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Juve alla ricerca della consacrazione

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Allegri

La Juventus è Campione d’Italia, di nuovo, per la quarta volta di fila. Merito di un gruppo affamato e di un allenatore, Massimiliano Allegri, che ha saputo innovare senza stravolgere quanto fatto nei tre anni scorsi da uno scomodo predecessore come Conte. Lo si è notato nella volontà di non abbandonare definitivamente il 3-5-2 contiano, utilizzandolo come modulo base per i primi mesi, fino ad accostarlo al suo marchio di fabbrica, il 4-3-1-2. Si tratta di numeri, ma c’è molto altro: il passaggio allo schema col trequartista (prima Vidal, poi Pereyra) rende la Juve più pericolosa soprattutto in campo europeo e ci mostra una squadra che fa della sua arma principale il possesso palla. La crescita esorbitante di Pogba, un Tevez lasciato libero di muoversi a suo piacimento sul fronte offensivo e un sorprendente Morata, hanno fatto il resto.

Allegri in un solo anno è stato capace di far dimenticare ai tifosi bianconeri un condottiero come Conte, idolo juventino prima in campo e poi in panchina. Ci è riuscito raggiungendo la finale di Coppa Italia, che Conte perse al suo primo anno, vincendo il campionato, senza record di punti ma con quattro turni d’anticipo (risultato inedito nella storia bianconera), e soprattutto facendo meglio di lui in Champions League, dove la Juve è ritornata tra le top 4 dopo oltre dieci anni.

Sabato la Juve ha messo la “quarta”, ma servirà ingranare qualche marcia in più rispetto al solito per fronteggiare il Real Madrid e superare indenni le semifinali. Ora è arrivato il momento di compiere lo step successivo, fronteggiando a testa alta e senza timore i campioni in carica. La Juventus dovrà dimostrare di esser tornata grande, di meritare questi palcoscenici. Questa sera allo Stadium ci sarà il solito tutto esaurito, con 41 mila tifosi alla corte della Vecchia Signora, che dopo tanto tempo vuol tornare a incantare anche al di fuori dei confini nazionali.