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Roma: si ferma un giocatore fondamentale

Candela Scudetto Roma 2001

Totti si ferma per un fastidio all’anca

Spalletti perde il capitano giallorosso, proprio ora che aveva ricominciato a lavorare con il gruppo, questa volta Totti ha un fastidio all’anca, infortunio che lo terrà lontano dal campo, e la trasferta di bergamo è a rischio.

L’ultimo match in cui Totti è apparso in campo, risale al 26 Ottobre scorso, nella trasferta vittoriosa di Sassuolo, quando sostituì Florenzi.

La Roma oggi riposa, la ripresa degli allenamenti è prevista per domani, in modo da preparare il delicatissimo match contro l’Atalanta di Domenica prossima.

 

Leader si nasce

QUESTIONE DI CARATTERE

Alla fine di Argentina – Colombia, nonostante la vittoria, per il gruppo della Selecciòn è giunto il momento di prendere posizione. Una decisione forte, sicuramente non condivisibile in toto, ma frutto di una politica che ha visto lo spogliatoio come principale artefice.

In sala stampa, un Messi corrucciato come poche volte in vita sua, dà il La alla sua battaglia contro i media, rei di aver maltrattato la Nazionale in un momento così delicato, con una classifica non brillante, e una serie di prestazioni poco convincenti.
Spesso, nel costante parallelismo fra la Pulga e Diego Maradona, si ha accentuato la (presunta) mancanza di leadership del fuoriclasse di Rosario; lui, così anti personaggio, come può essere paragonato al Diez, da sempre in prima linea al momento di imbastire l’ennesima crociata?

Nel periodo di transizione che ha attraversato il Barça, prima dell’avvento di Luis Enrique, con la dipartita di elementi come Xavi e Puyol, e l’età avanzata di Don Andrès Iniesta, Messi era atteso alla sua sfida più importante, da traslare anche in Nazionale. Una sfida che è anche una prova di maturità per un giocatore che, sul campo, francamente non ha più niente da dimostrare. Ma, si sa, nel calcio come nella vita, il mestiere di detrattore seriale è il più praticato al mondo.

E per Leo, questo fardello, inizialmente pesante, ha iniziato ad adattarsi alla sua schiena logora da mille battaglie. E, alle soglie dei trent’anni, pur col suo completo understatement, senza urlare, dà l’idea che il ruolo di leader, seppur silenzioso, gli calzi a pennello.

L’Argentina, ma possiamo anche estendere il discorso in altri contesti (ad esempio il Milan…), palesa la mancanza di uomini di forte personalità, a parte qualche eccezione, come Mascherano. Contro il Brasile si è vista una squadra priva di mordente, ma soprattutto senza sentire sulla pelle il calore di quella maglia. In questo Maradona aveva un carisma inimitabile, e godeva di un effetto alone sui suoi compagni, che li spingeva a rendere ben oltre le proprie, limitate, qualità.
L’Argentina attuale è troppo europeizzata, sembrano quasi Globetrotter del calcio, ma senza gioia e voglia di divertirsi; e nel calcio, come nello sport, il divertimento ha le sue componenti di rischio. A Belo Horizonte si è visto tutto tranne che la “garra” di un popolo che ha fame vittorie da troppo tempo, una fame ancora da saziare dopo anni di delusioni e di attese tradite.

La leadership è un esercizio difficile da mettere in pratica con gente consapevole del proprio talento, è più facile se i tuoi pretoriani hanno coscienza del loro ruolo. Chi si sobbarcherebbe un simile onere, in una pattuglia di piedi buoni come la Selecciòn? El Jefesito da solo non basta, occorre l’umiltà di servire un collettivo. Su questo Messi deve lavorare; nel Barça si fa forte di una filosofia da perpetuare e di cui lui è uno dei massimi esponenti, in Nazionale il discorso è più complesso ma non impossibile.

Se c’è un lato positivo nella vicenda del silenzio stampa degli argentini, è che chi ci ha messo la faccia, in un ruolo talvolta anche ingrato, è il suo giocatore migliore. Lo seguano a ruota, e avremo finalmente l’Argentina.

Inter: Pioli vuole vincere il Derby

Chiare le sua parole apparse su Twitter

 

Domenica c’è il primo esame per il nuovo allenatore dell’Inter, il Milan non sarà certamente un avversario arrendevole, il derby è sempre Derby, e la sua determinazione di Pioli la si evince da quanto è apparso sul profilo Twitter dell’Inter. Questa la sua dichiarazione: “Sono emozioni forti, che però ci devono permettere di arrivare alla partita nel migliore dei modi con molta concentrazione e determinazione. Perché vogliamo che il derby sia nostro”.

In questi giorni ha conosciuto, o sta conoscendo meglio i suoi giocatori, per Domenica probabile che la squadra scenda in campo con un modulo 4-3-3, con Brozovic in vantaggio su Banega a centrocampo, ed il trio d’attacco formato da Perisic, Icardi e Candreva.

 

Juventus: Bentancurt ecco le cifre

Il giocatore del Boca pagato circa 9,5 milioni di euro.

 

Come riporta InformacionCAbJ, giornale vicino al Boca Juniors, la cifra pagata dalla Juventus per Bentancurt ammonta a €9.427.500, con un bonus di 500 mila euro a dieci presenze, ed altri 500 mila a dieci gol.

Nella clausola contrattuale c’e’ anche un bonus di 2 milioni di euro nel caso in cui il calciatore non dovesse lasciare il nuovo club nei tre anni a venire.

Ottimo affare per entrambi i club, con la Juventus che si è aggiudicata uno dei migliori giovani sudamericani.

Derby della Madonnina e il Milan degli invincibili

Capello

Il Milan di Capello, quello degli invincibili e il derby della Madonnina

Quando Galliani irruppe in campo, in un “Vélodrome” semibuio, il Milan era sotto di una rete contro l’OM di Bernard Tapie, il “Berlusconi” di Francia. Era una squadra ormai allo sbando, fuori dal discorso scudetto e con uno spogliatoio ormai logorato da 4 anni di sacchismo.

Quell’interruzione che ebbe del clamoroso, e del grottesco anche, pose fine al ciclo vincente di una squadra che, per un biennio, dominò la scena mondiale, centrando due Grandi Slam, e soprattutto creando nuove frontiere nell’interpretazione del gioco.

Ma ormai il ciclo era giunto al suo culmine, con un Van Basten in rottta col tecnico, e una squadra totalmente da rifondare. La squalifica (unita allo 0-3 a tavolino) comminatagli dall’Uefa risultò una mazzata per un club a forte vocazione europeista come il Milan. Ma da lì, a fari spenti, si potè solo ripartire. E la soluzione, Berlusconi e Galliani la trovarono fra le rassicuranti mura della Finivest. Già 4 anni prima, quando venne defenestrato Liedholm, gli venne affidato il primo Milan berlusconiano, quello degli elicotteri e di Wagner, che rischiava di terminare fuori dall’Europa. Centrò invece un insperato quinto posto, battendo poi la lanciatissima Samp nello spareggio Uefa di Torino, grazie a un gol di Daniele Massaro. Poi, il protagonista della nostra storia continuò a lavorare nell’azienda di casa per altri quattro anni, facendosi apprezzare come innovativa seconda voce, quando in quel periodo le telecronache erano per larga parte dei soliloqui.

Quel Milan necessitava di un’opera di disintossicazione, soprattutto mentale, dai dettami avvolgenti ma anche fortemente condizionanti di Arrigo Sacchi. A quei giocatori non serviva un maestro di calcio, ma un compagno di lavoro che li liberasse dalle pastoie mentali che avevano logorato il gruppo in quell’ultima stagione con il profeta di Fusignano alla guida.

Nacque una squadra nuova, non negli interpreti (Albertini a parte…), ma nella leggerezza con cui giocava a calcio. Senza tradire il suo passato, ma dando l’idea di divertirsi di più. Non è un caso che Van Basten, che aveva minacciato addirittura di andarsene l’anno prima, si regalò la migliore stagione della sua carriera, gettando le basi del terzo Pallone d’Oro, eguagliando il suo maestro Johan Cruyff.

Il Milan degli Invincibili di fatto uccise il campionato 91/92, chiudendo la sua campagna senza sconfitte e sfiorando il primato dei 58 punti della stratosferica Inter del Trap. Nel suo percorso, i due punti che di fatto posero fine al discorso scudetto, li ottenne nel derby di ritorno. L’Inter, orfana del tecnico di Cusano Milanino, tornato alla Juve, dopo il fallimento di Orrico e della zona, venne affidato a Luisito Suarez, meraviglioso in campo quanto mediocre in panchina. Era una squadra ormai slegata, alla fine di un ciclo, in fase di smobilitazione. Ma restava il derby di ritorno, per dare un senso ad una stagione balorda, caratterizzata dai capricci di Matthaus e dagli errori sottoporta di un Klinsmann irriconoscibile.

Il Milan, come da pronostico, dominò l’incontro, concretizzando la sua netta superiorità nel finale; a togliere le castagne dal fuoco ancora lui, di nome Massaro, per tutti ormai Provvidenza. Come un falco raccoglie un cross proveniente da destra, brucia il suo diretto marcatore e infila Zenga di testa sul primo palo. San Siro esplode, Massaro corre all’impazzata, perchè sa di aver dato uno scrollone definitivo al campionato. E’ forse il gol più importante della stagione, quello della rinascita di un gruppo pronto a imbarcarsi per nuove conquiste. Capello dà il via alla sua epopea come allenatore con quell’exploit inatteso, e quindi ancor più bello.