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Juventus-Olympiacos, Allegri sceglie Mandzukic: Higuain in panca

Allegri

Juventus-Olympiacos: Allegri scioglie l’ultimo dubbio di formazione

Era il ballottaggio che più interessava in casa Juventus e, alla fine, Allegri ha sciolto l’ultimo dubbio di formazione. Stasera all’Allianz Stadium contro l’Olympiacos infatti l’allenatore bianconero manderà in panchina Gonzalo Higuain a favore di Mario Madzukic. Una scelta tanto importante quanto coraggiosa: dopo l’esclusione dal primo minuto nel derby infatti l’argentino si accomoderà nuovamente tra le riserve mentre il croato, autore di una bella gara contro il Torino, agirà ancora da prima punta.
Dietro il numero 17 si muoveranno i soliti Cuadrado e Dyabala, con Douglas Costa confermato sulla fascia sinistra. Tutto confermato invece per quanto riguarda il resto della formazione.

Juventus-Olympiacos: le formazioni

Juventus (4-2-3-1): Buffon; Sturaro, Barzagli, Chiellini, Alex Sandro; Pjanic, Matuidi; Cuadrado, Dybala, Douglas Costa; Mandzukic. All.: Allegri.
Indisponibili: De Sciglio, Howedes e Marchisio. Squalificati: nessuno.

Olympiacos (4-2-3-1): Proto; Koutris, Engels, Romao, Figueiras; Odidja-Ofoe, Gillet; Carcela-Gonzalez, Fortounis, Marin; Emenike. All.: Lemonis.
Indisponibili: Botia, Vukovic e Tachtsidis. Squalificati: nessuno.

Inter, buone notizie dalla Cina. Suning, investimenti sbloccati

Inter PIF Zhang

L’Inter a Gennaio potrebbe piazzare il colpo ad effetto, Suning non è nella black list di Pechino

Ottime notizie giungono dalla Cina, secondo quanto riporta questa mattina La Gazzetta dello Sport, Suning non rientrerebbe nella black list delle aziende che dovranno congelare gli investimenti all’estero su sport ed entertainment, tutto ciò vuol dire investimenti a Gennaio.

Questa notizia non può che far piacere a Spalletti, ed ai tifosi che a questo punto a Gennaio si aspettano l’arrivo di un big, servono almeno due arrivi, uno in difesa ed uno in attacco dove in quei reparti la coperta è cortissima, anche se fino ad oggi il tecnico nerazzurro ha fatto di necessità virtù.

Fino ad oggi la stagione nerazzurra è stata perfetta, 16 punti in sei partite sono un ottimo biglietto da visita, due soli punti in meno di Napoli e Juventus che comandano la classifica, con il Milan che è stato staccato di ben quattro lunghezze nonostante la campagna acquisti milionaria.

IDEA DONSAH

Secondo quanto riporta Fcinternews, uno degli obiettivi dei nerazzurri per il mercato di Gennaio è Donsah, attualmente al Bologna, il centrocampista piace moltissimo a Sabatini ed Ausilio, in Via Durini si farà di tutto per poter acquistare il talento Ghanese nella prossima finestra di calciomercato.

Callejón è utile come l’aria

Calciomercato napoli

Lo spagnolo è decisivo. E Sarri lo sa bene

Il Napoli gioca a detta di tutti, tifosi ed addetti ai lavori, il miglior calcio d’Italia. Lo scorso anno la squadra di Sarri ha incantato tutti e in questa stagione il livello è uguale, se non migliore: sei-su-sei in campionato, miglior attacco con 22 reti e quinta difesa del torneo. Il 4-3-3 del tecnico napoletano (di nascita) è alla parei del 4-2-3-1 juventino e dello stesso 4-3-3 di Spalletti che può contare invece sulla miglior difesa del campionato dopo 540′ (+ recupero) di gioco.

Si pensa al Napoli e subito vengono alla mente il “folletto falso nueve” Dries Mertens, Lorenzo “il magnifico” Insigne, Marek “Marekiaro” Hamsik (alla ricerca della vera condizione e del gol), “Pepe” Reina (che ha parato un rigore a Toornstra in Champions), Kalidou Koulibaly, Allan e una rosa che questa stagione può pensare in grande e spingersi non solo a vincere il campionato di Serie A dopo ventotto anni di astinenza e toccare quei quarti di finale di Champions mai toccati finora nelle sette partecipazioni alla coppa più importante d’Europa da parte del club di de Laurentiis.

Eppure il Napoli ha un giocatore che non è per nulla mediatico, ma che è decisivo come pochi. Stiamo parlando di José María Callejón.

Il numero 7 spagnolo ha chiuso il match contro il Feyenoord con un gran destro e per l’attaccante destro di Sarri i gol finora sono cinque in nove partite ufficiali (con ben tre assist) e in campionato va a segno da ben quattro partite consecutive. E poi la sua corsa, il fatto di essere sempre sul pezzo, la sua precisione sotto rete. Insomma, un Callejón così lo si consiglierebbe a tutte le squadre del Mondo ed è utile come l’aria.

Ed ecco che il taciturno attaccante di Motril, visto l’infortunio del povero Arkadiusz Milik, diventa indispensabile per la banda Sarri. Eh si, il decisivo ma poco osannato attaccante spagnolo, alla quinta stagione a Napoli, vuole cercare di strappare una convocazione per il prossimo Mondiale, ma prima deve portare a Fuorigrotta quel titolo nazionale tanto agognato e andare il più avanti possibile in Champions League.

José María Callejón è uno che ha un ottimo fiuto del gol e a oggi ha già realizzato 68 reti in maglia azzurra. Una cifra che lo rende il tredicesimo miglior marcatore della storia della squadra del “ciuccio”, con l’obiettivo di entrare da qua a maggio nella top ten, aperta (a oggi) da Dries Mertens con 76 reti. Ma anche per il belga il discorso è uguale a quello fatto per Callejón: di questo passo, i gol aumenteranno e anche lui scalerà la gerarchia dei top scorer del Napoli.

L’andaluso è consapevole di avere dalla sua la fiducia di tecnico e tifoseria. José María Callejón la scorsa stagione ha avuto più spazio, in parte per la partenza di Higuain e per l’assenza prolungata di Milik: quando c’è bisogno, José Maria alza la mano e dice “Estoy listo, mister”. L’obiettivo è superare la prima stagione napoletana, quando gonfiò le reti avversarie venti volte in totale. Ci riuscirà? Ri-aggiorniamoci a maggio.

Nel 4-3-3 di Sarri, Callejón sta a destra, corre, scarta, fa assist e segna. Insomma, come da equilibri l’attaccante di Motril non lo da nessuno nel Napoli, visto che unisce buona tecnica a tanta corsa.

E guardando la carriera dell’attaccante andaluso si notano due cose bizzarre, strane per uno degli attaccanti più decisivi (ma troppo sottovalutati) della nostra Serie A: tre sole presenze in Nazionale (con un minutaggio a oggi inferiore, anche se solo di un minuto, ad un tempo di gioco) ed il fatto che in carriera non è mai stato un bomber di razza.

Con la Roja, Callejón paga il fatto di aver davanti a sé un certo Diego Costa, un certo Alvaro Morata, i giovanissimi Asencio e Saul, oltre ad una pletora di centrocampisti che segnano con facilità e che non lasciano spazio agli avversari (Spagna-Italia docet). Se i primi due sono per inarrivabili, i due giovani talenti iberici danno dieci anni allo stesso numero 7 napoletano, ma un’altra convocazione con la Nazionale, il Ct Julen Lopetegui potrebbe dargliela e se la meriterebbe alla grande.

José María Callejón è un attaccante concreto, poco mediatico ma non è né Higuain, né Milik e né Cavani. Segna molto ed è stato la fortuna prima di Benitez ed ora di Sarri.

I tifosi napoletani sanno che se vorranno continuare a sognare dovranno sperare che il buon José María continui su questa strada e con questa precisione sotto porta. Solo così potranno tornare sul tetto d’Italia e porre fine all’egemonia juventina.

E pazienza se José María Callejón non è un personaggio da copertina: non conta vendere copie, ma alzare coppe e vincere almeno con un gol in più dell’avversario.

Football Legend Gianluca Signorini

Genoa

La storia di Gianluca Signorini, capitano coraggioso

Lo scorso 7 settembre in casa Genoa si è soffiato su una torta di ben 124 candeline. Il club più vecchio d’Italia, 9 scudetti e una Coppa Italia in bacheca, ha scritto la storia del calcio in Italia e ha visto giocare tra le proprie fila gente del calibro di James Spensley (colui che portò il football in Italia), Renzo de Vecchi, da William Garbutt (l’inventore del termine “mister”), Giovanni da Prà, Verdeal, Roberto Pruzzo fino ai contemporanei Vincenzo Torrente, Thomas Skuhravý, Carlos Aguilera e Diego Milito.

C’è un giocatore che è nella Hall of fame del club ed il cui numero di maglia è stato ritirato affinché nessun altro possa indossarlo. Questo calciatore ha scritto la storia del Grifone tra il 1988 ed il 1995, giocando oltre 200 partite, segnando cinque reti e diventando in breve tempo capitano e idolo della Gradinata Nord, feudo del tifo rossoblù. Stiamo parlando di Gianluca Signorini, il Capitano con la C maiuscola ed a lui, ed alla sua memoria, è dedicato lo spazio “Football Legend” di questa settimana.

Pisano del 1960, Signorini iniziò a giocare con i colori della squadra nerazzurra della sua città nel 1978 in Serie C1. Aveva 18 anni e, dopo sole due presenze, si decise di mandarlo in giro per farlo crescere. In diciannove anni di carriera, Signorini giocò tra Serie C2, Serie C1, Serie B e Serie A con Pietrasanta, Prato, Livorno, Ternana, Cavese, Parma, Roma, Genoa per poi chiudere la carriera nel suo Pisa, con una promozione in Serie C2.

In tutta la sua carriera ebbe tantissimi allenatori, da Meregalli a Viciani, da Sacchi a Liedholm, da Scoglio a Bagnoli: i primi due credettero sempre in lui e lo trasformarono in un difensore con i crismi, permettendogli di fare bene sia nella città di San Valentino che al “Simonetta Lombardi”; il tecnico di Fusignano lo ha reso uno dei più forti liberi della Serie B del periodo, portandolo ad essere uno dei trascinatori del “Parma dei miracoli” che nella stagione 1986/1987 in tre partite di Coppa Italia fece impazzire il Milan, eliminandolo negli ottavi di finale. Gli ultimi due dovrebbero essere analizzati a parte ed in entrambi i casi Gianluca Signorini era lì a guidare la difesa del Genoa e una squadra che dopo oltre cinquant’anni di oblio stava tornando in auge.

Da una parte il “Professore” Franco Scoglio, forbito nell’eloquio, fanatico della tattica, mentore di Signorini e dall’altra il “mago della Bovisa”, Osvaldo Bagnoli, che nella città di Colombo, sponda rossoblù, fece qualcosa di straordinario nel biennio 1990-1992.

E la mente vola alla doppia sfida nei quarti di finale di Coppa Uefa contro il Liverpool: 2-0 a Marassi, 1-2 ad Anfield Road, con “Pato” Aguilera trascinatore del Genoa alla prima vittoria di una squadra italiana nel tempio dei Reds. Peccato che la favola si concluse contro l’Ajax in semifinale. E contro i “lancieri”, poi vincitori del trofeo contro il Torino, il Genoa pagò l’inesperienza europea dei suoi giocatori.

Il periodo magico di Signorini si concluse al termine della stagione 1994/1995, quella della morte del tifoso genoano Vincenzo Spagnolo, del susseguirsi di tre allenatori e della retrocessione in B dopo la sconfitta ai rigori nello spareggio di Firenze contro il Padova: 0-0 al 90′, 0-0 ai supplementari, Grifone battuto e retrocesso in cadetteria.

Eppure nel quadriennio 1989-1992, Genova divenne il centro del calcio nazionale con la Sampdoria vincitrice di scudetto, Coppa Italia, Supercoppa nazionale, Coppa delle Coppe ed una serie di sfortunate finali perse, tra cui le due “europee” contro il Barcellona in Coppa delle Coppe e Coppa dei Campioni, ed i risultati di un Genoa che era dalla stagione 1942/1943 che non arrivava almeno quarto in classifica.

Signorini era il leader in campo e fuori di quella squadra che ancora oggi dalle parti della Lanterna è ricordata con le lacrime agli occhi. E proprio in quel periodo nacque il mito di Gianluca Signorini, il ragazzo arrivato a giocare in Serie A a 27 anni con la Roma dopo aver girato l’Italia centro-meridionale ed essere diventato un idolo della città che ha dato i Natali al calcio italiano per poi vivere un po’ (troppo) nell’anonimato fino, in pratica, a “gli anni d’oro del grande Genoa” di Bagnoli.

Signorini chiuse la sua esperienza al Genoa con lo spareggio perso a Firenze, salutò squadra e tifoseria e tornò a Pisa. Non fu un tradimento, ma il segno che per lui era giunto il momento di chiudere con la squadra che lo fece diventare un mito.

Tutto era iniziato a Pisa, tutto finì a Pisa: Signorini, a 36 anni, fu uno degli artefici del ritorno dei pisani tra i professionisti dopo la stagione in Serie D nella stagione 1995/1996. Un vero leone sui campi della periferia del calcio.

Nell’estate 1997 decise di ritirarsi, puntando a diventare un allenatore: uno che era leader in campo non poteva che fare l’allenatore e infatti cercò di diventarlo. Cercò…perché non ci riuscì.

Motivo? Gianluca Signorini iniziò a non stare bene, non riusciva a muoversi bene ed era lento nelle articolazioni. Dopo aver fatto degli esami, ecco il tremendo responso: Sclerosi Laterale Amiotrofica (SLA), o “morbo di Lou Gehrig”. La SLA consiste in una malattia degenerativa che provoca la paralisi progressiva degli arti e dei muscoli di tutto il corpo. In pratica, si è lucidi, si capisce cosa si sta provando…ma non ci si può muovere. L’ex capitano del “Genoa dei miracoli”, un ragazzone di 186×86 era stato colpito da una malattia rara (per i tempi che erano), ma che portò in poco tempo a fare ammalare tante persone. Tra questi molti calciatori, come Borgonovo, Lombardi e List.

Il popolo genoano fu colpito per la triste sorte del suo campione ed il 24 maggio 2001 avvenne un fatto senza precedenti per il calcio genoano: un’amichevole benefica tra le vecchie glorie del club e tutti i calciatori affrontati da Signorini in carriera. Quella sera a Marassi c’erano tutti i suoi ex compagni romanisti e genoani e sugli spalti oltre 25mila spettatori solo per lui. Lui, il protagonista, Gianluca Signorini, immobilizzato su una sedia a rotelle, incapace di parlare per la malattia che lo stava mangiando, in grado solo di muovere le dita per scrivere sulla tastiera di un pc. L’ex capitano capì che tutto lo stadio era lì per stargli vicino. Capì e si mise a piangere, un pianto strozzato dal fatto che non poteva muoverne nulla di sé. Il momento più toccante fu quando la figlia spinse la sua carrozzina e gli fece fare un ultimo giro di campo in quel campo dove era stato amato ed idolatrato. Ci fu una standing ovation e gli applausi furono scroscianti. Quella fu l’ultima volta che Gianluca Signorini entrò al “Ferraris” perché morì il 6 novembre 2002. Aveva 42 anni.

Cosa rimane di Gianluca Signorini a meno di un mese dall’anniversario della sua morte? Innanzitutto nessun altro giocatore, dal novembre 2002 in poi, ha più indossato la sua maglia, la numero 6. Il club decise di ritirare quel numero che per i tifosi del Grifone era sacro.

Al giocatore è stato dedicato il centro sportivo del Genoa a Multedo ed una gradinata dell’Arena Garibaldi-Anconetani. E anche a Livorno, nonostante l’odio atavico con Pisa.

Signorini è stato un baluardo, una bandiera ed il simbolo di una squadra, il Genoa, e di una tifoseria che cercò di tornare a livelli che da quelle parti mancavano da decine di anni. Signorini si innamorò di Genova e Genova si innamorò di Signorini: sette anni di passione, gioie, vittorie e delusioni che lo hanno reso immortale ai supporter della squadra più antica del nostro Paese.

La Procura di Torino è stata la prima a muoversi per scoprire cosa procurasse quella malattia terribile, arrivando a sospettare che la SLA potesse essere dovuta, per i calciatori, ad un effetto prolungato del doping. La giustizia serve…a fare giustizia, ma non porterà mai indietro né Signorini, né Borgonovo, Lombardi e le altre decine di calciatori e persone che si sono ammalate di questo morbo atroce.

Chissà cosa avrebbe fatto da allenatore, Gianluca Signorini. Non lo sapremo mai perché la “stronza”, come chiamava Borgonovo, la SLA, lo ha portato via dall’affetto dei suoi cari e di chi gli voleva bene, in campo e fuori. A noi non rimane altro che vivere nel loro ricordo, non dimenticandoli fino a quando staremo al Mondo.

Signorini, stai sereno: non sarai dimenticato. Mai.

Juventus – Olympiacos, le probabili formazioni. Dove vederla in tv e streaming

Calciomercato Juventus Higuain

 

Juventus – Olympiacos: c’è Barzagli terzino destro. Max con il dubbio Gonzalo Higuain

 

Questa sera, alle 20:45, all’Allianz Stadium si disputerà il match tra Juventus e Olympiacos, partita valida per la seconda giornata di Champions League. I bianconeri, dopo il ko con il Barcellona al Camp Nou, vogliono portare a casa i tre punti.

Le statistiche raccontano di 10 precedenti tra le due squadre. Otto sfide in Champions League, due in Coppa Uefa. I numeri però sorridono alla Juventus: 6 le vittorie bianconere, 2 i pareggi e 2 le vittorie della squadra greca.

La Juventus, dopo la straordinaria vittoria nel derby, ha desiderio di replicarsi anche in Europa. L’Allianz Stadium è un vero e proprio fortino per la squadra di Allegri. In casa, i bianconeri non perdono da ben 19 gare in Champions, 12 le vittorie e 7 i pareggi.

L’Olympiacos arriva a Torino con una novità. Pochi giorni fa è stato esonerato l’allenatore Hasi, al suo posto stasera ci sarà il nuovo tecnico Lemonis.

Max Allegri ha preparato molto bene questa partita. Ieri in conferenza stampa si è parlato tanto della presenza di Gonzalo Higuain. Dopo la panchina di sabato, il Pipita dovrebbe tornare tra gli undici titolari, salvo ripensamenti dell’ultimo minuto.

In difesa, data l’assenza di De Sciglio per infortunio e Lichtsteiner che non è stato inserito in lista Uefa, giocherà uno tra Barzagli e Sturaro. Al 90 % Barzagli giocherà terzino destro con Benatia-Chiellini centrali. A centrocampo,nonostante il recupero di Khedira, confermato il duo Pjanic- Matuidi. L’attacco dovrebbe essere formato dai soliti quattro: Cuadrado, Mandzukic, Dybala, Higuain.

 

Le probabili formazioni

 

Juventus (4-2-3-1): Buffon – Chiellini – Benatia –Brazagli – A.Sandro – Pjanic – Matuidi – Cuadrado –Mandzukic – Dybala – Higuain

 

Olympiacos (4-2-3-1): Proto – Koutris – Engels – Romao – Figuieras – Odidja Ofoe – Gillet – Carcela  Gozalez – Fortounis – Marin – Emenike

 

 

Juventus – Olympiacos, dove vederla

 

Il match tra Juventus e Olympiacos sarà trasmesso in esclusiva su Mediaset Premium ai canali 370 (Premium Sport) e 380 (Premium Sport HD).

In streaming: per gli abbonati tramite smartphone, pc e tablet con l’applicazione Premium Play.

Ci sono anche dei siti (illegali), rojadirecta e redstreamsport.

Esistono, inoltre, alcune app scaricabili dagli Store Android e IOS dedicate allo streaming online gratuito, le più efficaci sono Ace Sports, Mobi Kora e Arena4Viewer.