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Il punto sui campionati esteri

Facciamo il punto sul calcio estero, dando un’occhiata in Inghilterra, GErmania, Francia e Spagna.

Premier League

Mourinho ma cosa combini? In una settimana tre sconfitte, la prima nel Derby di Manchester, A Rotterdam contro il Feyenoord e ieri a Londra contro il Watford di Mazzarri che non e’ proprio una squadra imbattibile anzi. La Premier sembra gia’ prenotata dal City, ed ora la parte Red di Manchester e’ in subbuglio, che si stiano ricredendo sullo Special One? Il match di ieri e’ stato fissato da Capoue, poi il pari di Rashford, Zuniga e Deeney fissano il risultato sul 3-1. Il City fa cinque su cinque e batte 4-0il Bournemouth con reti di De Bruyne, Iheanacho, Sterling e Gundogan alla prima presenza stagionale.

L’Everton e’ la sorpresa di inizio stagione essendo al secondo posto con 13 punti, e con un Lukaku cosi’ sognare e’ possibile, sabato n 3-1 contro il Middlesborough firmato dalle reti di Stekelenburg per ospiti (autorete), poi Barry, coleman e Lukaku fissano il punteggio finale. Continua la risalita l’Arsenal che batte in trasferta l’Hull City 4-1, mentre il Tottenham regola 1-0 il Sunderland. Prima sconfitta per Conte che perde in casa 2-1 dal Liverpool.

Bundesliga

Bayern monaco ed Hertha Berlino in testa alla classifica, Ancelotti continua a vincere, sabato i suoi giocatori battono 3-1 l’Ingolstatd che era andato in vantaggio con Lezcano, poi Lewandowski, Alonso e rafinha fissano il punteggio finale. L’Herrta e’ la sorpresa di questo inizio stagione, ieri hanno battuto 2-0 lo Schalke04 con reti di Weiser e Stocker, il Dortmund dopo il passo falso di settimana scorsa rifila un 6-0 al malcapitato Darmstatd.

Liga

Real Madrid sempre al comando con 12 punti seguito da Barcellona e Las palmas a nove. I blancos vincono 2-0 in trasferta contro l’Espanyol, a segno J. Rodriguez e Benzema, mentre il Barcellona batte 5-1 in trasferta il Leganes. Continua a stupire il Las Palmas che regola 1-0 il malaga, l’Atletico continua la risalita vincendo 5-0 contro il Gijon.

Ligue 1

Guida la classifica il Monaco con 13 punti, davanti al Nizza con 11 ed alla coppia Psg Metz a 10.I monegaschi battono agevolmente il Rennes 3-0, i parigini rifilano un 6-0 al Cannes, mentre la squadra di Balotelli pareggia 1-1 in trasferta contro il Montpellier.

L’allenatore nel pallone

Marcus McGuane

L’allenatore nel Pallone grandissimo film con interprete Lino Banfi uscito in due capitoli, e’ la parafrasi aggiornata dello stato d’animo di Allegri alla Juventus.

L’allenatore nel pallone

Gia’ in due partite consecutive, secondo noi il Mister ha compiuto errori di valutazione e tattici, regalando un’ora in Champions al Siviglia, ieri ha consegnato su un piatto d’argento la vittoria all’Inter con delle scelte tattiche sbagliate, con complice una difesa soprattutto con Chiellini, disattenta, riuscendo a rivitalizzare un avversario che fino a Giovedi’ era irriconoscibile.

Non si capisce il perche‘ abbia tenuto ieri in panchina Higuain pagato a peso d’oro, e fatto giocare Mandzukic che e’ sembrato abbastanza evanescente, mentre Asamoah e’ sembrato lontano parente del giocatore ammirato nelle prime partite. probabilmente con un Lemina in piu’ nel ruolo di regista e Pjanic impiegato nel suo ruolo naturale di mezz’ala sinistra il risultato sarebbe stato diverso. Il serbo e’ uno dei migliori interpreti nel ruolo di mezz’ala, e non si capisce perche’ si debba insistere in un ruolo di regista arretrato che non sembra calzare a pennello per il giocatore. Si rischia,  andando avanti cosi’ anche di confondere i giocatori mettendoli in ruoli non loro. Urge un cambio di rotta, magari facendo riposare alcuni elementi che adesso sembrano fuori forma, vedi difesa, ed insistere nel proporre la stessa formazione, ma non con l’intento di spremere i giocatori, ma di far trovare quell’amalgama, che ancora manca anche tatticamente. Perche’ finalmente non provare quella difesa a quattro, che potrebbe essere la formazione ideale d amettere in campo anche nel futuro, vista la qualita’ del roster a disposizione di Allegri. Mercoledi’ bisogna ritornare con urgenza alla vittoria per non farsi sfuggire il Napoli che dopo il primo match di campionato viaggia a vele spiegate, ci vuole un pronto riscatto contro il Cagliari, prima che l’allenatore vada sull’orlo di una crisi di nervi.

Inter, finalmente De Boer

Arrivato l’8 agosto tra lo scetticismo generale, Frank De Boer subito ha cercato di dare la sua impronta ad un gioco troppo difensivista che, negli ultimi 3 anni, aveva attanagliato Appiano Gentile. I risultati non sono stati sempre positivi ma era anche una cosa normale perchè, in meno di un mese, non puoi chiedere tanto ad un allenatore olandese che si doveva ambientare da subito ad un calcio che è fatto di troppa tattica e poco propositivo ( a parte le 3-4 squadre di vertice).

Finalmente Frank De Boer

La prima partita, anche se persa malamente contro Chievo, ha dato subito una sacrosanta verità:questa squadra non ha interpreti per il 3-5-2 e quindi il tecnico subito ha capito che doveva optare per un 4-3-3 oppure un 4-2-3-1. Con il Palermo l’Inter è scesa in campo con Banega regista e Medel mezzala ma sia l’argentino che il cileno non hanno il passo per fare questi ruoli anche se i nerazzurri hanno sciupato tantissime azioni ma non sono andati oltre l’1a1. A Pescara la svolta: il mister cambia ancora e decide per il 4-2-3-1 con Joao Mario e Medel a centrocampo e Banega da trequartista: anche questa volta i meneghini non sfruttano le tanti occasioni, regalano praterie agli avversari e gli abruzzesi vanno in vantaggio.

De Boer non molla e schiera 3 attaccanti contemporaneamente, ricordando a tutti un certo Josè Mourinho. Risultato della favola: l’Inter ribalta il risultato e porta a casa la prima vittoria in questo campionato. Giovedì succede l’incredibile: arrivano gli israeliani del Beer Sheva per la prima di Europa League. Il tecnico fa troppo turn over (mette 7-8 riserve) e perde malamente subendo una marea di critiche e molti giornali annunciavano anche un imminente esonero nel caso di debacle contro la Juventus. Ma ieri l’Inter sfodera la miglior prestazione di sempre e ribalta, come a Pescara, il risultato in un San Siro stracolmo di gioia.

Il tecnico ha messo pure fuori rosa Brozovic, reo di non impegnarsi molto ne durante gli allenamenti e soprattutto giovedì in coppa, facendo capire di essere un amante della disciplina e a tenere il gruppo unito. Sicuramente una rondine non fa primavera ma se l’Inter vista ieri giocasse sempre così anche con le piccole (mercoledì già test importante ad Empoli) potrebbe entrare sicuramente nelle prime 3 posizioni del campionato a maggio o addirittura essere una delle antagoniste delle Juve per lo scudetto. Invece per l’Europa League non bisognerebbe fare molto turn over perchè adesso devono vincere tutte le partite, dopo la sconfitta nella prima giornata del girone.

L’importanza di un allenatore

La trama è una storia vecchia, trita e ritrita: quando una squadra va male, perde e non convince, a rimetterci è sempre l’allenatore. Non potendo esonerare i giocatori deludenti, cosa fanno i presidenti, cercando di dare una scossa all’ambiente? Semplice: sostituiscono il tecnico con uno (si spera) migliore, per cercare di risollevare le sorti di una stagione, sebbene debbano comunque pagargli l’ingaggio fino al termine del contratto (o fino a quando questo non trova una nuova squadra). Nella storia della nostra Serie A, solo in sette casi (di cui due volte per “motivi personali”) una squadra che ha esonerato un tecnico in stagione ha poi vinto lo scudetto, molte hanno migliorato la propria classifica qualificandosi per l’Europa mentre altre o si sono salvate (lo sarebbero state anche con il tecnico precedente?) o sono retrocesse. In Europa, molti allenatori da subentrati hanno vinto almeno un titolo in stagione: uno su tutti Roberto Di Matteo nella primavera 2012, subentrato ad André Villas Boas a marzo e vincitore della Champions League con il Chelsea due mesi dopo.

L’importanza dell’allenatore, quanto incide il tecnico?

La Juventus, ad esempio, è una squadra che nella sua storia ha all’attivo pochissimi esoneri (solo tre in 119 anni), mentre il Palermo lo scorso anno ha stabilito un record con sette avvicendamenti (con sei tecnici diversi), salvandosi solo all’ultima giornata. E la squadra rosanero di Zamparini quest’anno è partita con “il piede giusto”: Ballardini ha rescisso dopo la seconda giornata.

Tutti i migliori allenatori del Mondo hanno subito almeno un esonero nella propria carriera o comunque hanno visto interrompersi il proprio percorso professionale dopo aver avuto una discussione con qualche “senatore” dello spogliatoio o con il Presidente: un esonero non si nega a nessuno, si direbbe.

Tra gli ultimi, Roberto Mancini. Il “Mancio” ha chiuso i suoi rapporti con l’Inter poco più che un mese fa ed il suo posto è stato preso da Frank de Boer, colonna dell’Ajax di Van Gaal negli anni Novanta e che da allenatore ha vinto, nelle ultime sei stagioni, quattro titoli consecutivi (ed una Coppa nazionale) con i “lancieri” di Amsterdam. Il motivo dell’addio del tecnico jesino è da ricercare in alcuni malumori che lo stesso ebbe nei confronti della dirigenza nerazzurra già al termine della scorsa stagione ed esplosi dopo una campagna estiva fino a quel momento non all’altezza. Da quando De Boer è sulla panchina interista, il club meneghino ha giocato cinque partite ufficiali, vincendo le ultime due contro Pescara (al 91′) e Juventus (vittoria in rimonta ed Icardi stellare). La vittoria contro i campioni d’Italia sembra aver “salvato” la panchina del tecnico di Hoorn dopo un avvio molto stentato, con l’apice della sconfitta di giovedì contro i carneadi israeliani del Hapoel Be’er Sheva. Ma, nonostante la vittoria contro Buffon e compagni, per la quinta volta in cinque l’Inter è passata in svantaggio.

Tutti si sono divisi tra l’esonerare De Boer o il continuare con De Boer. La nuova dirigenza non vuole assolutamente cambiare tecnico, ma un cambio di passo dovrà avvenire. La domanda (senza risposta) è la seguente: con Mancini, come sarebbe andata?

Nella condizione di De Boer ci sono stati, ci sono e ci saranno sempre tanti allenatori in tutte le parti del Mondo. Abbiamo citato il caso più recente, ma la storia del calcio ogni anno riserva sempre esiti imprevisti per allenatori chiamati per far fare il salto di qualità alla propria squadra ma che invece non ci riescono.

Prendiamo invece un caso opposto, sempre alle nostre latitudini: Massimiliano Allegri. Il tecnico livornese è approdato sulla panchina della Juventus dopo il triennio di Conte, con cui vinse tre scudetti di fila. Il 15 luglio 2014 Conte salutò la Juve per la Nazionale ed il giorno dopo Agnelli e company chiamarono al suo posto Allegri, già campione d’Italia con il Milan ed esonerato dallo stesso club all’inizio dell’anno. Apriti cielo: un tecnico per nulla spettacolare al posto di un tecnico spettacolare; un tecnico esonerato al posto di uno che ha vinto tre scudetti (di cui uno senza sconfitte ed uno con il record nazionale di punti), un cuore Juve contro uno che se non avesse avuto Ibrahimovic in squadra non avrebbe vinto nulla e che non aveva mai allenato a grandi livelli. Senza contare che la Juve non si poteva permettere di far dimettere il suo allenatore dopo un solo giorno di ritiro estivo. Morale della vicenda: leggere il palmares della Juventus con il tecnico livornese in panchina nelle ultimi due stagioni. E poi si diceva “Allegri non sa allenare”. Meno male eh, espertoni di calcio.

Nel calcio l’allenatore non importa che sia istrionico come José Mourinho o un sergente di ferro come Fabio Capello, ma basta che sia anche come (tanto per fare un nome a caso) Rolando Maran: il tecnico trentino del Chievo sono anni che allena in provincia ed in provincia ha sempre fatto bene (dall’esperienza di Varese al record di punti in A con il Catania), non ha mai alzato la voce, ha lavorato senza apparire ed i risultati sono dalla sua. Rolando Maran per dire Sarri, Oddo, Donadoni, Guidolin: tecnici preparati che hanno fatto in modo di farsi volere bene dalle proprie tifoserie con il lavoro, la dedizione e l’umiltà.

Che qualità deve avere un buon allenatore? Il buon allenatore dovrebbe averne almeno tre: dare fiducia alla squadra e riceverla; essere umile; non pensare alle tensioni; essere flessibile, pronto a tutto. Sperando che questo non si trovi davanti Presidenti “mangia-allenatori” che dopo un periodo negativo, magari senza una sola volta che abbia parlato con la squadra, decida di esautorarlo, anche perché l’allenatore è l’unica cosa esautorabile (come detto) in una squadra.

Fare l’allenatore non è per nulla facile e anzi le tante aspettative possono anche non farlo stare sereno. Prendiamo altri quattro allenatori, però a livello top: Luis Enrique, Josep Guardiola, José Mourinho e Carlo Ancelotti. Questi quattro coach sono i migliori d’Europa e hanno la fortuna di guidare delle “corazzate”, ma se i risultati non dovessero arrivare la paura dell’esonero o dell’addio a fine stagione sarà dietro l’angolo per loro. E nonostante alleni una squadra costata carissima in estate, Mourinho ha già perso il primo derby di Manchester contro Guardiola, la prima partita in Europa League e sabato ha perso contro il Watford del “nemico” Mazzarri e ora si trova a sei punti dalla capolista ManCity.

Fare l’allenatore viene considerato come un mestiere ancora migliore dell’essere calciatori, ma sedere in panchina ha i suoi onori ed i suoi oneri ma, soprattutto, non è per tutti. Destreggiarsi tra moduli che devono cambiare in base alle esigenze (ecco la flessibilità), avere a che fare con giocatori infortunati, squalificati, deludenti e gradite sorprese, non è davvero un lavoro per tutti. Anche se noi allo stadio, al bar con gli amici o sul divano di casa siamo tutti allenatori.

L’allenatore vincente non si dimentica…

Il calcio, come tutti gli sport, non regala nulla e gli allenatori lo sanno: tutti si ricordano degli allenatori che vincono e non di quelli che si sono classificati secondi.

Roma sconfitta dalla Fiorentina, Juve e Napoli ringraziano

Calciomercato Roma

La Roma perde a Firenze, Juve e Napoli ringraziano. Badelj decide la gara. A Firenze si gioca il posticipo della 4 giornata tra i padroni di casa e la Roma. Sousa decide di schierare il tridente Borja Valero-Kalinic-Ilicic mentre Spalletti si affida ancora a Dzeko con Perotti e Salah. Dopo la vittoria dell’Inter, nel pomeriggio, in caso di vittoria i capitolini salirebbero al primo posto in coabitazione con il Napoli.

Roma sciupona, vince la Fiorentina

DZEKO IL SOLITO SCIUPONE. I capitolini cercano di fare la gara ma il solito Dzeko spreca minimo un paio di occasioni e chiede, invano, un rigore che Rizzoli non concede. La Fiorentina riparte di contropiede ma si vede veramente poco dalle parti del portiere giallorosso.

BADELJ DECISIVO- Il secondo tempo parte alla grande: un tiro di Milic viene respinto da Szczesny mentre Kalinic, tutto solo in area, non riesce ad impattare di testa a 2 passi dalla porta. Nainggolan prende un palo ma sull’azione seguente i viola vanno in vantaggio: giro palla lungo ed efficace e tiro, al limite d’area, di Badelj dove l’estremo portiere giallorosso non può nulla ( da rivedere la posizione di Kalinic che apre le gambe per far passare la palla ma è oltre la linea difensiva dei romani). La Roma si butta avanti con il cuore ma non riesce a segnare il goal del pareggio e dopo quasi 6 minuti di recupero Rizzoli manda tutti negli spogliatoi.

FIORENTINA-ROMA 1-0
Fiorentina (3-4-2-1): Tatarusanu; Tomovic, G. Rodriguez, Astori; Tello (19′ st Bernardeschi), Sanchez, Badelj, Milic; Borja Valero, Ilicic (32′ st Babacar); Kalinic (39′ st Cristoforo).
A disp.: Dragowski, Lezzerini, De Maio, Diks, Salcedo, Maxi Olivera, Zarate, Chiesa. All.: Paulo Sousa
Roma (4-2-3-1): Szczesny; Florenzi, Manolas, Fazio, Bruno Peres; De Rossi, Strootman; Salah (23′ st El Shaarawy), Nainggolan (39′ st Iturbe), Perotti (33′ st Totti); Dzeko.
A disp.: Alisson, Lobont, Juan Jesus, Seck, Emerson, Paredes, Gerson. All.: Spalletti
Arbitro: Rizzoli
Marcatori: 37′ st Badelj (F)
Ammoniti:
Sanchez (F); Florenzi (R)