ESCLUSIVA – Camilla Menozzi, Sedriano Calcio: “Basta dover trovare per forza le differenze tra maschi e femmine”

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Camilla Menozzi

ESCLUSIVA – Intervista a Camilla Menozzi del Sedriano Calcio

Camilla Menozzi si racconta in esclusiva per SportPaper. L’attaccante, classe 2002, dopo l’infortunio è ripartita dal Sedriano Calcio: “Non è stato facile dopo il KO al ginocchio riprendere. Avevo bisogno di stare vicino a casa e il progetto che mi hanno presentato mi ha subito affasciato. Ho grande fiducia sia nella società che nello staff tecnico“.

L’avventura tra le fila giallo blu è iniziata tra alti e bassi ma, di partita in partita, è cresciuto il potenziale della squadra che adesso guarda le avversarie dall’alto verso il basso: “Quando si inizia un nuovo percorso con compagne nuove che non si conoscono e che non hanno mai giocato insieme è tutt’altro che semplice. Abbiamo imparato a fare squadra e lavorando abbiamo raggiunto la vetta della classifica. Il merito è tutto dei mister e della determinazione che sono stati in grado di trasmetterci“.

Camilla Menozzi, Coronavirus e calcio: tra stop e possibili scenari

Il coronavirus ha, ovviamente, stoppato tutte le attività sportive cambiando radicalmente le abitudini quotidiane delle persone e delle atlete. Stare senza calcio non è facile e Camilla Menozzi non rinuncia al “suo migliore amico” neanche in questa emergenza: “Partiamo dal presupposto che il pallone in casa mia non manca mai”.

Anche senza allenamenti sul campo le sue giornate sono molto intense: “Come tutti faccio un po’ di smart working e ogni giorno mi tengo in forma nella palestra che abbiamo allestito in garage. Lo faccio insieme a mio papa mentre in casa vesto i panni del cous-chef aiutando mamma a cucinare. Poi mi ritaglio qualche momento di relax. Non si può fare tanto altro, speriamo solo che questo momento passi in fretta“.

La ripresa del campionato, secondo Camilla è un’utopia: “Credo che ricominciare a giocare sia impossibile. Lo dico a malincuore. Prima bisogna tutelare la salute poi si potrà ripensare anche al calcio. Noi calciatori non siamo immuni al virus. Anzi, magari lo fossimo!

Contro i pregiudizi e verso il professionismo

Il movimento del calcio femminile sta cambiando e in meglio. Le barriere e i pregiudizi che lo circondavano adesso stanno cadendo uno dopo l’altro: “Il Mondiale ha sicuramente dato un grande contributo in questo senso. Credo che dovremmo dire grazie a tutte le ragazze della nazionale che ci hanno regalato un sogno. Si sono impegnate, per portarci in alto, oltre che in campo anche fuori. Hanno combattuto per abbattere tutti questi stereotipi di cui si parla sempre tanto, forse troppo“.

Dopo tanti anni in questo mondo Camilla Menozzi ha le idee ben chiare su cosa manchi ancora per superare definitamente gli ostacoli che potrebbero portare verso il professionismo: “Sicuramente la parità dei sessi in questo sport che ancora non c’è e la parte mediatica. Poi avremmo bisogno sicuramente di strutture nuove, stadi dedicati interamente al femminile come hanno fatto i grandi Club“.

Non è previsto che le calciatrici abbiano quindi un procuratore ma nulla vieta loro di affidarsi ad un consulente sportivo. Una distinzione tra le due figure che, per lei, esiste soprattutto nella terminologia: “Non cambia niente secondo me. Credo si debba soprattutto rivedere il vocabolario delle persone che comandano dall’alto e che vogliono sempre trovare in tutto la distinzione tra maschi e femmine“.

Passato, presente e futuro

Con la sua squadra prima in classifica, Camilla Menozzi, sogna la promozione lei che la passata stagione con la Riozzese ha festeggiato il double, il passaggio in serie B e la Coppa Italia: “Quella dello scorso anno è stata un’esperienza indimenticabile. Vincere campionato e coppa nazionale nella stessa annata non una cosa che capita spesso“.

È sempre tempo di mercato nel calcio ma Camilla non si sbilancia, almeno per il momento: “Per adesso vesto la maglia del Sedriano e ancora non voglio dire nulla sul futuro. Ci sarà tempo per affrontare questa questione“.

Se il futuro in campo, indipendentemente dalla maglia che potrà indossare, non sembra preoccuparla più di tanto, l’idea di cosa fare una volta accantonato il pallone la spaventa: “Certe volte immagino la mia vita senza il calcio ma vedo questa cosa un po’ come un incubo. Mi piacerebbe portare avanti l’azienda di famiglia che opera nel campo della moda“. Lo spunto se lo offre da sola: “Magari lanciando una mia linea sportiva. Non sarebbe una brutta idea“.