Home Blog Pagina 9892

Quando il cambio di allenatore non giova

Panchina

A MILANO E’ INIZIATO IL TOTO-ALLENATORI PER RACCOGLIERE L’EREDITA DI DE BOER. MA SIAMO SICURI CHE SIA SUFFICIENTE PER RISOLVERE I PROBLEMI?

L’Inter naufraga a Southampton e dice quasi addio all’Europa dopo 4 partite. Un obiettivo stagionale quindi se ne va, salvo clamorosi miracoli. Ma a Milano si gioca un’altra partita, ben più cruciale; più che di partita sembra di assistere ad un casting, con 4 se non addirittura 5 candidati alla panchina più caliente d’Italia. In pole sembrava esserci Stefano Pioli, particolarmente indicato nel ruolo di “normalizzatore” e sponsorizzato dal comparto italiano dell’establishment nerazzurro. Ma Zhang Jingdong, ben spalleggiato dal pesce pilota Kia Joorabchian, predilige soluzioni di maggior appeal internazionale, e allora sotto con i vari Hiddink (il favorito a Nanchino e dintorni), Marcelino, Villas Boas e chi più ne ha più ne metta.

Ma siamo proprio sicuri che la scelta di un nuovo tecnico, per quanto necessaria, sia la sola condizione per risolvere i problemi? O le magagne stanno più a monte? Quello che stupisce nel caos in casa – Inter, ad esempio, è la totale improvvisazione che regna sovrana, figlia di una struttura societaria melliflua dove non si capisce bene chi debba prendersi le proprie responsabilità. Lo si è visto durante l’affaire-Icardi, con la sua autobiografia che ha creato un putiferio francamente evitabile, se qualcuno avesse monitorato meglio la cosa, dai vari Ausilio e Zanetti fino all’Ufficio Stampa.

Per non parlare della scelta di De Boer, estemporanea e mai difesa fino in fondo, come se il tecnico olandese vivesse in uno stato di precariato che di sicuro non ha giovato allo spogliatoio, già in difficoltà di suo nel mettere in pratica i dettami dell’ex-ajacide.

Per linee generali, non si può non mettere in evidenza che spesso gli allenatori si ritrovano fra le mani progetti talvolta sconclusionati. E la pazienza non sempre è stata prerogativa dei padroni del vapore. A pagarne lo scotto quindi è sempre il tecnico, più esposto, talvolta sovraesposto, e con colpe relative rispetto a chi spesso gli ha messo in mano un giocattolo con molti difetti. La vicenda De Boer è una perfetta summa di ciò, con l’allenatore a pagare per una squadra poco redditizia in campo e costruita senza che lui abbia avuto modo di metterci il becco. Ma di mea-culpa da parte dello staff dirigenziale non se n’è vista l’ombra.

E anche a Palermo, tanto per citare un altro ambiente avvezzo all’argomento, con un progetto tecnico in perenne fase di assemblaggio, il discorso non cambia. Rimproverare a De Zerbi lo scarso gioco è come sparare sulla croce rossa, con l’ex foggiano che, facendo a botte con la sua inesperienza, sta cercando quantomeno di dare un’anima ai suoi giocatori, complessivamente modesti salvo qualche eccezione. Ma Zamparini è sempre pronto col foglio di via, mentre occorre interrogarsi sull’effettiva competenza degli uomini mercato che hanno architettato il Palermo di questa stagione di sofferenza.

Cambiare allenatore in corsa quindi è un po’ come trovare la tessera del puzzle mancante su un marciapiede. Se ti va bene i risultati arrivano, ma spesso si tratta di soluzioni di emergenza per traghettare la nave in porto lontana sì dalle tempeste, ma anche da lidi aurei.

Cambiando l’ordine degli allenatori, l’Inter non vince

Cambiano gli allenatori, ma l’Inter e’ sempre la stessa bella nei giocatori ma perdente sul campo.

Passano le stagioni, ultimo successo nel 2011 con l’Inter di Leonardo capace di vincere l’ultimo trofeo, una Coppa Italia la cui foto ormai appare sbiadita.

Sono passati da Appiano Gentile Allenatori e giocatori, ma l’equazione da’ sempre lo stesso risultato: 0.

Zero come le vittorie negli ultimi cinque anni, zero come i punti delle ultime due partite, urge una inversione di tendenza che sembra non esserci, anche ieri sera da Southampton la squadra torna a mani vuote, ed ora la classifica di Europa League sembra compromessa. Siamo ad inizio Novembre e l’Inter e’ quasi fuori da tutte le competizioni, solo in Coppa Italia e’ ancora in corsa, ma solamente perche’ da Gennaio prendera’ parte agli ottavi di finale.

Il traghettatore Vecchi ben poco ha potuto cambiare, forse sono gli uomini a dover essere cambiati, sembra assistere ad un’armata Brancaleone, o ad una serie TV  Giocatori allo sbaraglio, come quasi se attendessero il fischio finale per evitare ulteriori brutte figure.

Ma questa squadra puo’ e deve reagire, probabilmente e’ nella testa che si e’ inceppato qualcosa, forse e’ la dirigenza che sembra aver perso la bussola, non serve certamente in questo momento un duro alla guida della squadra, ma un normalizzatore, uno che cerchi di dare tranquillita’, ma soprattutto uno che dia i compiti in campo.

Si, proprio come fa la maestra a scuola, ma questa volta il risultato dell’equazione non deve essere pari a zero!

 

 

 

 

Lazio pronta per il Napoli

Simone Inzaghi

Prove tecniche per Inzaghi che sta studiando la miglior formazione da schierare domani sera a Napoli.

Il tecnico laziale potrebbe optare per la difesa a 3 con Hoedt, Wallace e Radu. Sugli esterni spazio a Basta e Lulic mentre a centrocampo ci saranno sicuramente Biglia e Parolo. Solito tridente difensivo con Keita, Immobile e Anderson.

IMMOBILE NON VUOLE FERMARSI: Ciro Immobile è un grande tifoso del Napoli, essendo nato nella provincia, e ad agosto era vicino ad indossare la maglia azzurra ma questo non è successo perchè i partenopei non riuscirono a vendere Gabbiadini. L’attaccante però ha dichiarato che sta bene a Roma e che, con la sua squadra, non si pone limiti ma vogliono fare sempre bene anche perchè si respira un clima sereno e di spensieratezza. Gli piace il gioco di Sarri ma si trova bene anche con Inzaghi.

Roma, Spalletti: “Concentrati per vincere”

2 a 4 il risultato della Roma a Vienna, con il quale si è presa la testa del girone di coppa. Ora i pensieri vanno al campionato, contro Donadoni e il suo Bologna.

DE ROSSI:”TENERE A QUESTA COPPA..”

A parlare è l’attuale capitano giallorosso, che non segnava in una competizione Europea dal 20 gennaio 2015, precisamente 380 giorni. Non solo De Rossi, ma tante altre sono state le sorpese: Radja Nainggolan ha segnato il suo primo gol in una competizione Europea. Edin Dzeko invece è una fucina di risultati positivi: 4a doppietta stagionale ( dopo Crotone, Napoli e Sassuolo), 8 reti nelle ultime 7 gare, ma soprattutto questa doppietta è  la prima in Europa League per il bosniaco. I numeri non riguardano solo i singoli, ma l’intera squadra: non vinceva da 7 trasferte europee, dalla vittoria sul Feyenoord (1-2) del febbraio 2015, da allora 3 sconfitte e 4 pareggi. Si riparte allora da questo risultato positivo, Spalletti e i suoi stanno facendo un ottimo lavoro, si recuperano i pezzi ( Nainggolan su tutti).

Milan, Mirabelli e la squadra del futuro

Milan-Shkendija

Domenica il Milan scenderà in campo a Palermo con la voglia di conquistare i 3 punti e restare nelle parti alte della classifica prima della sosta delle nazionali.

Potrebbe essere la partita di Pasalic, talento in prestito del Chelsea, che domenica ha giocato bene nei minuti in cui è stato in campo. Se Niang non verrà schierato in campo il croato giocherebbe a centrocampo con lo spostamento di Bonaventura nei 3 d’attacco. Sicuramente saranno convocati Mati Fernandez e Antonelli che sono ritornati dai rispettivi infortuni.

MIRABELLI GIRA L’ITALIA: Il Milan pensa già al futuro: il nuovo ds Mirabelli è stato mercoledì a Torino per visionare alcuni giocatori del Lione. Domenica sera, invece, andrà a Roma per parlare con la società capitolina e capire le intenzioni che hanno per Paredes: il centrocampista piace tanto a Montella che cerca un uomo proprio in quella zona dopo l’infortunio di Montolivo (Locatelli non sta sfigurando ma non si può dare un centrocampo in mano ad un diciannovenne se si hanno intenzioni importanti).