Boniperti, bandiera e presidente della Juventus più amata

Addio a Boniperti, il presidente più amato e vera bandiera della Juventus

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Morte Boniperti

Addio a Boniperti, il presidente della Juventus per antonomasia

Ci ha salutato oggi, a quasi 93 anni, Giampiero Boniperti, giocatore, dirigente e presidente della Juventus, la squadra e la società che è stata la sua vita.

Quando ognuno di noi pensa ai bianconeri, al di là della propria fede calcistica, vengono in mente tanti volti, ognuno, rispetto all’epoca nella quale siamo cresciuti, simbolo, emblema e rappresentante di un periodo, di un gesto, di una vittoria; ma tra i vari Zoff, Platini, Del Piero, Sivori, Lippi, Allegri o Trapattoni (solo per citarne alcuni), ce n’è soltanto uno che li racchiude tutti in una sola figura: Giampiero Boniperti.

Boniperti in campo con la Juventus e la Nazionale

Arrivato alla Juventus giovanissimo, nell’immediato dopoguerra, realizzò sette reti nella sua prima partitella, guadagnandosi presto una maglia da titolare. Da centravanti riuscì a vincere la classifica dei cannonieri nonostante la concorrenza di Valentino Mazzola, il capitano del Grande Torino.

Con l’approdo in squadra di Charles e Sivori fece un passo indietro, trasformandosi in una splendida mezzala, suggerendo per i compagni senza disdegnare le conclusioni personali.

Tra i suoi ricordi più belli da calciatore, oltre alle vittorie di squadra condite da 188 reti, una splendida doppietta realizzata a Wembley durante una sfida tra gli inglesi ed il resto del Mondo.

Con la maglia azzurra disputò due mondiali non proprio fortunatissimi (1950 e 1954) realizzando 8 reti in 38 presenze.

Le polemiche di “Marisa” e le vittorie da presidente della Juventus

A dispetto dell’aspetto elegante, dei modi gentili e dei capelli biondi che gli valsero tra gli altri il soprannome di “Marisa”, affibbiatogli da Benito “Veleno” Lorenzi, Boniperti aveva un carattere per niente malleabile e spesso entrava in polemica con i suoi avversari e con i direttori di gara.

Appese le scarpette al fatidico chiodo il 10 giugno del 1961 al termine della famosa Juventus – Inter 9-1 che segnò l’esordio tra i nerazzurri di Sandro Mazzola, figlio di Valentino, e che scatenò polemiche mai realmente sopite.

Passato quasi subito dietro la scrivania, venne nominato Presidente dalla famiglia Agnelli nel 1971, ricoprendo magnificamente quel ruolo di “ministro senza portafoglio” fino al 1990, quando in nome di una svolta verso il nuovo, poi subito rinnegata, la società provò a sostituirlo con Montezemolo…

Tornato al timone bianconero come amministratore delegato, lo lasciò definitivamente nel 1994 facendo spazio alla Triade.

Durante il suo “regno” la Juventus si staccò definitivamente dalla concorrenza a livello di vittorie nazionali, centrando nove volte il traguardo del campionato e due volte la Coppa Italia; a livello internazionale arrivarono una Coppa ed una Supercoppa Uefa, una Coppa delle Coppe, una Coppa Intercontinentale e la Coppa dei Campioni tragicamente segnata dal massacro di Bruxelles. Furino, Bettega, Rossi, Scirea, Cabrini, Tardelli e Causio sono soltanto la punta dell’iceberg dei campioni che contribuì a costruire, andandoli a prendere giovanissimi in provincia.

Anche da presidente non mancarono le polemiche, epiche quelle con Dino Viola, presidentissimo della Roma, giocate in punta di lingua con le ficcanti stilettate del bianconero contrapposte al “violese” del giallorosso per… “questioni di centimetri”.

“Vincere è l’unica cosa che conta” il motto più noto di Boniperti

Vincere, il suo motto principale ed assoluto, era per lui un obbligo che ne fece un dirigente molto scaltro, efficace e risoluto; qualche buccia di banana tuttavia apparve anche sul suo cammino, adombrandone a volte i successi; su tutti il coinvolgimento nello scandalo scommesse del 1980 dal quale tuttavia la sua Juve uscì comunque assolta. La più grande delusione risale invece alla sconfitta di Atene contro l’Amburgo nel 1983 quando Magath piegò una squadra fortissima; in pratica la Nazionale Campione del Mondo dell’anno prima con Platini e Boniek in luogo di Antognoni e Bruno Conti…

Intimamente legato alla sua creatura, non reggeva alla tensione sugli spalti che abbandonava sempre, forse anche per un pizzico di scaramanzia, alla fine del primo tempo, rincorso dai cronisti ai quali spesso rispondeva con una domanda…

Tutti a rapporto dal presidente

Ai suoi tempi di procuratori non ce n’erano ancora e lui in un solo giorno, in ritiro, parlava con tutti i calciatori in rosa decidendone l’ingaggio; piccoli aumenti se la stagione precedente era andata bene, sguardo truce, e rimproveri viceversa; si racconta che mettesse in bella mostra le foto degli avversari che avevano sconfitto la Juve nelle partite decisive per inculcare nei suoi “dipendenti” il senso di rivalsa ed al contempo dissuaderli dal chiedere adeguamenti a suo insindacabile giudizio non meritati.

Banditii capelli lunghi e barba incolta, obbligatoria la camicia, gradita la cravatta… ma quello era proprio un altro calcio, un calcio più umano, più vero, più amato, il calcio, anche, di Giampiero Boniperti.