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Il Milan cerca il riscatto

Torino-Sampdoria

Mihajlovic

Continua la preparazione del Milan in vista della sfida di domani sera a San Siro contro la Sampdoria. Nei giorni precedenti si era scritto circa il reintegro in rosa di Andrea Bertolacci ma un riacutizzarsi del dolore al bicipite femorale sinistro ha costretto il giocatore a dare forfait per la sfida contro i blucerchiati.

Il tecnico del Milan, Sinisa Mihajlovic, puntava molto sull’apporto che avrebbe potuto dare un giocatore come Bertolacci per poter ritornare ad esprimere un buon calcio soprattutto in fase di impostazione, quest’ultima considerata dai più carente e del tutto assente.
Chi svolge, invece, tutto l’allenamento in gruppo è Keisuke Honda mentre Luiz Adriano procede nel lavoro atletico personalizzato sul campo ribassato, ciò nonostante non dovrebbe essere in dubbio la sua presenza domani sera a San Siro.

Quello che nei giorni precedenti poteva sembrare una semplice ipotesi, oggi parrebbe essere una certezza: Sinisa Mihajlovic contro la sua ex Sampdoria ritornerà al 4-4-2 proponendo la coppia d’attacco Bacca-Niang supportati da Bonaventura con Cerci e Poli sugli esterni di centrocampo. Se Luiz Adriano dovesse essere inserito tra i convocati di Mihajlovic sembrerebbe difficile pensare a un suo impiego dal primo minuto, piuttosto potrebbe essere inserito a gara in corso in sostituzione di Niang, il quale nelle ultime uscite stagionali non ha ancora dimostrato di avere tutti i 90 minuti nelle gambe.
Di seguito riportiamo le parole del tecnico rossonero nella tradizionale conferenza stampa e le probabili formazioni che dovrebbero scendere in campo domani sera alle ore 20.45:

“Dopo la partita con il Napoli abbiamo cambiato alcune cose e da lì in poi abbiamo avuto 2 punti di media a partita e sono convinto che riusciremo a mantenere questa media nelle prossime 6 partite. Abbiamo tutte le qualità per riuscirci e di mantenere fino alla fine del girone di andata questa media. Gli scontri diretti li abbiamo giocati fuori casa, tranne il Napoli, quindi penso anche che nel girone di ritorno potremo fare meglio. La Samp è una squadra ostica, da metà campo in su ha giocatori che possono risolvere le partite in ogni momento, è una squadra che ci metterà in difficoltà. È presto per dire se la Samp di Montella sia diversa da quella di Zenga, è chiaro che ogni allenatore ha le sue idee. Per me la Sampdoria è stata una società importante, sia da calciatore che da allenatore, quindi auguro il meglio sia a Montella che al Presidente Ferrero. Sarà una partita difficile ma sono convinto che la vinceremo. Il 4-4-2 si può vedere domani, sicuramente Bertolacci è stato un investimento importante e per diversi infortuni non l’abbiamo avuto per diverse partita. Anche Balotelli, che spero di recuperare prima di Natale, è un giocatore come Bertolacci che ci può dare più soluzioni offensive. Noi giocheremo sempre con almeno 4 giocatori offensivi, qualche volta abbiamo espresso meglio il nostro potenziale offensivo altre volte no, ma la mentalità della squadra deve essere sempre quella. Con la Juve dovevamo e potevamo fare di più, abbia fatto bene la fase difensiva ma abbiamo peccato in fase offensiva, anche perché gli attaccanti esterni si sono sacrificati molti. Abbiamo sbagliato un po’ troppi passaggi in uscita, i giocatori hanno personalità, bisogna trovare i risultare perché aiutano ad aumentare la stima e la fiducia. Ogni partita è una storia a sé. Con l’Atalanta ci mancavano diversi giocatori, altri li avevamo recuperati all’ultimo. Con la Lazio ci pressavano alti, l’Atalanta ci aspettava e ripartiva. La Juve ha trovato il gol, se noi l’avessimo trovato con Cerci forse sarebbe cambiata la partita. A Torino abbiamo sbagliato troppi passaggi in uscita e abbiamo tenuto pochi palloni sulla trequarti, dipende da noi e da come si comportano gli avversari. Noi prepariamo tutte le partite cercando di cambiare poco per quanto riguarda i nostri principi di gioco. La Fiorentina è 4 anni che gioca le coppe europee, hanno un gioco che continuano a portare avanti. Noi abbiamo cambiato giocatori, sistema di gioco e modo di lavorare. Il Sassuolo è una squadra di provincia ma è una squadra forte, non è più forte di noi ma è una buona squadra. I conti si fanno alla fine e vedremo dove saremo noi e dove saranno Fiorentina e Sassuolo. Spero sempre di non prendere mai gol per primo, capiterà anche di ribaltare una risultato sfavorevole ma se fino ad oggi non è accaduto non vuol dire che sia una questione di carattere. Nel derby per esempio abbiamo reagito ma non abbiamo trovato il gol, anche a Genova. Non si può parlare di svolta per una partita, noi dobbiamo trovare continuità nelle prestazioni e nei risultati. Abbiamo trovato un equilibrio difensivo, adesso ci sono partite che sulla carta ci possono permettere di risalire la classifica. Se giochiamo come sappiamo nelle prossime partite possiamo fare bene, io sono fiducioso, secondo me riusciremo a mantenere la media di due punti a partita fino alla fine del girone di andata. Noi non abbiamo 4 difensori, siamo in 9 perciò vediamo partita per partita. Josè Mauri sta crescendo, è un ragazzo giovane e promettente, alla sua età è sempre meglio andare a giocare. Nelle prossime partite avrà qualche chance perché è cresciuto molto”. (fonte ACMilan.com)

Milan:Donnarumma; Abate, Alex, Romagnoli, Antonelli; Cerci, Poli, Montolivo, Bonaventura; Bacca, Niang. All.: Mihajlovic.
Sampdoria:Viviano; De Silvestri, Silvestre, Moisander, Regini; Carbonero, Fernando, Barreto; Soriano; Muriel, Eder. All.: Montella.

Nuovi consigli per gli appassionati di Fantacalcio

KalinicFantacalcio: Nella 14.a giornata di Serie A Mihajlovic affronta il suo recente passato. La Roma ospita l’Atalanta, la Juve va a Palermo. L’attenzione maggiore sarà concentrata al San Paolo quando lunedì i padroni di casa affronteranno l’Inter prima in classifica.

TORINO – BOLOGNA
Possibile conferma per la coppia Quagliarella-Belotti, noi optiamo per il secondo. Ottimi Baselli e Peres. In difesa confermiamo Moretti per il voto sicuro, Glik per anche qualche chance di bonus.
Rossoblù senza Destro squalificato. Ci si affida a Giaccherini e la coppia tutta forza e muscoli Donsah/Diawara. Eviterei Acquafresca e Mounier. Sulla fascia Masina si sta esprimendo su ottimi livelli.
MILAN – SAMPDORIA
Modulo ormai consolidato, nonostante la sconfitta di Torino. In ombra Niang dopo un buon avvio. Meglio Cerci e Bacca. Una sicurezza il nome di Bonaventura. Protagonista inaspettato Kucka.
Ancora una trasferta per Montella. Possibile tattica di contropiede, quindi Eder e Muriel dovrebbero andare a nozze. Dovessimo scegliere optiamo per il colombiano. No a Soriano e Carbonero. In mezzo Fernando e Barreto sono di sicuro affidamento.
CHIEVO – UDINESE
Il giovane Inglese insidia il posto di Paloschi, che però dovrebbe essere titolare. Bene Birsa e Castro sugli esterni. Nella retroguardia l’esperienza di Gamberini e Bizzarri saranno una buona arma. Rinunciamo a Cesar e Meggiorini.
Ancora panchina per Di Natale (si parla di problemi familiari). In attacco spazio a Thereau abile come uomo assist. Nella mediana scegliamo Badu e Fernandes. Si a Widmer che pare si stia ritrovando. No a Lodi e Aguirre.
FROSINONE – HELLAS VERONA
Torna Dionisi dalla squalifica, spesso pericoloso specialmente tra le mura amiche. Soddimo abile anche da fuori. Meglio Paganini di Gucher. In difesa Diakitè a sportellare con Pazzini, ne uscirà vincitore.
Uno scampolo di match ma per Toni non è ancora il momento di tornare titolare. Ci sarà Pazzini che avrà vita complicata. Note positive su Greco e Jankovic. No a Gomez e Pisano.
GENOA – CARPI
Senza Perotti si complica la vita dei genoani. Escluso Ntcham, le giocate pericolose passeranno da Costa e Lazovic. Media realizzativa da incorniciare per Pavoletti, che non vorrà fermarsi. In difesa torna De Maio, pericoloso anche su calci piazzati.
Castori schiera l’artiglieria pesante con Borriello e Mbakogu, noi però preferiamo il primo. Il terzino Letizia uno dei migliori. Per il resto c’è poco da stare allegri, in pochi suscitano sensazioni positive. Eviterei Marrone e Di Gaudio.
ROMA – ATALANTA
Nonostante la sconfitta di Champions sarà comunque una buona Roma. Noi scegliamo bomber Dzeko e Florenzi su tutti. Abile anche Iago Falque. In difesa Manolas un leader che non tradisce mai.
Sarà un match complicato all’Olimpico. Tenterà Gomez con Pinilla, ma con scarsi risultati. Lotteranno Kurtic e Grassi. No a Masiello. In porta Sportiello parecchio impegnato ma in mostra.
EMPOLI – LAZIO
Toscani tra i più in forma del campionato. Fondamentali Saponara e la corsa di Mario Rui. Per l’attacco attenzione Big Mac a secco da molto. Nonostante il gol nell’ultimo turno, escludiamo Buchel.
Periodo complicato per i biancocelesti. In dubbio Anderson (torcicollo), più giusto un semi-ritrovato Candreva. Si anche a un eventuale impiego di Keità. Il duo Biglia e Lulic si farà valere. No a Savic e Mauricio.
PALERMO – JUVENTUS
Tappa importante per capire se la cura Ballardini comincia a fare effetto. Tutte le giocate pericolose passano da Vazquez. Proveranno a concretizzare i vari Quaison e Gilardino. In difesa fuori Gonzalez, preferiamo Lazaar.
Bianconeri alla rimonta con un Dybala in formissima. Le ali Cuadrado e Alex Sandro saranno l’arma in più. Pollice in su anche per Lichsteiner. Eviterei Morata e Pogba, solo per mancanza di stimoli da top-match.
SASSUOLO – FIORENTINA
3 giornate a Berardi e cominciano i problemi di Di Francesco. In attacco Floro pare il più accreditato. In mediana scegliamo la corsa di Missiroli. Il pacchetto arretrato assicura un buon rendimento in tutti i suoi interpreti.
Parecchi dubbi, perché tra i viola il rischio turn-over aleggia. Noi citiamo il terzetto Vecino-Badelj e Alonso. In attacco non possiamo rinunciare a Kalinic. Panchina (almeno nei nostri fanta-piani) per Borja e Rossi.
NAPOLI – INTER
In sfide del genere i nomi di Higuain e Insigne vanno scritti da principio, sanno esaltarsi in coppia. Bene anche Allan, meno Jorginho che potrebbe soffrire la fisicità degli avversari. Fuori Callejon.
L’amichevole in settimana ha restituito un ottimo Palacio, ma il Mancio dovrebbe riproporre Perisic. Più sul pezzo al momento sono Jo-Jo e Ljajic. Complice i guai di Kondogbia si rivedrà Guarin, abile da fuori area. Per la difesa Miranda meglio di Mauricio.

Meglio il Barca di Guardiola o quello di Luis Enrique?

Luis Enrique

Fare paragoni non è mai una bella cosa, ma il calcio è l’unico ambito della vita in cui è possibile, ed è permesso, fare paragoni. Di solito si paragonano stagioni, giocatori, stadi e tifoserie. Capita che si paragonino anche gli allenatori, un “terreno” che non dovrebbe prevedere paragoni, in quanto un tecnico è diverso da un altro e non si può paragonare un 4-3-3 giocato in una squadra con un’altra che ha un trequartista dietro le due punte o un’altra che usa un metodo “catenacciaro”.

Invece da martedì sera, ergo dopo la debacle della Roma al Camp Nou, anzi dopo la goleada rifilata dal Barcellona alla Roma martedì in Champions League (ma il punteggio, per “colpa” di Szczęsny, poteva essere ancora più rotondo) tra tifosi, addetti ai lavori ed amanti del (bel( calcio è sorta una domanda: è meglio il Barcellona di Luis Enrique o è migliore il Barcellona di Josep Guardiola? E meglio il Barça vertical (e tripletista a giugno) dell’asturiano o è meglio il Barça tiki-takiano (sextetista nel 2009) del “filosofo” catalano? Meglio il direttore d’orchestra di Santpedor o l’iron mandi Gijón? Tanti dicono che Luis Enrique in un anno ha quasi raggiunto quanto fece Guardiola in quattro (con le debite proporzioni), altri dicono che lo abbia già superato (con le debite proporzioni), altri dicono che non ci riuscirà mai. Nel dubbio, Lucho vince, convince e riscrive la storia del calcio.

I tituli (fa effetto usare una parola cara a Josè Mourinho parlando dei due rivali barcelonisti) per ora stanno dalla parte di Guardiola, anche per il fatto che “Pep” ha allenato il Barça quattro anni vincendo quattordici titoli (di cui sei internazionali in soli due anni), mentre Luis Enrique al primo anno sulla panchina catalana si è presentato con un “triplete + uno”, con buona pace di aver lasciato ad un Athletic Club Bilbao in stato di grazia (con in attacco un Aritz Aduriz in altrettanto stato di grazia) la Supercoppa nazionale. Comunque sia, in appena dodici mesi, Lucho ha fatto il triplete come Alex Ferguson, José Mourinho e Guardiola, ovvero il meglio del calcio mondiale.

Ma allora che differenza c’è tra i due tecnici? Innanzitutto lo stile: Guardiola è un esteta, un maestro di calcio con un certo physique du role(completo nero con camicia bianca e cravatta nera, a volte con maglione) ed una barbetta che lo fa sembrare essere un Platone che parla ai suoi allievi, con gli allievi stessi che si rivolgono a lui dandogli del “voi”, mentre Luis Enrique ha anche lui un fisico mica male (è un triatleta con i contro fiocchi), ma ha l’aria più sbarazzina, il capello riccio e a volte in panca si veste casual. Il tecnico di Gijon ne deve fare però di strada, anche perché il Barcellona è la quarta squadra che allena dopo il Barça B, la Roma ed il Celta di Vigo

Guardiola era (ed è) un esteta, un utopista che ha portato l’utopia a giocare a calcio tanto da farlo assomigliare a Rinus Michels e ad Arrigo Sacchi. Ma è anche l’inventore del “guardiolismo”, una religione, un pensiero sopraffino di calcio e di vita, un’idea di calcio dove Barcellona e Bayern Monaco sono diventate due macchine perfette, due piacevoli mostri bicefali. E i due “mostri” si sono sfidati la scorsa semifinale di Champions, con lo “studente” Luis Enrique che ha impartito una lezione del calcio al “maestro”: un netto ed indiscutibile 3 a 0 all’andata di un Barca contro un Bayern Monaco incapace di fermare la forza d’urto di un Barcellona che entrava nella trequarti bavarese come ridere.

Quando Josep Guardiola lasciò la Catalogna per la Baviera, il Barçasembrava non ingranare più: Tito Vilanova e Gerardo Martino in due stagioni fecero in modo di far rimpiangere Guardiola. Anzi, con l’addio del tecnico classe 1971, già si parlava di fine ciclo, che tutto era ormai tutto un ricordo, che il giocattolo si era rotto. E nel frattempo Guardiola era andato a “massacrare” la Bundesliga (prima stagione con titolo vinto con ben sette giornate di anticipo, Coppa di Germania, Supercoppa Uefa, Mondiale per Club) e l’odiatissimo Real alzava al cielo di Lisbona la decima Coppa dei Campioni: quanto avrebbero voluto i tifosi culés disputare la finale contro le merengues al posto dell’Atletico Madrid.

La dirigenza blaugrana invece fece una mossa che lasciò stupiti tutti: Luis Enrique, ex giocatore del Barça dal 1996 al 2004 ed ex allenatore del Barcellona B era stato chiamato a riportare sul tetto di Spagna ed Europa la squadra che fino a due anni prima faceva stropicciare gli occhi a tutti. Una scommessa ardimentosa, visto che Luis Enrique era non solo a digiuno di panchine “pesanti”, ma alle spalle aveva la pessima stagione italiana nella Roma e la salvezza raggiunta con il Celta di Vigo.

Dopo un avvio discreto, ecco che la squadra in inverno era la pessima figura di quella degli anni passati e Luis Enrique era a rischio esonero. A salvarlo è stato una cosa sola: il Gruppo (con la G maiuscola), in quanto il Barcellona è da sempre un Gruppo fatto e finito, uno stile di vita dove si vive di calcio e di emozioni, dove tutti sono uomini allo stesso punto. Dopo la sconfitta, i blaugrana il 6 giugno a Berlino completarono un triplete da urlo, con Lucho al timone.

Luis Enrique ha sancito che il tiki-taka non è essenziale, ma quello che conta è che la palla da centrocampo arrivi subito ai tre davanti e poi quello che succede, succede. E sicuramente o sarà gol o sarà un’azione pericolosa. E con il primo gol di Messi (quello del 2-o) si sono uniti il “guardiolismo” più puro ed il nuovo verbo portato in Catalogna dalla scommessa Luis Enrique.

Se il calcio del “filosofo” era (ed è) un mix di pressing asfissiante, palleggi, leziosismi ed un gioco bello ma a volte noioso, Lucho in diciotto mesi ha lasciato il palleggio da parte, cambiando gli altri “ingredienti” con colpi di genio, fantasia, accelerazioni e un centrocampo che ha perso sì la geometria di Xavi ma ha trovato l’architettura di Ivan Rakitić.

Se Guardiola ha avuto il privilegio di giocare ed allenare Xavi e Iniesta, Luis Enrique (che anche lui ha giocato con il folletto di Terrassa e con il talento di Fuentealbilla) ha invece a disposizione il miglior Iniesta di sempre (che era già forte prima, ma ora sembra esserlo ancora di più), unito ad un Javier Mascherano spostato al centro della difesa, due “canterani” in rampa di lancio come Sergi Roberto, Marc Bartra e Sergi Samper (chiedere per delucidazioni ad Salih Uçan) e i tre tenori sudamericani.

Sono anche cambiati gli interpreti, ma la solfa è rimasta uguale: se l’ex centrocampista di Roma e Brescia aveva in dote Puyol, Xavi, Ibrahimovic, Eto’o, Yaya Toruè e Henry, Luis Enrique invece ha un attacco stellare, formato dalla premiata ditta MessiSuarezNeymarm, un centrocampo ordinato ed ecclettico con un Iniesta più in forma che mai unito ad un più saggio Busquets e la new entry Rakitic.

Ma gli occhi sono tutti per la “MSN, un tris di attaccanti stellari e non più messi-centrici”

Guardiola ha avuto il meglio in attacco, attaccanti spettacolari, ma questo Messi, questo Suarez e questo Neymar sembrano che arrivino da un altro pianeta. E la scorsa stagione è stata emblematica: 176 gol segnati in totale dai ragazzi di Luis Enrique, di cui 122 segnati dal tridente (Messi 58, Neymar 39, Suarez 25), ovvero il 70% del totale.

La “MSN” è un qualcosa di sensazionale, l’arma in più di Luis Enrique: lo dice la loro tecnica sopraffina in campo, lo dice il fatto che non sono assolutamente in concorrenza fra loro, lo dicono i numeri.

Suarez, in particolare, sta facendo quello che David Villa faceva con Guardiola, con le debite differenze: l’attaccante ora in forza a New York City era forte fisicamente ed aveva un bel fiuto del gol, ma l’uruguaiano è infallibile, fa paura ogni volta che prende la palla, crea il panico tra i marcatori. Oltre a segnare a raffica e gol pregevoli (vedere, per ultima, la rete del 3 a 0)

Già Suarez, il cannibale. In due stagioni l’uruguaiano ha già segnato 42 reti, una più decisiva dell’altra e tra Real e Roma è entrato nel tabellino quattro volte ed in campionato ha già gonfiato la rete undici volte in dodici giornate.

I numeri nel calcio sono basilari, come i risultati. Ma con Guardiola ed Enrique si va oltre. Si deve andare oltre.

E’ un calcio che non ha nulla di scontato, di improvvisato, ma che è frutto di studio e applicazione. Un calcio di tecnica e velocità o di tecnica in velocità in cui tutti i giocatori si muovevano insieme.

Il calcio per lui è dedizione ed educazione fin da quando, da centrocampista, ha dovuto lavorare per diventare quello che è stato: uno dei tre spagnoli inseriti nella lista dei cento migliori calciatori della storia. Luis Enrique è un intellettuale del pallone. La squadra deve essere corta e deve giocare nella metà campo degli altri.

Una cosa che accomuna i due allenatori è l’aver annichilito il Real Madrid: 5 a 0 il x 29 novembre 2010, 0 a 4 gli “enriquiani” sabato scorso. Da una parte, l’apogeo toccato dal “guardiolismo”, dall’altro una schiettezza tattica che ha messo all’angolo le merengues di Benitez

Sabato il Real, che sta vivendo una crisi al suo interno tra i mal di pancia di Ronaldo e gli errori tattici di Benitez, si è piegato ad un Barcellona che ha fatto la Partita con la P maiuscola, una lezione di calcio data ad una squadra che avrà i due giocatori più pagati della storia del calcio, ma che non è un ensemble come quello allenato da quello che a Roma quasi cacciarono. C’è da dire che il Real della manita era più forte di quello di don Rafaè.

Intervistato sul fatto se il suo Barça è migliore o meno di quello di Guardiola, lui ha glissato dicendo che queste sono domande da giornalisti, mentre a lui quello che conta è vincere e continuare sulla strada che lui e l’equipo hanno intrapreso.

Martedì sera il Barcellona è stato cattivo, concreto e concentrato sull’obiettivo. Ergo, di questo passo, e salvo sorteggi beffardi, una finalista per la finale di san Siro c’è già. E sarebbe stupendo (per il gioco del calcio) se l’altra finalista, salvo altrettanti sorteggi beffardi, fosse il Bayern Monaco di “Pep” Guardiola. Sarebbe il top se Barcellona e Bayern Monaco giocassero la finale. Solo per il gusto di capire davvero chi tra Lucho e Pep è il migliore sul campo.

Luis Enrique ha davanti a sé anni per eguagliare il Maestro. La strada sarà lunga, ma se l’andazzo è quello visto finora, Guardiola deve guardarsi alle spalle.

Siamo a fine novembre e la finale di Milano sembra lontana, ma nessuna squadra ha mai vinto due volte consecutive la Champions League. Neanche il Barcellona di Josep Guardiola. In otto hanno vinto almeno due Coppe dei Campioni consecutivamente. L’ultima in ordine di tempo è stato il Milan di Sacchi ed era il 1989-1990

E questa è l’unica cosa che rimane all’Italia, spettatrice (pagante) di un calcio da veri Maestri.

Garcia si, Garcia no. I tifosi della Roma si dividono

Garcia

La panchina di Garcia non sembra più così solida, il tecnico francese sulla graticola, il pesante ko rimediato contro il Barcellona non è stato gradito da società e tifosi. Il popolo giallorosso però si divide tra chi vorrebbe l’esonero dell’allenatore e chi si fida ancora del tecnico transalpino.

Andare avanti con Garcia o cambiare guida tecnica? La cosa certa è che serve tornare a vincere e soprattutto convincere. Troppi alti e bassi e qualche scivolone di troppo da evitare. Garcia si, Garcia no. All’allenatore il compito di dimostrare di esser l’uomo giusto per guidare la Roma verso traguardi ambiziosi.

Juve, Mandzukic c’è. Obiettivo Palermo

Mandzukic

E’ iniziata ieri per la Juve l’operazione Palermo. Ieri a Vinovo tutti presenti, hanno svolto lavoro di scarico i giocatori impegnati mercoledì sera, mentre il resto del gruppo ha svolto allenamenti tecnici ed atletici.

Sospiro di sollievo per Mandzukic, che mercoledì sera era stato sostituito nel secondo tempo; si trattava di una botta e ieri ha lavorato regolarmente con il gruppo. Lavorano a parte Hernanes che ne avrà per due settimane, Pereyra ed Asamoah  che sono sulla via del completo recupero.

Dopo le varie modifiche tattiche, Allegri sembrerebbe adesso puntare sul modulo vincente 3-5-2, in modo così da avere più opzioni in attacco e far ruotare gli uomini. Il 4-3-3, non sarà del tutto accantonato, ma servirà in caso di gestione emergenze, o nel corso della partita, modulo che sarebbe più consono alle doti di Cuadrado che potrebbe giocare più alto.

Ipotizziamo quindi la formazione anti-Palermo schierata con il 3-5-2 con Buffon in porta, Barzagli, Bonucci e Chiellini in difesa, a centrocampo Lichtsteiner, Sturaro, Marchisio, Pogba ed Evra che farà riposare Alex Sandro. In attacco probabile coppia Morata-Dybala, ma è possibile anche l’impiego di Zaza o Cuadrado già dall’inizio.

Oggi previsto doppio allenamento, domani trasferimento a Palermo.