Così non VAR. Quando la tecnologia peggiora la situazione

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I clamorosi episodi dell’ultima settimana hanno provocato una serie di polemiche riguardanti l’utilizzo del Var

Le ultime due giornate di campionato hanno lasciato in dote diversi interrogativi sull’applicazione del Var. Ciò che è successo a Firenze, Napoli, Torino ed Udine, ha comportato una serie di malumori difficili da placare.

I club fanno maggior fatica ad accettare le decisioni arbitrali errate, visto che da tre anni a questa parte i direttori di gara hanno a disposizione i migliori strumenti tecnologici per poter ridurre al minimo gli errori. Gli sfoghi dei vari Pradè, Inzaghi, De Laurentis e Fonseca sono leciti se si pensa che, con una semplice revisione, si sarebbero potuti evitare. Eppure il supporto tecnologico non può “scavalcare” l’autorità dell’arbitro di turno.

Perchè il Var non va

Il protocollo prevede che, qualora l’arbitro fosse sicuro della sua decisione e dalla sala revisioni l’episodio non venisse considerato grave, il gioco può proseguire tranquillamente. Così facendo però si rischia di peggiorare le cose e di lasciare spazio a “cattivi pensieri” da parte di giocatori, allenatori e dirigenti.

La tecnologia deve essere usata per eliminare il problema, non per crearne altri. Per questo sarebbe meglio rivisitare i principi che regolano l’applicazione dello strumento di supporto. Ma quale può essere la direzione giusta? Un’ipotesi che sembra in auge è quella di garantire un numero prestabilito di chiamate Var ad ogni squadra, ma così è probabile che aumenti la confusione e che si spezzi troppo il ritmo di gioco.

In questa fase ciò che conta è garantire credibilità al lavoro dei calciatori e, perchè no, anche degli arbitri. Oltrepassare la loro potestà non è un atto di sfiducia nei loro confronti, bensì è una presa di coscienza e un passo verso il miglioramento. Dunque è bene utilizzare il Var per ogni episodio controverso, perchè ogni avvenimento può essere decisivo ai fini del risultato finale delle partite.