Coronavirus, appello di Burioni ai Calciatori: “Aiutate la Scienza”

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Coronavirus Burioni

Coronavirus Burioni lancia un appello ai Calciatori

Il virologo Burioni, uno dei più grandi scienziati italiani, lanciò l’allarme già l’8 gennaio. «Sì, sostenni pubblicamente che ci fosse il pericolo che il virus arrivasse in Europa. Ma all’epoca, erroneamente, il rischio veniva ritenuto basso. Chiesi a gran voce che si attuasse una quarantena di tutte le persone che tornavano dalla Cina. Ma, ahimè, non mi sono stati a sentire». E’ lo stralcio decisivo della lunga intervista che il noto scienziato, peraltro appassionatissimo di calcio e tifosi della Lazio, ha rilasciato all’edizione oggi in edicola di Tuttosport.

Coronavirus Burioni a Tuttosport

Professor Burioni, gli ultimi dati ufficiali diffusi dalla Protezione civile sull’epidemia da Covid-19 parlano di circa 120 mila casi totali in Italia, con quasi 15 mila decessi in meno di 2 mesi. La sua opinione su questi numeri terribili, così tragici? «Prima di tutto partiamo da un concetto: che questi numeri hanno veramente poco significato. Una stima indipendente che è arrivata dagli epidemiologi dell’Imperial College di Londra ha quantificato gli infettati in Italia in un numero non troppo lontano dai 6 milioni di persone. Quei numeri sulla diffusione del contagio che ricordava lei nel pormi la domanda riguardano solo i tamponi che facciamo, non rappresentano il vero numero delle persone che sono state infettate. Purtroppo stiamo riscontrando anche una mortalità in eccesso. La mortalità che stiamo vedendo in queste settimane, che potrebbe esser dovuta a questo virus, è molto più alta rispetto agli anni precedenti. Quindi quei numeri non sono molto indicativi. Ci sono piuttosto altri elementi che sono molto importanti. Per esempio gli accessi al pronto soccorso. E questi non sono finti, perché quando una persona non respira viene portata, per l’appunto, al pronto soccorso. Oppure gli ingressi in terapia intensiva: quando un malato peggiora. Ecco, questi elementi sono fortunatamente in calo nel nostro Paese. Il che ci fa pensare che la risposta di grande sacrificio che tutti abbiamo messo in atto in queste settimane abbia già dato un primo frutto. Ricordiamoci che una grandissima parte degli italiani ha davvero fatto quello che doveva fare: cioè stare in casa, limitare i contatti. Non uscire, se non per ragioni indispensabili. Ebbene, tutto questo ha dato un frutto. E il frutto è che l’epidemia tra un po’ si spegnerà. Però a quel punto non è che la partita sarà finita. Sto parlando a un quotidiano sportivo, quindi mi piace proporre una metafora calcistica. Diciamo che siamo andati subito sotto di 3 gol, ma dopo 20 minuti fantastici si è arrivati al 3 a 3. Però la partita bisogna vincerla, perché poi possono di nuovo segnare anche gli altri. Ebbene, ci troviamo in questa situazione. Abbiamo ripreso una situazione di svantaggio molto grave e adesso dovremo sfruttarla bene”

(….)

Coronavirus Burioni

L’appello al Mondo del Calcio

La Uefa e le varie Leghe nazionali, compresa quella di serie A, stanno cercando da tempo di pianificare un ritorno agli allenamenti e alle partite tra maggio e giugno.
“Da molte settimane non seguo più il calcio. Io sono tifoso della Lazio, lo sapete. Ma
l’arrivo di questa minaccia non mi aveva già permesso di vedere alla televisione le ultime due partite che si erano disputate. Tra l’altro la Lazio aveva anche giocato bene e vinto. Non sto più seguendo nei dettagli cosa stia succedendo nel mondo del calcio, però è bene dire a tutti che in questo momento ci sono argomenti ben più… pressanti. E lo dico io
per primo a me stesso, che per l’appunto sono un grande appassionato e che tifo
per una squadra che stava anche disputando un campionato molto bello”.

Data la loro presa immediata sull’opinione pubblica, i calciatori, gli sportivi più famosi devono diffondere sempre più nei cinque continenti l’importanza delle donazioni a favore degli ospedali, della ricerca scientifica.
“Assolutamente sì. Per quanto riguarda il ruolo dei calciatori e in genere di tutti gli sportivi, va detto che sono un simbolo importantissimo soprattutto per i giovani. Nello scorso
secolo, quando per esempio c’era in ballo la vaccinazione contro la poliomielite, una delle azioni che più ebbe effetto nel promuovere questa vaccinazione fu il fatto che
Elvis  Presley, un beniamino dei giovani, si fece vaccinare in diretta televisiva. Io spero che i calciatori, i campioni del calcio, che sono l’esempio di quello che si può fare con il talento… ma anche con tanto sacrificio perché dietro a ogni calciatore di serie A ci sono giorni, giorni e giorni di allenamenti e di impegno… ecco, io spero che tutti loro in futuro non solo contribuiscano alla ricerca, ma anche a far capire l’importanza del sacrificio, della conoscenza, dell’essere bravi, del comportarsi bene”

Ora una domanda decisamente più… leggera: proposta non a uno degli scienziati italiani più famosi al mondo, ma al tifoso della Lazio. In caso di sospensione definitiva del campionato di calcio, secondo lei lo scudetto andrebbe assegnato sì o no? “Io veramente in questo momento ho difficoltà a dire qualcosa in merito, perché è come se la mia vista fosse ancora bloccata da un muro che è costituito da questa malattia che dobbiamo vincere. Magari se mi rifarà questa domanda tra qualche settimana le risponderò. Per adesso spero solo che finisca questa epidemia terribile che sta portando tanti morti, tanto dolore. Poi, quando sarà finita o quando starà per finire, sarà molto bello ricominciare a litigare sul calcio come facevamo prima”.

(…)

L’intervista completa sull’edizione cartacea di Tuttosport. Il video dalle 15 sul sito del quotidiano sportivo di Torino

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