LAUTARO MARTINEZ E MARCUS THURAM PERPLESSI ( FOTO FORNELLI/KEYPRESS )
L’Inter è Campione d’Italia. I nerazzurri hanno battuto il Milan 2-1, vincendo così il ventesimo scudetto. Vincere un campionato significa già fare la storia, ma farlo nelle circostanze dell’Inter lo è ancora di più. La formazione allenata da Inzaghi, oltre a cucire scudetto e seconda stella sulla maglia, ha vinto il campionato durante la stracittadina, mai successo in Serie A.
Inter, scudetto-storia: quanti record per i nerazzurri
Non ci sono precedenti del genere in Serie A, mai nessuno prima della formazione allenata da Simone Inzaghi aveva vinto il titolo in una stracittadina nella Serie A. Ma la squadra nerazzurra quest’anno è stata un continuo battere record. La formazione con a capo Simone Inzaghi attualmente è la migliore nei 5 top campionati europei per punti, numero vittorie, gol fatti e subiti, differenza reti, clean sheets ed è la prima capace di segnare in tutte le prime 32 partite di campionato. La striscia aperta è di 40 match con almeno un gol, il record è 44 e appartiene alla Juve di Allegri 2017.
L’allenatore dell’Inter, Simone Inzaghi, con lo scudetto centrato ieri sera, ha ottenuto il suo sesto trofeo, il più importante, che gli ha permesso di superare, nella classifica degli allenatori della Beneamata, Mourinho e piazzarsi con 6 titoli al terzo posto dietro a Herrera e Mancini fermi a 7. Insomma la vittoria di ieri sera ha un’importanza enorme.
Titolo mai messo in discussione, i migliori in Serie A
Mai in discussione la vittoria della scudetto per l’Inter, che ha il miglior attacco (79 gol) e la miglior difesa (18 gol subiti) del torneo. Sommer ha già raggiunto le 17 clean sheet di Julio Cesar e Handanovic. Lautaro è il capocannoniere della Serie A, avendo realizzato finora 23 gol di cui 14 in trasferta. Ai suoi gol vanno aggiunti anche i 12 di Thuram e gli 11 di Calhanoglu: era dal 2004/05 che i nerazzurri non riuscivano a mandare tre giocatori in doppia cifra. Il giovane francese, soprattutto, ha avuto un impatto devastante e ai 12 centri vanno aggiunti anche 7 assist. Numeri che in passato soltanto Eto’o aveva avuto al debutto. Un altro giocatore che quest’anno ha dato il massimo e segnato record è Calhanoglu. Il turco ha messo a segno tutti i rigori che è andato a tirare: 10. L’ex Milan, tra l’altro, ha eguagliato Perisic tra i centrocampisti capaci di fare 11 reti in campionato.
STEFANO PIOLI RAMMARICATO ( FOTO DI SALVATORE FORNELLI )
Debacle Diavolo a San Siro. Leao e i suoi poco brillanti, con poca grinta, se non la rabbia finale che porta addirittura a due esplosioni (Theo e Calabria). Risultato? Sesto derby consecutivo perso e Inter che festeggia la seconda stella in casa del Milan. Basterebbe questo a raccontare il momento da incubo che si vive nell’universo rossonero. Quel che è sicuro è che la serata di ieri, con i nerazzurri che hanno vinto l’ennesima stracittadina con il risultato di 2-1, ha segnato la fine del ciclo di Stefano Pioli sulla panchina rossonera, come suggerisce questa mattina la Gazzetta dello Sport.
Pioli arrivato al capolinea: scende dal treno Milan con le ossa rotte
Quella di ieri è stata una prestazione che ha sancito un aprile terrificante per il Diavolo e una stagione molto deludente, specialmente quando si sono presentati i big match veri e propri nei quali i rossoneri hanno steccato. Il divario di 17 punti in classifica con l’Inter si è visto tutto e anche i limiti tattici e tecnici di una squadra, il Milan, arrivata frustrata all’impegno di ieri. Pioli ha riprovato a dare qualche certezza ma anche le scelte di ieri si sono rivelate sbagliate: come con la Roma, i rossoneri hanno perso di colpo tutte le certezze e neanche i giocatori più rappresentativi son stati in grado di invertire la rotta. E alla fine i rossoneri, nervosi con due espulsioni, hanno dovuto assistere alla festa dei cugini in casa propria. Ora il club rossonero dovrà ripartire ma non lo farà con Stefano Pioli, il cui ciclo è arrivato al capolinea. L’allenatore, che verrà lasciato lavorare fino a fine stagione anche per rispetto e riconoscenza di quanto fatto a Milanello in questi anni, ha comunque rimandato ancora una volta le domande sul suo futuro a fine partita: “Ciclo finito? Onestamente non lo so. Io qui sto bene, lavoro bene, credo che questa squadra abbia margini di miglioramento. Ora finiamo la stagione e poi faremo tutte le valutazioni possibili“.
Ora il pallone passa nei piedi di Gerry Cardinale. Come detto, Pioli rimarrà sulla panchina rossonera fino al termine della stagione: l’allenatore ha ammesso che una sconfitta così fa molto male ma allo stesso tempo la società gli riconosce un lavoro negli ultimi anni che ha riportato il club a essere competitivo in Italia e in Europa. Intanto però, sperando di consolidare il secondo posto quanto prima, si inizia a cercare il prossimo allenatore del Milan. Sono già stati avanzati diversi nomi e profili nei giorni scorsi ma nessuno ancora di definitivo e questo perchè l’ultima parola la avrà Cardinale. Ieri l’amministratore delegato Furlani si è presentato ai microfoni di DAZN, nel post partita, e ha detto: “Per come lavoriamo noi sulla parte sportiva le persone che riportano a Cardinale sono Moncada, Ibrahimovic e io. Gerry prenderà sempre la decisione finale“. Ed ecco che il proprietario del Milan, ieri presente a San Siro, ha già avuto modo di parlare con i suoi dirigenti ascoltando le prime ipotesi di nuova guida tecnica. Le consultazioni continueranno anche nei prossimi giorni, in presenza e a distanza, ma alla fine l’ultima parola spetterà a lui per far sì che si possa aprire un ciclo vincente e in grado di ridurre il gap con questa Inter, oggi lontana 17 punti e con una stella in più sul petto.
L’ESULTANZA DI SIMONE INZAGHI ( FOTO DI SALVATORE FORNELLI )
Simone Inzaghi al primo trionfo; per l’Inter arriva la seconda stella.
Al terzo tentativo arriva finalmente per l’Inter di Simone Inzaghi il ventesimo scudetto e la tanto agognata seconda stella da appuntare sul petto prima dei cugini rossoneri. Per chi vi scrive la compagine nerazzurra era la più forte e completa anche nelle due passate stagioni, quando però, gli “infortuni” di Bologna e le imponderabilità del campionato più anomalo della storia (l’unico disputato con un Mondiale nel mezzo…), avevano condotto alle vittorie, peraltro più che meritate, del Milan di Pioli e del Napoli “spaziale” di Spalletti.
Inter campione d’Italia
Il successo della formazione meneghina stavolta non è mai stato messo in discussione perché nessuna delle presunte e pronosticate rivali è mai riuscita a tenerne il passo, a tratti travolgente e sempre costante, senza veri momenti di crisi, senza appannamenti di rendimento o di risultati.
Nella prima parte del campionato ci ha provato la Juventus di Allegri che ferita dalla penalizzazione dello scorso anno ha cercato di sfruttarne la conseguente esclusione dalle coppe europee; ma quando i “corti musi” non sono più bastati per reggere il passo, la realtà di una rosa troppo corta e sempre più mutilata da fattori esterni (Pogba e Fagioli) è venuta inesorabilmente a galla, lasciando campo libero a chi aveva continuato a marciare senza sosta.
Milan: la storia si ripete | Sei i derby persi
Del Milan si erano perse le tracce già alla quarta giornata con quel 5-1 impietoso che rimarcava le distanze stagionali tra le due compagini milanesi: da una parte una formazione “volatile”, attaccata alle paturnie di un presunto fuoriclasse ancora inconsapevole della sua reale potenzialità, dall’altra una squadra scolpita nella roccia, granitica nelle sue convinzioni e capace sempre di orientare le gare dalla propria parte, anche quando la giornata pareva storta, anche quando tutto sembrava volgere verso il peggio, trovando pure quel pizzico di fortuna che da sempre aiuta i più forti, persino più degli audaci. E nella fortuna comprendiamo anche quelle decisioni arbitrali un po’ al limite che spesso accompagnano i primi della classe sotto lo striscione del traguardo.
Il Napoli e le romane si erano dissolte nel frattempo; gli azzurri bloccati dietro le manie di protagonismo di un presidente “stordito” dal dolce calice dello scudetto ed incapace di rinnovare in maniera adeguata la sua compagine tecnica e dirigenziale, le formazioni capitoline incastrate nel mito di due alchimisti ormai privi delle loro pozioni.
Tornando all’Inter vanno equamente suddivisi i meriti del successo tra i protagonisti in campo e fuori. Primo tra i primi il direttore Marotta, capace ancora una volta di ricostruire e forse migliorare la rosa senza poter spendere un euro, arrampicandosi tra parametri zero, prestiti onerosi, diritti di riscatto e occasioni a basso prezzo ma ad alto rendimento. Anche nell’ultima estate infatti, complice una società fisicamente assente ma ben presente quanto a fardelli finanziari (dei quali rimandiamo l’analisi ad altri capitoli), l’ex plenipotenziario juventino ha dovuto procedere ad un ampio rinnovamento, spesso andando contro corrente, rischiando la faccia in prima persona. Ecco allora gli arrivi di Sommer per Onana e di Thuram per Lukaku; i due esempi più lampanti di lungimiranza e acume tecnico; un mix vincente o se preferite la maniera più saggia per “fare le nozze coi fichi secchi”. Per non parlare poi dell’operazione Frattesi, strappato ad una folta ed agguerritissima concorrenza, e dell’arrivo di calciatori come Carlos Augusto, Pavard e Arnautovic, elementi poco reclamizzati ma funzionali per le rotazioni di Inzaghi. Un po’ fuori contesto Cuadrado ed il ritorno di Sanchez, ma anche le migliori pasticcerie a volte sfornano qualche ciambella priva del canonico buco…
La bravura di Inzaghi, comunque mai rimasto a bocca asciutta anche nelle due precedenti campagne nerazzurre, è stata quella di saper amalgamare velocemente i nuovi con l’organico preesistente, consegnando le chiavi del centrocampo a Calhanoglu, ormai un ex trequartista divenuto lucido e preciso regista oltre che infallibile dal dischetto, affidandosi in difesa a “vecchi califfi” come Acerbi (scalfito solo da polemiche extra campo) ed il duttile Darmian, utilizzato all’occorrenza in ogni dove senza mai perdere colpi; Bastoni, Mkhitaryan, e lo stesso Sommer hanno saputo blindare letteralmente la squadra, consentendo a Barella, Dimarco, Frattesi, Dumfries e soprattutto a Thuram e allo scatenato nonché capitano Lautaro Martinez di imperversare in campo avverso, collezionando un successo dopo l’altro anche con l’ausilio di un gioco piacevole e a tratti armonioso oltre che implacabilmente efficace. Pochi fronzoli, poche chiacchiere, nessun proclama, ma tanta continuità, pressione, supremazia territoriale e una volontà di ferro: tutte qualità che hanno avvicinato questa Inter più a quella “dei record” di trapattoniana memoria che non a quella della tripletta mouriniana. Un’Inter anche bella ma soprattutto forte, inaccessibile e indomita.
Ad Inzaghi, già avviato sulla buona strada negli anni laziali, mancavano due affermazioni per potersi iscrivere nell’albo dei grandi allenatori: lo scudetto ed un successo a livello europeo; il primo tassello è stato felicemente e meritatamente inserito, per quanto concerne il secondo gli interisti e tutti coloro che oltre i colori del tifo hanno a cuore il calcio italiano sperano possa giungere nel minor tempo possibile…
Inter campione d'Italia ph: Salvatore Fornelli/Keypress
Grazie alle reti di Acerbi e Thuram l’Inter batte il Milan e vince il suo 20esimo scudetto. La squadra di Inzaghi gioca il solito calcio perfetto e propositivo, a fronte di un Milan che si lecca le ferite dopo la partita con la Roma. I nerazzurri sbloccano la gara al 18′ grazie all’ex difensore della Lazio che permette alla squadra di Inzaghi di chiudere in vantaggio.
Milan-Inter, scintille nel finale
Nel secondo tempo il Milan vuole riaprire la gara anche se a segnare è ancora una volta Marcus Thuram che sigla una splendida rete con un tiro da fuori. Non bastano la rete di Tomori(due le espulsioni, Theo Hernandez e Dumfries) nel finale e la mossa di mettere Leao prima punti, con il Milan che perde il derby ma anche la faccia.
Tabellino di Milan-Inter:
MILAN (4-2-3-1): Maignan; Calabria, Gabbia, Tomori, Hernández; Adli (dal 24′ st Bennecer), Reijnders (dal 1′ st Giroud); Musah (dal 31′ st Okafor), Loftus-Cheek (dal 24′ st Chukwueze), Pulisic; Leão. A disposizione: Nava, Sportiello; Caldara, Florenzi, Terracciano; Jović, Okafor. Allenatore: Pioli.
INTER (3-5-2): Sommer; Pavard, Acerbi, Bastoni; Darmian, Barella (dal 30′ st Frattesi), Çalhanoğlu, Mkhitaryan, Dimarco (dal 30′ stCarlos Augusto); Thuram, Martínez. A disposizione: Audero, Di Gennaro; Bisseck, Buchanan, Carlos Augusto, Cuadrado, de Vrij, Dumfries; Asllani, Frattesi, Klaassen, Sensi; Arnautović, Sánchez. Allenatore: Inzaghi.
Reti: al 18′ pt Acerbi, al 4′ st Thuram, al 34′ st Tomori
LA GRINTA DI MASSIMILIANO ALLEGRI CHE FA IL SEGNO OK ( FOTO DI SALVATORE FORNELLI )
La prima finalista della Coppa Italia verrà decretata della sfida dell’Olimpico tra Lazio e Juventus. I biancocelesti proveranno a rimontare il 2-0 dell’andata ma l’impresa sarà tutt’altro che semplice visto che raramente la Vecchia Signora ha perso con almeno due reti di scarto in questa stagione. I bianconeri, inoltre, se dovessero battere la Lazio diventerebbero la seconda squadra dopo l’Inter (103) ad aver battuto per almeno 100 volte i biancocelesti tra tutte le competizioni. Il match sarà visibile in chiaro su Canale 5 e in streaming sull’app Mediaset Infinity martedì 23 aprile alle ore 21.
Probabili formazioni Lazio-Juventus
LAZIO (3-4-2-1): Mandas; Casale, Romagnoli, Gila; Hysaj, Cataldi, Guendouzi, Marusic; F. Anderson, Luis Alberto; Castellanos. All. Tudor
JUVENTUS (3-5-2): Perin; Danilo, Bremer, Alex Sandro; Cambiaso, McKennie, Locatelli, Rabiot, Kostic; Yildiz, Vlahovic. All. Allegri