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Calciomercato Lazio, Non solo Fazzini l Gli obiettivi del mercato biancoceleste

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JACOPO FAZZINI EMPOLI ( FOTO FORNELLI/KEYPRESS )

La Lazio inizia a pensare al mercato estivo. Come segnala La Gazzetta dello Sport, Fabiani continua a seguire Fazzini che rimane il primo nome sulla lista. Baroni ha un debole per il centrocampista dell’Empoli e tra le parti sembra esserci il giusto ottimismo per la chiusura della trattativa.

Calciomercato Lazio, gli altri nomi della lista

Oltre Fazzini, la dirigenza starebbe sondando anche Durosinmi del Viktoria Plzen. L’attaccante – che ha segnato proprio alla Lazio nell’ultimo match di Europa League – piace ai biancocelesti grazie alla sua duttilità. Il nigeriano classe 2003, può giocare sia come prima che seconda punta, la sua valutazione si aggira intorno ai 7 milioni.

Senza dimenticare Jackson Tchatchoua. Vecchia conoscenza di Baroni, il centrocampista camurenese dell’Hellas Verona conosce bene il calcio italiano e sta disputando un’ottima stagione. Il suo prezzo è di circa 12 mln.

Nel frattempo la Lazio si prepara alla sfida di campionato contro il Torino. I biancocelesti sono in cerca di riscatto dopo la brutta sconfitta subita contro il Bologna.

 

Calciomercato Juventus, probabile cessione per Gatti

FEDERICO GATTI ( FOTO DI SALVATORE FORNELLI )

Aria di saluti in casa della Juventus. Secondo Gianluca di Marzio, Federico Gatti potrebbe dire addio alla Vecchia Signora la prossima estate.

Calciomercato Juventus, Gatti nel mirino del Napoli?

Sul difensore bianconero ci sarebbe l’interesse del Napoli. Il club partenopeo potrebbe puntare su classe ’98 per colmare il vuoto lasciato dall’eventuale partenza di Juan Jesus, in scadenza a giugno. Per adesso però la cessione di Gatti rimane nel campo delle ipotesi. Non resta che aspettare le prossime settimane per capire quale sarà il futuro del difensore della Juventus.

 

L’arte del pallone: Simone Ferrarini (Collettivo FX), il tifo e la sua Reggiana

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Simone Ferrarini (Collettivo FX): il calcio e la passione che diventano cultura (o forse già lo sono)

Simone Ferrarini è uno street artist emiliano, reggiano per la precisione, che ha coniugato perfettamente l’amore per la propria città e la sua storia con la sua arte. Il calcio si trasforma in opera, nel concetto più concreto del termine, vestita di quei concetti cardine di appartenenza, identità e aggregazione, tanto cari all’artista. Una storia che nasce dal 1992 – con i primi disegni dei gol su Il Resto del Carlino – e si muove sino alle ultime coreografie portate in curva dai supporters reggiani. Ferrarini ci racconta la sua storia, il suo rapporto con la città, con lo sport e con la sua Reggiana.

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Che rapporto c’è tra il calcio e il tuo modo di fare arte?

“C’è un rapporto tra ciò che faccio e la città; essendo il calcio una componente importante di quest’ultima, diventa inevitabile. Il mio è un legame diretto con le comunità, con l’identità, con l’aggregazione, non prettamente con il calcio in sé. Difatti, il tifo, quello che sta sugli spalti e non sui divani, è il tra i principali luoghi culturali e di incontro delle città”.

In che modo racconti il calcio?

“Dal punto di vista storico-popolare. Il calcio è un patrimonio che noi, come cittadini e persone, abbiamo. Raccontando quel pezzo di storia, il calcio ci finisce dentro, in modo inevitabile”.

Quanto il calcio incide su una città?

“Se parliamo di calcio di provincia, escludendo le grandi squadre, passando dalla A alla Promozione, è lo spazio di aggregazione più attivo che c’è nelle città. Nel tifo c’è condivisione, c’è passione, c’è identità, c’è memoria storica, ma, soprattutto, non c’è classismo, non c’è divisione sociale e non ci sono ricchezza e povertà. Questo è fondamentale per un città”.

Quando hai cominciato a raccontare la Reggiana?

“Il mio primo lavoro è stato nel 1992. Ho cominciato disegnando i gol della Reggiana per Il Resto del Carlino. C’era soltanto Novantesimo Minuto e, spesso, accadeva che le partite di B non venissero mandate. La gente, dunque, guardava, oltre che dal vivo, le reti disegnate sui giornali. Ho fatto anche qualcosa della Nazionale e del Bologna. Il mio primo gol disegnato è stato in un Reggiana-Inter di Coppa Italia, rete di Totò De Falco”.

Qual è il tuo rapporto con la Reggiana?

“La Reggiana, per me, è Reggio: appartenenza viscerale. È qualcosa che ti porti ovunque, come se fossi sempre in debito rispetto alla mia città; è un mio modo per sdebitarmi per quanto lei mi ha dato”.

Quante l’arte è importante per rappresentare il calcio?

“Noi stiamo vivendo un paradosso se parliamo di Pasolini, De André, Carmelo Bene, Pertini, personaggi non solo appassionati del calcio come sport, ma appassionati del calcio come rito popolare. Adesso è il contrario e non si capisce per quale motivazione. Un patrimonio popolare, culturale, come il calcio, che viene solitamente a distanza dall’arte, è qualcosa di incomprensibile. Non capisco il motivo. Io faccio parte dei gruppi organizzati e mi accade di essere guardato male per questo”.

Quanto il calcio, invece, ha bisogno dell’arte?

“Il calcio, quello che sta in campo, avrebbe bisogno dell’arte per capire come va il mondo. Chiaro che il sistema attuale è gestito da persone non hanno idee di cosa sia la realtà, soprattutto dal punto di vista delle risorse umane – calciatori, società. Alcuni dovrebbero capire, tramite la cultura, che il mestiere che fanno è legato a qualcosa di concreto e non di astratto. Da un punto di vista del tifo, l’arte è un patrimonio. Il tifo fa tanta cultura. Forse è più l’arte ad aver bisogno del tifo, che potrebbe sfruttarla a proprio favore”.

E pensi che, dunque, questa eccessiva ridondanza e “presa sul serio” del racconto calcio possa essere negativa?

“Se tu hai Brera, Pasolini, Bene, il mondo deve responsabilizzarsi. C’era un confronto, una presa di responsabilità che al momento non c’è. Questo vale anche per un certo tipo di giornalismo. Una diversa cultura responsabilizzerebbe il calcio, che ne avrebbe davvero bisogno. Servono meno venditori di spot pubblicitari”.

Come si crea una coreografia?

“La mia è una piccola parte. Ideare una coreografia è un processo lunghissimo. Cosa fare contro il Parma, il Sassuolo, è un lavoro enorme, ma facilissimo. Il tifoso è pronto e sa quel che deve costruire. Io mi sono trovato a fare un lavoro di gestione, di traduzione di certi contenuti, che una qualità altissima. Il mondo del tifo, considerato basso, è tutt’altro. Ha molta cultura, molta consapevolezza. Entra in un sistema più complesso. In una coreografia fatta per Reggiana-Parma si è subito parlato di storia nel processo di creazione. Al tavolo c’era il magazziniere piuttosto che il grande avvocato del foro. Tutti nella stessa direzione: la storia doveva essere la principale protagonista della coreografia; da lì si è tirato fuori il personaggio di Matilde di Canossa. L’hanno tirato fuori loro. I complimenti vanno a loro, non a me. Contro il Sassuolo, invece, abbiamo sollevato il problema dei soldi, perché i tifosi hanno ben chiaro il problema del sistema economico. I contenuti sono loro ed è impressionante, io ci ho messo soltanto la forma. La società sportiva rappresenta la città, il gruppo organizzato, senza passare dalla prima, rappresenta la città in egual misura. Reggio Emilia è rappresentata dalla Reggiana e dalla tifoseria, che non passa dalla squadra, ma la responsabilizza e ha la sua responsabilità rispetto alla città, alla sua storia, al valore delle rivalità, sempre nel rispetto dello sfottò. L’ironia è un patrimonio italiano”.

La cultura si interesserà del calcio, prima o poi?

“Se non vuol fare la fine che sta facendo, alla stregua della nicchia e di gente annoiata, alla cultura farebbe bene ad interessarsi al calcio e al tifo. L’occasione e lo spreco sono della cultura e non del calcio”.

Juventus, società indignata: Vlahovic e Yildiz devono avere il loro spazio

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Thiago Motta deluso ph: KeyPress

Nuova bufera intorno a Thiago Motta. Dopo il ko di Firenze e la voglia dei tifosi di vederlo esonerato, la settimana del tecnico italo-brasiliano non è iniziata nel migliore dei modi. Il ct della Serbia ha affermato che a differenza della Juve, la Serbia darà a Dusan lo spazio che merita. In seguito al polverone creatosi, la società della Vecchia Signora dà un ultimatum a Motta: giocatori come Vlahovic e Yildiz devono giocare.

Juventus, società dà ultimatum a Motta

Anche se Thiago Motta è sopravvissuto al tracollo bianconero di Firenze, il tempo a sua disposizione a Torino sta scadendo. Se vorrà tenersi stretta la panchina della Madama, dovrà dare una svolta alla sua avventura torinese. A partire dalla delicatissima sfida dell’Allianz Stadium contro il Genoa, in programma alla ripresa del campionato. Anche perché mancano 9 gare e la Juve, per evitare un tracollo anche economico, deve qualificarsi alla prossima Champions League.

Giuntoli e la dirigenza sono stati chiari nel faccia a faccia tenutosi dopo il 3-0 rimediato contro la Fiorentina: o ci sarà una svolta immediata, oppure il futuro dell’ex tecnico del Bologna è segnato. E per rimettere le cose a posto, sono state date anche delle indicazioni tecniche sulle scelte di formazione che tanto hanno fatto discutere fin qui. Perché ci si sta giocando il quarto posto, che oggi a Torino viene considerato più importante di qualunque successo. In campo devono scendere i giocatori su cui la Juve ha puntato: Kolo Muani, Vlahovic e Yildiz.

Roma, Dybala out un mese: Ranieri ha già pronto il sostituto?

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PAULO DYBALA RAMMARICATO ( FOTO DI SALVATORE FORNELLI )

Non sarà semplice per la Roma affrontare la spinta verso il finale di stagione senza Paulo Dybala. L’attaccante argentino si è fermato durante il match contro il Cagliari e gli esami non hanno dato buone notizie. L’ex Juve sarà ai box un mese. Ma chi sarà il suo sostituto? Ci pensa Claudio Ranieri.

Roma, il sostituto di Dybala uno tra Pellegrini e Soulé

L’assenza di Paulo Dybala peserà, e non poco alla Roma. La squadra di Ranieri dovrà rinunciare al giocatore più importante almeno fino a metà aprile, se non oltre. L’argentino non sarà disponibile sicuramente per le sfide contro Lecce, Juventus e Lazio, mentre resta in dubbio per la partita con il Verona del 19 aprile e la trasferta contro l’Inter del 27. Una vera e propria tegola cascata sulla testa di mister Ranieri. Ma chi sostituirà la Joya argentina?

Le opzioni più naturali portano a Lorenzo Pellegrini e Matias Soulé, i due giocatori con maggiore qualità e fantasia in quella zona del campo. In realtà dovrebbe essere Pellegrini a prendere le redini della Roma. Il capitano ora ha la grande occasione di prendere per mano la sua squadra e trascinarla in alto. Ma ci sarebbe anche un’altra scelta: Matias Soulè, che dopo una grande annata al Frosinone, una volta arrivato in capitale ha avuto bisogno di tempo per ambientarsi. E chissà se Ranieri, che ha sempre etichettato l’ex Juve come “il futuro giallorosso”, deciderà di puntare tutto su di lui. Lo scopriremo dopo la sosta.