Dieci anni fa ci lasciava Bob Lovati, “Mister Lazialità”

Dieci anni fa ci lasciava Bob Lovati, capitano della prima Coppa Italia laziale

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Milanese di nascita, laziale d’adozione

Nato a Cusano Milanino nel 1927, Roberto Lovati, per tutti semplicemente “Bob”, dopo un inizio di carriera nelle serie minori, spesa soprattutto tra Monza e Pisa, venne acquistato dalla Lazio nel 1954, esordendo però nella massima serie con la maglia del Torino, al quale venne ceduto in prestito per una stagione.

Laziale a vita, scelta d’amore

Rob Lovati (foto Facebook)

L’anno seguente esordisce tra i pali biancocelesti e vi resta fino al termine della stagione 1960-61, quando, rendendosi conto di non essere più il titolare, preferisce ritirarsi piuttosto che lasciare Roma e la Lazio. Contribuisce in maniera determinante, indossando anche la fascia di capitano, alla vittoria in Coppa Italia del 1958, primo trofeo nazionale della Lazio, totalizzando in tutto 135 gettoni con la maglia biancoceleste. In nazionale riesce a raggranellare soltanto due presenze, tra le quali si registra il pesante rovescio subito dagli azzurri ad opera della Jugoslavia (6-1).

Dal campo alla scrivania passando per la panchina

Rob Lovati (foto Facebook)

Finita la carriera da calciatore Bob resta per sempre nella Lazio, incarnandone lo spirito, forse meglio di chiunque altro, fino al giorno della sua morte, rivestendo i ruoli di allenatore ed osservatore, prima nelle giovanili, e poi della prima squadra, della quale diventa in più di un’occasione l’ultima ancora di salvezza, l’ultima possibilità cui aggrapparsi per cercare di rimediare a situazioni difficili e sportivamente drammatiche, come quando, nel 1980, guida un manipolo di ragazzi della Primavera,  capitanati in campo da Vincenzo D’amico, a vincere sul Catanzaro uno spareggio salvezza, vanificato poi dalle decisioni del giudice sportivo che condannano comunque la Lazio alla serie B.

Il suo resta un legame indissolubile con la gloriosa società capitolina che ne fa, al di là dei meriti sportivi, l’uomo simbolo della lazialità e gli intitola anche la sua Academy.

Da allenatore siede sulla panchina laziale per 110 volte (93 in campionato, 12 in Coppa Italia e 5 in Coppa delle Alpi) e conquista la Coppa delle Alpi nel 1971.

Ricopre anche il ruolo di preparatore dei portieri e perfino di direttore sportivo a cavallo tra gli anni settanta ed ottanta, chiudendo la sua esperienza a 360 gradi nel mondo Lazio.

… Un giorno lo fermai nei pressi dell’Olimpico, gli strinsi la mano e semplicemente lo ringraziai….Lui si schernì, quasi non capendo il perché di quel gesto. Anche in questo stava la sua grandezza di uomo, prima ancora che di giocatore, allenatore, dirigente….