ESCLUSIVA- Boxe: intervista ad Alessandro Riguccini, il portacolori italiano imbattuto in Messico

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ALESSANDRO RIGUCCINI ( Foto di Salvatore Fornelli )

Dopo aver conquistato il mondiale WBC Silver, Alessandro Riguccini non si pone limiti.

In esclusiva su SportPaper si è raccontato Alessandro Riguccini, pugile classe ’88, che dopo aver raggiunto traguardi importanti nella kickboxing, diventando campione del mondo a soli 21 anni; intraprende quasi per caso la carriera pugilistica, che lo vede salire sui ring messicani affrontando avversari di tutto rispetto.

Dotato di un di terribile destro che gli ha permesso di avere un curriculum di ben 22 KO su 24 match disputati; Riguccini è sicuramente tra i più promettenti pugili italiani, e ora con la conquista del titolo mondiale WBC Silver, si proietta a palcoscenici di alto livello.

L’intervista ad Alessandro Riguccini:

Come si è avvicinato ad uno sport da combattimento?

“In realtà avrei voluto giocare, come tutti i bambini, a calcio; ma mio padre preferendo uno sport da combattimento, mi ha fatto avvicinare alla kickboxing all’età di 7 anni”.

Come è avvenuto il passaggio al pugilato?

“A 21 il mio allenatore dell’epoca, mi propose di andare a migliorare la parte relativa al pugilato a Cuba, e inoltre nonostante la giovane età avevo già raggiunto traguardi importanti nella kick. Avevo quindi la necessità e la voglia di affrontare nuove sfide e nuovi obiettivi”.

Cosa l’ha spinta dopo il primo match in Italia, ad andare in Messico?

“E’ stata una scelta ricercata; considerato che a Cuba non esiste il professionismo. Mi sono recato in Messico, grazie a dei contatti che avevo quando ho combattuto di kickboxing. Inoltre mi ha spinto il fatto che è tradizionalmente riconosciuta come la patria della boxe”.

Qual’è la cosa che l’ha colpita di più nella metodologia di allenamento e nella gestione dei pugili in Messico?

“Sicuramente l’intensità dell’allenamento, poi la frequenza e la durezza con cui viene svolto lo sparring. In Messico si fa molta più attenzione al lavoro al corpo. Per quello che riguarda la gestione dei pugili, lì si combatte molto di più, curando con attenzione la selezione dei pugili da affrontare, permettendo così un ottima carriera. Io ho avuto la fortuna, dopo il primo incontro in Messico, di farmi notare dall’organizzatore dell’evento; il quale mi ha consigliato la palestra ‘Barrera gym’, palestra di Jorge Barrera, fratello del più volte campione del mondo Marco Antonio Barrera. Questo mi ha dato la possibilità di confrontarmi con pugili di alto spessore come: Fuentes, Rojas e molti altri”.

A quale match è più legato?

“Il titolo mondiale WBC Silver è stata una vera soddisfazione, soprattutto perché l’ho vinto contro Andres Villaman, un pugile che arrivava con un record immacolato. Per me è un onore portare quella cintura”.

Qual è il suo prossimo obiettivo?

“Sicuramente il proseguo della carriera in Messico o negli Stati Uniti, e la possibilità di una chance mondiale”.

Oltre la sua carriera sportiva è riuscito ad avere soddisfazioni anche nello studio…

“Si, ho conseguito la laurea in ingegneria informatica con il massimo dei voti, l’ho fatto soprattutto per i miei genitori che ci tenevano tanto…poi in futuro chissà…”

Ringraziamenti particolari?

“Sicuramente ringrazio Marco Piccini, il mio sponsor principale che mi segue dal 2016, senza di lui non sarebbe stato possibile arrivare fino a qui. Abbiamo davvero un bel team, con tanta voglia di fare bene”.