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La Juve perde un titolare per la sfida col Milan

Danilo
Danilo a terra dolorante ph: Fornelli/Keypress

Tegola in casa Juve, il difensore salta il Milan

Niente big match Milan-Juventus per Danilo, per il difensore lesione di basso grado al bicipite femorale della coscia sinistra e stop forzato di circa due settimane. I bianconeri perdono quindi un titolarissimo per il clou del prossimo turno di Serie A.

Napoli, Osimhen salta il Milan e non solo: ecco quanto starà fuori l’attaccante

Napoli Real Madrid, risultato, tabellino e highlights
VICTOR OSIMHEN RAMMARICATO CON LE MANI IN TESTA ( FOTO DI SALVATORE FORNELLI )

Il Napoli ritrova tutti i giocatori i giocatori partiti con le nazionali, ma con un Osimhen piuttosto malconcio. Per L’attaccante nigeriano si prospetta un periodo alquanto nero, il rapporto con Garcia, i problemi familiari in Nigeria e per non farsi mancare nulla anche l’infortunio.

Napoli, le condizioni di Osimhen

Come riportato da areanapoli.it l’attaccante, bomber del Napoli, avrebbe riscontrato problemi alla gamba destra durante l’amichevole fra Nigeria e Arabia Saudita. Preoccupazioni confermate dagli accertamenti svolti stamane che evidenziano una leggera lesione al bicipite femorale della gamba destra. Il giocatore resterà fuori all’incirca un mese o poco più, salvo imprevisti, ma l’ombra di un ritorno dopo la sosta di Novembre è un opzione più che concreta. I tifosi partenopei sperano in un ritorno repentino soprattutto perché il Napoli sarà impegnato sia in Serie A sia in Champions.

Paulo Roberto Falcão compie 70 anni | Ripercorriamo tutti i momenti del Divino

Stranieri Serie A 1980

Nonostante furono ben 5.000 i tifosi giallorossi che a Fiumicino lo accolsero al suo arrivo in Italia, l’opinione pubblica e gli allora nascenti media locali ne descrissero l’acquisto da parte della Roma con una certa diffidenza, delusi dal mancato raggiungimento di quello che era sembrato l’obbiettivo principale e sfumato da parte dei giallorossi, ovvero Zico, giunto poi all’Udinese due anni più tardi. Ma Paulo Roberto Falcao, oggi settantenne, portò tante vittorie sul campo, con giocate illuminanti, e visse con il suo pubblico un amore apparentemente sconfinato ed irripetibile, soppiantato nel tempo soltanto da quello per Francesco Totti, meritandosi gli appellativi di “Divino” e quello, piuttosto inflazionato per la verità, di “ottavo re di Roma”.

Falcão, allenatore in campo

Falcão nato ad Abelardo Luz il 16 ottobre del 1953 è stato un centrocampista universale, in grado di ricoprire qualsiasi posizione in mezzo al campo, e dotato di una classe sopraffina; una volta presa confidenza con i meccanismi già ben oliati del gioco di Liedholm, il brasiliano li esaltò, prendendo in mano le redini della squadra. Con tocchi intelligenti e giocate apparentemente semplici, pescava sempre i compagni liberi e si smarcava per riceverne i passaggi, intuendo in anticipo le mosse dell’avversario di turno e captando prima degli altri dove sarebbe finito il pallone. Non velocissimo di piede ma rapidissimo di “testa”. Pochi fronzoli ma tanta sostanza, sia pure sempre ammantata da un’eleganza ed una raffinatezza tipica del “calcio bailado”.
Con lui e grazie a lui, la Roma, che annoverava comunque tra le sue fila campioni del calibro di Conti, Di Bartolomei, Tancredi, Nela, Vierchowod, Pruzzo, Prohaska ed un giovane Ancelotti, cresce a livello di personalità e mentalità, facendo incetta di Coppa Italia, conquistando uno scudetto dopo 41 anni e quella finale di Coppa dei Campioni del 30 maggio 1984 che segnò di fatto una linea di confine, un prima e un dopo nel suo rapporto con i tifosi.

La finale “maledetta” e quel rigore…

La Roma giocò meglio del Liverpool, fortissimo e più a proprio agio a certi livelli, ed avrebbe meritato più dell’1-1 finale che neanche i supplementari riuscirono a schiodare. Falcão, non al meglio, scese in campo sotto l’effetto di un antidolorifico ed al momento di calciare i rigori si tirò indietro, adducendo problemi fisici che la critica e molti tifosi non riconobbero mai così gravi da giustificare quel rifiuto, marchiandolo nemmeno troppo velatamente di mancanza di coraggio.
La Roma perse con gli errori dal dischetto di Conti e Graziani e niente fu più come prima; la querelle per il rinnovo del contratto con il presidente Viola, ed un grave infortunio tagliarono poi definitivamente ed in malo modo il cordone ombelicale tra l’ormai ex idolo e un ambiente fin troppo repentino ad issare i propri beniamini sulle stelle più alte per poi sbatterli altrettanto velocemente nella polvere. L’ultima gara in maglia giallorossa la disputò contro il Napoli il 16 dicembre 1984, siglando anche la sua ultima rete “italiana”.

Falcão e Cristoforo Colombo

Oltre che in mezzo al rettangolo verde Falcao segnò un passaggio significativo ed innovativo per il nostro movimento calcistico, perché durante la trattativa che lo condusse a Roma nell’agosto del 1980 e poi nei successivi anni, emerse chiaramente il ruolo di Cristoforo Colombo, intermediario dal nome altisonante e suo agente personale. Era la prima volta che in Italia un procuratore assurgeva agli onori della cronaca, contribuendo a dare un taglio decisamente diverso al rapporto tra i calciatori e le società.
Reclamato dalla macchina pubblicitaria in forte espansione, venne ingaggiato per numerosi spot e gli vennero perfino dedicate delle canzoni, sia da tifosi che s’improvvisarono cantanti (tra i quali anche l’amico fraterno e giornalista “Pato”) sia da artisti di fama internazionale come Jorge Ben.
A livello di nazionale resta impressa in tutti i tifosi azzurri la sua rete con tanto di esultanza sfrenata, in occasione del pareggio (2-2) realizzato contro l’Italia al Sarrià di Barcellona, rete poi resa vana dalla tripletta di Paolo Rossi.
Da allenatore vince alcuni trofei in Brasile ma fallisce al timone della nazionale verdeoro. Il 20 settembre 2012 è stato tra i primi 11 giocatori ad essere inserito nella “Hall of Fame” ufficiale dell’AS Roma, mentre nel 2004 è stato incluso nella FIFA 100, una lista dei 125 più grandi giocatori viventi, selezionata da Pelé e dalla FIFA in occasione delle celebrazioni per il centenario della federazione.

Tutte le donne del “Divino”

Legatissimo alla madre, che lo segue anche a Roma, Falcao, specie nella sua esperienza capitolina, fu considerato un vero “tombeur de femme” e gli vennero attributi flirt o legami con donne dello spettacolo od appartenenti alla “dolce vita” romana; tra queste Serena Grandi ed Heather Parisi, mentre nell’autobiografia “La filosofia di Moana” la Pozzi, pornostar notissima alla fine degli anni 80, lo citò quale uno dei suoi “frequentatori”.
Dopo una lunga e triste querelle legale con Maria Flavia Frontoni, ne riconosce il figlio, Giuseppe, da lei avuto nel periodo della loro chiacchierata e mai del tutto chiarita relazione.

Clamoroso Zilliacus: “Ho fatto solo due offerte, Inter e United. Inzaghi e Marotta bravi ma..”

Intervistato dalla redazione de L’Interista, Thomas Zilliacus, imprenditore finlandese, è tornato a parlare dei nerazzurri.

Zilliacus: “Per costruire una squadra non bastano i soldi”

Queste le sue parole: “No, solo per queste due: Inter e Manchester United. Per me è molto importante trovare un club con una larga fanbase, globale. So di poter creare ottimi profitti per i club partendo da questi tifosi, fornendo loro i servizi che desiderano. Sono stato contattato da molti club, ma la mia risposta è stata: ‘Se non avete una larga fanbase, globale, la cosa non mi interessa’”.

Ma come pensa di portare l’Inter a diventare il miglior club del mondo?
“Per prima cosa penso che per guidare un club bisogna capire il calcio. E come ho detto, sono stato giocatore, allenatore e proprietario. Penso di conoscere molto bene questo sport, insomma. L’Inter ha un ottimo management, a partire da Beppe Marotta, fino a tutta la squadra, sono bravi. Penso che un proprietario debba dare supporto alla dirigenza. Anche Inzaghi è molto bravo nel suo lavoro. Poi per costruire una squadra ci vuole anche altro”.

Cosa?
“Innanzitutto ci vogliono soldi e come ho detto, io so so come generarne, so come creare ottimi ricavi fornendo servizi ai tifosi. Insieme allo sceicco Jassim Al Thani, se unissimo le forze, so, e sottolineo che non credo, ma so per certo, che genereremmo molti soldi. Generando soldi daremmo la possibilità al club di acquistare i migliori giocatori del mondo. Preciso che non mi piace seguire lo stile del, per esempio, Paris Saint Germain, che vedo acquistare le continuamente le grandi stelle, ma senza creare un vero gruppo”.

Spalletti: “Felicissimo di giocare a Wembley. Udogie ha tutto e può darci una mano”

Spalletti
LUCIANO SPALLETTI STUPEFATTO ( FOTO DI SALVATORE FORNELLI )

Intervistato ai microfoni di Sky Sport, Luciano Spalletti, ha parlato in vista della sfida di domani contro l’Inghilterra. Queste le parole riportate da TMW. “Sono felicissimo perché vado a giocare una partita in uno stadio che è l’inizio di dove sono partito con i sogni, per poi poterci arrivare”.

Spalletti: “Dobbiamo avere la personalità forte”

Cosa ci dirà questa partita?
“Spesso siamo a cercare la definizione del calciatore internazionale, si vede la possibilità di qualificazione, senza pensare alle successive. Il calciatore forte non pensa all’ultima giornata, ma alla gara di domani contro un’avversaria forte dentro al loro stadio. Non ci sono partite comfort. Dobbiamo essere felici di poter superare i limiti, cercando di non pensare a quello che c’è tra noi e l’avversario. Vedremo se avremo la personalità forte”.

Da chi si aspetta di più?
“Parlo con il singolo giocatore, spiegando il particolare e cercando di far capire cosa può aiutare. Si può sempre crescere, donare e amare. Dobbiamo andare a prendere gli atteggiamenti che rendono felici quelli che ci guardano”.

Le è piaciuto Udogie?
“Ha tutto, è soltanto un calciatore che deve riconoscere le cose di campo e fare delle esperienze come tutti quelli alle prime armi. Scocca un motore che avanza anche per gli altri, in una partita dove la fisicità e la forza può fare la differenza ci può dare una mano”.

C’è anche da completare una serie di emozioni?
“L’abbraccio della vittoria importantissima dell’ultima volta rimarrà nella storia della Nazionale italiana. Dobbiamo andare a prenderci quelle emozioni, come l’abbraccio tra Mancini e Vialli”