Non chiamatelo più “Inzaghino”

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Simone Inzaghi, non chiamatelo Inzaghino

La storia del calcio è ricca di figli d’arte: giocatori eredi di campioni che sono riusciti (chi più, chi molto meno) ad eguagliare in campo le gesta dei padri. Ma la storia del calcio è altresì ricca di fratelli d’arte che, anche in questo caso, sono riusciti (chi più, chi molto meno) ad emulare i propri congiunti. Uno di questi è Simone Inzaghi.

Fratello minore di tre anni del più noto “SuperPippo”, l’attuale tecnico della Lazio in campo non ha avuto però una carriera esaltante come quella del fratellone. Ed in effetti sono pochi i calciatori che hanno vinto e segnato quanto Filippo Inzaghi, anche se Simone ha giocato ben tredici stagioni in Serie A con Piacenza, Lazio (tre tranches), Sampdoria e Atalanta segnando quarantatre reti, vincendo con la Lazio uno scudetto, tre Coppe Italia, due Supercoppe italiane ed una Supercoppa Uefa. Il più giovane degli Inzaghi detiene un primato: è l’unico calciatore italiano ad aver segnato quattro reti in una singola partita di Champions League. Il picco della carriera del “Simone Inzaghi calciatore” sono state le tre partite giocate in Nazionale, tra cui l’amichevole contro l’Inghilterra a Torino del 15 novembre 2000 dove giocò una decina di minuti in attacco con il fratello maggiore Filippo: mai allora due fratelli avevano giocato contemporaneamente in Nazionale.

Simone Inzaghi ha chiuso la carriera da giocare nella stagione 2009/2010, giocando a malapena una decina di partite negli ultimi due campionati. Insomma, una carriera come tanti altri giocatori nella storia del calcio (con qualche picco) ed il pensiero di “poteva fare di più, ma non l’ha fatto”. Per questo motivo Simone Inzaghi ha avuto un soprannome che a lui non è mai piaciuto del tutto, “Inzaghino”. Il piccolo di casa Inzaghi ha sempre vissuto con la spada di Damocle del paragone con il fratello maggiore.

I due fratelli Inzaghi una volta appese le scarpette al chiodo (Filippo tre stagioni dopo Simone) hanno intrapreso la carriera di allenatore e qui la situazione si è ribaltata: Simone Inzaghi batte Filippo Inzaghi, senza se e senza ma. Motivo? Inzaghi sr allena (a livello professionistico) da quattro stagioni e mezzo ma non ha ancora del tutto convinto, mentre Inzaghi jr ha vinto nelle ultime tre stagioni tre titoli: due Supercoppe italiane (contro la Juventus) ed una Coppa Italia (contro l’Atalanta). E la sua Lazio è, a oggi, la grande sorpresa di questo campionato, essendo terza in classifica a sei punti dalle capoliste Inter e Juventus e con una partita da recuperare. Per non parlare del fatto che in questa stagione la stessa Juventus ha perso finora solo due partite con il medesimo risultato (3-1 in campionato e 3-1 in finale di Supercoppa italiana domenica scorsa) proprio contro la Lazio di Simone Inzaghi.

Inzaghi si sta dimostrando all’altezza della situazione e, dopo aver iniziato ad allenare nelle giovanili della Lazio portando la formazione biancoceleste Primavera a vincere trofei che non vinceva da decenni e che non aveva mai vinto (una Coppa Italia ed una Supercoppa) e a lottare fino alla fine del campionato di categoria (sconfitta solo ai rigori contro il Torino nella stagione 2014/2015), in prima squadra si era presentato come “tappabuchi” al termine della stagione 2015/2016, guidando Biglia e compagni nelle ultime sette partite di campionato (dodici punti totali) portandoli ad un anonimo ottavo posto che significava un anno di lontananza dalle coppe europee.

Oggi il mister piacentino sta raccogliendo i frutti di un qualcosa di impensabile fino a poco tempo fa: portare (almeno) sul podio del campionato la Lazio, con un occhio allo scudetto. E pensare che nella stagione 2016/2017 Simone Inzaghi doveva essere dirottato alla guida della Salernitana per fare posto a Marcelo Bielsa alla Lazio. Ma il “loco” non accettò l’offerta e fu richiamato in fretta e furia ancora Inzaghi a tappare, per la seconda volta, il “buco”. E oggi, nonostante un rapporto all’inizio turbolento con Claudio Lotito, Inzaghi è entrato nel cuore dei supporter capitolini.

Un allenatore serio, preparato, che sa quello che vuole, che non allenerà una corazzata (anche se tanti suoi giocatori piacciono a tante corazzate), ma che si sta imponendo come uno dei tecnici che possono fare il definitivo salto di qualità, ovvero allenare una grande. E si parlava la scorsa estate di un suo approdo alla Juventus al posto di Massimiliano Allegri. Posto poi andato a Sarri, con il tecnico toscano che, nei suoi primi sei mesi a Torino, ha nella Lazio di Inzaghi la propria bestia nera

Merito di una squadra che segna tantissimo ed incassa poco; merito di un centrocampo che può andare a braccetto con quello di Inter e Juventus; merito di una squadra ben quadrata e ben organizzata che sta puntando, in silenzio, a rompere le uova nel paniere delle due capoliste. E alzi la mano chi, quando Simone Inzaghi prese il posto di Stefano Pioli dopo una batosta casalinga nel derby contro la Roma il 3 aprile 2016, avrebbe pensato che la sua Lazio sarebbe diventata la seconda squadra più titolata in questi otto anni di predominio nazionale juventino.

Magari vincere lo scudetto no, ma arrivare fino in fondo per la vittoria o per un posto Champions sicuramente sì, visto che la squadra sta giocando davvero bene con un Lucas Leiva che a centrocampo è un toro, un Luis Alberto che dissemina assist neanche fosse un benefattore ed un Ciro Immobile che sta segnando gol pesanti ed è primo nella classifica marcatori. Per non parlare di un ritrovato Sergej Milinkovic Savic, di un ottimo Francesco Acerbi, di un Felipe Caicedo che quando viene schierato fa bene. Oppure di un Thomas Strakosha che da sicurezza in porta, di un Senad Lulic onnipresente ed di un Joaquin Correa che quando ha la palla tra i piedi mette in allarme le difesa avversarie.

Uomo ed allenatore composto e tutto d’un pezzo, Simone Inzaghi è uno che rispetta e si fa rispettare dalla squadra. E’ un ragazzo determinato, perfezionista, preparato nonostante la giovane età, la poca esperienza e che sta facendo sognare i propri tifosi.

Simone Inzaghi è conscio dei mezzi che ha, è conscio che questa Lazio da underdog potrà togliersi tante soddisfazioni e lottare non solo per il primato cittadino in classifica, ma anche per cercare di portare nella Capitale quello scudetto che sulla sponda biancoceleste del Tevere manca dal 2000. La strada è lunga, tortuosa e arriveranno delle batoste, ma questa Lazio non è da prendere sotto gamba.

E chissà che il prossimo anno il fratello maggiore Filippo possa tornare in Serie A con il Benevento e cercare la rivincita contro il fratellino visto che nell’unico match che li ha visti sfidarsi in panchina (il “boxing day” dello scorso campionato) vide la Lazio vincere a Bologna 0-2, contribuendo (in pratica) poche settimane dopo all’esonero del fu “SuperPippo” dalla panchina felsinea.

Da qua al prossimo campionato c’è tantissimo tempo, però intanto Simone Inzaghi non chiamatelo più “Inzaghino”. Un soprannome oggi fuori luogo e che non gli rende gloria. Il più bravo, in panchina, oggi è lui. Senza se e senza ma.