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Rambaudi sicuro: “Lazio, manca una figura come Peruzzi. Serve crescere altrimenti Lotito ceda il club..”

Peruzzi

“Una figura alla Peruzzi per me è importante, serve per creare il mosaico perfetto. Team manager, o chiamiamolo come vogliamo, ormai i termini nel calcio cambiano, ma ci vuole una figura che sappia già cosa pensano i calciatori prima di parlare o agire. E, al contrario, i giocatori devono sapere che vengono subito sgamati quando qualcosa non va. Serve questo profilo per la società, la squadra e anche per l’ambiente: una figura così farebbe bene anche per riaccendere la scintilla, l’entusiasmo. Ci sono troppe critiche al momento tra presidente e ambiente. Lotito, da persona intelligente qual è, dovrebbe scegliere questa figura che unisce: serve un profilo funzionale per riallacciare il rapporto con la tifoseria. Ora la Lazio deve lavorare per avere continuità nel campionato italiano. Serve migliorare anno dopo anno, altrimenti viene da pensare che il presidente non ha le capacità o la voglia di lottare per le posizioni di alta classifica. Sono state fatte cose importanti ma serve una crescita continua, altrimenti è bene che il presidente venda”.

Rambaudi: “Lazio, troppe critiche ma..”

Sono queste le parole di Roberto Rambaudi, ex calciatore della Lazio, che hai microfoni di Radiosei ha commentato l’inizio di stagione della squadra biancoceleste. Rambaudi ha poi consigliato Lotito di acquistare una figura di raccordo.

Fiorentina, Bove si presenta: “Scelta mia di andare via da Roma, ero fuori dal progetto. Sogno la Nazionale”

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LA GRINTA DI EDOARDO BOVE ( FOTO DI SALVATORE FORNELLI )

Intervenuto nella consueta conferenza stampa di presentazione, Edoardo Bove, ex centrocampista della Roma, è tornato a parlare della sua cessione e della sua nuova esperienza in maglia viola.

Bove: “Darò tutto per la Fiorentina. Grazie Mou”

Queste le parole riportate da TMW:

Prima volta che indossa una maglia diversa da quella della Roma. Con che speranze arriva alla Fiorentina?
“La Fiorentina sarà un passo molto importante per la mia carriera, ho già avuto modo di vedere le strutture ed è fantastico essere qui. Certe strutture le hanno solo in Premier League, abbiamo tutto il tempo per lavorare e toglierci soddisfazioni. Sono molto contento di essere qui”.

Pronto a recidere il cordone ombelicale con Roma?
“Assolutamente, dare tutto per la maglia, l’allenatore e la società è una prerogativa molto importante. Quando dai tutto non hai nulla da recriminare, cerco di farlo ogni volta che scendo in campo. Sono davvero pronto e non vedo l’ora, mi piacciono molto piazza e tifosi: sento un tipo di calore che ci servirà tantissimo, quella passione e pressione positiva che servono a crescere. Giocare dove hai poche pressioni è deleterio, con la voglia giusta cresci anche come persona”.

Mourinho l’ha ribattezzata ‘cane malato’. Il soprannome è limitante?
“I soprannomi li lascio dare a tifosi o allenatori (ride, ndr). Ma posso dire quello che penso, che gran parte delle persone ancora non hanno visto tutte le potenzialità che ho e ciò che sento di poter esprimere dentro. Se lo vedi da quel punto di vista può essere limitante, ma grazie a Mourinho ho sviluppato e migliorato delle caratteristiche, come sul lato difensivo. Magari giocavo meno la palla, ma sono consapevole dei miei mezzi e pronto per farlo vedere a tutti. Il mister è stato carino e lo ringrazio”.

Che tipo di compagno può esaltarla?
“A me piace giocare sia in un centrocampo a due che a tre. Non ho un compagno ideale con cui giocare, sono abbastanza duttile. Nel calcio moderno tutti devono saper fare tutto, ci sono movimenti e interscambi: la cosa più importante è saper eccellere in entrambe le fasi. Posso svolgere molti ruoli”.

Che step è la Fiorentina?
“Negli ultimi anni stanno attuando un percorso di crescita unico in Italia. Ho imparato che coppe e trofei non arrivano subito, ci vuole tempo e la Fiorentina è sicuramente sulla strada giusta. Le finali ci sono, perderle fa male e so cosa significa avendo perso l’Europa League, però sei arrivato in fondo ed è la testimonianza di quanto fatto dalla società. Gestire le varie competizioni è difficile, non è scontata neanche la finale di Coppa Italia. Così facendo magari rischi di perdere qualche punto e non deve essere così: la rosa che abbiamo può competere e secondo me ci toglieremo grandi soddisfazioni”.

Pronto a diventare il centrocampista del futuro della Fiorentina?
“Assolutamente, non sarei qui se non fossi pronto. Voglio mettermi in gioco e fare più partite possibili con questa maglia”.

Lei è arrivato con altri centrocampisti nuovi: cosa ruberebbe loro?
“Ho avuto la fortuna di giocarci contro e conoscerli. Sono ragazzi incredibili, quella è la prima cosa, il rapporto umano ti aiuta anche in campo. Sono più giovane ma non significa che non ho esperienza: ormai l’età non è così importante. Da giocatori più esperti però impari certe cose che per forza ancora non puoi avere. E tra qualche mese potrò rispondere”.

Come è maturato l’addio alla Roma? Vero che allora ha messo la Fiorentina in cima alla lista?
“Il motivo per cui ho scelto la Fiorentina, a parte il progetto, è perché la piazza ha tanta passione, la gente ti spinge e c’è il centro sportivo migliore d’Italia. È il posto perfetto per fare tante partite e crescere. Per quanto riguarda la Roma, è una scelta mia perché mi hanno detto che non avrei avuto lo spazio che a me serve per diventare il giocatore che voglio essere. Ero fuori dal progetto, io voglio essere al centro e protagonista”.

Pronto a inserirsi nella scia della tradizione di romani con la Fiorentina?
“Mi fa sorridere sentire che sono giovanissimo… In tutta Europa giocano ragazzi di 16-17 anni e io ancora andavo a scuola. Non sono giovanissimo, sono nell’età in cui devo dimostrare. Qui c’è una grande tradizione di romani, anche perché è vicina. E mi hanno parlato tutti bene di Firenze, ci si vive benissimo. In Italia siamo abituati a determinate cose, come il cibo… Sono davvero contento di essere qui, la scelta della Fiorentina era la migliore che potessi prendere”.

Firenze serve per la Nazionale?
“Per me è un obiettivo, vestire la maglia azzurra è un grandissimo onore. So però anche che per farlo devi giocare, nel momento in cui in un posto non mi può essere garantito spazio allora voglio andare dove mi sento importante”.

In mezzo siete in cinque per due posti. Qualche richiesta precisa di Palladino?
“Il mister mi ha chiesto applicazione. Sono arrivato due settimane fa e ho bisogno di assimilare certi concetti magari già trasferiti ad altri. Mi ha chiesto di stare più attento possibile e cogliere ciò che lui chiede. Ti direi che gioco dove mi mette il mister! Quasi giocherei anche in porta (sorride, ndr)… Si imparano nuove cose così, capisci come ragionano certi giocatori e puoi usare tutto a tuo favore”.

Che rapporto ha con il gol?
“Può essere migliore. È sempre stato un bel rapporto, da quando sono giovane: negli ultimi anni sono un po’ mancati ma i gol stanno tornando. Avremo tante partite, sappiamo di essere tutti giocatori importante e conta essere parte del progetto. Arrivare stanchi a fine stagione non è mai buono”.

LEga BKT: in coso le elezioni per il Presidente, restano in corsa Balata e Veltroni. Torna in gioco Sky?

il pallone di euro 2024 ( foto di salvatore fornelli )
IL PALLONE DI EURO 2024 ( FOTO DI SALVATORE FORNELLI )

In Lega calcio di Serie B è in corso la prima votazione per l’elezione del presidente. In corsa restano solo in due visto che ha ritirato la propria candidatura l’ex campione del Mondo ’82 Beppe Dossena. Restano in corsa il manager Vittorio Veltroni e il presidente uscente Mauro Balata. Per l’elezione serviranno almeno 14 voti su 20 nelle prime due tornate, dalla terza votazione in poi ne basteranno invece 11.

Il nuovo Presidente potrebbe, con molta probabilità riaprire il discorso dei diritti televisivi, che potrebbero essere assegnati nuovamente in co esclusiva con DAZN  a Sky.

Conferenza Conceicao: “Juventus scelta giusta, mi piace giocare largo a destra. Non soffro il paragone con mio padre””

Calciomercato Juventus
ph: Papini/KeyPress

Francisco Conceicao, nuovo acquisto della Juventus, si è presentato oggi ai suoi nuovi tifosi in conferenza stampa. Diversi gli argomenti trattati dal figlio di Sergio, che vuole imporsi con la maglia della Juventus e meritarsi sul campo il riscatto. Conceicao non sarà a disposizione fino alla fine di settembre a causa di un infortunio.

Le tue prime impressioni qui?
“Si mi sto sentendo molto bene. Sono stato accolto molto bene dalla squadra e dallo staff tecnico. Sono molto felice di essere qui”.

Perchè ha scelto la Juve?
“Quando ti chiama un club come la Juventus vuoi unirti a loro il primo possibile. Sono completamente sicuro di aver preso la decisione giusta”.

Hai parlato con Ronaldo?
“Non ho parlato con Cristiano, ma sicuramente parlerò con lui. Per me lui è un punto di riferimento come tutti i portoghesi. Mi rivedo in lui nella voglia di migliorare sempre”.

Che cosa ti ha raccontato tuo papà sulla Serie A? Che consigli ti ha dato?
“Ho parlato con mio padre del calcio italiano anche se ha giocato molto tempo fa. Mi ha sempre detto che è un campionato molto competitivo tra i migliori al mondo”.

Alla Juve ci sono tanti figli d’arte. Quali sono le maggiori pressioni?
“Sicuramente i paragoni con mio padre ci sono, ma non ascolto queste cose. Sono molto orgoglioso di quello che ha fatto mio papà, ma non mi interessa molto il paragone. Io voglio fare il mio percorso”.

Conceicao sulle sue condizioni: “Sto lavorando per tornare al più presto, l’infortunio non è grave”

Come stai? Quando ti rivedremo in campo?
“Sto lavorando giorno per giorno per tornare il prima possibile. Sono tranquillo perché non è niente di grave. Sulla posizione è una scelta del mister, io voglio aiutare la squadra in ogni posizione. Io sulla destra mi sento a mio agio”.

Hai legato con qualcuno maggiormente?
“Mi hanno accolto tutti molto bene. La squadra è stata molto calorosa con me. Ovviamente ho parlato di più con i brasiliani per una questione di lingua”.

Totti: “Mi vedo come direttore tecnico, qualche squadra mi ha chiamato. Roma, senza Champions è un fallimento”

Totti
FRANCESCO TOTTI PENSIEROSO ( FOTO DI SALVATORE FORNELLI )

Dopo l’intervista a Sky Sport, Francesco Totti, torna a parlare facendolo ai microfoni di Il Messaggero. L’ex capitano della Roma ha parlato a 360′ anche di De Rossi, Mourinho, Dybala e tanto altro.

Totti: “De Rossi come Mourinho. Su Pellegrini..”

Queste le sue parole:

Ma perché Totti non è nella Roma? Che cosa c’è di sbagliato in lei?
“Non lo so, forse troppa lealtà, eccessiva sincerità. Forse sono una figura ingombrante. Quello che dico io viene preso in considerazione, quello che dicono altri, meno. È come se avessero paura di avere una figura importante dentro la società, credono che non possa aiutare e invece uno potrebbe farlo”.

Ha rivelato di essersi sentito spesso al telefono con De Rossi in questo ultimo mese. Non sarebbe più utile farlo come un referente tecnico?
“Sì, ma non è una mia decisione. Se nessuno mi chiama… Non sono io che vado a bussare alla porta”.

In che ruolo si vedrebbe?
“Direttore sportivo non lo farei mai, però magari mi vedrei in un ruolo come quello ricoperto da Ibrahimovic o Zanetti: un riferimento tra società, squadra e allenatore. In poche parole, una figura come quella del direttore tecnico. Uno che ci mette la faccia, che dice le cose come stanno, è semplicissimo. Un incarico operativo, non uno da chiamare solo quando ci sono dei problemi”.

Ha mai pensato di utilizzare le sue competenze in un altro club?
“Qualche squadra mi ha chiamato. Comunque no, come ho sempre dichiarato, io sono fedele alla Roma”.

Ad oggi si è sentito più illuso o deluso?
“Sono rimasto deluso e basta. Anche perché per quello che ho fatto io per la Roma, per la società, per tutti, mi aspettavo qualcosa di diverso. Ogni due, tre, quattro, cinque anni la proprietà cambia e chi arriva ha le sue idee e i suoi pensieri. E alla fine sono da rispettare”.

Le piace questa Roma che sta nascendo?
“Ancora non l’ho capita sinceramente. Alla fine è stato un miscuglio di giocatori, chi prima, chi dopo, alla fine sono stati presi quattro calciatori insieme. Sono stati investiti tanti soldi. Io con settanta milioni avrei fatto altre scelte, li avrei spesi diversamente. Come? Non per due giocatori sicuramente, ne avrei presi quattro-cinque. Dovbyk? L’attaccante certamente andava preso e in quel caso meno di trenta è difficile”.

Chi le piace di più dei nuovi arrivati?
“Koné, lui sì che mi piace”.

È la volta buona per arrivare in Champions?
“Vedendo le spese folli che ha fatto sul mercato, la Roma deve arrivarci, per forza. Se investi 100 milioni e non ci arrivi è un fallimento totale. Anche perché senza Champions, Daniele salta prima, non arriva fino alla fine”.

Un errore che De Rossi non deve commettere?
“Deve chiudersi in se stesso e parlare con chi di dovere. Deve soprattutto farsi rispettare”.

Altrimenti rischia di diventare un parafulmine.
“Daniele è il parafulmine. E chi ci rimette è lui. Però, ripeto, fortunatamente è uno che conosce tutto e tutti”.

Così non rischia di diventare il nuovo Mourinho?
“Certamente, anche se in questo momento è l’unico che può fare l’allenatore a Roma. Ma torniamo al solito discorso, se c’è la società forte che esce allo scoperto e parla chiaro sugli obiettivi, allora è tutto tranquillo. In questo modo la piazza sa tutto. Invece ora la colpa, nel caso le cose non dovessero andare bene, ricadrebbe tutta su Daniele. È quello che è accaduto a Mourinho, perché José ci metteva la faccia. Però nessuno lo aiutava, nessuno parlava. Dopo è dura eh, mettersi contro sei milioni di persone. E dura, perché puoi essere chi vuoi, se non porti risultati, diventi il capro espiatorio. Ma Daniele ne è consapevole”.

Pellegrini è un capitano che divide la tifoseria com’era accaduto in passato a Giannini. Lei lo ha sempre sostenuto. Che ne pensa della sua situazione?
“A Lorenzo voglio bene, ma poi conta solo il rettangolo di gioco. Se non ti esprimi al meglio là dentro puoi essere chi ti pare. Ultimamente non ha giocato come dovrebbe. Purtroppo è la realtà dei fatti, Roma è una piazza particolare e le reazioni ci sono. La gente vuole l’attaccamento alla maglia, ma pure che giochi al cento per cento. E lui, essendo capitano, ha maggiori responsabilità rispetto agli altri”.