“Si può pagare un panchinaro del Real Madrid 18 milioni?”; “se il Real sbologna un giocatore un motivo di sarà”; “i giocatori spagnoli in Italia non hanno mai fatto bene”: queste sono solo alcune delle idee sostenute da alcuni (se non molti) tifosi della Juventus non appena il club di via Galileo Ferraris aveva deciso di portare a Vinovo tale Alvaro Morata, attaccante spagnolo classe 1992.
Nel buio solo tre luci: Diego Lopez, Bonaventura e De Jong
Quattro giornate al termine della stagione. 360 minuti che separano il Milan dalla fine dell’ennesimo campionato fallimentare. L’Europa da conquistare, tanto conclamata in estate, è ormai solo un miraggio lontano per Inzaghi e la sua truppa, che sono attesi dalla sfida interna contro la Roma di Rudi Garcia. Una sfida che riporta alla mente i bei tempi andati, quando le due squadre lottavano per lo scudetto guidati dai vari Kakà, Shevchenko, Totti e Perrotta.
Oggi come oggi, di quel Milan vincente targato Carlo Ancelotti, rimane solo lo stemma. I vari campioni che calpestavano il prato di San Siro, hanno lasciato spazio a gente del calibro di Van Ginkel, Cerci e Honda, buoni giocatori per carità, ma che ai bei tempi passati avrebbero semplicemente fatto da comparsa. Il Milan di Inzaghi è una squadra senza anima e gioco, svuotata e abbandonata all’ennesimo campionato da archiviare con poche luci e tante, forse troppe ombre. Le uniche note liete della travagliata stagione rossonera sono tre (quattro se vogliamo aggiungerci anche il lunatico Jeremy Menez).
La prima e forse più bella realtà è quella di Diego Lopez, portiere strappato gratis dal Real Madrid e diventato simbolo di chi non molla mai nonostante le difficoltà. Le critiche di inizio campionato per qualche errore di troppo (infortunio di Parma) poi il vuoto per una stagione da incorniciare con tanti interventi che lo hanno elevato ad uno dei migliori numeri uno del nostro campionato. La seconda nota positiva del campionato è Giacomo Bonaventura, il mister X dell’ultimo giorno di mercato estivo. Arrivato in punta di piedi dall’Atalanta, e diventato autentico jolly del centrocampo rossonero a suon di gol ed ottime prestazioni. Il calo delle ultime giornate, prevedibile e preventivabile, non cancella quanto di buono fatto dal buon Jack, che sarà uno dei pilastri da cui ripartire prima della stagione 2015/2016. L’ultima menzione va fatta a chi, da diverse stagioni, si sta confermando come uno dei leader della squadra rossonera; Nigel De Jong, il gladiatore olandese che nonostante un contratto in scadenza e un futuro (apparentemente) sempre più lontano da Milano sta sputando sangue e sudore per salvare una stagione da dimenticare. Corsa, gol e tanto sacrificio per il buon Nigel, che vuole onorare l’impegno preso con i rossoneri prima di salutare (forse) i suoi tifosi, che lo hanno eletto a capitano senza fascia di questo Milan disperato.
Il Barcellona prenota la finale, il Bayern si arrende (3-0)
Troppo Barcellona per il Bayern Monaco dell’ex Pep Guardiola. La semifinale di andata Champions sorride ai catalani, Messi trascina gli azulgrana, una doppietta della pulce spiana la strada ai ragazzi di Luis Enrique, un uno due dell’argentino che mette al tappeto i tedeschi.
Il tris arriva a tempo ormai scaduto, è Neymar a siglare il 3 a 0 che permette al team spagnolo di ipotecare la finale, Berlino è ad un passo.
Lazio e Roma, sfida a distanza per il secondo posto
A quattro giorni dal match contro l’Inter dell’ex Mancini, la Lazio sta lavorando intensamente sulla condizione atletica e mister Pioli sta valutando le diverse opzioni per l’undici titolare.
ESCLUSIVA – Tiziano Crudeli: “Ecco il nuovo Milan…”
Ai microfoni di sportpaper.it il noto giornalista di fede rossonera, Tiziano Crudeli, parla del suo Milan e delle svolte societarie che interessano al club rossonero. Di seguito l’intervista completa:
Crudeli, il campo parla di un Milan in caduta libera…
Mi sono reso conto dei limiti di questa squadra non solo nell’ultima partita. Ritengo che i giocatori del Milan non siano poi così scarsi, valgono più di quanto in realtà dice la classifica. Ci sono state varie cose che hanno determinato questa situazione: dagli errori della società fino all’inesperienza di Inzaghi – che ha le sue colpe – e ai numerosi infortuni che hanno depauperato l’organico. Tutti questi fattori hanno causato l’attuale situazione. Riguardo all’ultima partita, il 3-0 patito a Napoli, c’è da dire che nei primi 45 minuti il Milan ha avuto coraggio e dal punto di vista difensivo se l’è cavata; poi, però, sono venuti fuori i limiti e quel risultato ci sta tutto.
Ha in mente un allenatore con capacità tali da far ripartire davvero il Milan?
Se dovessi scegliere io personalmente opterei per Conte, ammessa e non concessa la fattibilità della cosa. Si sono fatte anche delle altre ipotesi che condivido: ad esempio, Marcello Lippi direttore sportivo con un allenatore di sua fiducia che mi dicono essere Fabio Cannavaro, attualmente al Guangzhou, coadiuvato da Gattuso come secondo. Pare, però, che Rino non abbia accettato perché non condivide la gestione societaria attuale.
A proposito di società, doveroso parlare di Mr. Bee: che ne pensa?
Siamo arrivati ad una situazione tale che bisogna trovare obbligatoriamente nuovi finanziatori, la formula per la cessione – parziale o totale – la scelga Berlusconi. Ci vogliono soldi, bisogna estinguere un debito di 300 e passa milioni, 91 milioni di passivo societario e 254 milioni di debiti con le banche. Tutto questo dovendo costruire anche il nuovo stadio. Al momento, per tutta una serie di motivi, lo stato della società non consente di coprire queste operazioni per cui c’è bisogno di nuovi finanziatori per azzerare i debiti, fare un’ottima campagna acquisti e tornare competitivi.
Si è parlato di Paolo Maldini in questa riorganizzazione societaria.
Prendendo singolarmente Maldini, Baresi, Inzaghi, penso siano stati grandi giocatori e permane un ricordo straordinario delle loro imprese. Tuttavia, l’esperienza di quest’anno così come quella dello scorso con Seedorf mi hanno dimostrato che un grande giocatore non diventa sempre un altrettanto bravo dirigente o allenatore. Ho delle riserve: il nome è straordinario ma ho dei dubbi sul fatto che possa effettivamente risolvere tutti i problemi rossoneri, perché anche Maldini è inesperto nel ruolo di dirigente.
Adriano Galliani e Barbara Berlusconi sono una coppia vincente?
Nelle aziende ci sono più dirigenti che si occupano di determinati settori; il calcio è un’azienda e pertanto va gestita come tale. C’è un settore commerciale assegnato alla figlia del Presidente, mentre quella tecnica è stata assegnata a Galliani che è certamente un grande esperto. Bisogna mettere a disposizione soldi per poter realizzare determinati programmi. Io non sono contrario ad una distribuzione degli incarichi all’interno della società, poiché ribadisco che il calcio è un’azienda e va gestito con questi criteri.
Un pensiero su Max Allegri, che Lei conosce bene e ora vede in cima ad ogni competizione con la Juventus: se lo aspettava?
Sinceramente no, anche perché io sono stato molto critico con Allegri nel suo ultimo periodo al Milan, quando i rossoneri non riuscirono a vincere il secondo scudetto di fila quando potevano contare su un margine di vantaggio ad otto giornate dalla fine proprio ai danni della Juventus. Avevo delle grosse riserve, ma devo ricredermi: non sta facendo bene, ma benissimo sia in campionato sia in Champions League, soprattutto dopo ieri sera. Con il Real Madrid ha dimostrato di trovare le soluzioni ideali per metterli in difficoltà, dunque onore al merito e complimenti a Massimiliano Allegri.
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