo Nicola Ventola e Cristiano Doni.

Se il campionato finisse ora, l’Atalanta si qualificherebbe per l’Europa League. Un ritorno in Europa che dalle parti della città di sant’Alessandro manca dai quarti di finale di Coppa UEFA della stagione 1990/1991, quando l’Inter (poi vincitrice della manifestazione) estromise Glenn Peter Strömberg e compagni dalla corsa al trofeo. E in quegli anni gli orobici erano un’habitué tra i salotti (ops, stadi) d’Europa.

E pensare che nelle prime cinque giornate di questo campionato, la squadra di Gasperini aveva vinto una sola partita (contro il Torino, in rimonta) e perso malamente contro Lazio, Sampdoria, Cagliari e Palermo.

Dalla sconfitta contro i rosanero, in casa Atalanta si è iniziato a fare sul serio: pareggio a reti bianche con la Fiorentina al “Franchi” e poi vittorie contro Crotone, Napoli, Inter, Pescara, Genoa e Sassuolo.

E pensare che dopo un mese scarso di campionato si pensava all’esonero di Gasperini, mentre ora l’ex tecnico del Genoa si sta togliendo un po’ di soddisfazioni. Del resto pareva strano che un allenatore preparato come il tecnico di Grugliasco finisse in malo modo una stagione che si prospettava interessante. Ed i fatti, a oggi, gli stanno dando ragione.

Atalanta che vince e convince e dopo la sosta per le Nazionali ci sarà una partita che in molti (ironicamente o meno) danno già come svolta scudetto: il match casalingo contro la Roma di bomber Edin Džeko.

Ma a chi è dovuto questo miracolo lombardo? Oltre al tecnico, da anni sulla breccia dell’onda, il merito è della dirigenza che, nonostante le cessioni (danarose) di Luca Cigarini e Marteen de Roon, è riuscita ad allestire una rosa competitiva partita all’inizio con l’idea della salvezza ma che ora sembra lanciata a consolidarsi nei piani alti della classifica.

La squadra orobica è un mix letale di giocatori di esperienza e di giocatori dal futuro roseo: da Cristian Raimondi ad Andrea Conti, da Jasmin Kurtić ad Andrea Petagna, da Alejandro Gomez a Mattia Caldara, da Mauricio Pinilla a Franck Kessié fino a Roberto Gagliardini, fresco di convocazione in Nazionale maggiore per le partite contro Liechtenstein e Germania dopo (complessivamente) dieci partite tra Serie A e Coppa Italia. Senza contare i vari Spinazzola, Freuler, Migliaccio e Carmona.

La pausa della Serie A per le partite delle Nazionali toglierà a Gasparini molti giocatori, ultimo in ordine di tempo Roberto Gagliardini, aggregato alla Nazionale di Ventura nonostante il poco minutaggio (ma di ottima qualità) datogli da Gasperini.

Ma tutti questi giovani che ha a disposizione Gasperini sono la linfa del nuovo calcio italiano, visto che si dice che da noi non c’è spazio per i giovani e che si fa fatica a farli giocare. Beh a guardare l’Atalanta si nota che in rosa ben 16 elementi sono nati dal 1990 in poi, rendendo i nerazzurri come una delle squadre più giovani di tutto il nostro massimo campionato. Per non dire che di tutta la rosa, tre giocatori sono nati nel Bergamasco di cui due nel capoluogo (Caldara e Gagliardini):

E in classifica marcatori hanno già timbrato un rigenerato Petagna, i vecchietti Masiello e Pinilla ed i giovanissimi Kessié, Conti e Caldara, questi ultimi due andati in gol contro il Sassuolo. Ma il motorino di questa Atalanta ha la maglia numero 10 e ha “rischiato” anche lui di essere convocato da Ventura: Alejandro Gomez, meglio noto come “papu”. Il fantasista ex Catania è l’uomo di esperienza di questa Atalanta e le sue giocate le stanno servendo per fare il salto di qualità. Ventura ha gongolato nel poterlo convocare, ma la FIFA, nonostante il “papu” abbia la cittadinanza italiana, gli ha negato la chiamata avendo giocato nella Seleccion albiceleste Under20 prima che del suo matrimonio (che gli ha dato la cittadinanza) e quindi non potrà mai più giocare con nessun altra Nazionale se non quella argentina. Ma dalla parti di Buenos Aires, il Ct Beuza non lo prenderà mai (purtroppo) in considerazione.

Meglio allora coltivare bene i vari Caldara, Petagna, Gagliardini e Sportiello, tutti nati negli anni Novanta e che sono il futuro non solo dell’Atalanta ma di tutto il nostro movimento calcistico, in crisi di risultati e con lo spauracchio di poter vedere da spettatore i Mondiali di Russia 2018 se non si riuscirà a vincere il girone (difficile) o a qualificarsi con i play off (difficoltoso, ma non impossibile in base al sorteggio). Ma occhio anche a salvaguardare un talento come l’ivoriano Kessié, andato in rete quattro volte nelle prime tre giornate di campionato che inizia a piacere a diversi club importanti.

La Dea da sempre è nota per il suo settore giovanile, la tradizione sembra continuare a pieno ritmo e i frutti stanno maturando.

Da qua alla fine del campionato mancano ancora tanti mesi, ma sotto le Alpi Orobiche sognare non è vietato.

Italia, Gabbiadini out, entra Lapadula

L’attaccante del Milan prende il posto del centravanti del Napoli

Dopo Marchisio anche l’attaccante del Napoli Gabbiadini lascia il ritiro azzurro per un affaticamento muscolare e farà ritorno in Campania per cercare di recuperare dalle noie fisiche. Il suo posto sarà preso da Lapadula che ieri ha segnato il suo primo goal con la maglia del Milan.

Top & Flop della domenica calcistica

Leandro Castan

LAPADULA E IL SUO TACCO DIABOLICO MANDA IL MILAN IN ORBITA ASSIEME ALL’ATALANTA “YE’ YE'” DI GASP. I TRACOLLI DI SASSUOLO E PESCARA INIZIANO A PREOCCUPARE.

I TOP

1. GIANLUCA LAPADULA – Nel Milan che annaspa a Palermo, serviva uno scossone. Esce uno spento Bacca, ormai a secco da più di un mese, ed entra Lapadula. E al primo pallone giocabile, l’ex goleador del Pescara devia col tacco una conclusione di Suso e consegna al Milan un posto sempre più consolidato in zona-Champions. Alzi la mano chi avrebbe pronosticato un exploit del genere ad Agosto… Rivelazione.

2. L’ATALANTA DI GASPERINI – Alla sesta vittoria in sette partite, i nerazzurri di Gasp non costituiscono più una sorpresa. Soprattutto se si conosce la grande capacità dell’ex tecnico del Genoa di insegnare calcio. Ha avuto coraggio nel lanciare dei giovani scapigliati quanto dotati, sia a livello tecnico che in personalità. Il quarto posto, in coabitazione con la Lazio, è un premio meritato anche per Percassi, che ha sempre creduto nel suo allenatore anche quando le cose andavano male. Chapeau.

3. MIRALEM PJANIC – Che dal suo piede passassero le fortune della Juve di questa stagione e degli anni a venire, era prevedibile. Il suo avvio di stagione in bianconero però è stato caratterizzato da qualche ombra di troppo, segno che l’adattamento al nuovo club è ancora da ultimare. Ma la punizione che affossa un buon Chievo potrebbe fungere da spartiacque, per lui e per la Juve affamata d’Europa. Imprescindibile.
I FLOP

1. LA DIRIGENZA DELL’INTER – Forse siamo alle battute finali di questa vicenda che ha del grottesco. Il nome di Pioli pare aver scavalcato, con un volatone alla Cavendish, quello di Marcelino, sponsorizzato da Kia Joorabchian. La vittoria col Crotone toglie l’Inter dalla parte meno nobile della classifica. ma i problemi restano. Soprattutto nella stanza dei bottoni, e la tifoseria ieri sugli spalti lo ha ribadito senza troppi giri di parole. Impreparati.

2. IL SASSUOLO – Francamente dispiace mettere Di Francesco e i suoi ragazzi in questa graduatoria. Ma la squadra che a inizio stagione aveva incantato anche l’Europa pare essersi smarrita. Gli infortuni sono la causa principale di questa crisi, come del resto la scarsa esperienza nel gestire il doppio impegno. Ma fino a domenica scorsa le prestazioni erano state sempre positive, anche se non sorrette dai risultati. Ieri invece ha toccato il punto più basso, può soltanto risalire. Irriconoscibile.

3. IL PESCARA – L’occasione era di quelle ghiotte. Uno scontro diretto contro il peggior attacco d’Europa. Risultato finale, 0-4. L’Empoli, che si ritrova nel momento più delicato, ha vita facile contro una squadra che se inizia a perdere anche il barlume del gioco rischia di salutare la categoria con largo anticipo. Una sola vittoria, per giunta ottenuta in segreteria, e tante sconfitte. Con una difesa colabrodo e senza un fromboliere da 15 pere si va poco lontano. Improponibile.

La sinfonia del pianista

MIRALEM PJANIC CONSEGNA ALLA JUVE UNA VITTORIA CHE FUNGE DA ANTIDOTO DOPO I VELENI DI MERCOLEDI’

Dopo gli strali di mercoledì sera, e le conseguenti polemiche sullo sfogo di Buffon su frasi dette o meno in merito al – presunto – timore reverenziale che regna nell’Italia pallonara quando si incrocia la “Goeuba”, ieri la banda di Allegri, seppur soffrendo, è riuscita col suo uomo finora più in ombra, a scacciare tutto quel barnum che si è creato negli ultimi giorni.
La punizione di Pjanic, un tocco degno della sua immensa classe, per consolidare un primato fin qui indiscutibile. Ma quello che conforta è il valore della prestazione del bosniaco, quel perfetto mix di classe e rabbia agonistica, che sono propri del DNA di chi vuole entrare nella storia bianconera. Dai suoi piedi vellutati come le mani di un Liszt, passano le fortune di una squadra che non si accontenta più di primeggiare nel cortile di casa, ma che vuole svoltare l’angolo per insegnare la vita anche ai bulli degli altri quartieri.

Ciò non toglie che, in Italia, chi abbia voglia di molestare la zebra ci sia. A partire dalla Roma, che con il triplo Salah consolida la piazza d’onore, sottrattagli momentaneamente dal Milan corsaro alla Favorita. Una Roma con un Dzeko ormai totalmente funzionale al gioco di Spalletti, mentre per questa volta sul tabellone figurano altri nomi, altrettanto degni. Se riesce a trovare una buona solidità difensiva, il ruolo di anti-Juve non glielo toglie nessuno. Al rientro dalla sosta farà visita alla lanciatissima Atalanta di Gasperini. Ritornerà il prode Manolas, e sarà un recupero importantissimo.

Fra le grandi, il Milan conferma i progressi costanti evidenziati in questa prima parte di campionato. Contro il miglior Palermo visto quest’anno fra le mura amiche, i rossoneri hanno avuto i loro bei problemi, soprattutto dopo il vantaggio di Suso. La crisi di Bacca, ormai a secco da 5 partite, non può non pesare per Montella; che comunque ha avuto il merito di inserire lo scalpitante Lapadula, più propenso del colombiano nel fare legna quando serve. Ormai è chiaro che per entrare nelle grazie del tecnico rossonero, il centravanti deve essere “puntero y peon”, ma il buon Carlos non ci sente da questo orecchio. Lapadula, ben forgiato nelle categorie inferiori, trasuda fame di emergere. E col tacco scaccia i fantasmi e si candida come primattore nel derby fra due settimane.

A proposito di derby, l’Inter, col nuovo tecnico (con Pioli sembra ormai fatta…) deve dare un segnale importante a tutto l’ambiente e l’occasione di giocare un brutto scherzo ai cugini è di quelle ghiotte. Giocherà un ruolo importante l’inevitabile entusiasmo che di solito coinvolge lo spogliatoio quando inizia un nuovo corso. Ma quello che sarà fondamentale è il trasmettere a Zhang e ai suoi collaboratori la vera essenza dello spirito – Inter. Perchè investire su una squadra di calcio è un fatto puramente emozionale. Che alla nuova proprietà ancora pare non essere entrato bene in testa.