Roma, Mourinho: “Un privilegio giocare il derby. Basta parole, pensiamo a giocare”

La Roma domani alle ore 18 è chiamata a giocare la stracittadina contro la Lazio di Sarri.

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Mourinho
Jose' Mourinho ph: Fornelli/Keypress

La Roma domani alle ore 18 è chiamata a giocare la stracittadina contro la Lazio di Sarri.

La Roma torna in campo dopo la vittoria sofferta ma combattuta contro l’Udinese. Gli uomini di Mourinho domani affronteranno la Lazio allo stadio Olimpico alle ore 18 in un derby sentitissimo.

Mourinho ha chiesto di parlare poco e giocare tanto e non ha svelato chi sarà il sostituto di Pellegrini ma si aspetta di giocare una gara completa sotto tutti i punti di vista.

Domani si giocherà sotto pressione. Sta pensando qualcosa per migliorare l’uscita palla al piede?

“Buona domanda, però non mi piace rispondere, perchè toccherei dei punti chiave. Tu hai analizzato filosofia e punti chiave dei nostri avversari. In modo veloce, ma sei stato bravo. Ma io non parlo di quello che faremo e vogliamo fare. Ovvio, con la palla vogliamo segnare e senza difenderci (ride). Scusate io dovevo parlare prima e no dopo, però per Zalewski è un momento difficilissimo. Siamo tutti con lui e vediamo domani. Sarà una sua decisione se essere a disposizione o no. Deve decidere lui, in base a quello che si sente. Per lui si apre un mondo nuovo, senza papà. Io lo voglio per domani, non lo nascondo, ma decide lui. Su Vina ve lo dico io…. Vina sì”.

Cosa deve fare domani la squadra? Servirà più coraggio?

“Bisogna lavorare forte su entrambe le fasi, bisogna fare una partita completa. Giochiamo contro una squadra di qualità”.

Cosa devono fare i panchinari per guadagnarsi il posto?

Io non litigo con te, però … Questa domanda sarebbe la stessa se io facessi giocare 20 giocatori e ogni volta cambiassi? Magari non andrebbe bene perchè avrei cambiato troppo… Quando la gente va sulla stabilità, inizio stagione, non ancora stanchezza… bisogna puntare sulla stabilità. La mia opzione è ovvia, assolutamente ovvia. Sono arrivato, giochiamo diversamente da prima. Abbiamo bisogno di fiducia e stabilità. La gente che non sta giocando è molto giovane, hanno bisogno di tempo, non è preparatissima per entrare subito nella squadra. Serve tempo e stabilità. Mi sembra un processo normalissimo”.

Mister lei in passato è sempre passato per antipatico e litigava spesso, ma ora ha splendidi rapporti. Lei è cambiato? Oppure gli avversari hanno meno paura di lei?

“No, stai tranquillo. Litigo sicuro. Aspetta un pò e litigo sicuramente (ride). Seriamente, mi dai un motivo per litigare con qualcuno? Finora l’unica cosa che mi ha causato disagio e negatività è stata l’espulsione di Pellegrini. Ma cosa dovevo fare? Faccia a faccia con l’arbitro? Così cacciava anche me? Domani non sarei potuto essere in panchina con i ragazzi. Ma se la situazione arriverà non sarò  io a cercare di litigare con la gente. A me la gente mi rispetta e io rispetto loro. Anche i giovani che sbaglio, tranquillo, la prossima volta andrà meglio”.

Nel 2010 lei vinse con l’Inter grazie ad una vittoria contro la Lazio, dove i biancocelesti chiesero alla squadra di perdere. Le era mai capitato in 1000 panchine? Da quell’episodio ha capito la rivalità?

“Io sono qui da pochi mesi, devo vivere di più. Devo capire di più alcuni dettagli. Una cosa è sentire e un’altra cosa è esserne dentro e capire tutto. La rivalità è una cosa bella. Succede in ogni città, tutti sperano che la rivale non vinca mai, è la normalità della bella rivalità e mi piace tanto giocare il derby. Per me è un privilegio di giocare un derby che non ho mai giocato, così potrò capire veramente cosa vuol dire Roma-Lazio. Ma io voglio che la mia squadra abbia più ambizione. Per me non è l’unico obiettivo”.

Che atmosfera sta vivendo in città prima del derby?

“Mi ha colpito la gente. Per come è stata vicina a noi dopo la sconfitta di Verona. C’è empatia tra di noi. Perchè dopo ogni vittoria è un’empatia a volte artificiale, per merito delle vittorie, ma se c’è entusiasmo anche dopo una sconfitta vuol dire che il sentimento è reale. Domani sarà bellissimo, giocheremo anche per la loro passione”.

Come giocherà senza Pellegrini?

“In questa situazione per me è difficile parlare di Pellegrini. Potevo anche dire che questa partita sia iniziata al 90′ dell’Udinese. Avere Pellegrini è una cosa, non averlo è un’altra cosa. Possiamo analizzare tutto quello che lui rappresenta per noi dal punto di vista calcistico. Ma potevamo andare anche dal punto di vista del tifo, della comunicazione e di come lui fa il capitano. Ma Pellegrini non c’è. La tua domanda penso voglia arrivare al sostituto e a come cercheremo di trovare una soluzione, però non vi dico nulla. Sono onesto, non commento. Non dirò nulla sul sostituto e sulla tattica”.

Lei si colloca sulla versione zemaniana del derby? Oppure la pensa come Garcia? Ha un motto?

“No, no. Rispetto sia Zeman che Rudi però non ho un motto. Non vado a commentare nè a dire che mi identifico più con qualcuno. Io penso solo che bisogna parlare poco e giocare tanto. Tutto quello che dici prima della partita può essere portato via dal vento. Io sono qui per rispetto vostro. Ma le parole possono essere di circostanza”.

Questa è la sfida più grande della sua carriera?

“Una sfida difficile, senza dubbio. La sfida è creare una squadra col tempo. Ma sappiamo quello che dobbiamo fare, fin dal primo giorno”.

Nella sua carriera ha già vissuto 119 derby in 4 nazioni differenti. Ma a Roma è la prima volta. Come se lo immagina e che atteggiamento vorrà?

“I numeri li sapete voi. Anche le mille panchine… l’ho saputo tramite la stampa quando ne mancavano 5-6. Queste sono partite che non preoccupano, perchè non bisogna motivare. Sono partite belle da giocare e da preparare. Non ci sono problemi. Magari c’è più preoccupazione contro l’Udinese. Ma quando giochi il derby non ci sono pericoli. Tutti sono al 100% dentro la partita. Vogliamo vincere e anche se non dovessimo farlo voglio vedere la squadra uscire dal campo dopo aver dato tutto”.