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Il film irripetibile della Nazionale di Pozzecco | L’alchimista che ci ha fatto volare

Un’avventura senza medaglie, ma con emozioni incancellabili

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Pozzecco
Foto Wikicommons

Il cuore al centro del progetto: l’Italia secondo Pozzecco

Da bambini facciamo fatica a distinguere la realtà dal sogno e dall’immaginazione, e soltanto crescendo impariamo a separare questi due universi, ad accettare la durezza del mondo che ci circonda e ad apprezzarlo con tutte le sue asperità, quelle stesse che provano ad assopire il nostro amore per ciò che ci circonda.

Da tre anni a questa parte, però, avevamo quasi dimenticato come filtrare illusioni e desideri dalla crudeltà della realtà, quando vedevamo cinque maglie azzurre muovere una palla a spicchi su un campo di 28×15 metri. I protagonisti erano ragazzi che in ogni circostanza hanno dimostrato di mettere al primo posto la maglia che indossavano, senza mai dimenticare l’obiettivo per cui lottavano, provando a trascinare sulle vette del mondo il nome dell’Italia in ogni possesso e in ogni difesa.

Dietro le quinte c’era colui che muoveva tutte le dinamiche del film che ha avvicinato milioni di italiani a uno sport che negli anni si sta ritagliando il posto che merita nel cuore del Bel Paese. Orchestrava quella dolce sinfonia in grado di far vibrare i nostri cuori alla giusta frequenza che ci permettesse di piangere per i colori che indossavano, e in ogni allenamento, con ogni parola e ogni gesto, costruiva un gruppo che dal 2022 ad oggi ha chiuso gli occhi davanti alla parola ‘impossibile’. Ha permesso a quella squadra di dimenticare i limiti e di provarci, di volare, seppur in modo goffo (non avendo gli strumenti per farlo), fino a cime che sembravano irraggiungibili.

È stato il regista di un film che sembrava irrealizzabile, in cui gli interpreti hanno scoperto solo col tempo di star ricoprendo un ruolo in un capolavoro sportivo, fino a quando la magia si è dissolta e la parola ‘fine’ è calata su una storia che nessuno credeva possibile, tantomeno di poterla vivere.

L’alchimista di cui parliamo è Gianmarco Pozzecco, una delle perle della storia del basket italiano, che avevamo iniziato ad amare quando faceva tremare la retina in campo, e che abbiamo continuato ad amare quando ha iniziato a sedere sulla panchina della Nazionale. Con l’eliminazione agli ottavi degli Europei contro la Slovenia, la sua avventura alla guida dell’Italia si conclude, insieme a un percorso che, pur senza trofei, resterà nella storia. Anche a dispetto delle critiche dell’ultimo mese – quelle che lo accusavano di non aver dato identità tattica alla squadra, di non aver inciso negli schemi offensivi, o di essere poco efficace in difesa – non si può cancellare ciò che ha rappresentato.

La verità è che Pozzecco non è stato il miglior CT dal punto di vista tecnico-tattico. Forse non ha saputo cucire un gioco perfetto sul roster che aveva, ma ha compiuto un’impresa più grande: cucire i legami tra i giocatori, amare il gruppo come raramente si era visto fare da un allenatore. La vera differenza tra la nostra Italia e le altre formazioni è che loro sapevano l’importanza della posta in gioco, sapevano perche scendevano in campo, e sapevano che dall’altra parte dello schermo c’era un’intera Nazione che si aggrappava alle loro casacche per poter ricevere un’effimera soddisfazione, e questo perchè alle loro spalle c’era un uomo, prima che un allenatore, che aveva trasmesso a loro tutto questo.

Nello sport non basta un tecnico con mille giochi in lavagna: può bastare una giornata storta, un mal di testa che non ti consente di concentrarti al meglio, un errore di lettura a far crollare i piani. E in questo frangente, ti ritrovi senza armi al cospetto di un avversario che si è saputo preparare meglio di te, e tu sei costretto a guardarlo, impotente, sopraffarti.

Quando sei però in grado di trasmettere ai tuoi giocatori e far sentir loro il peso e la responsabilità che hanno addosso, i valori e le persone per cui lottano, la stanchezza e la mano che trema su un tiro libero, diventano le tue ultime preoccupazioni, perchè riesci a trovare nel tuo corpo quell’energia che pensavi di non possedere per fare quello scatto in difesa negli ultimi secondi, trovare la volontà di partire in contropiede anche quando le gambe cedono, perchè sai che non lo stai facendo per te, ma per un intero popolo che ha affidato a te le chiavi del loro cuore.

E quando possiedi quest’arma, ogni ostacolo diventa affrontabile, i pronostici perdono valore. La partita contro la Slovenia lo dimostra: una squadra con uno dei tre migliori giocatori al mondo, autore di 42 punti e avanti di 16 a dieci minuti dalla fine, è stata costretta a tremare, perché l’Italia è arrivata fino al -1. Poi è crollata fisicamente, ma aveva già dimostrato di poterci credere fino in fondo.

E se c’è una persona che meglio di chiunque altra è stato in grado di far capire tutto questo alla sua squadra, è lui: Gianmarco Pozzecco.

Forse la sua unica colpa è stata quella di farci illudere di poter essere più di quanto le nostre potenzialità consentissero, facendoci sognare più di quanto potessimo realmente raggiungere, alzando fin troppo le pretese nei confronti di una squadra che, nonostante i fuoriclasse di cui dispone, non è strutturata per poter vincere. Tutto questo, perché aveva aggiunto un ingrediente che nessun altro possedeva: la capacità di rendere tutto magico.

Grazie Poz. L’Italia ti è riconoscente per quello che hai fatto per questa Nazionale.

Ad maiora!