Home Blog Pagina 534

Inter, caos biglietti per la finale Champions. Lunedi la grande protesta: “Tutti sotto la sede”

Curva Nord Inter
Curva Nord Inter

E’ caos biglietti in vista della finale tra PSG e Inter

Caos biglietti, i tifosi nerazzurri protestano in vista della finale tra PSG e Inter in programma il prossimo sabato. Il motivo? Sono pochissimi i tifosi che hanno avuto la fortuna di esser riusciti ad acquistare un biglietto per la finale. Il rischio, secondo i rappresentanti della curva nord nerazzurra è che a Monaco non ci saranno coereografie e un tifo degno di una finale. La gestione dei biglietti messi a disposizione del club dalla Uefa nel mirino dei tifosi della curva nord, ma anche di molti rappresentanti degli Inter Club italiani.

Nino Ciccarelli, leader e fondatore dei Viking (ma attualmente fuori dal nuovo direttivo) ha chiamato a raccolta i tifosi: “Lunedì 26 maggio alle 18 tutti sotto la sede dell’Inter”. In segno di protesta i sostenitori nerazzurri hanno deciso di mobilitarsi. “Faremo un comunicato per ufficializzare la cosa”, fanno eco altri ultrà, “sarà una protesta civile, con bandiere, con i nostri colori, con i simboli della nostra squadra. Quello che sta succedendo è assurdo”. La procedura per ottenere un codice utile per poter acquistare un biglietto non sembra aver funzionato nel modo migliore, tanti gli abbonati decennali o iscritti agli Inter Club che non sono riusciti ad ottenere il tanto ambito codice, molti quelli che chiedono delucidazioni.

Bologna-Genoa, le ultimissime sulle formazioni

genoa calcio
Morten Frendrup ( FOTO SALVATORE FORNELLI/KEYPRESS )

Il Bologna festeggerà la Coppa Italia davanti al proprio pubblico. La formazione di Italiano è già qualificata alla prossima UEFA Europa League. Di fronte c’è il Genoa, già salvo da diverse giornate, reduce da una grande stagione.

Bologna-Genoa, le probabili formazioni:

BOLOGNA (4-2-3-1): Skorupski; Calabria, Beukema, Lucumì, Lykogiannis; Freuler, Ferguson; Orsolini, Fabbian, Ndoye; Castro. All. Italiano.

GENOA (4-2-3-1): Leali; Sabelli, Bani, De Winter, Martin; Frendrup, Masini; Norton-Cuffy, Messias, Vitinha; Pinamonti. All. Vieira.

 

Milan-Monza, le ultimissime sulle formazioni

coppa italia frecciarossa 2024 2025: inter vs milan
L’ESULTANZA DI LUKA JOVIC ( FOTO DI SALVATORE FORNELLI )

Rossoneri con il 3-4-2-1. Difesa con Tomori, Gabbia e Pavlovic. In mezzo al campo Reijnders, ad una probabile ultima gara in rossonero, accanto a Luftus-Cheek, coadiuvati da Musah e Jimenez. In avanti c’è Jovic, sostenuto da Pulisic e João Félix sulla trequarti.

Milan-Monza, le probabili formazioni:

MILAN (3-4-2-1): Maignan; Tomori, Gabbia, Pavlovic; Musah, Loftus-Cheek, Reijnders, Jimenez; Pulisic, João Félix; Jovic. All. Conceição.

MONZA (3-5-2): Pizzignacco; Pereira, Brorsson, Carboni; Birindelli, Akpa Akpro, Bianco, Zeroli, Kyriakopoulos; Caprari, Keita Balde. All. Nesta.

Juventus-Conte, il salentino tra due Napoli e Torino: quale futuro?

Atalanta Inter Conte
ANTONIO CONTE RAMMARICATO A BRACCIA APERTE ( FOTO DI SALVATORE FORNELLI )

Quale futuro per Antonio Conte? Lo Scudetto, la festa e un nuovo incontro con Aurelio De Laurentiis alle porte. Il presidente del club partenopeo ha fatto intendere, durante i festeggiamenti, che continuerebbe volentieri il rapporto con il tecnico salentino. Tuttavia, c’è il problema che parte di lontano: il richiamo della Juventus.

Juventus-Conte, è il momento del ritorno?

I bianconeri vengono da una stagione negativa, ancora con un posto in Champions League da conquistare, ben lontana dalle aspettative, che potrebbe parlare John Elkann a valutare una svolta significativa, mirata proprio verso Antonio Conte. Il salentino ha salutato i bianconeri nell’estate del 2014, con non poche difficoltà seguite anche dal passaggio ai rivali dell’Inter, e potrebbe ritornare a Torino. Nelle prossime settimane conosceremo il futuro della panchina del Napoli, della Juventus e di Conte.

 

Dalla mascherina al kilt: Napoli ancora campione d’Italia

Terzo scudetto per “mago” Conte; McTominay raccoglie l’eredità di Osimhen

Napoli si risveglia (ammesso che qualcuno abbia dormito) completamente tinta d’azzurro, inebriata dalla conquista del suo quarto titolo italiano, il secondo negli ultimi tre anni; un’impresa simile dall’avvento del girone unico non era mai riuscita a nessuno al di fuori della ristretta cerchia delle tre grandi (Inter, Milan e Juventus) e naturalmente del Grande Torino, ma dobbiamo risalire all’immediato dopoguerra. I partenopei c’erano andati vicini nell’epoca d’oro targata Diego, ma i due primi scudetti giunsero nell’arco di quattro indimenticabili stagioni durante le quali arrivarono anche altri trofei nazionali ed internazionali. Ma quello era un Napoli straordinario, zeppo di campioni intorno al più grande e capace di misurarsi alla pari col nascente Milan di Berlusconi, di Sacchi e degli olandesi; gli ultimi due invece hanno vinto contro pronostico, senza essere i più forti, almeno sulla carta. Due stagioni fa Spalletti dominò dall’inizio alla fine, sfruttando l’anomalia del campionato spaccato in due tronconi dal mondiale qatariota, quando nessuno se l’aspettava dopo un mercato estivo apparentemente condotto al risparmio; stavolta il principale ostacolo tra gli azzurri e il tricolore sembrava l’enorme gap accumulato nella scorsa stagione, quando il Napoli, squassato dalla bulimia mediatica di De Laurentiis e dalle infauste scelte in panchina si era affossato fino al decimo posto, lontano da tutti e da tutto. Esattamente il punto di partenza più adatto per un tecnico come Conte, eccellente ricostruttore e motivatore di gruppi, straordinario comandante d’assalto quando si tratta di lottare per un solo, unico, grande obbiettivo.

Al di là delle dichiarazioni di facciata, utili a sviare i “nemici” e ad accrescere i meriti propri e della squadra una volta raggiunto lo scopo, Antonio Conte ha sempre puntato a strappare lo scudetto dalle mani del favoritissimo Inzaghi e del rivale designato, quel Motta posizionato troppo in fretta sull’altare e altrettanto presto gettato nella polvere dell’esonero.

Lui, il tecnico salentino dagli occhi di ghiaccio, una volta compreso che Osimhen sarebbe andato via, ha preteso Lukaku per sostituirlo: il belga non è più quello di una volta ma Conte scommette sulla sua funzionalità nel gioco del Napoli ed ha ragione, pienamente: 14 reti e 9 assist significano molto per una compagine non proprio dedita al gioco d’attacco. Buongiorno registra la difesa dopo il disastroso esordio di Verona, Neres aggiunge un pizzico di fantasia, ma è scozzese il colpo dell’anno: Scott McTominay spacca il campionato, crescendo partita dopo partita, imponendosi per capacità tecniche pari alla sua strapotenza fisica: attacca, difende, rifinisce, segna! A lui si aggrappa Conte quando la società in gennaio cede alle lusinghe parigine e lascia partire il georgiano, protagonista assoluto dello scudetto precedente, ma soprattutto fortifica ancora il gruppo squadra convincendolo che l’impresa non è impossibile, che l’Inter può perdere punti sulla strada per Monaco, e ci riesce.

Il Napoli di Conte non ammalia come quello di Spalletti, non strappa applausi a scena aperta per il suo gioco arioso,  ma vince, anche speculando sul “golletto” occasionale, e quando non vi riesce gratta almeno un punticino;  tutti passi decisivi per centrare l’impresa. Il Napoli di Conte si esalta in mezzo alla mischia, gioca a bulloni spianati, senza paura di sporcarsi nella polvere. Cade e si rialza senza mollare la presa, superando i momenti più difficili con lo spirito di chi ha un solo scopo e non si fermerà finché non l’avrà raggiunto.

Meret, il capitano Di Lorenzo, Rrhmani, Olivera, Lobotka, Anguissa, Politano, sanno già come si fa e non si lasciano scappare l’occasione di entrare di nuovo nella storia; Raspadori diventa l’uomo dei gol decisivi: tutti danno il loro contributo alla causa, anche il presidente che mette da parte il suo ego e lascia tutte le luci della ribalta al grande attore scritturato in estate. E lui lo ripaga con l’Oscar del campionato; uno scudetto meritato quanto sofferto e combattuto, vinto con le unghie e con i denti, lottando pallone su pallone, centimetro dopo centimetro; uno scudetto targato Conte, che forse se ne andrà, proprio come Spalletti, ma che resterà per sempre nella storia del Napoli.