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Biasin su Fonseca: ”Uomo spaesato, in una società poco interessata al malumore generale”

Nel suo editoriale, redatto per ‘Tuttomercatoweb.com’ , Fabrizio Biasin ha parlato dell’importante vittoria ottenuta dal Milan nella fredda trasferta di Bratislava, sottolineandone però anche le criticità che sembrano tornare ciclicamente all’interno della squadra di Fonseca.

Ecco quanto scritto da Biasin

“Il Milan torna da Bratislava con tre punti ottimi per la classifica e per il morale (i primi 8 posti a questo punto sono un obiettivo concreto). E però ci sono dei però. Il primo: la partita con la Juventus non è un problema di “punti”, o non solo. È un problema di “proposta”. Un tifoso del Milan non è abituato a quella roba lì, non la può accettare. Al limite preferisce perdere perché ha cercato di vincere e, quindi, non può sopportare cotanta bruttezza. Fonseca dice di essere d’accordo, ma il problema è che certe cose dovrebbe capirle lui per primo. La seconda: il primo gol incassato dallo Slovan Bratislava è agghiacciante, non accettabile neppure in Terza Categoria, un concentrato di decisioni sbagliate e superficialità che il 2-3 finale mitiga solo in parte. Fonseca è in cerca di continuità e certezze ma, al momento, sembra un uomo spaesato in una società che – almeno in apparenza – appare poco interessata al malumore generale”.

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Marchisio sulla Juventus: ”Servono Skriniar e un attaccante per lo Scudetto. E su Fagioli al PSG…”

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Nel corso di una lunga intervista rilasciata alla ‘Gazzetta dello Sport’ ,Claudio Marchisio ha fatto il punto sulla Juventus del presente e del futuro sottolineando come i bianconeri possano ambire al titolo nazionale solo a determinate condizioni. Poi il commento sull’eventuale trasferimento di Fagioli al PSG.

Le parole dell’ex centrocampista  italiano

 I bianconeri sono in lotta per lo scudetto?

“Se la squadra di Motta lotterà per lo Scudetto lo si capirà a gennaio. La Juventus dovrà sfruttare il mercato per restare in scia alle prime e sfidare fino alla fine Inter, Napoli e Atalanta, squadre che in questo momento hanno qualcosa in più”.

Cosa manca alla Juventus?

“Almeno un difensore e un attaccante, a prescindere dal ritorno di Milik che comunque non gioca da giugno. A gennaio bisogna andare sul sicuro, con giocatori esperti già adattabili al campionato: in difesa Skriniar mi sembra il profilo ideale. Schick? Mi fido del fiuto di Giuntoli, che negli ultimi anni ha dimostrato di avere idee e coraggio”.

Sulla possibilità di Fagioli al PSG

“Dipende dalla volontà di Nicolò e dalla possibilità della Juventus di poter fare cassa per poi rinforzare difesa e attacco già a gennaio. Numericamente il centrocampo è il reparto più abbondante e Thiago Motta sembra aver trovato una quadra con Locatelli e Thuram. Un po’ mi dispiacerebbe perché conosco Fagioli dalle giovanili e il suo legame con la Juventus è molto forte”.

Scaroni sullo stadio: ”Valutiamo di costruirne uno vicino al Meazza”. E poi lancia l’appello al governo

Milan Scaroni

Intervenuto all’evento  ‘Sport Talk Industry’ tenutosi a Romail presidente del Milan, Paolo Scaroni ha parlato in merito alla questione stadio, ma non solo: ha toccato infatti diversi interessanti punti come la pirateria televisiva, concludendo poi con un appello al governo.

Ecco le parole del presidente rossonero

Sul mondo del calcio italiano:

“Il mondo del calcio italiano è difficile, io sono un neofita al contrario di Marotta e Percassi. Ho avuto due proprietà, la prima si è ritrovata il Milan dopo aver fatto un prestito a un personaggio pittoresco come Yonghong Li. Elliott ha gestito il Milan come un edge funder, ha messo un amministratore delegato che veniva dall’Arsenal e che conosceva il calcio. Mi hanno poi affiancato a lui come persona che conosce il calcio italiano. RedBird invece il Milan lo ha cercato, inserendolo all’interno di una strategia di investimenti nel mondo dello sport. Ci danno un contributo di competenze che non avevamo, all’interno di una logica che pensa che il calcio europeo possa evolvere verso un modello americano. Non so se evolverà in questo modo, pensando ad esempio al basket dove non ci sono retrocessioni e un tetto salariale”.

Il commento sulla pirateria televisiva:

“La pirateria è un problema enorme del calcio italiano, col maxi-sequestro di oggi si dimostra che viene applicata una legge meravigliosa che abbiamo. Oggi finalmente è stato applicato un maxi-sequestro, parliamo di 25 milioni di utenti. Un fenomeno ciclopico, noi calcoliamo che la pirateria solo in Italia costa tra 500 milioni e un miliardo. Questi sono costi per DAZN e Sky che trasmettono le partite, ma di conseguenza sono costi anche per noi società”.

Sulla questione stadio:

“Faccio un flash sulla situazione stadio, oggi stiamo valutando l’ipotesi del 2018, ovvero costruire un nuovo stadio a San Siro affianco al Meazza. Costruito questo stadio possiamo trasformare il Meazza per fare una serie di attività sportive e commerciali come albergo, centro commerciale, sede e museo di Milan e Inter. Creando obbligatoriamente lo stadio più bello d’Europa. Se Milan e Inter fanno uno stadio nel 2030 deve essere il più bello del mondo. Non è San Siro iconico, sono Milan e Inter che hanno reso San Siro iconico. Siamo ben contenti di rimanere a San Siro, è ben collegato ed è casa nostra. Noi teniamo ben aperta la porta di San Donato, il percorso di San Siro è sempre difficile anche se resto ottimista”.

L’appello finale al governo:

“Noi dobbiamo assolutamente cambiare la legge che ci impedisce di utilizzare il betting, non possiamo non avere benefici dal mondo delle scommesse. Sulla Serie A si muovono 35 miliardi di scommesse, che nessuna società italiana abbia vantaggi da questo è assurdo. In tutta Europa è concesso, in Italia no e credo che se una cosa viene concessa in tutta Europa e non in Italia vuol dire che in Italia si fanno cretinate. Questa scelta fu fatta dal governo cinque stelle ed è ora di cambiarla. Tutto il calcio italiano vive dalla Serie A, c’è stato un lungo percorso in FIGC dove magari non abbiamo ottenuto tutto quello che volevamo, ma abbiamo fatto passi avanti. Dai bisticci tra le Lega Serie A e la FIGC non vengono mai benefici per il calcio italiano”.

 

Aston Villa-Juventus, le ultimissime sulle formazioni

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PIERRE KALULU IN AZIONE ( FOTO DI SALVATORE FORNELLI )

Bianconeri in campo con il 4-2-3-1. Thiago Motta fronteggia la grande emergenza infortunati lanciando Weah come terminale offensivo, supportato sulla trequarti da Koopmeiners, coadiuvato da Conceição e Yildiz sugli esterni. In difesa conferma per Gatti e Kalulu, con Savona e Cambiaso sulle corsie laterali. Centrocampo con la coppia composta da Locatelli e Thuram.

Aston Villa-Juventus, le probabili formazioni:

ASTON VILLA (4-2-3-1): Martinez; Konsa, Diego Carlos, Mings, Digne; McGinn, Tielemans; Bailey, Rogers, Ramsey; Watkins. All. Emery.

JUVENTUS (4-2-3-1): Di Gregorio; Savona, Gatti, Kalulu, Cambiaso; Locatelli, Thuram; Conceição, Koopmeiners, Yildiz; Weah. All. Motta.

De Rossi: “Dico sempre ciò che penso, Totti il più forte. Alla Roma ero visto come un amico”

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DANIELE DE ROSSI AMAREGGIATO ( FOTO DI SALVATORE FORNELLI )

Daniele De Rossi, ex allenatore e capitano della Roma, è intervenuto alla sesta edizione dello “Sport Talk Industry”. 

De Rossi: “Indossare la stessa maglia ha un sapore particolare”

Queste le sue parole: “Dico sempre quello che penso, noi interpreti del calcio dobbiamo cambiare. Ci stiamo avvicinando al mondo del tennis per la faccia di chi sta vincendo, così come i suoi compagni. Facce pulite e giovani che lottano per il nostro paese. Il mondo del calcio essendo così tanto popolare ha una serie di interessi che vengono tirati dal tifo. Ciò che importa è l’interesse della squadra, così funziona il calcio purtroppo. Siamo tutti attratti dal tornaconto economico per un dirigente e sportivo per un tifoso. La normalità è sottovalutata al giorno d’oggi, è difficile giocare semplice. Mi viene da citare Rodri che ha vinto il pallone d’oro, lui gioca semplice ma farlo come fa lui prevede mille pensieri quando non viene inquadrato. Il calcio è uno sport semplice e ti avvicina alla gente, ma fare le cose semplici è difficile. Tutti gli allenatori vogliono emulare chi sembra geniale come Guardiola, questo però toglie il pallone dai piedi dei ragazzini per fare un’ora di tattica. Il ragazzino deve fare uno contro uno, giocare e divertirsi. Poi crescendo si deve fare un lavoro diverso, tutti gli sport stanno cambiando e si va verso una fisicità. Il calcio va sempre verso quei calciatori di gamba. Per chi tifa avere qualcosa in cui rivedersi dentro la propria squadra è importante. Quando Sinner vince siamo tutti contenti, ma quando lo fa in Davis siamo ancora più contenti”.

Vivere un’intera carriera con la stessa maglia, com’è successo a lui con la Roma: “Ha un sapore particolare vedere un giocatore proseguire tutta la sua carriera con la stessa maglia. Ogni tanto a chiunque viene il pensiero di staccarsi, ma poi questo sentimento forte ti lega alla maglia. Non solo la vittoria rende felici, rende belli, intelligenti e credibili”.

E come lui, Francesco Totti, del quale De Rossi parla così: “Il giocatore più forte e più affascinante, ci ho giocato tanti anni insieme. Aveva questa aura che si portava dietro, questa leadership anche silenziosa. Parlava con i gesti, l’ho vissuto anche da tifoso come adolescente”. Mentre, tra gli avversari affrontati, De Rossi cita: “Da avversario mi affascinava Zidane, era proprio bello da vedere e fortissimo, sia fisicamente che tecnicamente. Il più difficile da affrontare per me è stato Seedorf, marcavo grandi giocatori con grande facilità, ma con Seedorf affrontavo un giocatore più forte fisicamente, più forte tecnicamente e più rapido nelle scelte”. 

Poi il passaggio da allenatore, con l’arrivo alla Roma lo scorso gennaio: “Per allenare una squadra si può parlare di doti tecniche e di conoscenze calcistiche che servono, ma a me sta aiutando una cosa che avevo anche da calciatore ovvero l’altruismo. A me piaceva aiutare i compagni, serve altruismo dentro uno spogliatoio con 30 giocatori. Nel primo spogliatoio alla Spal mi vedevano come un oggetto non identificato e dovevo fargli capire che ero al loro servizio. Alla Roma sono entrato come una bandiera del club e venivo visto quasi come amico da alcuni giocatori, devi trovare le giuste misure ed è importante anche lo staff. La parte mentale e la gestione del gruppo è molto importante, poi ci vogliono le conoscenze calcistiche. Se non hai conoscenze i calciatori ti battezzano subito”.

“Solo la vittoria rende felici nello sport?”, domandando a De Rossi. Risposta: “No, la vittoria rende belli, intelligenti, furbi, ascoltabili e credibili. Forse il più grande esempio è Gasperini perché quello che ha fatto è incredibile, ha cambiato vita ad un club e alla città, prendendo una squadra che faceva l’ascensore tra A e B con grande dignità e ora è club di prima fascia. Adesso è un personaggio affascinante dopo aver vinto l’Europa League, ma a volte finali del genere le perdi anche per un rigore o un episodio e non cambia niente nel tuo percorso.
Lo stesso è successo a Spalletti dopo lo Scudetto. Per me il percorso è la cosa più affascinante, non ho vinto tantissimo a livello di club, ma ho vinto il Mondiale e non ricordo quel trionfo con più affetto e brividi rispetto all’Europeo del 2012 quando perdemmo in finale contro una squadra di marziani. Per me la vittoria non rende felici, ma intorno a me percepisco che chi vince può dire una parola in più”.

All’uscita De Rossi si è concesso ai vari appassionati per presenti per selfie e autografi, sfuggendo invece alle domande sul momento della Roma: “Di attualità non parlo”.